{"id":400,"date":"2019-01-28T19:58:34","date_gmt":"2019-01-28T18:58:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=400"},"modified":"2021-08-14T20:05:20","modified_gmt":"2021-08-14T18:05:20","slug":"larchitettura-diventa-bosco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/01\/28\/larchitettura-diventa-bosco\/","title":{"rendered":"Se l\u2019Architettura diventa bosco"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Un\u2019insensata restituzione ecologica \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201c<strong><em>Un medico pu\u00f2 seppellire i suoi errori, ma un architetto pu\u00f2 soltanto consigliare ai suoi clienti di piantare una vite americana<\/em><\/strong>\u201d. Cos\u00ec si esprimeva <em>Frank Lloyd Wright<\/em>, uno dei pi\u00f9 grandi architetti di tutti i tempi, sull\u2019assenza di contenuti nell\u2019architettura.<\/p>\n<p>La risoluzione della complessit\u00e0 del progetto architettonico pare che oggi sia demandata alla vegetazione applicata all\u2019architettura stessa. Da tempo si assiste ad un diffuso fenomeno che caratterizza le grandi espansioni urbane delle metropoli globalizzate, dove in quelle <em>Babilonie del Capitalismo<\/em> si scorgono edifici alessici che si spacciano per architettura innovativa sol perch\u00e9, impropriamente, contengono fitte e lussureggianti vegetazione in vaso: alberi nei balconi, fitti rampicanti sui prospetti, piante da giungla sugli sbalzi e prati sui terrazzi. Suggestioni per menti semplici ma nessuna idea che si plasticizzi e prende la forma di una nuova architettura che abbia un senso. Sono manufatti che spiazzano ogni tentativo di comprensione, ogni ricerca di senso. Non si intuisce alcun canone, non vi \u00e8 un codice n\u00e9 una logica che risponda ad una funzione concreta o ad una nuova idea creativa. Solo la patetica velleit\u00e0 di un finto finalismo ecologico. Palazzi che riferiscono un significante che rimanda ad un triste tentativo di riparare l\u2019equilibrio naturale che la loro realizzazione ha compromesso. Colate di cemento che hanno violano la natura o sradicato boschi e che ora, goffamente, restituiscono quanto hanno sottratto sotto forma di una fasulla nuova idea di bosco che chiamano eufemisticamente: \u201c<strong><em>bosco verticale<\/em><\/strong>\u201d. Un improbabile boscaglia ostentata enfaticamente sul quel cemento con il quale hanno seppellito le spoglie del bosco vero. Non vi \u00e8 molta distinzione tra l\u2019albero sul balcone e gli animali della savana fatti vivere nelle gabbie di uno zoo metropolitano. Una vanit\u00e0 che non \u00e8 affatto uno stile architettonico ma risponde solo ad una moda di cattivo gusto, inventata da speculatori travisati da ecologisti. Non si capisce cosa siano questi <em>\u201cboschi verticali\u201d<\/em>: manufatti che penosamente tentano di riparare la causata perdita di equilibri naturali? \u00a0L\u2019espressione inconscia del senso di colpa di un progettista ambientalista in stato di necessit\u00e0 economica? Un oltraggio, una burla operata per celia dall\u2019immobiliarismo neoliberista che si fa beffa della sensibilit\u00e0 degli ambientalisti? Una soluzione scaltra quale contentino per alcuni settori dell\u2019ambientalismo militante compromesso con il capitale?<\/p>\n<p>Sarebbe il momento di aprire un serio dibattito su queste \u201carchitetture\u201d che oltre a non avere alcun senso sono di dubbia qualit\u00e0 e di altrettanto dubbia funzione. Stanno pienamente nella categoria della speculazione edilizia mascherata, in modo posticcio, da ecologismo. L\u2019architettura deve rispettare la natura, non camuffarsi di essa per mimetizzare la sua afasia. Un organismo architettonico \u00e8 una modellazione dello spazio che rispetta il contesto in cui si inserisce ed \u00e8 volto a generare perfetti equilibri tra architettura e natura favorendo un autentico rapporto armonico, e non fasullo, tra uomo e ambiente. \u00a0In queste opere l\u2019uomo non dialoga con la natura, non si confronta, non si inserisce rispettoso e al tempo stesso creativo, come \u00e8 riuscito a fare il succitato Wrigth (padre dell\u2019<em>architettura organica<\/em>) che con la sua \u201c<strong><em>Casa sulla Cascata<\/em><\/strong><em>\u201d realizzata in Pennsylvania <\/em>nel 1939, ha concepito il paradigma di come un prodotto antropico deve entrare in perfetta armonia con la natura. La moda del \u201c<em>bosco verticale<\/em>\u201d sta diffondendosi, apprezzata e quasi senza critica, imponendosi come cifra architettonica innovativa. Invece si tratta solo di un esperimento che, oggi, pu\u00f2 sembrare suggestivo e avanzato solo agli impreparati, ma presto mostrer\u00e0 tutti i suoi limiti in termini di efficienza e di deperimento incipiente delle strutture e di tutti i sistemi funzionali e formali dell\u2019organismo edilizio.