{"id":875,"date":"2017-04-24T21:19:01","date_gmt":"2017-04-24T19:19:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=875"},"modified":"2021-09-09T21:24:11","modified_gmt":"2021-09-09T19:24:11","slug":"la-burla-di-michelangelo-divenuta-stilema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2017\/04\/24\/la-burla-di-michelangelo-divenuta-stilema\/","title":{"rendered":"La burla di Michelangelo divenuta stilema"},"content":{"rendered":"<p>Quando in architettura si parla di <strong><em>Manierismo<\/em><\/strong> si fa riferimento ad uno stile di transito tra l\u2019architettura rinascimentale e quella barocca. Un\u2019esperienza espressiva che nasce da un\u2019esigenza creativa di alcuni grandi architetti italiani ai quali il canone rinascimentale cominciava a stare stretto. Grandi artisti, \u00a0Michelangelo su tutti, che sentirono il bisogno di derogare al classicismo rigoroso del <strong><em>Rinascimento Sperimentale<\/em><\/strong> di Filippo Brunelleschi (l&#8217;<em>Ospedale degli innocenti a Firenze<\/em>) e Leon Battista Alberti (<em>Santa Maria Novella a Firenze<\/em>), al <strong><em>Rinascimento Umanista<\/em><\/strong> di Donato Bramante (<em>Il tempietto di San Pietro in Montorio a Roma sul colle Gianicolo<\/em>) e al <strong><em>Rinascimento Ideale<\/em><\/strong> di Antonio Codini da San Gallo il giovane (<em>La Basilica di San Pietro a Roma<\/em>) e \u00a0si Antonio Averlino detto il Filarete (<em>l\u2019Ospedale Maggiore di Milano<\/em>) .<\/p>\n<p>Figure dalla creativit\u00e0 sfrenata che sentirono l\u2019esigenza di interpretare i canoni classici con nuove suggestioni e nuove dimensioni emotive vincendo la sterilit\u00e0 del mero esercizio esecutivo. Maestri che ebbero la necessit\u00e0 di improvvisare sui sacri canoni classici, facendo come quando il Jazz improvvisa con la musica classica.<\/p>\n<p>Un rifiuto del classicismo e dei suoi rigidi canoni che si caratterizz\u00f2 con un forte contrasto tra la norma e la deroga: <em>Michelangelo<\/em> spezza il timpano, <em>Andrea Palladio<\/em> inventa l\u2019ordine maggiore o superiore, <em>Sebastiano Serlio<\/em> una nuova trifora: <em>la serliana<\/em>, <em>Giulio Romano<\/em> interrompe i pilastri e le colonne con conci regolari e torce le colonne, il <em>Giorgio Vasari<\/em> usa con suggestione il chiaro scuro, <em>Bernardo Buontalenti<\/em> sbalordisce con l\u2019esuberanza della <em>Grotta Grande<\/em> nel giardino di Palazzo Pitti, ecc..<\/p>\n<p>Il Manierismo (alla maniera d\u00ec), fu una delle esperienze espressive tra le pi\u00f9 alte che ebbero lungo in Italia e che produsse autentici capolavori dell\u2019architettura universale come: la <em>Galleria degli Uffici di Firenze<\/em> (<em>Giorgio Vasari<\/em>); <em>la Basilica di Vicenza (Andrea Palladio<\/em>); <em>Palazzo Te a Mantova<\/em> (Giulio Romano); <em>Palazzo Massimo alle Colonne di Roma (Baldassare Peruzzi<\/em>); <em>La Loggia del Campanile di San Marco a Venezia<\/em> (<em>Jacopo Tatti detto il Sansovino<\/em>); Palazzo Farnese a Caprarola (Jacopo Barozzi detto il Vignola); ecc.<\/p>\n<p>Su tutti spicca Michelangelo Buonarroti che con opere straordinarie come la <em>Biblioteca Laurenziata<\/em>, la <em>Sacrestia Nuova di San Lorenzo<\/em> a Firenze (che furono veri e propri prototipi del Manierismo), <em>Piazza del Campidoglio<\/em>, <em>Palazzo Farnese<\/em>, <em>la Cupola di San Pietro<\/em> e in ultimo <em>Porta Pia a Roma <\/em>(Quella dalla quale prese il nome la famosa breccia sulle Mura Aureliane, praticata dalle truppe piemontesi, dalla quale il 20 settembre 1870 i bersaglieri del generale Cadorna entrarono nella citt\u00e0 eterna), si pu\u00f2 considerare l\u2019ideatore, il genio del Manierismo italiano.