{"id":844,"date":"2017-01-11T20:44:05","date_gmt":"2017-01-11T19:44:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=844"},"modified":"2021-09-09T20:51:35","modified_gmt":"2021-09-09T18:51:35","slug":"lo-stupur-mundi-negato-panchine-e-forma-mentis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2017\/01\/11\/lo-stupur-mundi-negato-panchine-e-forma-mentis\/","title":{"rendered":"Lo \u201cStupur Mundi\u201d negato : panchine e forma mentis"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019architettura \u00e8 un pensiero che prende forma. Un\u2019idea che si plasticizza: l\u2019architettura \u00e8 la forma del pensiero. E\u2019 un processo umano che prima formula l\u2019idea, poi definisce la funzione, lo scopo, ed infine d\u00e0 vita alla forma. L\u2019architettura e tutti gli elementi fisici con i quali essa trasforma gli ambienti naturali in ambienti antropici (ambienti destinati specificatamente a funzioni pi\u00f9 confortevoli ed ergonomiche per l\u2019uomo, sia dal punto di vista del soddisfacimento delle sue esigenze biologiche che di quelle intellettuali ed emotive) rispondono sempre ad una <strong><em>forma mentis<\/em><\/strong>, sia essa la pi\u00f9 complessa e sofisticata sia la pi\u00f9 semplice e pragmatica: da quella aulica, solenne, filosofica e scientifica delle grandi opere d\u2019arte a quella pi\u00f9 amorfa e greve della speculazione edilizia o quella imbarazzante dell&#8217;incompetenza.<\/p>\n<p>La forma dell\u2019architettura e degli spazi pubblici da essa attrezzati e modellati \u00e8 dunque la forma di un processo mentale, di un ragionamento, di una categoria di pensiero. Insomma \u00e8 l\u2019espressione icastica dell\u2019animo, della mentalit\u00e0, della cultura, della sensibilit\u00e0 estetica ed emotiva di chi la concepisce. Essendo l\u2019architettura elemento tra i pi\u00f9 stabili nel tempo che l\u2019uomo realizza (vedi <em>Colosseo<\/em> e <em>Partenone<\/em>) essa condiziona inevitabilmente la cultura dei luoghi ove sorge e contribuisce fortemente a generare identit\u00e0 culturale e gusto estetico di chi in quei luoghi vive, nasce e muore.<\/p>\n<p>Cos\u00ec uno spazio urbano diventa un\u2019esperienza culturale che coinvolge tutti. Diventa strumento che incide sulla percezione subliminale e condiziona il senso estetico del fruitore orientandolo verso categorie di pensiero che possono essere: evolutive o regressive a secondo della qualit\u00e0, della <strong><em>forma mentis <\/em><\/strong>di chi lo ha concepito.<\/p>\n<p><em>Protagora<\/em> sosteneva che \u201c<em>E\u2019 l\u2019uomo la\u00a0 misura di tutte le cose\u2026di quelle che sono, perch\u00e9 sono e di quelle che non sono perch\u00e9 non sono<\/em>\u201d: il primo riferimento e alla dimensione fisica delle cose, il secondo a quella ideale e psichica. L\u2019architettura \u00e8 costituita da due fattori essenziali e complementari, mancando uno di essi non pu\u00f2 dirsi architettura: la forma e la funzione. La forma \u00e8 la trasformazione dello spazio, la modellazione degli elementi di cui \u00e8 costituita. La funzione \u00e8 l\u2019utilit\u00e0 che da questa modellazione se ne trae.<\/p>\n<p>Una buona architettura, sia che modelli spazi chiusi o che attrezzi e renda fruibili spazi aperti, deve garantire sempre alti livelli di <strong><em>compatibilit\u00e0 antropica<\/em><\/strong>: <strong><em>compatibilit\u00e0 antropometrica<\/em><\/strong>, spazi ed elementi a misura d\u2019uomo e <strong><em>compatibilit\u00e0 antropologica<\/em><\/strong> spazi ed elementi adatti ad usi compatibili alle attivit\u00e0 umane, da quelle pratiche a quelle intellettuali e psichiche. Senza una forma ergonomica l\u2019architettura si trasforma in una scultura, viceversa se la sua forma non svolge una funzione culturale ecco che l\u2019architettura si trasforma in un mero utensile.