Il Bello dell’Anima

Il bello dell’anima

Mostra di opere degli artisti

Elmut Newton           Alex Caminiti         Michele D’avenia

12-19 marzo 2015  Monte di Pietà – Messina

 

introduzione

– prof. Daniela Pistorino (Storico dell’arte)

Un percorso espositivo fortemente tematico che segue il fil rouge dell’erotismo urbano di Elmut Newton, declinato nella visione ora materica e informale di Caminiti, ora in quella sottilmente simbolista di D’Avenia. Al centro di questi sguardi è la figura femminile, riflessa nella sua apparenza più fisica e sensuale, ma indagata come soggetto, come pensiero erotico, in una intimità anche spirituale. I tre artisti compiono, ognuno a proprio modo, un percorso di ricerca del femminino sacro, tentando di eternarlo attraverso l’arte. Una ricerca che si spinge al limite del voyerismo ma la cui connotazione più profonda rimane il bello, e la pura atmosfera. E’ un erotismo ironico, calligrafico, indagatore, ma mai estraneo ad un afflato poetico, che avvolge il reale e lo trasforma per immergerlo nell’interiorità di una visione intrisa di sogno. L’universo femminile visto dai tre artisti è vitale, gioioso, un’allegoria di una Natura archetipica e sacrale, vista come una Gea prorompente e creatrice, sensuale in modo alchemico ma anche selvaggio. Il segno artistico, anche quando tralascia la figurazione, si trasferisce nell’interiorità per aggrovigliarsi nei nodi inestricabili del desiderio e del sogno.

 

l’intervento dell’arch. Celona

Queste tre esperienze espressive per quanto eterogenee sono autentiche “trasformazioni del reale” nel senso di essere una imitazione minuziosa delle sfumature della realtà. Una imitazione con obiettivi marcatamente psicologici che invece di essere solo narrazione estetica, un abile racconto della bellezza delle forme femminili rappresentano, anche e sopra tutto, il racconto della bellezza dell’ intensità delle emozioni  al femminile.

Questo tema declinato con tre verbi e in tre lingue diverse ci conduce in quel lieve e impercettibile universo della sensualità e dell’erotismo femminile. Sguardi che riescono a spiegare quel gioco seduttivo ed innato di quella natura femminile imperscrutabile per il maschio.

Che ci restituiscono la raffinatezza di quella sessualità femminile incomprensibile all’ottuso istinto virile che, spesso, invece di comprenderla e godere a pieno delle sue complicità avventurose, la consuma e basta.

Queste opere sono la rappresentazione di un universo desiderato quanto estraneo all’uomo. Un universo incomprensibile spesso sprecato per certa virilità acelebrale.

Occhi maschili che hanno dismesso l’istinto voyeuristico, che hanno smesso di guardare le donne e hanno cominciato a comprendere, a vedere. Sguardi maschili che hanno finalmente colto l’ontologia di quel paradiso seducente, che le donne propongono. Uomini che hanno compreso e restituito la grazia di quell’ambigua astrazione sensoriale.

Spiriti indiscreti che sono riusciti ad esplorare e a condurci in quella intimità sensuale che le donne hanno sempre anche in assenza di testimoni. Non sono occhiate morbose promosse da desideri repressi dal processo di civilizzazione, ma sguardi di maschi, usciti finalmente dall’ossessione ormonale, che li relega a complemento, poco raffinato, di quel gioco ardente che è la riproduzione umana, divenendo attori consapevoli.

Sono la prova provata di una avvenuta comprensione dell’intimità femminile, di quella forza impalpabile che li attira verso di se. Un occhio maschile indiscreto ma inaspettatamente consapevole di quelle voluttuose sensualità che non gli appartengono per natura. Uno sguardo maschile inedito lanciato non sul corpo della donna ma sulla sua psiche erotica.

Indagini di maschi sull’universo gestuale femminile che non sono l’espressione di un latente istinto sessuale.  Ma istantanee dove l’assenza della rappresentazione della dimensione lubrica mette in risalto tutto ciò che da esse li divide più che ciò che le accomuna.

Le opere esposte sono la proposizione di segni il cui significante rimanda non all’idea del corpo ma a quella muliebre del desiderio femminile e alla sua raffinata provocazione sensuale. Sono il significante di una richiesta di intimità complice, di una richiesta di una complicità amorosa e non sessuale. Il significante della richiesta di un’emozione: di un’emozione erotica, di un desiderio totale quasi senza pudore.

Sono istantanee di una millimetrica danza d’invito all’amore. Immagini dove l’erotismo trafigge il desiderio maschile con lo sguardo e non con le curve nude dei corpi esposti. In esse è rappresentato l’annuncio impudico di un amplesso che si compirà o che si sta già compiendo.

Dettagli di gesti femminili che ne celebrano l’anima. Metafora della sensualità del corpo femminile che svelandosi si dona. Si dona quando si scopre svelando al suo amato l’anima prima ancora che il corpo.

Queste opere con lucidità icastica ci chiariscono che l’eros femminile abita nel dettaglio, nelle impercettibili sfumature che accendono passioni travolgenti, nei minutissimi cenni che dichiarano la disposizione all’amore erotico. Nelle finezze gestuali che accendono i sensi che fanno sentire: all’olfatto l’odore del desiderio, all’udito il rumore della voluttà, al gusto il sapore della tenerezza, al tatto la morbidezza della passione.

Dettagli che solo vere opere d’arte e veri artisti possono cogliere e spiegare.

 

Carmelo Celona

12.03.2015