<\/p>\n<p><strong><em><u>Porta Pia <\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Porta Pia, realizzata tra il 1561 e il 1565 fu una delle ultime opere del Buonarroti, \u00e8 un\u2019opera che rappresenta la sintesi pi\u00f9 lucida del manierismo romano.<\/p>\n<p>Nel 1560 Papa Pio IV, ripensando ad un nuovo riassetto urbano della citt\u00e0 eterna, previde di aprire una nuova porta a Nord-Est lungo le <em>Mura Aureliane<\/em> (la cinta muraria costruita dall\u2019imperatore Aureliano tra il 270 e il 275 per difendere Roma dalle invasioni barbariche), in sostituzione della ormai vecchia <em>Porta Nomentana<\/em>. Per il progetto e la realizzazione dette incarico a Michelangelo Buonarroti.<\/p>\n<p>Il grande architetto toscano, ormai vecchio, all\u2019epoca aveva gi\u00e0 85 anni (morir\u00e0 tre anni dopo l\u2019inizio dei lavori) propose al Papa tre progetti: due celebrativi, fastosi e di notevole valore artistico, ed uno di ripiego, pi\u00f9 povero ed economico. Il Papa scelse, non certo per motivi economici, il progetto pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 economico, dando cos\u00ec prova di non essere in grado di capire il valore artistico dei progetti scartati. A questo si aggiunga che pretese che sulla porta campeggiasse un gruppo marmoreo con lo stemma mediceo, per sottolineare la sua appartenenza a un casato cos\u00ec nobile e illustre.<\/p>\n<p>La scelta al ribasso e la mancanza di sensibilit\u00e0 di Pio IV contrariarono molto Michelangelo che plasticizz\u00f2 la sua irritazione aggiungendo nel prospetto rivolto verso la citt\u00e0, un modello decorativo inedito, totalmente nuovo nella forma e nei suoi elementi, che rester\u00e0 unico nella produzione michelangiolesca e mai pi\u00f9 usato in architettura: un tondo circondato da una fascia pendente con al centro un piccolo parallelepipedo.<\/p>\n<p>Pio IV, al secolo, <strong>Giovanni Angelo Medici di Marignano, <\/strong>milanese, vantava di appartenere al Casato dei Medici. Circostanza che gi\u00e0 non garbava molto al talento fiorentino, poich\u00e9 era noto a tutti che il ramo mediceo milanese aveva come capo stipite un avo del Papa che era un barbiere che con uno stratagemma riusc\u00ec ad acquisire il titolo nobiliare e l\u2019appartenenza al blasone mediceo, per non tacere che il padre di Giovani Angelo era un esattore delle imposte e noto prestatore di denaro, un usuraio, mentre la madre Cecilia apparteneva ad una famiglia di giureconsulti e notai che non potevano dirsi compiutamente nobili. Inoltre era di dominio pubblico i Medici di Milano non avessero alcun legame di parentela con i nobili Medici di Firenze.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in Porta Pia, nel prospetto che volge alla citt\u00e0, sopra il gruppo marmoreo con lo stemma papale che sormonta lo scudo mediceo a sei palle, sostenuto da due figure alate, campeggia, un tondo cavo, circondato da una fascia pendente fronzuta, con al centro un piccolo blocchetto: \u00e8 un significante che rimanda in maniera lampante all\u2019idea di una bacinella per la barba con attorno un\u2019asciugamani con frangia e al centro una saponetta. \u00c8 una burla scolpita, che dice: altro che papa mediceo, ricordati che sei nipote di un barbiere. I geni sono geni anche per questo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><u>Jacopo del Duca <\/u><\/em><\/p>\n<p>Durante i lavori per la realizzazione della Porta, Michelangelo si avvalse della fattiva collaborazione del suo amato ed unico discepolo: l\u2019architetto Jacopo del Duca, al quale, dopo la sua morte, (egli muore prima della fine dei lavori, il 18 febbraio 1564) tocca assumere la titolarit\u00e0 della direzione dei lavori e completare l\u2019opera.