{"id":4826,"date":"2020-03-10T16:39:29","date_gmt":"2020-03-10T15:39:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2025\/07\/23\/la-bellezza-delloriginale-2-copy-2\/"},"modified":"2025-07-23T16:45:43","modified_gmt":"2025-07-23T14:45:43","slug":"la-bellezza-delloriginale-2-copy-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/03\/10\/la-bellezza-delloriginale-2-copy-2\/","title":{"rendered":"Fenomenologia della Baracca"},"content":{"rendered":"<p><u>Messina: <em>Fenomenologia della Baracca<\/em><\/u><\/p>\n<p><em>Da una citt\u00e0 di cittadini ad una citt\u00e0 di clienti <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quel freddo mattino del 28 dicembre del 1908, nel bel mezzo delle festivit\u00e0 natalizie, erano da poco passate le cinque, quando la terra comincia a tremare per un tempo interminabile. Interminabile perch\u00e9 durante il terremoto il tempo si dilata, ogni istante \u00e8 eterno. Eterno per chi vi soggiace, eterno per chi vi sopravive, eterno per chi, come i messinesi di oggi, a distanza di oltre un secolo, vive quel luogo. Il terremoto segna per sempre i luoghi che colpisce. Lascia tracce indelebili nella storia collettiva e in quella personale degli uomini. Ma quel che segna profondamente gli animi di chi vive nei luoghi colpiti, e di chi in futuro vi nascer\u00e0, non \u00e8 il sisma ma i suoi effetti peggiori, quelli dovuti all\u2019azione di taluni uomini che cercano di trarre profitto dalla gestione della tragedia. A Messina alcune attuali gravi asimmetrie di trattamento sociale, come l\u2019ormai secolare mancato riconoscimento del diritto alla casa, trovano la loro radice, la loro causa prima, nelle scelte urbanistiche operate per la ricostruzione della citt\u00e0 dopo il 1908.<\/p>\n<p><strong><em>\u201cA premunirsi da ulteriori sorprese brutali, Messina si varr\u00e0 dei moderni ritrovati della scienza costruttiva e ne applicher\u00e0 rigorosamente i sistemi, essa torner\u00e0 presto a splendere come faro di civilt\u00e0 nella nuova forma della citt\u00e0 moderna, sostituendo ai suoi pregi storici quelle comodit\u00e0 ormai indispensabili per un centro destinato ad esercitare una cospicua importanza come <u>emporio commerciale<\/u>.\u201d \u00a0<\/em><\/strong>Cos\u00ec Luigi Borz\u00ec spiegava, nell&#8217;incipit della relazione del suo P.R.G., l\u2019obiettivo strategico del suo piano di rinascita della citt\u00e0 di Messina. Il valore semantico delle parole spesso rappresenta un\u2019espressione d\u2019intenti ancor pi\u00f9 grave del significato stesso delle parole usate. Pensare, agli inizi del \u2018900, di trasformare una citt\u00e0, dalla millenaria vocazione portuale e marittima, in un emporio, significava censurarle qualsiasi sviluppo economico, sociale, civile e culturale. Era come assicurarle un futuro con un\u2019economia da robivecchi. Concepire una \u201c<strong><em>Citt\u00e0 Moderna\u201d<\/em><\/strong><em> come un \u201c<strong>Emporio Commerciale\u201d <\/strong><\/em>fu un macroscopico ossimoro che traduce chiaramente l\u2019anacronistica categoria di pensiero di chi ha operato quella scelta. Sottintende una <em>forma mentis<\/em> caratterizzata da un\u2019enorme arretratezza culturale, la sola che avrebbe potuto dichiarare platealmente un intento cos\u00ec nocivo. Del resto il modo diretto con il quale fu dichiarato l\u2019obiettivo del nuovo progetto di citt\u00e0: \u201c\u2026<strong><em>centro destinato ad esercitare una cospicua importanza come emporio commerciale\u201d, <\/em><\/strong>non lascia dubbi. Chi esplicitava, cos\u00ec chiaramente, quella strategia predatoria aveva