{"id":853,"date":"2017-01-18T20:54:31","date_gmt":"2017-01-18T19:54:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=853"},"modified":"2021-09-09T21:00:19","modified_gmt":"2021-09-09T19:00:19","slug":"853","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2017\/01\/18\/853\/","title":{"rendered":"Dai Centri Storici ai Centri Commerciali: dalla memoria al morbo di Alzheimer"},"content":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0 sono fatte di \u201c<strong><em>luoghi<\/em><\/strong>\u201d, e questi sono i luoghi dove abitano le emozioni, dove sono conservati i ricordi, collettivi ed individuali. Piazze, palazzi, fontane, giardini, monumenti, simboli, ecc.., dove s\u2019identifica chi li abita. Luoghi ove fiorisce un rapporto identitario tra l\u2019uomo e il contesto urbano. Luoghi che sono vere e proprie carte d\u2019identit\u00e0 dei popoli.<\/p>\n<p>Ormai da tempo questi \u201c<strong><em>Luoghi<\/em><\/strong>\u201d si sono trasformati in \u201c<strong><em>non luoghi<\/em><\/strong>\u201d, in luoghi urbani dove il rapporto tra luogo e chi lo abita \u00e8 diventato perverso, alienante. Un rapporto di terribile estraneit\u00e0 e di assenza di riconoscimento. Il cittadino non si riconosce in quei luoghi, non s\u2019identifica, non ci appende pi\u00f9 i propri ricordi, non vive il presente e non immagina il futuro. Del resto chi si pu\u00f2 riconoscere in un <em>Eurospin,<\/em> \u00a0in un <em>Ikea<\/em>, in un <em>Centro Commerciale Auchan<\/em>, in un <em>Ipermercato<\/em>?<\/p>\n<p>Strutture che ormai da tempo hanno colonizzato molti luoghi identitari delle citt\u00e0 facendo di questi delle carte d\u2019identit\u00e0 strappate. Carte d\u2019identit\u00e0 senza identit\u00e0. Carte d\u2019identit\u00e0 dove manca la foto del titolare, documenti anagrafici senza personalit\u00e0, tutti uguali, senza connotati specifici, che riportano tutti la stessa foto. Carte d\u2019identit\u00e0 fasulle. Il classico documento falso, con il quale circolano coloro che vogliono nascondere la loro vera identit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi \u201c<strong><em>non luoghi<\/em><\/strong>\u201d, non pi\u00f9 episodici o occasionali nello spazio urbano, presentano una frequenza inquietante sul territorio. Le citt\u00e0 ne sono invase. \u00a0Essi si sono espansi a dismisura e moltiplicati in modo esponenziale, epidemico. L\u2019eccessiva colonizzazione di questi \u201c<strong><em>non luoghi<\/em><\/strong>\u201d stanno facendo diventate le citt\u00e0 stesse delle \u201c<strong><em>non citt\u00e0<\/em><\/strong>\u201d. Hanno contaminato paesaggi, deformato la fisionomia del territorio, compromesso integrit\u00e0 ambientali ed equilibri ecologici, esattamente come fecero gli insediamenti industriali del secondo dopo guerra, con l\u2019aggravante che questi sono di gran numero superiore, di localizzazione capillare e non portano lavoro, al massimo schiavit\u00f9. Non c\u2019\u00e8 citt\u00e0 o zona di citt\u00e0 che pu\u00f2 resistere alla loro invasione. Sono come un male non curato che si \u00e8 diffuso in tutto l\u2019organismo, un cancro trasformatosi in metastasi. Arrivano dall\u2019alto, imposti da poteri sopra ordinati a quelli locali e pure a quelli nazionali, in \u201cderoga\u201d (in barba) agli strumenti urbanistici. E\u2019 quella deroga alle leggi che si riconosce pi\u00f9 al capitale, alle banche, che ai\u00a0 terremotati.<\/p>\n<p>\u201cQuesta \u00e8 la postmodernit\u00e0 &#8230;. bellezza!!\u201d. Sono l\u2019espressione di come la globalizzazione condiziona il localismo. Ormai, da tempo, citt\u00e0 e cittadino sono due universi separati l\u2019uno dall\u2019altro. La citt\u00e0 (intesa come spazi urbani, infrastrutture, funzioni civili, servizi sociali e chi li amministra, li determina, li progetta, li realizza, li gestisce e li manutiene) non riconosce i cittadini e i loro non si riconoscono nella citt\u00e0. \u00a0Siamo nell\u2019epoca del cittadino self made man, alla faccia dello Stato democratico e rappresentativo. La citt\u00e0 non fa pi\u00f9 i cittadini e loro non fanno pi\u00f9 le citt\u00e0. I cittadini non orientano pi\u00f9 le scelte sulle citt\u00e0 e queste non hanno pi\u00f9 come scopo primario migliorare la vivibilit\u00e0 urbana e la qualit\u00e0 della vita, ma, nella migliore delle ipotesi, quadrare i bilanci.<\/p>\n<p>Nelle poche citt\u00e0 che ancora apparentemente funzionano, si assiste alla realizzazione di spazi comuni pieni di suggestioni senza funzioni n\u00e8 scopi sociali. Citt\u00e0 piene di eventi (Olimpiadi, Esposizioni Universali, Biennali, sagre, cc..) \u00a0ma prive di normalit\u00e0, di significato di funzione , di senso (niente scuole, asili nido, trasporto pubblico, presidi ospedalieri, ecc.). Tutto ci\u00f2 spezza gli ultimi legami identitari tra i luoghi urbani e i cittadini.