{"id":2091,"date":"2020-09-30T19:08:36","date_gmt":"2020-09-30T17:08:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2091"},"modified":"2022-02-11T19:10:33","modified_gmt":"2022-02-11T18:10:33","slug":"gesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/09\/30\/gesso\/","title":{"rendered":"Gesso"},"content":{"rendered":"<p>(villaggio collinare ricadente all\u2019interno del territorio comunale, che sorge sul versante nord dei Monti Peloritani e si affaccia sul Mar Tirreno)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CaSO4\u00b72(H2O)<\/strong> \u00e8 la formula chimica di un minerale, di cui una parte di territorio messinese \u00e8 ricco.<\/p>\n<p>Una pietra che per secoli fu estratta e lavorata sui monti peloritani producendo un materiale dal versatile utilizzo. A questa attivit\u00e0 estrattiva probabilmente si deve la nascita di un insediamento urbano ad essa funzionale.<\/p>\n<p>Un piccolo borgo collinare, sito a nord dello <em>Spartiacque,<\/em> che si affaccia sul mar Tirreno, al confine con il territorio di Villafranca Tirrenia, che da questo minerale prende il nome.<\/p>\n<p>La pietra \u00e8 il <strong><em>solfato di calcio biidrato<\/em><\/strong>, comunemente chiamato <strong>gesso<\/strong>. Un minerale tenero al cui nome da tempo immemore si rif\u00e0 il villaggio di cui parleremo, chiamandosi semplicemente: <strong>Gesso.<\/strong><\/p>\n<p>Si tratta di un piccolo nucleo urbano d\u2019antica fondazione posto sul crinale dell\u2019ultimo colle del versante settentrionale della catena montuosa che ricade amministrativamente sul territorio del comune di Messina. Ameno si affaccia sull\u2019azzurro sconfinato del mare, con un panorama d\u2019incanto che guarda a destra la penisola milazzese e le isole eolie, a sinistra la costa Calabra, con Capo Vaticano, e davanti l\u2019infinit\u00e0 del Tirreno meridionale con in mezzo Stromboli e Panarea. In questo luogo da tempo immemore l\u2019economia e la vita sociale era centrata sull\u2019estrazione e la lavorazione del gesso.<\/p>\n<p>La sua fondazione risale ad epoca antichissima. Verosimilmente i primi a farne un nucleo urbano a vocazione mineraria furono i greci (In greco gesso \u00e8 \u03b3\u03cd\u03c8\u03bf\u03c2 &#8211; g\u00fdpsos) e poi i romani (in latino gesso di dice gypsum). Ecco perch\u00e9 in lingua siciliana questo minerale viene denominato <strong><em>Ibbisu<\/em><\/strong>, e gli abitanti del borgo peloritano si chiamano <strong><em>ibbisoti <\/em><\/strong>e non gessoti o gessitani. Questa etimologia oltre a spiegare il toponimo, conferma che la tradizione mineraria siciliana non fu solo sale e zolfo, ma anche gesso. Anzi fino alla scoperta della polvere da sparo l\u2019estrazione dello zolfo nell\u2019isola era attivit\u00e0 estrattiva secondaria rispetto al gesso.<\/p>\n<p>Le cave erano vicinissime al paese. Le pi\u00f9 importanti si trovavano nelle contrade di <em>Locanda<\/em>, <em>Razia<\/em>, <em>Pimmiri<\/em>, <em>Pantalena, Crucidda e Chiarita<\/em>. In alcune di queste localit\u00e0 vi erano allocate anche le fornaci. Di alcune vi sono ancora vestigia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La Produzione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il Gesso si estrae da cave a cielo aperto come le latomie, dove la pietra viene frantumata e ridotta in blocchi che verranno cotti in forno a temperature superiori ai 180\u00b0, sicch\u00e8 l\u2019acqua cristallizzata nella pietra evapora.<\/p>\n<p>La cottura trasforma il <em>CaSO4\u20222H2O<\/em> in <em>CaSO4 +2H2O<\/em>: un\u2019anidrite solubile che dopo la cottura pu\u00f2 essere ridotta in polvere attraverso un processo di macinazione dal quale si ottiene una polvere bianco grigiastra, omogenea. Un legante aereo che impastato con acqua ha un lento tempo di presa (15 &#8211; 30 minuti) che consente di plasticizzare con facilit\u00e0 l\u2019impasto.<\/p>\n<p>La polvere di gesso non viene utilizzata solo nell\u2019edilizia ma anche nell\u2019odontotecnica, nell\u2019ortopedia, nella scultura, nella scuola e in varie attivit\u00e0 decorative.