{"id":350,"date":"2019-01-10T12:44:41","date_gmt":"2019-01-10T11:44:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=350"},"modified":"2021-08-25T20:04:15","modified_gmt":"2021-08-25T18:04:15","slug":"fenomenologia-della-baracca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/01\/10\/fenomenologia-della-baracca\/","title":{"rendered":"Fenomenologia della Baracca"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center;\"><strong><em>Da citt\u00e0 di cittadini a citt\u00e0 di clientes <\/em><\/strong><\/h3>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>\u201cA premunirsi da ulteriori sorprese brutali, Messina si varr\u00e0 dei moderni ritrovati della scienza costruttiva e ne applicher\u00e0 rigorosamente i sistemi, essa torner\u00e0 presto a splendere come faro di civilt\u00e0 nella nuova forma della citt\u00e0 moderna, sostituendo ai suoi pregi storici quelle comodit\u00e0 ormai indispensabili per un centro destinato ad esercitare una cospicua importanza come <u>emporio commerciale<\/u>\u201d. <\/em><\/strong>Cos\u00ec Luigi Borz\u00ec spiegava, nell&#8217;incipit della relazione del suo P.R.G., l\u2019obiettivo strategico del suo piano di rinascita della citt\u00e0 di Messina. Pensare, agli inizi del \u2018900, di trasformare una citt\u00e0, dalla millenaria vocazione portuale e marittima, in un emporio, significava censurarle qualsiasi prospettiva di sviluppo economico, sociale, civile e culturale. Era come assicurarle un futuro con un\u2019economia da robivecchi. Concepire una \u201c<em>Citt\u00e0 Moderna\u201d come un \u201cEmporio Commerciale\u201d <\/em>fu un macroscopico ossimoro che traduce chiaramente l\u2019anacronistica categoria di pensiero di chi ha operato quella scelta. Sottintende una <em>forma mentis<\/em> caratterizzata da un\u2019enorme arretratezza culturale, la sola che avrebbe potuto dichiarare platealmente un intento cos\u00ec nocivo. Del resto il modo diretto con il quale fu ostentato l\u2019obiettivo del nuovo progetto di citt\u00e0: \u201c\u2026<strong><em>centro destinato ad esercitare una cospicua importanza come emporio commerciale\u201d, <\/em><\/strong>non lascia dubbi: chi esplicitava, cos\u00ec chiaramente, quella strategia predatoria aveva la consapevolezza di una forte copertura politica ed ideologica, se non addirittura un preciso mandato. Borz\u00ec invoca la <em>modernit\u00e0<\/em> per somministrare ai messinesi superstiti la scelta urbanistica pi\u00f9 anacronistica della storia moderna. Egli dichiara in modo spietatamente prosaico, di voler rinunziare ai \u201c<strong><em>pregi storici\u201d<\/em><\/strong> della citt\u00e0 (dalla <em>Palazzata<\/em>, alle chiese di <em>Guarino Guarini<\/em>, dalle opere di <em>Jacopo del De Duca<\/em>, alle piazze e ai secolari simboli urbani; cio\u00e8 agli elementi di un\u2019identit\u00e0 e una memoria millenaria indispensabili per evocare e consolare le perdite) a favore di \u201c<strong><em>quelle comodit\u00e0 ormai indispensabili\u201d. <\/em><\/strong>Oggi retrospettivamente possiamo chiederci:<strong><em> \u201ccomodit\u00e0 indispensabili\u201d?<\/em><\/strong> Quali e per chi? Non certo per quelle decine di migliaia di messinesi sopravvissuti al sisma che grazie all\u2019esito fatale delle sue scelte urbanistiche, scellerate e predatorie, non si sono potuti pi\u00f9 rinsediare nel centro della citt\u00e0, ove da secoli v\u2019erano le loro case, le loro attivit\u00e0, le loro propriet\u00e0 e i loro ricordi, e furono costretti a vivere (moltissimi lo sono ancora oggi) \u201c<em>comodamente<\/em>\u201d nelle baracche o nelle \u201c<em>casette\u201d <\/em>(molte ad un vano pluriuso) che con fantasioso eufemismo chiamavano \u201c<em>Cottege<\/em>\u201d. Costoro, si sono ritrovati nei nuovi quartieri \u201c<em>ultra popolari\u201d<\/em>, (aggregati convulsi di \u201c<em>casette<\/em>\u201d carenti di qualsiasi requisito antisismico, igienico, civile e morale) ubicati, allora, molto lontano dal perimetro urbano, negli anfratti e nei diverticoli pi\u00f9 reconditi del territorio comunale (compluvi, fiumare, strette vallate, ecc..), la cui