<\/p>\n<p>Jacopo del Duca, detto anche Jacopo il siciliano nato a Cefal\u00f9 nel 1520, morir\u00e0 a Messina nel 1604. Egli, dopo la morte del maestro toscano sar\u00e0 l\u2019unico interprete dell\u2019autentica cifra michelangiolesca. Molte sue opere si riscontrano nella capitale, dove realizz\u00f2 nel 1574, sempre lungo le <em>Mura Aureliane<\/em>, su incarico del papa <em>Gregorio XIII<\/em>, un\u2019altra porta, la <strong><em>Porta di San Giovanni<\/em><\/strong>, dalla quale si parte la via Laurentina. Sua la bellissima chiesa di <strong><em>Santa Maria in Trivio<\/em><\/strong> portata a termine nel 1575. Dieci anni dopo sempre nella capitale, nell\u2019attuale rione Trevi, vicino alla <em>Colonna Traiana<\/em>, completa la chiesa di <strong><em>Santa Maria di Loreto<\/em><\/strong> iniziata da <em>Antonio da Sangallo il giovane<\/em> e nel 1584, su commissione del <em>Cardinal Cornaro<\/em>, realizzer\u00e0 <strong><em>Palazzo Cornaro Pamphilj <\/em><\/strong>in via della Stamperia, sempre nel rione Trevi. Nel 1585 viene chiamato a Venezia dai Cavalieri di Malta, dove realizzer\u00e0 per l\u2019ordine crociato, nel quartiere del Setriere, la chiesa di <strong><em>San Giovanni di Malta<\/em><\/strong>. Questa commissione e i rapporti professionali con l\u2019ordine cavalleresco, probabilmente, furono il canale che condusse questo grande architetto a Messina, ove trascorrer\u00e0 gli ultimi anni della sua esistenza, morendoci nel 1604.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 dello Stretto per i Cavalieri di Malta (riparati a Messina nel 1523, in fuga da Rodi e dalla peste) realizzer\u00e0 una chiesa omologa a quella veneziana: il tempio di <strong><em>San Giovanni di Malta<\/em><\/strong>, oggi ubicata a fianco del palazzo della Prefettura.<\/p>\n<p>L\u2019edificio sorge sulle vestige di un\u2019antica abazia benedettina, un tempo ubicata fuori dal perimetro cittadino, fondata dall\u2019abate Placido, martire messinese.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em><u>Jacopo del Duca a Messina <\/u><\/em><\/p>\n<p>Jacopo il siciliano, a Messina, oltre al tempio dei Cavalieri di Malta, realizzer\u00e0 due grandi opere che hanno caratterizzato per quasi due secoli la citt\u00e0 di Messina: <strong><em>La loggia dei Mercanti<\/em><\/strong> e la <strong><em>Porta della Loggia<\/em><\/strong>, una grande porta trionfale che collegava il porto con la loggia medesima. Entrambe le opere furono distrutte dal terremoto del 1783.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><u>San Giovanni di Malta a Messina<\/u><\/em><\/p>\n<p>La chiesa di <strong><em>San Giovanni di Malta<\/em><\/strong>, fu consacrata dall\u2019ordine cavalleresco Malta nel 1591.<\/p>\n<p>Alcune fonti attribuiscono il tempio dei cavalieri di Malta a Messina a Camillo Camilliani, figlio di Pietro Camilliani, architetto fiorentino (la famiglia Camilliani fu protagonista della Fontana Pretoria di Palermo. Il padre Pietro la progett\u00f2 e il figlio Camillo la install\u00f2 nella piazza del municipio panormita). Camillo Camilliani in Sicilia \u00e8 noto come un valente architetto militare della sua epoca. Difatti, nell\u2019isola, realizz\u00f2 diverse fortificazioni e moltissime torri. La cifra stilistica delle sue opere \u00e8 del tutto estranea al linguaggio manierista che esprime il tempio messinese, si pu\u00f2, semmai, ipotizzare un probabile disegno originale del Camilliani. Nondimeno, senza alcun dubbio l\u2019opera \u00e8 attribuibile (almeno per quanto attiene la composizione dell\u2019involucro) al discepolo di Michelangelo.