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il Gesso nell\u2019Edilizia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019edilizia si usa per la formulazione di malte utili per la finitura di pareti lisce, per particolari effetti estetici negli interni, per sottofondi lisci per pavimenti o per rivestimenti murali di pregio. Il gesso \u00e8 un materiale che possiede un buon potere adesivo, \u00e8 facilmente lavorabile anche in assenza di inerti, non subisce deformazioni da ritiro, resiste al fuoco ed \u00e8 termo e fono isolante. Con esso si realizzano pannelli divisori leggeri e di facile applicazione, pannelli fonoassorbenti, pannelli per controsoffittature, etc..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019odontotecnica si serve di questo materiale per produrre stampi per protesi dentarie. L\u2019ortopedia per le fasciature gessate che immobilizzano gli arti per il recupero delle fratture. Molto usato \u00e8 nella scuola: quale alunno non ha mai scritto con una bacchetta di gesso su una lavagna?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Il Gesso nell\u2019Arte<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019arte \u00e8 diffusissimo. Oltre alla realizzazione di calchi, modelli e statue, il gesso nell\u2019arte diventa \u201c<strong><em>Stucco\u201d<\/em><\/strong>, trasformandosi nella materia base di una nobile \u201c<em>arte minore<\/em>\u201d applicata all\u2019architettura. Lo \u201c<em>Stucco<\/em>\u201d \u00e8 un miscuglio di gesso impastato con colla di pesce, polvere di marmo, calce spenta, sabbia, latte cagliato. Un impasto che simula il marmo, soprattutto il costoso alabastro.<\/p>\n<p>I primi stuccatori furono artisti di grande talento e di speciale abilit\u00e0. La tecnica dello <em>Stucco<\/em> prevede che definita la forma, che si presentava bianchissima, l\u2019opera venga lucidata con stracci spalmati di cera quindi, all\u2019occorrenza, dipinta con coloranti dorati.<\/p>\n<p>Per le decorazioni e la <strong><em>scultura a Stucco<\/em><\/strong> si usa il <strong>gesso tipo \u201cScagliola\u201d<\/strong>, materiale inventato nella citt\u00e0 di Carpi nel XVII secolo da <strong><em>Guido Fassi<\/em><\/strong>, il capostipite degli stuccatori o scultori in gesso italiani, colui che dette origine la scuola italiana che vide il suo epicentro in Firenze. Dal capoluogo toscano la tecnica si diffuse nel resto d\u2019Europa. In quest\u2019ambito artistico un ruolo di spicco lo ebbero anche la scuola lombarda e quella campana.<\/p>\n<p>Ma su tutte spicca la scuola siciliana, che raggiunge vette magistrali, ancor oggi insuperate, grazie a <strong><em>Giacomo Serpotta<\/em><\/strong>, eccelso \u201c<strong><em>masterun stuccator<\/em><\/strong>\u201d, capace di meravigliare il mondo con la sua abilit\u00e0 nell\u2019utilizzo del gesso.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 stato tra i pi\u00f9 grandi artisti dell\u2019arte baracca siciliana \u00e8 il pi\u00f9 grande stuccatore di tutti i tempi. Nato a Palermo, alla Kalsa, nel 1656, da una famiglia di artisti. Il padre Gaspare e il nonno Giacomo erano degli scultori. Giacomo Serpotta ci ha lasciato opere di straordinaria bellezza che senza il gesso non avrebbero visto la luce. L\u2019apogeo della sua genialit\u00e0 lo si pu\u00f2 ammirare nelle decorazioni con sculture in stucco degli <strong><em>oratori di Santa Cita e di San Lorenzo a Palermo.<\/em><\/strong> Opere che sbalordiscono per la loro grande espressivit\u00e0 innovatrice e che fanno del gesso un materiale pi\u00f9 prezioso del marmo.<\/p>\n<p>Stupefacente \u00e8 la sua realizzazione verista di bimbi che ornano le pareti dei due oratori. Fanciulli gioiosi di rara bellezza che popolano l\u2019ambiente: sono i famosissimi <strong><em>Puttini del Serpotta<\/em><\/strong>. Non angeli ma bambini reali, festanti, liberi, di cui egli rappresenta ed esalta la fresca fanciullezza, ammonendo il mondo, che all\u2019epoca aveva poca attenzione per i bambini e per la loro fragilit\u00e0.<\/p>\n<p>Una rappresentazione della faciullezza mai vista prima d\u2019allora. Il suo realismo va oltre il capriccio artistico e con quel turbinio svolazzante di bimbi dal candore smagliante denuncia una fragilit\u00e0 da proteggere.