localizzazione, strutturazione urbana e tipologica ha emarginato ancor pi\u00f9 questi cittadini, scatenando quel degrado sociale ormai cronico in quei contesti. Contesti che attendono ancora oggi una qualificazione civile, prima ancora di una riqualificazione urbana ed edilizia. Borz\u00ec fece risorgere Messina senza la rappresentazione fisica delle sue radici e del suo passato. Fece rinascere una citt\u00e0 senz\u2019anima, senza identit\u00e0 e senza memoria: una citta con il morbo di Alzaimer. Ad un malato d\u2019Alzaimer, se serve, gli si pu\u00f2 far credere di essere Napoleone, facendo di un disperato un fanatico blasonato. A chi non ha memoria \u00e8 facile spacciare per dogma la bugia. Il <em>Piano Borz\u00ec<\/em> fu un dispositivo che ha negato il diritto alla casa ai soppravvissuti mettendolo sul libero mercato in un momento in cui i legittimi destinatari non erano nelle condizioni di affrontare la pur minima competizione economica. Avevano perduto tutto: riferimenti fisici, integrit\u00e0 famigliari e patrimoni. Il centro della citt\u00e0 fu suddiviso in piccoli isolati, a loro volta suddivisi in piccoli comparti al cui interno si potevano realizzare solo piccoli palazzetti signorili a due piani, con piano terra destinato interamente a botteghe, in coerenza con quell\u2019obiettivo strategico ritenuto essenziale e primario: fare della citt\u00e0 un\u2019<strong><em>emporio commerciale<\/em><\/strong>. Ci\u00f2 aument\u00f2 il valore dei suoli e l\u2019appetibilit\u00e0 dei medesimi da parte di speculatori esogeni. Quei suoli cos\u00ec disciplinati garantivano cospicue rendite future (l\u2019affitto delle botteghe). Invece degli alloggi che necessitavano sono state costruite botteghe. Il rapporto residenza\/bottega fu di 1\/3: per ogni appartamento costruito si realizzarono tre botteghe. Fu cos\u00ec che i sinistrati, in massa, furono costretti a rinunziare alla casa in centro, e molti alla casa in generale, poich\u00e9 i pochi rimborsi statali, l\u00e0 dove, e quando, venivano elargiti, servivano appena per affrontare la tragica contingenza esistenziale in cui disperatamente versavano non certo per costruirsi una casa di lusso. Appare chiaro e pacifico, che chi formul\u00f2 il progetto della nuova citt\u00e0 si pose come obiettivo quello di dare redditivit\u00e0 massima ai suoli urbani (un\u2019area destinata ad attivit\u00e0 commerciali vale molto di pi\u00f9 di una destinata ad attivit\u00e0 residenziale) e non quello di fornire alloggi confortevoli ai superstiti e di distribuire in maniera perequata quella richezza potenziale tipica dei processi di resilienza collettiva che si attivano in ogni rinascita sociale dopo un disastro, prevedendo e progettando attivit\u00e0 produttive, portuali e artigianali e non semplici botteghe di vicinato su cui basare lo sviluppo economico della terza citt\u00e0 della Sicilia. Il diritto alla casa, ritenuto secondario, fu proiettato sul lungo periodo e non sull\u2019immediato impellente bisogno, determinando quelle asimmetrie di trattamento che oggi dopo oltre un secolo costituiscono il pi\u00f9 grave male sociale di cui la citt\u00e0 soffre. Un male che ha distorto la convivenza civile dei messinesi, trasformando i diritti in favori e la giustizia sociale in miracolo. Il mancato soddisfacimento di bisogni primari fece s\u00ec che dal sisma risorgesse non una comunit\u00e0 di cittadini, bens\u00ec un popolo di clienti.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha generato dinamiche sociali deviate, che in citt\u00e0 da oltre cent\u2019anni assumono svariate sfaccettature e molteplici sfumature perverse, generando una vera e propria <strong><em>fenomenologia della baracca<\/em><\/strong>. Una fenomenologia che contiene tutta la metafora di una citt\u00e0 senza identit\u00e0 e senza memoria, che ha assorbito in s\u00e9 il cinismo di certi eufemismi e chiama messinesit\u00e0, ci\u00f2 che dovrebbe chiamare messineseria, amicizia ci\u00f2 che dovrebbe chiamare oppressione, partecipazione ci\u00f2 che dovrebbe chiamare gregariato. Una citt\u00e0 dove la bugia si fa assioma approfittando del disperato bisogno di