{"id":407,"date":"2019-04-14T20:10:08","date_gmt":"2019-04-14T18:10:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=407"},"modified":"2021-08-14T20:42:41","modified_gmt":"2021-08-14T18:42:41","slug":"il-lusso-ai-tempi-del-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/04\/14\/il-lusso-ai-tempi-del-dolore\/","title":{"rendered":"Il Lusso ai tempi del dolore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Messina ricostruita: dove l\u2019effimero trionfa sulla necessit\u00e0 e il privilegio mortifica il bisogno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;<strong><em>Quando visitiamo una citt\u00e0 lo sguardo percorre le vie come pagine scritte, la regia, la prigione, la zecca, la scuola, il bordello, il mercato, la pescheria, ecc..<\/em><\/strong><em>.<\/em>&#8220;. Cos\u00ec scriveva Italo Calvino.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sono libri di pietra. I segni scolpiti sulle architetture, nelle strade, negli spazi urbani, sono come i segni che il tempo scolpisce sui corpi degli uomini, come le rughe dei volti che raccontano, meglio di ogni narrazione, la vita di un individuo.<\/p>\n<p>Questa lettura semiotica a Messina \u00e8 difficile da fare. La citt\u00e0 ha poche pietre scolpite dal tempo e molte pietre artificiali che tentano di camuffare l\u2019oblio della sua millenaria storia con l\u2019ambizione imbonitrice di raccontare per vera una storia mendace: una storia che in quel luogo non c\u2019\u00e8 mai stata. Una storia di altri, una storia impropria, una storia di seconda mano, il cui racconto ebbe inizio ad opera di uno dei pi\u00f9 grandi falsari della memoria che la storia dell\u2019architettura annovera: Gino Copped\u00e8.<\/p>\n<p>Dopo il terremoto Messina fu fatta risorgere senza la rappresentazione fisica delle sue radici e del suo passato. Il centro storico fu totalmente cancellato (pi\u00f9 dagli uomini che dal sisma) \u00e8 da esso fu enucleato il popolo sopravvissuto. La citt\u00e0 rinacque senza chi l\u2019abitava, disattendendo l\u2019ammonimento, sempre dello stesso Calvino: \u201c<strong><em>I quartieri popolari, nei centri storici sono i guardiani della memoria<\/em><\/strong>\u201d. Questo spiega perch\u00e9, l\u2019organismo urbano ricostruito dopo il 1908, \u00e8 una citt\u00e0 senz\u2019anima, senza identit\u00e0 e senza memoria.<\/p>\n<p>Dopo la catastrofe, tra i tanti drammi, i messinesi sopravvissuti furono costretti a vivere anche il dramma di non provare pi\u00f9 emozioni nel luogo natio vivendolo con l\u2019indifferenza sentimentale di chi vive un luogo estraneo. Coloro che sono costretti a vivere questo rapporto con i luoghi del proprio passato sono come quegli uomini che hanno perduto tutti gli oggetti personali di una vita e non riescono pi\u00f9 a dare forma ai ricordi, e dunque, a risalire alla loro identit\u00e0: non sanno pi\u00f9 chi sono. \u00a0E Chi non sa chi \u00e8 non ha cause per cui combattere, scopi per cui attivarsi, obiettivi per cui lottare. Pensa solo a soddisfare i bisogni immediati: riempirsi la pancia, scaldarsi, ecc.. Vive alla giornata senza un programma esistenziale, senza un progetto di vita, lasciando agli altri, e alla loro discrezione, la facolt\u00e0 di programmare il suo futuro. Chiedendo loro solo il soddisfacimento dei bisogni primari, oltre ai quali non riesce a vedere altri orizzonti.<\/p>\n<p>Risorgendo dal terremoto i messinesi si sono ritrovati in una citt\u00e0 totalmente aliena. Nuovi ambienti urbani modellati da architetture che declinavano verbi sconosciuti, espressioni ultronee di culture lontane, lessici incomprensibili. Fu come se fosse avvenuta un&#8217;invasione da parte di un esercito di pietra che parlava una lingua mai sentita, dall\u2019idioma totalmente estraneo. Ci\u00f2 ha smarrito definitivamente la loro identit\u00e0 collettiva. Cos\u00ec descrive la citt\u00e0 appena risorta il giornalista messinese Giuseppe Longo (uno degli intellettuali scampati al terremoto)<em>: <\/em>\u201c<strong><em>Case senza radici e senza storia&#8230;. case basse senza tetti\u2026 dalle terrazze pallide al tramonto leonino.