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 hanno modo di esistere solo se in esse si svolgono almeno quattro funzioni fondamentali: lavorare, spostarsi, riposare, e trascorre il tempo libero socializzando. La concezione neo liberista con la quale, <em>ope legis,<\/em> si amministrano le citt\u00e0, ha sostituito il lavoro con la schiavit\u00f9, il proletariato con il precariato, la mobilit\u00e0 urbana con l\u2019immobilit\u00e0 urbana, la quiete ambientale con il caos e i ritmi frenetici dell\u2019inconcludente isterismo aziendalista, i parchi, i teatri, le strutture sportive, con gli ipermercati dove il cittadino nel tempo libero \u00e8 costretto solo a consumare merci.<\/p>\n<p>Gli ipermercati, sono tutti uguali da Torino a Mazzara del Vallo, perch\u00e9 il modo di vivere dell\u2019occidente capitalista \u00e8 global. E la globalizzazione presto si \u00e8 fatta <strong><em>globlocal<\/em><\/strong> i cui valori sono globali ma al tempo stesso locali. Cos\u00ec i nostri luoghi non sono pi\u00f9 nostri, non sono pi\u00f9 tipici, singolari, sono di tutto il mondo, quindi di nessuno. Una sorta di provincialismo universalizzato. Cos\u00ec non si \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 locali n\u00e9 globali\u2026 semplicemente non si \u00e8. Siamo stati travolti dalla post modernit\u00e0. Tutto omologato, linguaggi, estetiche, gusti, prodotti, ecc.. . Questa \u00e8 la deriva amorfa della globalizzazione, del mercato globale, del neoliberismo dilagante e spersonalizzante.<\/p>\n<p>I centri commerciali hanno ormai sostituito le piazze e hanno spodestato le citt\u00e0 delle loro funzioni urbane, concentrando al loro interno, nei loro inespressivi involucri, nelle loro architetture neutre (facciate a specchio e\/o muri chiusi all\u2019esterno come dei fortilizi) funzioni come: cinema, teatri, piazze, bar, ritrovi, parchi giochi, ristorante, ecc.. Tutto dentro spazi chiusi senza identit\u00e0 e senza storia, impermeabili al contesto. Contenitori senza alcuna relazione con il territorio e gli ambiti urbani che li ospitano e soprattutto senza nessun legame culturale. Sono spazi fisici dove chi li vive non attiva affatto processi di identificazione. Sono luoghi dove \u00e8 impossibile costruire, in essi, la propria identit\u00e0 sociale. Sono luoghi dove chi li frequenta rafforza solo il suo anonimato, trasformandosi da cittadino a cliente, anonimo consumatore.<\/p>\n<p>Quando le citt\u00e0 perdono la loro identit\u00e0 fisica, i cittadini automaticamente si trasformano in clienti, cos\u00ec \u00e8 successo ai messinesi dopo il terremoto del 1908. Ai superstiti sono stati cancellati i riferimenti fisici della loro storia, della loro memoria, trovandosi estranei e questuanti in casa loro si sono trasformati da popolo reattivo e produttivo a popolo gregario e subordinato. Dopo il terremoto \u00e8 risorta una comunit\u00e0 non di cittadini ma di clienti.<\/p>\n<p>Stiamo assistendo alla lenta agonia dei centri storici dovuta al loro progressivo ed inesorabile svuotamento di funzioni mentre il territorio viene colonizzato dalle nuove strutture post moderne che ovunque impongono i loro omologanti significanti e mortificano e cancellano i Genius loci, l\u2019anima dei luoghi che occupano. Questo processo attecchisce in maniera galoppante nei contesti urbani ove il Genius loci \u00e8 contaminato, caratterialmente debole o di recente formazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec gli spazi pubblici contemporanei nelle citt\u00e0 s\u2019identificano sempre pi\u00f9 nell\u2019ipermercato di turno, che via via diventa sempre pi\u00f9 grande, sempre pi\u00f9 fantasmagorico, fagocitando funzioni urbane con l\u2019evidente ambizione di sostituire la citt\u00e0 stessa, i suoi spazi, i suoi usi e i suoi costumi.<\/p>\n<p>I centri commerciali e gli ipermercati sono divenuti dei fortissimi attrattori antropici, che alterano in modo significativo la funzionalit\u00e0 territoriale a vasta scala. Cronici ormai i blocchi autostradali come da esodo vacanziero. Ormai ci siamo abituati ai quotidiani avvertimenti dei bollettini del <em>CIS viaggiare informati<\/em>: \u201c<em>code ai caselli in entrata e in uscita per flussi intensi da e per le aree commerciali<\/em>\u201d. Masse sempre pi\u00f9 consistenti di cittadini vengono attratti, come da un <em>pifferaio magico<\/em>, in luoghi che non esprimono alcuna identit\u00e0 specifica, che non attivano processi di socializzazione. Luoghi frequentatissimi che non sono per\u00f2 \u201c<em>luoghi comuni<\/em>\u201d\u2026. ma\u00a0 \u201c<strong><em>luoghi globali<\/em><\/strong>\u201d,\u00a0 luoghi per tutti e per nessuno. \u201c<strong><em>Luoghi dell\u2019alienazione<\/em><\/strong>\u201d. Strutture dall\u2019estetica omologata, costruita per essere replicata all\u2019infinito, sempre uguale a se stessa anche nei pi\u00f9 improbabili contesti geografici, ubiqua, identica anche agli antipodi, uguale a Ragusa come a Los Angeles. Strutture che compiono impossibili analogie tra <em>Ragusa Ibla<\/em> e <em>Manhattan<\/em>.<\/p>\n<p>Dal centro storico al centro commerciale\u2026.. \u00e8 questa la post modernit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Carmelo Celona<\/strong><\/p>\n<p>18.018.2017<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0 sono fatte di \u201cluoghi\u201d, e questi sono i luoghi dove abitano le emozioni, dove sono conservati i ricordi, collettivi ed individuali. 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