<\/p>\n<p><strong>Serpotta<\/strong> mette in scena, con i suoi stucchi in gesso, l\u2019innocenza da tutelare.<\/p>\n<p>Nulla esclude che il gesso da egli usato provenisse dalle cave peloritane di Gesso. Dove si era sviluppata una modesta tradizione di stuccatori artisti, ultimo quel <em>Pietro Gull\u00ec<\/em> che oper\u00f2 nel rifacimento degli stucchi del Duomo di Messina dopo il 1908.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La Struttura Urbana<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Disteso su uno stretto altipiano di crinale, l\u2019organismo urbano occupa fitto tutto lo spazio abitabile che l\u2019orografia consente. L\u2019abitato \u00e8 percorso da due strade longitudinali in pendenza che definiscono un corpo urbano come un nastro che in basso finisce con l\u2019unico vuoto, la piazza. Una piazza in pendenza. Un paese in pendenza dove ci si muove salendo o scendendo, dove anche spostarsi \u00e8 faticoso.<\/p>\n<p>Davanti al crinale, spostato un po&#8217; ad oriente, si trova uno sperone di roccia come un avamposto. Un punto che domina il mare dove sorge il convento dei Cappuccini. Una struttura che \u00e8 stata sempre strategica per l\u2019avvistamento del pericolo proveniente dal mare. Il monastero ha avuto un ruolo preminente nella storia, nell\u2019economia e nella cultura della comunit\u00e0, cos\u00ec come l\u2019altro convento omologo che si trova su un altro sperone di roccia, anch\u2019esso un punto di guardia strategico, che domina la vallata e il corso del fiume Gallo.<\/p>\n<p>Le due strade sono via Belvedere, la pi\u00f9 importante, che partendo dall\u2019alto quasi a precipizio giunge alla piazza dove si erge la chiesa di S. Antonio Abbate e via Onofrio Gabrieli.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima corre lungo il margine orientale dell\u2019altopiano e in fondo ad essa si trova un suggestivo tempio medievale, diruto, inaccessibile, a cielo aperto, che vige in stato di totale abbandono. Misconosciuto pur avendo l\u2019aria di essere stato un elemento essenziale nella storia del luogo. Per la toponomastica e per gli abitanti il solenne organismo architettonico \u00e8 l\u2019antica chiesa seicentesca della Madonna del Soccorso, ma la sua struttura muraria e l\u2019articolazione architettonica raccontano di epoche precedenti. Da una veloce lettura stratigrafica delle murature quel tempio risale almeno ad epoca medievale e tante cose avrebbe da raccontare se fosse recuperato, valorizzato e reso fruibile.<\/p>\n<p><strong><em>Onofrio Gabrieli<\/em><\/strong>, a cui \u00e8 intitolata la seconda strada, fu un illustre <em>ibbisoto<\/em>. Un pittore nato a Gesso nel 1619 che si form\u00f2, nella Roma seicentesca, alla scuola di Pietro da Cortona (uno dei maggiori interpreti della pittura barocca). Da Roma poi si spost\u00f2 nel Veneto dove oper\u00f2 a lungo. A lui sono attribuiti i famosi affreschi di <em>Villa Borromeo a Rubano (Padova)<\/em>.\u00a0 Sua la \u201c<strong><em>Madonna del Soccorso<\/em><\/strong>\u201d che si trova al Museo Regionale di Messina che nella seconda met\u00e0 del secolo scorso fu oggetto di uno scandalo di opere d\u2019arte trafugate dalla pinacoteca e sostituite con copie false, il dipinto era tra queste. La colossale truffa fu scoperta da Federico Zeri ed altri colleghi della Soprintendenza del Lazio, in occasione della celebre mostra di Antonello da Messina tenutasi nel capoluogo peloritano nel 1953, con il famoso l\u2019allestimento di Carlo Scarpa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019Economia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019economia del villaggio da sempre si \u00e8 basata sull\u2019estrazione e la lavorazione della pietra di gesso che produceva una buona economia esterna i cui proventi per\u00f2 andavano prevalentemente ad appannaggio dei padroni delle cave, delle fornaci e dei mulini.