<\/p>\n<p>Facciamo l\u2019esempio di una panchina. Una panchina deve avere una forma compatibile con l\u2019anatomia umana. Deve essere comoda, con un sistema sedile ergonomico e una spalliera accomodante. Insomma, una panchina non pu\u00f2 essere solo bella, deve essere confortevole e riposante, ma queste caratteristiche non bastano. Una panchina deve essere collocata nella maniera pi\u00f9 opportuna per essere usata, in modo da poter fruire dello spazio in cui \u00e8 installata soddisfacendo esigenze psichiche e culturali e non solo fisiologiche (sedere e riposare), come godersi un bel panorama, la frescura degli alberi di una piazza o ammirare la bellezza di un monumento, diversamente sarebbe come immaginare le panche di una chiesa non rivolte verso l\u2019altare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><u>Due luoghi dell\u2019anima<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Vi sono due posti magici e pieni di storia, tra i tanti della Sicilia, che sono verie propri archetipi dell\u2019isola: il borgo medievale di <em>Cefal\u00f9<\/em> e Il \u201c<em>Castello Ursino<\/em>\u201d a Catania, simboli della Sicilia Normanna e Sveva. Luoghi comuni del <em>Medio <\/em>Evo siciliano. Luoghi pieni di magia, di storia, di mito. Luoghi in cui si sono stratificate lunghe narrazioni. Luoghi dove si \u00e8 formata l\u2019identit\u00e0 isolana, dove \u00e8 possibile cogliere tutte le sfumature della bellezza della Sicilia. Luoghi dell\u2019anima dove \u00e8 impossibile non provare emozioni.<\/p>\n<p>A Catania, in pieno centro storico, a poche centinaia di metri da piazza duomo, sorge &#8220;<em>Castello Ursino<\/em>&#8220;, un suggestivo castello svevo, fatto erigere da <em>Federico II<\/em> a partire dal 1239\u00a0 su progetto dell\u2019architetto <em>Riccardo da Lentini<\/em>. In origine fu una fortificazione di costa, una struttura difensiva concepita per contrastare le incursioni dal mare. A quel tempo era chiamato \u201c<em>Castrum Sinus<\/em>\u201d (castello sul golfo) da cui l\u2019attuale nome di \u201c<em>Castello Ursino<\/em>\u201d.Il <em>Maschio<\/em> si stagli\u00f2 sull\u2019acqua, a difesa del porto di Catania, per oltre 400 anni, collegato con la terra ferma da un istmo, come il \u201c<em>Castello Maniace<\/em>\u201d a Siracusa e il \u201c<em>Castello Svevo<\/em>\u201d di Augusta. Nel 1669, una devastante eruzione dell\u2019Etna (che ha cancellato 13 citt\u00e0 e parte di Catania) giunse fino al mare arrestandosi solo davanti al fossato del <em>Castello<\/em>, circondandolo e facendo diventare terra ferma lo specchio di mare che dominava. L\u2019opera \u00e8 una delle pi\u00f9 importanti architetture della <em>Sicilia Sveva<\/em>, dominata da uno dei re pi\u00f9 illuminati e colti della Storia. Il <em>Castello<\/em> \u00e8 l\u2019espressione di uno dei periodi pi\u00f9 fertili, dal punto di vista artistico e culturale, che l\u2019isola ricordi. La sua forma e la sua concezione sono l\u2019espressione plastica di un periodo storico dove in Sicilia fior\u00ec una delle pi\u00f9 floride correnti filosofico artistico letterarie di tutti i tempi: la <em>Scuola Siciliana<\/em>, che annovera letterati e poeti come <em>Jacopo da Lentini<\/em>, <em>Odo e Guido delle Colonne<\/em>, <em>Pier delle Vigne<\/em>, e quel <em>Cielo d\u2019Alcamo <\/em>autore della famosa \u201c<em>Rosa fresca aulentissima<\/em>\u201c.<\/p>\n<p>Oggi il castello \u00e8 un museo civico. Lo scorso autunno ha ospitato il \u201cMuseo della Follia\u201d, una rassegna di eventi espositivi di notevole valore culturale. Era fine ottobre, mi trovavo a Catania per visitare l&#8217;esposizione di alcune opere di <em>Ligabue<\/em>, allestita proprio al \u201c<em>Castello Ursino<\/em>\u201d. Era una mattina radiosa con un cielo azzurro accecante e nell\u2019aria un tepore primaverile. Stavo avviandomi verso l\u2019entrata, percorrendo l\u2019antistante piazza, meta di turisti e di autoctoni, quando colgo la presenza di due panchine che l\u2019arredano. Qualcosa in loro mi disturba, la loro visione arresta il mio incedere verso il Castello, come una folgorazione improvvisa, come una scossa elettrica, agiscono sul mio istinto come un elettroshock. Cosa vedo?\u00a0 L\u2019orientamento delle panchine nega la grande opera voluta dallo \u201c<strong><em>Stupor Mundi<\/em><\/strong>\u201d (vedi foto n. 1).