<\/em><\/strong>\u201d<\/p>\n<p>I superstiti non trovarono pi\u00f9 i luoghi dei loro ricordi, dei loro ludi giovanili. Non ritrovarono pi\u00f9 quelle piazze e quegli ambiti dove i vecchi avrebbero potuto evocare quel passato travolto dal cataclisma. Fu come se tornando a casa, dopo essere stati in punto di morte, non avessero trovato pi\u00f9 gli oggetti personali, l\u2019album delle foto di famiglia, gli arredi che furono anche dei loro nonni, le stanze dove fino a ieri era trascorsa la loro vita: ambienti pregni di segni, di simboli, di oggetti, che evocavano la loro storia e quella di chi li ha preceduti. Oggetti che avrebbero voluto, soprattutto in quell&#8217;amara circostanza, tramandare ai loro figli, come elementi di testimonianza della loro appartenenza a quel luogo, della loro identit\u00e0, e che invece sono stati irreparabilmente distrutti, cancellati, perduti.<\/p>\n<p>Per una comunit\u00e0 le architetture del passato e gli spazi urbani secolarizzati rappresentano dei veri e propri documenti d&#8217;identit\u00e0: sono l\u2019unica vera carta d\u2019identit\u00e0 dei popoli. Quando non si pu\u00f2 pi\u00f9 documentare la propria identit\u00e0, si viene assaliti da un dolore angosciante e inconsolabile perch\u00e9 vengono meno i ricordi nei quali rifugiarsi. Colui che ha perduto l\u2019identit\u00e0 prima o poi \u00e8 condannato a perdere anche la dignit\u00e0: questo \u00e8 quello che \u00e8 successo ai sopravvissuti che sono rimasti a Messina a continuare la loro esistenza dopo il 1908.<\/p>\n<p>La Messina risorta dalle macerie fu una citt\u00e0, almeno negli edifici privati, di marca prettamente coppedeana. Una versione singolare ed unica del funambolico stile dell\u2019architetto fiorentino (mai pi\u00f9 ripetuta altrove) che influenz\u00f2 tutta l\u2019estetica del nuovo centro storico e che fu il marchio di rappresentanza di una borghesia agraria, ancorata ad un tardo feudalesimo, che dopo la catastrofe dall\u2019entroterra si insedi\u00f2 nel capoluogo. Una classe sociale esogena che import\u00f2 in prossimit\u00e0 di uno dei porti pi\u00f9 importanti del mediterraneo un modello sociale marcatamente baronale. Lo <em>Stile Copped\u00e8<\/em> nella versione alleggerita dalle rigide norme sismiche e dalla speculazione edilizia, fu il vestito, la cifra, che caratterizz\u00f2 quella sorta di occupazione di una citt\u00e0 distrutta dal tragico evento sismico e messa sul libero mercato, al miglior offerente, da coloro che ne hanno gestito la rifondazione. Adulterato da un eccesso di apotropaismi il <em>marchio Copped\u00e8<\/em> fu l\u2019impronta, il modello, il paradigma dell\u2019estetica della nuova Messina. Fu la matrice di un linguaggio conservatore, espressione coerente della vicenda sociale innescata dopo il terremoto. Fu il vessillo di una nuova classe egemone, il cui richiamo attrasse aristocrazie allogene il cui portato culturale censur\u00f2 ogni istanza progressista: una sorta di trapianto di un organo vecchio e malato in un organismo giovane e sano.<\/p>\n<p>La nuova citt\u00e0 fu un fiorire smisurato di palazzi in stile neo eclettico in cifra coppedeana, progettati da improvvisati e balbettanti epigoni locali dell\u2019architetto toscano. Con il loro linguaggio farcito da improbabili espressioni apotropaiche, fortemente richieste dal gusto della committenza, queste architetture sancirono una regressione socio-culturale mai pi\u00f9 recuperata. I segni sui quei nuovi involucri architettonici spiegano chiaramente come la citt\u00e0 pass\u00f2 da una cultura aperta mediterranea ad una cultura chiusa fondata sulla superstizione e sulla credenza popolare tipica di talune popolazioni contadine dell\u2019entroterra isolano. Queste architetture sono la plasticizzazione di quell\u2019invalicabile muro culturale che respinse la modernit\u00e0 e lasci\u00f2 la citt\u00e0 fuori dalla cruciale fase storica del primo novecento, relegandola in un anacronistico passato. La citt\u00e0 cadde in un provincialismo ancora irrisolto.<\/p>\n<p>Lo <em>Stile Copped\u00e8<\/em> con i suoi significanti, che rimandavano a blasoni insperati, ed il suo efficace portato reazionario a Messina, pi\u00f9 che altrove, trov\u00f2 propizia accoglienza. In riva allo Stretto Il <strong><em>lusso coppedeano<\/em><\/strong> fu assunto subito a &#8220;<em>status simbol&#8221;, <\/em>consolidando un feudalesimo di ritorno, con il quale, pi\u00f9 che cercare successi economici, la colonizzante borghesia agraria, aspirava ad un dominio politico e culturale che fu presto pienamente raggiunto.