la consapevolezza di una forte copertura politica ed ideologica, se non addirittura un preciso mandato. Borz\u00ec invoca la <em>modernit\u00e0<\/em> per somministrare ai messinesi superstiti la scelta urbanistica pi\u00f9 anacronistica della storia moderna, inaugurando una nuova strategia comunicativa: quella del <em>cinico eufemismo istituzionale,<\/em> utile a dissimulare intenti e scelte funeste per i destinatari (tecnica che con il tempo si \u00e8 evoluta fino all\u2019attuale raffinato uso degli anglicismi esoterici tipo <em>welfare<\/em> o <em>job act<\/em> usati per nascondere l\u2019intento di smantellare lo Stato e trasformare il lavoro in schiavit\u00f9). Egli dichiara in modo spietatamente prosaico, di voler rinunziare ai \u201c<strong><em>pregi storici\u201d<\/em><\/strong> della citt\u00e0 (alla <em>Palazzata<\/em>, alle chiese di <em>Guarino Guarini<\/em>, alle opere di <em>Jacopo del De Duca<\/em>, alle piazze e ai secolari simboli urbani; cio\u00e8 agli elementi di un\u2019identit\u00e0 e una memoria millenaria indispensabili per evocare e consolare le perdite) a favore di \u201c<strong><em>quelle comodit\u00e0 ormai indispensabili\u201d. <\/em><\/strong>Oggi retrospettivamente possiamo chiederci:<strong><em> \u201cComodit\u00e0 indispensabili\u201d<\/em><\/strong> per chi? Non certo per quelle decine di migliaia di messinesi sopravvissuti che grazie all\u2019esito fatale delle sue scelte urbanistiche, scellerate e predatorie, non si sono potuti pi\u00f9 rinsediare nel centro della citt\u00e0, ove da secoli v\u2019erano le loro case, le loro attivit\u00e0, le loro propriet\u00e0 e i loro ricordi, e sono rimasti costretti a vivere (moltissimi lo sono ancora oggi) \u201c<em>comodamente<\/em>\u201d nelle baracche o nelle \u201c<em>casette\u201d <\/em>(ad un vano pluriuso) che con fantasiosi eufemismi chiamavano \u201c<em>Cottege<\/em>\u201d. Dopo il sisma, si sono ritrovati nei quartieri \u201c<em>ultra popolari\u201d<\/em>, (aggregati convulsi di \u201c<em>casette<\/em>\u201d carenti di qualsiasi requisito tecnico, igienico, civile e morale, concepiti e realizzati solo a Messina) localizzati, allora, molto lontano dal perimetro urbano, negli anfratti e nei diverticoli pi\u00f9 reconditi del territorio comunale (compluvi, fiumare, strette vallate, ecc..), la cui strutturazione urbana e tipologica ha emarginato ancor pi\u00f9 questi cittadini, scatenando quel degrado sociale ormai cronico di quei contesti. Contesti che attendono ancora oggi una qualificazione civile e morale prima ancora di una riqualificazione urbana ed edilizia. Borz\u00ec fece risorgere Messina senza la rappresentazione fisica delle sue radici e del suo passato. Fece rinascere una citt\u00e0 senz\u2019anima, senza identit\u00e0 e senza memoria: una citta con il morbo di Alzaimer. Ad un malato d\u2019Alzaimer, se serve, gli si pu\u00f2 far credere di essere Napoleone, facendo di un disperato un fanatico blasonato. A chi non ha memoria \u00e8 facile spacciare per dogma la bugia. Il <em>Piano Borz\u00ec<\/em> fu un dispositivo che ha negato il diritto alla casa ai soppravvissuti mettendolo sul libero mercato in un momento in cui i legittimi destinatari non erano nelle condizioni di affrontare la pur minima competizione economica. Avevano perduto tutto: riferimenti fisici, integrit\u00e0 famigliari e patrimoni. Il centro della citt\u00e0 fu suddiviso in piccoli isolati, a loro volta suddivisi in piccoli comparti al cui interno si potevano realizzare solo piccoli palazzetti signorili a due piani, con piano terra destinato interamente a botteghe, in coerenza con