<\/p>\n<p>Se troppa acqua permane a lungo all\u2019interno delle architetture presto si trasforma in patologia. \u00c8 dunque compito essenziale degli architetti progettare sistemi rapidi e regimentati per espellere ogni goccia d\u2019acqua che incider\u00e0 sulla superficie della costruzione. L\u2019acqua, bene prezioso, che sin dall\u2019antichit\u00e0 si raccoglie e conserva anche attraverso l\u2019architettura (vedi: le tipologie delle case a <em>Dammuso<\/em>), \u00e8 salubre solo se viene a contatto brevemente con gli elementi architettonici e presto evapora o viene smaltita o accumulata altrove. Il prezioso liquido deve convergere subito verso l\u2019esterno dell\u2019involucro e mai stazionare al suo interno ne ruscellare alle pareti o ristagnare nelle strutture orizzontali. Questa \u00e8 <em>conditio sine qua non<\/em> anche per le architetture di senso, anche per le pi\u00f9 innovative. Lo ha imparato bene <em>Le Corbusier, <\/em>quando, disattendendo questi principi nella realizzazione della <strong><em>Villa Savoye<\/em><\/strong><em>,<\/em> ha evitato una grave condanna, grazie allo scoppio della seconda guerra mondiale che ha costretto la famiglia Savoye ad abbandonare la famosa dimora e la vertenza che aveva intrapreso contro l\u2019architetto elvetico accusandolo di gravi danni causati alla salute di un figlio, il quale durante la permanenza nella villa, a causa degli elevati livelli igrometrici negli ambienti, fu colpito da un\u2019infezione polmonare che si trasform\u00f2 poi in polmonite che lo costrinse ad un anno di sanatorio lasciandolo consunto. Le invasioni d\u2019acqua si registrarono da subito, tanto che poco tempo dopo la conclusione dei lavori Madame Savoye cos\u00ec scriveva al grande architetto: \u201c<em>Piove nell\u2019atrio, piove nella rampa e il muro del garage \u00e8 zuppo. E come se non bastasse, piove nel mio bagno che si allaga, poich\u00e9 l\u2019acqua entra dal lucernario. Dopo innumerevoli richieste da parte mia lei ha ammesso che la casa \u00e8 inabitabile. E\u2019 in gioco la sua responsabilit\u00e0 e non devo essere io a pagarne le spese. La prego di renderla abitabile immediatamente: spero in tutta sincerit\u00e0 di non dover ricorrere ad un\u2019azione legale\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Questi suggestivi edifici che trasformano l\u2019architettura in fioriera o in serra, quasi sempre, sono tristi manufatti amorfi o anonimi grattacieli camuffati con qualche ciuffo d\u2019erba nel fraudolento tentativo di conferirgli quell\u2019espressivit\u00e0 che non hanno. Essi sono fortemente discutibili anche sotto il profilo etico: spesso per realizzarli vengono distrutti boschi o terreni naturali, si alterano irreversibilmente equilibri ecologici, si prosciugano corsi d\u2019acqua, si inquina l\u2019aria, si costruisce inutile cemento e poi si restituisce una fittizia naturalit\u00e0, con la pretesa di chiamarla la nuova frontiera dell\u2019architettura, ben sapendo che questa frontiera tra qualche anno presenter\u00e0 il suo conto in termini di costi non sostenibili, degrado architettonico e sofferenza strutturale. L\u2019architettura \u00e8 l\u2019architettura e la natura \u00e8 la natura. L\u2019architettura \u00e8 un\u2019opera dell\u2019uomo che deve contestualizzarsi, deve rispettare l\u2019integrit\u00e0 ecologica dei luoghi in cui si insedia, ma al tempo stesso deve restare architettura: un significante che abbia un senso formale e una funzione sempre pi\u00f9 efficiente al servizio del benessere dell\u2019uomo. L\u2019architettura \u00e8 un manufatto antropico che ha senso solo se soddisfa a pieno due fattori fondamentali: la forma e la funzione. La seconda e finalizzata a migliore le condizioni di vita dell\u2019uomo. La prima il significante di un\u2019idea innovativa, di un processo culturale di senso compiuto. Il paradigma del \u201c<strong><em>Bosco Verticale<\/em><\/strong>\u201d, viceversa, rappresenta un processo di negazione dell\u2019architettura generando un\u2019ulteriore sottrazione culturale nell\u2019epoca in cui tutto si misura con il denaro e dove <em>senso<\/em> e <em>non senso<\/em> si confondono con l\u2019irreversibilit\u00e0 di un processo entropico.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>28\/01\/2019<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/se-larchitettura-diventa-bosco-uninsensata-restituzione-ecologica\/\">Se l\u2019architettura diventa bosco: un\u2019insensata restituzione ecologica (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019insensata restituzione ecologica \u00a0 \u201cUn medico pu\u00f2 seppellire i suoi errori, ma un architetto pu\u00f2 soltanto consigliare ai suoi clienti di piantare una vite americana\u201d. 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