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 agricole prevalentemente basate sulla produzione di olive e di prelibate specie ortive e da frutto producevano anch\u2019essi un\u2019economia esterna la quale andava a favore dei latifondisti. Solo i residui venivano immessi nel povero mercato interno.<\/p>\n<p>Per la gran parte della popolazione c\u2019era il lavoro a giornata, privo di diritti sindacali.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si spiegano le condizioni di povert\u00e0 in cui per secoli ha versato gran parte della popolazione ibbisota ridotta quasi in schiavit\u00f9, nonostante le campagne fossero produttive e la filiera del gesso incessante.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento della modernit\u00e0 e della meccanizzazione le povere condizioni economiche si aggravarono. La filiera produttiva divenne definitivamente obsoleta e fuori mercato. I vecchi padroni delle cave e delle fornaci preferirono investire in altre attivit\u00e0 invece di industrializzare la produzione del gesso, lasciando definitivamente spazio alle nuove industrie del nord. Ci\u00f2 provoc\u00f2 un notevole calo demografico, una diaspora verso la citt\u00e0 e per molti fu l\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>Oggi le cave sono tutte ricoperte da terreno vegetale e le campagne prevalentemente abbandonate.<\/p>\n<p>Il borgo per molti secoli fu tappa strategica per chi trasportava merci, a dorso di mulo o sui <em>carromatti<\/em>, dai centri della costa tirrenica alla citt\u00e0 di Messina e viceversa. Era una sorta di stazione di posta, probabilmente in origine fu una delle tante <strong><em>staziones romane<\/em><\/strong>. Questo potrebbe spiegare il toponimo di una frazione del borgo chiamata \u201c<em>Locanda<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Gran parte dei prodotti agricoli che giungevano ai mercati del capoluogo peloritano, per secoli furono coltivati nell\u2019unica pianura intensivamente coltivabile della provincia di Messina: la <strong><em>Piana di Milazzo<\/em><\/strong>. Un\u2019estesa pianura che era per Messina come la <strong><em>Conca d\u2019Oro<\/em><\/strong> per Palermo o la <strong><em>Piana di Catania<\/em><\/strong> per il capoluogo etneo. Qui si coltivavano tutte le specie ortive e da frutto che venivano commercializzate ai Mercati Generali di Messina. Il loro trasporto, prima della meccanizzazione, avveniva su carri a trazioni animale, e la via pi\u00f9 breve per raggiungere la citt\u00e0 era scollinare i Peloritani.<\/p>\n<p>I carri, dalla Piana di Milazzo (scelleratamente convertita, nel secondo dopo guerra, in un funesto polo petrolifero e in una centrale termoelettrica) carichi di prodotti agricoli, ogni giorno sul finire della mattinata cominciavano ad avviarsi verso Messina lungo la vecchia Consolare Pompea. Giunti a Ponte Gallo cominciavano la salita verso Gesso dove giungevano nel tardo pomeriggio ed ivi sostavano presso alcune locande per far rifocillare gli animali e riposare i conducenti, i quali solo in tarda serata o a tarda notte riprendevano la strada per Messina per giungervi in tempo prima dell\u2019apertura dei mercati.<\/p>\n<p>Queste taverne di posta costituirono a lungo una significativa economia di transito. Gesso per molto tempo fu un autogrill ante litteram. Poi con l\u2019avvento del motore e il potenziamento delle infrastrutture anche questa economia and\u00f2 perduta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La Societ\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Un tempo Il paese era molto popolato, vi era persino la sede di una Pretura.<\/p>\n<p>La popolazione si divideva a met\u00e0: il 50% era esclusivamente impiegata nella filiera del Gesso; l\u2019altra met\u00e0, prevalentemente donne o uomini anziani, era impiegata nelle campagne. Nella seconda met\u00e0 vanno computati anche i pochi artigiani e qualche commerciante. Quest\u2019ultimi soddisfacevano solo le necessit\u00e0 interne della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Coloro che lavoravano nella filiera del gesso erano in prevalenza uomini e fanciulli. Bambini e bambine venivano impiegati, fin dalla tenera et\u00e0 (a partire da 5-8 anni) cos\u00ec la loro scuola era la <em>Pirera<\/em> o la <em>Caccara<\/em>.