\u00a0 Il grande <em>Federico<\/em> II che ha destato e desta la meraviglia in tutto il mondo risulta totalmente indifferente a chi ha progettato e installato quelle panchine nella piazza antistante il <em>Castello<\/em>. Persino l\u2019implacabile lava del vulcano si era arrestata ad ammirare la magnificenza di quest\u2019opera, ma non il turpe progettista che con assoluto distacco emotivo, con freddezza pragmatica, forse mosso dal cinico prosaicismo corrente, ha imposto la sua insensibile <strong><em>forma mentis<\/em><\/strong>, secondo un processo mentale, che nonostante ogni sforzo, rimane oscuro, inspiegabile. Un mistero che comunque condiziona notevolmente il godimento di questo magistrale monumento. Chi \u00e8 perch\u00e9 ha trasformato quelle panchine in elementi di negazione della bellezza, della Storia, dell\u2019identit\u00e0. Le panchine cos\u00ec orientate vietano categoricamente le emozioni che un\u2019architettura cos\u00ec solenne pu\u00f2 offrire all\u2019anima di chi sosta in quello spazio urbano denominato toponomasticamente, \u201cPiazza Federico II di Svevia\u201d. Una piazza attrezzata di alberi e di aiuole il cui perimetro e tracciato da alte siepi di pitosforo.<\/p>\n<p>La piazza in quel momento era allegramente popolata di turisti e di visitatori del monumento e della mostra. Tra questi scorgo una donna assorta che sta facendo uso di una di queste panchine costretta a volgere le spalle al monumento (vedi foto n. 2 e 3).<\/p>\n<p>Indignato immortalo quel frangente con uno scatto del mio cellulare e dopo essermi accertato dell\u2019efficace esito delle foto, corro dalla donna a chiedere la sua autorizzazione ad un\u2019eventuale pubblicazione denuncia delle foto scattate e al contempo a domandarle quanto la mia curiosit\u00e0 mi suggeriva: perch\u00e9 sta seduta volgendo le spalle al <em>Castello<\/em>? Lei mi guarda basita, come se si destasse da una condizione aliena, e con tono rassegnato e perduto mi dice: \u201c<em>non lo so! mi sono seduta qua perch\u00e9 sono stanca, ho fatto tanta strada per essere qua. Da tempo studio i castelli federiciani, e questo castello per me \u00e8 un castello molto studiato e spesso sognato. Ora finalmente sono qui. La sua visione, la sua storia, analoga a quella di \u201cCastel del Monte\u201d, m\u2019incanta. Mi sono fermata prima di entrare, volevo guardarlo in ogni suo segno, in ogni sua pietra e perdermi nella sua architettura e prima ancora in questo cielo azzurro di un altro tempo. Ho visto questa panchina e mi sono seduta, ma mi trovo, senza un perch\u00e9, con ilCastello alle spalle e di fronte una siepe molto vicina. Non ho spazio per guardare e respirare, sono incastrata. Provo disappunto, non sono a mio agio, sento i ragazzi giocare ma non li vedo, la siepe blocca il mio sguardo,&#8230;mi sento piccola. Sono seduta qui e, senza un perch\u00e9, non posso guardarlo&#8230;&#8230;perch\u00e9&#8217;?\u201d <\/em>Apprendo in seguito che \u00e8 pugliese, di Andria, ed \u00e8 una studiosa che ha scritto dei testi su \u201c<em>Castel del Monte\u201d, <\/em>la pi\u00f9 grande ed enigmatica opera di <em>Federico II<\/em>, quello che lei chiama il \u201c<em>Puer Apuliae<\/em>\u201d il piccolo di Puglia. \u201c<em>Castel del Monte<\/em>\u201d \u00e8 l\u2019opera che rappresenta la sintesi linguistica di un percorso architettonico che comincia con le <em>Cattedrali Normanne<\/em> della \u201c<em>Contea di Puglia<\/em>\u201d, che evolve e s\u2019innova in Sicilia prima con lo <em>stile Arabo Siculo Normanno<\/em> delle Cattedrali di Cefal\u00f9 e Monreale e con i Castelli Svevi di Catania, Siracusa e Agusta per poi tornare a concludersi in Puglia con quest\u2019opera che \u00e8 summa e mistero della grandezza culturale, artistica e scientifica di questo grande re.<\/p>\n<p>Qualche giorno dopo mi trovavo a Cefal\u00f9, luogo colonizzato dai greci nel IV a.c. al quale dettero il nome di <em>Kefaloidon <\/em>(capo, testa) per via del suo promontorio che si distende sul mare come la testa di un guerriero addormentato. La citt\u00e0 si sviluppa e assume l\u2019attuale fisionomia in epoca normanna, quando sotto la grande rocca, alla cui sommit\u00e0 sorgeva il tempio pagano di Diana, fu realizzato il grande tempio cattolico degli Altavilla: la magnifica <em>Cattedrale di Cefal\u00f9<\/em>, attorno alla quale in seguito si svilupper\u00e0, fittamente, in quel poco spazio tra la rocca e il mare, un borgo medievale spontaneo: una massa architettonica affastellata a strapiombo sul mare come una falesia, di rara bellezza, quasi tutta