quell\u2019obiettivo strategico ritenuto essenziale e primario: fare della citt\u00e0 un\u2019<strong><em>emporio commerciale<\/em><\/strong>. Ci\u00f2 aument\u00f2 il valore dei suoli e l\u2019appetibilit\u00e0 dei medesimi da parte di speculatori esogeni. Quei suoli cos\u00ec disciplinati garantivano cospicue rendite future (l\u2019affitto delle botteghe). In vece degli alloggi che necessitavano sono state costruite botteghe. Il rapporto residenza\/bottega fu di 1\/3: per ogni lussuoso appartamento costruito si realizzarono tre botteghe. Fu cos\u00ec che i sinistrati, in massa, furono costretti a rinunziare alla casa in centro, e molti alla casa in generale, poich\u00e9 i pochi rimborsi statali, l\u00e0 dove, e quando, venivano elargiti, servivano appena per affrontare la tragica contingenza esistenziale in cui disperatamente versavano non certo per costruirsi una casa di lusso. Appare chiaro e pacifico, che chi formul\u00f2 il progetto della nuova citt\u00e0 si pose come obiettivo quello di dare redditivit\u00e0 massima ai suoli urbani (un\u2019area destinata ad attivit\u00e0 commerciali vale molto di pi\u00f9 di una destinata ad attivit\u00e0 residenziale) e non quello di fornire alloggi confortevoli ai superstiti e di distribuire in maniera perequata quella richezza potenziale tipica dei processi di resilienza collettiva che si attivano in ogni rinascita sociale dopo un disastro, prevedendo e progettando attivit\u00e0 produttive, portuali e artigianali e non semplici botteghe di vicinato su cui basare lo sviluppo economico della terza citt\u00e0 della Sicilia. Il diritto alla casa, ritenuto secondario, fu proiettato sul lungo periodo e non sull\u2019immediato impellente bisogno, determinando quelle asimmetrie di trattamento che oggi dopo oltre un secolo costituiscono il pi\u00f9 grave male sociale di cui la citt\u00e0 soffre. Il mancato riconoscimento del diritto alla casa per decine di migliaia di cittadini ha distorto la convivenza civile dei messinesi, trasformando i diritti in favori e la giustizia sociale in miracolo. Un mancato soddisfacimento di bisogni primari che fece s\u00ec che dal sisma risorgesse non un popolo di cittadini, bens\u00ec un popolo di clienti. Tutto ci\u00f2 ha generato dinamiche sociali deviate, che in citt\u00e0 da oltre cent\u2019anni assumono svariate sfaccettature e molteplici sfumature perverse, che chi scrive, in altre occasioni ha definito come: <strong><em>fenomenologia della baracca<\/em><\/strong>. Una fenomenologia che contiene tutta la metafora di una citt\u00e0 senza identit\u00e0 e senza memoria, che ha assorbito in s\u00e9 il cinismo dell\u2019<em>eufemismo istituzionale <\/em>che chiama messinesit\u00e0, ci\u00f2 che dovrebbe chiamare messineseria, amicizia ci\u00f2 che dovrebbe chiamare oppressione, partecipazione ci\u00f2 che dovrebbe chiamare gregariato. Una citt\u00e0 dove la bugia si fa assioma approfittando del disperato bisogno di avere un\u2019identit\u00e0, anche se mendace, anche se di seconda mano. Un bisogno che non risparmia nessun cittadino, neanche quelli che abitano negli appartamenti lussuosi, perch\u00e9 tutti i messinesi dal 1908 in poi sono stati relegati nella provvisioriet\u00e0 di una baracca mentale, che li ha resi subordinati e immobili, trasformando il loro antico carattere reattivo di <strong><em>misca moffe <\/em><\/strong>in quello vanaglorioso e inconcludente di <strong><em>buddaci<\/em><\/strong>. Un popolo ormai incapace di progettare non la necessaria rivolta o l\u2019ormai improcrastinabile radicale cambiamento, ma persino una banale linea di tram. Questo perch\u00e9 senza passato non si pu\u00f2 costruire il futuro, lo si pu\u00f2 solo affidare ad uno spietato assistenzialismo clientelare.