avere un\u2019identit\u00e0, anche se mendace, anche se di seconda mano. Un bisogno che non risparmia nessun cittadino, neanche quelli che abitano negli appartamenti, perch\u00e9 tutti i messinesi dal 1908 in poi sono stati relegati nella provvisioriet\u00e0 di una baracca mentale, che li ha resi subordinati e immobili, trasformando il loro antico carattere reattivo di <strong><em>misca moffe <\/em><\/strong>in quello vanaglorioso e inconcludente di <strong><em>buddaci<\/em><\/strong>. Un popolo ormai incapace di progettare non il necessario, ormai improcrastinabile, radicale cambiamento, ma persino una banale linea di tram o una pista ciclabile.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 dopo il terremoto \u00e8 stata trasformata in una terra di rapina. La gestione post terremoto fu un esempio <em>ante litteram<\/em> di <strong><em>Capitalismo predatore<\/em><\/strong>. I messinesi furono vittime di un progetto urbanistico che con il prestesto delle condizioni di emergenza, approfittando dell\u2019abbassamento della soglia di vigilanza civile e morale della popolazione, ha azzerato i diritti e cancellato memoria e identit\u00e0 collettiva. Una sorta di elettroshock praticato ad una intera comunit\u00e0. Un <em>modus operandi,<\/em> che fu una sorta di palingenesi di quella che oggi si chiama <em>Shock Economy<\/em> (l\u2019economia dei disastri teorizzata dalla <em>Scuola di Chicago<\/em>, di Milton Freedeman, il pi\u00f9 radicale dei neo liberisti). L\u2019<strong><em>emporio commerciale<\/em><\/strong> (rozzo eufemismo di rendita fondiaria), fu assunto come obbiettivo paradigmatico nelle condotte urbanistiche e politiche successive, facendo perdurare fino ad oggi, i deficit sociali causati dal <em>Piano Borzi<\/em>. Cos\u00ec chi successe al Borzi, in questo lungo secolo di bisogno, non fece succedere mai nulla (il poeta Bartolo Cattafi direbbe: \u201c<em>chi succede a chi successe e non fa succedere<\/em>\u201d), coltivando la <strong><em>Fenomenologia della baracca<\/em><\/strong>: manufatti poveri in mattoni forati, coperture in eternit, materiale edile riciclato; manufatti insicuri e in condizioni igieniche da terzo mondo, realizzati, l\u00e0 dove serviva occupando strade, piazze, spazi pubblici, densificando all\u2019inverosimile i gi\u00e0 densi quartieri ultrapopolari. <em>Abusivismo di necessit\u00e0<\/em>: altro eufemismo interessante che con la parola <em>necessit\u00e0<\/em> sembra voler giustificare bonariamente l\u2019<strong><em>apartheid messinese<\/em><\/strong>, assolvendo in un colpo solo sia l\u2019illegalit\u00e0 di chi commette l\u2019abuso sia quel sistema amministrativo che lo tollera e lo gestisce perpetuando da oltre un secolo quella grande ingiustizia, volutamente irrisolta, per farne clientela, facendo passare per colpevoli entrambi. Tutti colpevoli nessun colpevole. la <strong><em>Fenomenologia della baracca <\/em><\/strong>tecnicamente potr\u00e0 avere fine solo quando qualcuno sostituir\u00e0 la speranza, unanimemente accettata, con delle concrete strategie perseguite con la ferrea volont\u00e0 dei giusti e con efficienza amministrativa.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>10.01.2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da citt\u00e0 di cittadini a citt\u00e0 di clientes \u00a0 \u00a0\u201cA premunirsi da ulteriori sorprese brutali, Messina si varr\u00e0 dei moderni ritrovati della scienza costruttiva e ne applicher\u00e0 rigorosamente i sistemi,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":351,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/350"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=350"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/350\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":614,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/350\/revisions\/614"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/351"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=350"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=350"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=350"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}