orientata a nord ovest. Una forma urbana di elevatissimo valore estetico. Una struggente estetica del limite, che narra tutte le fasi del suo compimento, della formazione di un\u2019identit\u00e0 ferrea e determinata, quasi a plasticizzare il carattere arcigno dei cefaludesi. La citt\u00e0 si pu\u00f2 ammirare anche dal mare grazie ad un breve braccio di terra che la protegge dal vento di maestrale fungendo da riparo per le barche dei pescatori. Da questo semplice molo si pu\u00f2 godere l\u2019intero corpo tufaceo, soprattutto quando, colpito dal sole del tramonto, diventa d\u2019oro, trasformandosi in un\u2019incantevole scrigno aureo che conserva secoli di storia e uno dei pi\u00f9 grandi capolavori della pittura universale: il \u201c<em>Ritratto d\u2019ignoto&#8221;<\/em> di <em>Antonello da Messina<\/em>, esposto al museo civico \u201c<em>Mandralisca<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ebbene su quel molo, qualcuno con <strong><em>forma mentis<\/em><\/strong> diversa da chi ha orientato le panchine di \u201c<em>Castello Ursino<\/em>\u201d, ha installato delle semplici e confortevoli panchine, dal designer senza pretese, orientandole verso la magnificenza descritta, consegnando a chi sosta sul molo la bellezza sublime della borgo medievale al tramonto e la libert\u00e0 di godere pienamente di dorate emozioni. (vedi foto n. 4) .<\/p>\n<p><strong><em><u>Spazi pubblici ed evoluzione culturale<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Negli spazi urbani modellati e attrezzati dalle architetture prendono forma le emozioni. Emozioni positive e di benessere, individuali e collettive, come la gioia, l\u2019esaltazione, la felicit\u00e0, o emozioni negative come l\u2019angoscia, il fastidio, il disagio psichico o la percezione della solitudine. La qualit\u00e0 delle emozioni \u00e8 direttamente proporzionata alla qualit\u00e0 degli spazi urbani e da come questi vengono modellati, attrezzati, strutturati, plasmati. La qualit\u00e0 degli spazi urbani dipende molto da indispensabili qualit\u00e0 ergonomiche (compatibilit\u00e0 antropometriche) e da buone qualit\u00e0 culturali (compatibilit\u00e0 antropologiche).\u00a0 Pi\u00f9 \u00e8 alto il livello di queste qualit\u00e0 pi\u00f9 efficaci sono gli stimoli emotivi sul benessere psichico di chi li vive. La mancanza di queste qualit\u00e0 negli spazi urbani viceversa genera disagi emotivi e fastidi psichici. Una buona qualit\u00e0 formale e un\u2019alta compatibilit\u00e0 antropica degli spazi urbani non pu\u00f2 lasciare insensibili.<\/p>\n<p>Modellare e attrezzare bene e in modo ergonomico gli spazi urbani offre a chi li vive stimoli bioemotivi\u00a0 che possono avere una risultante percettiva che induce armonia biopsichica. La qualit\u00e0 culturale e formale degli spazi urbani \u00e8 espressione della cultura di chi li produce. Essa traduce le dinamiche sociali in forme, e queste forme nel tempo assumono valore culturale e condizionano lo sviluppo mentale di chi vive quei luoghi, nelle quali, gioco forza, \u00e8 costretto ad identificarsi. Come i senesi con \u201c<em>Piazza del Campo<\/em>\u201d, i napoletani con \u201c<em>Piazza Plebiscito<\/em>\u201d, i romani con \u201d<em>Piazza di Spagna<\/em>\u201d, i veneziani con &#8220;<em>Piazza San Marco<\/em>&#8221; ecc..<\/p>\n<p>Quindi la forma degli spazi modellati dall\u2019architettura dipende molto dai valori etici e morali della societ\u00e0 che li produce. Chi progetta e realizza spazi urbani detiene la facolt\u00e0 di condizionarne l\u2019evoluzione di intere comunit\u00e0. Cos\u00ec il posizionamento delle panchine della piazza antistante il \u201c<em>Castello Ursino<\/em>\u201de di quelle del porto di Cefal\u00f9 ci dimostra come chi concepisce, progetta e realizza gli spazi pubblici pu\u00f2 offrire, a chi li vive, bellezza, libert\u00e0, benessere ed emozioni o viceversa compiere un grave condizionamento psicologico e di regressione culturale e civile\u2026.. \u00e8 questione di <strong><em>forma mentis!!!<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019architettura \u00e8 un pensiero che prende forma. Un\u2019idea che si plasticizza: l\u2019architettura \u00e8 la forma del pensiero. 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