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 dopo il terremoto \u00e8 stata trasformata in una terra di rapina. La gestione post terremoto fu un esempio <em>ante litteram<\/em> di <strong><em>Capitalismo predatore<\/em><\/strong>. I messinesi furono vittime di un progetto urbanistico che con il prestesto delle condizioni di emergenza, approfittando dell\u2019abbassamento della soglia di vigilanza civile e morale della popolazione, ha azzerato i diritti e cancellato memoria e identit\u00e0 collettiva. Una sorta di elettroshock praticato ad una intera comunit\u00e0. Retrospettivamente possiamo affermare che il modus operandi adottato da coloro che gestirono e progettarono la ricostruzione della citt\u00e0 fu una sorta di palingenesi di quella che oggi si chiama <em>Shock Economy<\/em> (l\u2019economia dei disastri teorizzata dalla <em>Scuola di Chicago<\/em>, di Milton Freedeman, il pi\u00f9 radicale dei neo liberisti). Poi una strategia consapevole ha consentito il perdurare centenario dei deficit sociali causati dal <em>Piano Borzi<\/em> assumendo l\u2019ontologia del medesimo come paradigma delle condotte urbanistiche e politiche successive, continuando a porsi come obiettivo: l\u2019<strong><em>emporio commerciale<\/em><\/strong>, rozzo eufemismo di rendita fondiaria. Cos\u00ec chi successe al Borzi, in questo lungo secolo di bisogno, non fece succedere mai nulla (come direbbe il poeta Bartolo Cattafi: \u201c<em>chi succede a chi successe e non fa succedere<\/em>\u201d), coltivando la <strong><em>Fenomenologia della baracca<\/em><\/strong>: manufatti poveri in mattoni forati, coperture in eternit, materiale edile riciclato, insicuri e in condizioni igieniche da terzo mondo, realizzati, l\u00e0 dove serviva occupando strade, piazze, spazi pubblici. Densificando all\u2019inverosimile i gi\u00e0 densi quartieri ultrapopolari. <em>Abusivismo di necessit\u00e0<\/em>: altro eufemismo interessante che con la parola <em>necessit\u00e0<\/em> sembra voler giustificare bonariamente l\u2019<strong><em>apartheid messinese<\/em><\/strong>, assolvendo in un colpo solo sia l\u2019illegalit\u00e0 di chi commette l\u2019abuso sia quel sistema amministrativo che lo tollera e lo gestisce perpetuando da oltre un secolo quella grande ingiustizia, volutamente irrisolta, per farne clientela, facendo passare per colpevoli entrambi. Tutti colpevoli nessun colpevole. Questa ontologia speculativa ha alimentato e consolidato la <strong><em>Fenomenologia della baracca <\/em><\/strong>che tecnicamente potrebbe avere fine solo quando qualcuno sostituir\u00e0 la speranza, unanimemente accettata da vittime e carnefici, con delle concrete strategie perseguite con la ferrea volont\u00e0 dei giusti e con efficienza amministrativa.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>10\/03\/2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Messina: Fenomenologia della Baracca Da una citt\u00e0 di cittadini ad una citt\u00e0 di clienti &nbsp; In quel freddo mattino del 28 dicembre del 1908, nel bel mezzo delle festivit\u00e0 natalizie,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4829,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4826"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4826"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4839,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4826\/revisions\/4839"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4829"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}