<\/p>\n<p>La semantica di San Giovanni di Malta, soprattutto nel prospetto absidale, presenta i chiari verbi del manierismo michelangiolesco. Ad un attento osservatore non pu\u00f2 sfuggire come l\u2019ordine superiore, le nicchie e il tessuto in laterizio declinino pienamente la cifra del genio fiorentino. La composizione, gli\u00a0 stilemi adottati e le proporzioni riconducono inequivocabilmente ai linguaggi del manierismo michelangiolesco. Cifre ormai assorbite dall\u2019architetto cefaludese e che divennero il lessico che distinse con nettezza tutte le sue opere.<\/p>\n<p>In quest\u2019opera si riscontra un particolare che caratterizza in modo univoco. Si tratta della rielaborazione di un modello michelangiolesco: quel particolare architettonico che rest\u00f2 unico nel repertorio del Buonarroti, applicato solamente su Porta Pia, con il quale il maestro si fece beffa del papa. Uno stilema, unico ed irripetibile, che Jacopo del Duca evoca nel partito architettonico sul prospetto absidale di San Giovanni di Malta a Messina.<\/p>\n<p>Difatti a caratterizzare la campitura centrale che fa da l\u2019asse di simmetria, una nicchia di ordine maggiore balaustrata, la cui cornice \u00e8 circondata da una fascia pendente, fronzuta, che evoca molto quella del modello di Porta Pia, e in fondo alla nicchia un tondo, come un bacile. La decorazione \u00e8 un chiaro stilema che riconduce inequivocabilmente ai linguaggi del manierismo michelangiolesco. Questo motivo ha una forte assonanza linguistica con il singolare modello michelangiolesco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><u>Messina: archetipo michelangiolesco <\/u><\/em><\/p>\n<p>Comparando la chiesa di San Giovanni di Malta a Messina a tutto la produzione del discepolo di Michelangelo che in et\u00e0 matura diventa sempre pi\u00f9 interprete a pieno titolo del verbo michelangiolesco e dello stile manierista, emerge nettamente che questa architettura non \u00e8 elemento secondario nel panorama dell\u2019architettura <strong><em>Manierista\u00a0 del \u2018500 , <\/em><\/strong>notevoli assonanze semantiche con opere come il Palazzo Ducale di Mantova (giulio Romano), Il corridoio degli Uffici (Giorgio Vasari), La loggia del Capitano a Vicenza (Andrea Palladio), Il palazzo Senatorio a Roma ( Michelangelo Buonarroti). Grandi architetti e loro epigoni\u00a0 \u00a0che hanno caratterizzato questa creativa fase di transito dal Rinascimento al Barocco con capolavori universali.<\/p>\n<p>Ma l\u2019assonanza lessicale pi\u00f9 eclatante che arricchisce di ulteriore valore storico, e il gi\u00e0 notevole valore artistico e culturale del tempio messinese.<\/p>\n<p>Quella cornice, altro non \u00e8 altro che la plasticizzazione del pensiero di Michelangelo \u2026.. un frammento della grande storia dell\u2019arte\u2026 che finisce anche a Messina.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>25.04.2017<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando in architettura si parla di Manierismo si fa riferimento ad uno stile di transito tra l\u2019architettura rinascimentale e quella barocca. 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