<\/p>\n<p>il \u201c<strong><em>lusso coppedeano<\/em><\/strong>\u201d, nonostante fosse fittizio, fu oltremodo suggestivo. L\u2019esibizione <em>ostentata<\/em> di quel singolare \u201c<em>lusso<\/em>\u201d posticcio risult\u00f2 molto funzionale alla pianificata asimmetria sociale. I palazzi della nuova Messina esibirono con enfasi sulle loro facciate gigli fiorentini, stemmi medicei, marzocchi, bifore di Palazzo Pitti, leoni di San Marco, simboli araldici, balaustre ghirlandate, inferriate fiammeggianti, ecc. Gli interni erano anticipati da pomposi androni decorati a buon fresco e scalinate trionfali con capiscala ferini. Gli ampi e signorili appartamenti separati dall&#8217;esterno con raffinate vetrate artistiche erano dotati di ogni confort tecnologico e avevano i saloni, che si intravedevano dalle nuove larghe strade, rivestiti con carta di Francia, i servizi rivestiti con finissime maioliche, le camere arredate da mobili d\u2019alta ebanisteria fiorentina, i soffitti decorati a tempera o in legno a cassettone fittamente miniati, ecc&#8230; Una continua allusione a modelli sociali medievali esibiti con caratteri di \u201c<em>lusso<\/em>\u201d. Un <em>\u201clusso\u201d<\/em> espresso con teatrali scenografie.<\/p>\n<p>In un momento cos\u00ec drammatico la citt\u00e0 colpita dovette subire anche la categoria del \u201clusso\u201d: un altro elettroshock.\u00a0 Un \u201clusso\u201d sfacciato, la cui accettazione da parte dei messinesi feriti dal destino, nel pieno di quella tragedia, rappresenta la lucida metafora di quello che sar\u00e0 il cinismo con il quale in futuro verr\u00e0 gestita, in riva allo Stretto, ogni questione sociale. In quella drammatica contingenza venne operata una spietata costruzione di privilegi a discapito di una popolazione inerme incapace di reagire alla quale venne azzerato ogni elementare diritto. I superstiti, videro sorgere, nei luoghi dove prima abitavano, elegantissimi palazzetti che perniciosamente cominciarono ad ammirare, sbalorditi, con il naso in su, durante le passeggiate domenicali, quando, dai periferici \u201c<em>quartieri ultrapopolari<\/em>\u201d in cui erano stati scaraventati, scendevano al centro alla ricerca di una nuova identit\u00e0. Queste dimore sfarzose, sovrabbondanti di orpelli che evocavano radici blasonate tanto ambite quanto inesistenti, furono un subliminale strumento che contribu\u00ec all\u2019affermarsi di un nuovo medio evo e a trasformare i superstiti in un popolo gregario. Purtroppo il \u201clusso\u201d seduce molto chi vive di stenti facendogli nutrire inoffensive invidiose aspettative pi\u00f9 che rivoluzionarie indignazioni.<\/p>\n<p>Il \u201clusso\u201d \u00e8 la manifestazione della ricchezza che vuole impressionare chi \u00e8 in condizione di povert\u00e0. \u00c8 espressione di una strategia che ha come obiettivo il dominio sui propri simili. Esso rappresenta la categoria di pensiero di chi, privo di valori etici e culturali, d\u00e0 importanza all\u2019esteriorit\u00e0. \u00c8 il trionfo dell\u2019apparenza sulla sostanza, del superfluo sulla necessit\u00e0, dell&#8217;effimero sul bisogno. \u00c8 l\u2019uso distorto di materiali costosi che non migliora nessuna funzione. A cosa serve avere i rubinetti d\u2019oro se da essi esce acqua inquinata? Non \u00e8 meglio spendere i soldi per fare depuratori e servirsi di normali rubinetti? Dopo il 1908 i rubinetti d\u2019oro furono i palazzetti signorili e i mancati depuratori le \u201cbaracche\u201d e i \u201cquartieri ultrapopolari\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>14\/04\/2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/il-lusso-ai-tempi-del-dolore-larchitettura-effimera-post-terremoto\/\">Il lusso ai tempi del dolore: l&#8217;architettura &#8220;effimera&#8221; post terremoto (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Messina ricostruita: dove l\u2019effimero trionfa sulla necessit\u00e0 e il privilegio mortifica il bisogno. \u00a0 &#8220;Quando visitiamo una citt\u00e0 lo sguardo percorre le vie come pagine scritte, la regia, la prigione,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":410,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/407"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=407"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/407\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":413,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/407\/revisions\/413"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/410"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}