<\/p>\n<p>Appena individuata la presenza di un filone di roccia di gesso, la prima attivit\u00e0, per avviarne l\u2019estrazione, era quella di costituire l\u2019area di cava, chiamata <em>Pirera<\/em>. Un\u2019operazione preliminare che consisteva nella rimozione di tutto il terreno vegetale che stava in superficie. Questa attivit\u00e0 veniva affidata esclusivamente ai bambini i quali avevano il compito di scavare il terreno fino alla roccia e di trasportarlo a spalle in altro sito affinch\u00e8 lo spazio d\u2019estrazione fosse libero per la lavorazione e l\u2019accesso.<\/p>\n<p>Liberata l\u2019area di cava si faceva brillare la dinamite che frantumava la roccia in grandi blocchi, ognuno dei quali successivamente veniva ridotto, a colpi di mazza, in pietre di pi\u00f9 piccole dimensioni il cui peso si aggirava intorno a trenta chili: questo lavoro era affidato agli uomini pi\u00f9 vigorosi della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>I blocchi di gesso ridotti e resi di forma stoccabile andavano trasportati dalla <em>Pirera<\/em> fino allo spazio carrabile pi\u00f9 prossimo dove vi erano i carri pronti per essere caricati.<\/p>\n<p>Il trasporto a spalla veniva effettuato dai bambini equipaggiati con le <strong><em>baddedde<\/em><\/strong>, una sorta di cesta a zaino, che indossavano sulle spalle. Queste ceste venivano riempite dai ragazzi pi\u00f9 adolescenti, loro predecessori, che intanto erano passati a lavori pi\u00f9 pesanti. Questi sollevavano le pietre sulle spalle dei pi\u00f9 piccoli. Cos\u00ec carichi (da 30 a 60 kg), i bambini cominciavano a risalire il fondo della cava lungo i terrazzi a spirale, che d\u2019estate erano roventi e accecanti e d\u2019inverno fangosi e scivolosi, fino ai carri. Una fatica minorile da girone dantesco. I <strong><em>bambini di Gesso<\/em><\/strong> erano come i <strong><em>Carusi delle solfatare<\/em><\/strong>, gli schiavi bambini raccontati da Pirandello e Verga (<em>Ciaula scopre la luna<\/em> e <em>Rosso Malpelo <\/em>&#8211; n.d.a.) e immortalati da Guttuso e da Onofrio Tomaselli.<\/p>\n<p>Caricati, i carri questi muovevano verso le <strong><em>Caccare<\/em><\/strong>: fornaci circolari, dove la pietra veniva cotta. Le <strong><em>Caccare<\/em> <\/strong>venivano fittamente costipate di pietre, come degli altiforni, per ci\u00f2 la pietra proveniente dalle <strong><em>Pirere<\/em><\/strong> doveva essere ben sagomata, per aumentare la quantit\u00e0 da cuocere. A queste operazioni di caricamento erano deputati operai pi\u00f9 specializzati. I bambini nelle <strong><em>Caccare<\/em><\/strong> erano impiegati nella raccolta della legna nel sottobosco che serviva ad alimentare il fuoco di cottura trasportandola sempre in spalla.<\/p>\n<p>La pietra ormai cotta e disidrata veniva macinata nei mulini che si trovavano quasi sempre a ridosso o prossimi alle <em>Caccare<\/em>. Ottenuto il gesso in polvere, si confezionava in sacchi che venivano inviati ai grandi distributori di materiale edile che lo commercializzavano.<\/p>\n<p>Questi bimbi erano impiegati dal luned\u00ec al sabato e lavoravano dall\u2019alba al tramonto, e colui che si fosse presentato qualche minuto dopo l\u2019arrivo del chiarore del sole, per essersi attardato un po&#8217; sotto le calde coltri, non veniva assunto e perdeva la giornata, generando nocumento alla gi\u00e0 misera economia famigliare.\u00a0 Cos\u00ec ci testimonia Antonio Cappuccio, uno degli ultimi \u201c<em>Carusi delle Pirere<\/em>\u201d, che abbiamo incontrato tra le vie del paese: un ottuagenario che nella <em>Pirera <\/em>cominci\u00f2 a lavorare all\u2019et\u00e0 di sei anni e ci rimase fino a quando perse un occhio per via di una scheggia di piccone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il villaggio fu un vero e proprio villaggio minerario<\/strong>, funzionale all\u2019attivit\u00e0 estrattiva e alle attivit\u00e0 di trasformazione e lavorazione del gesso.<\/p>\n<p><strong>Tutta la filiera<\/strong> del materiale nobilitato, tra il \u2018600 ed \u2018700, dall\u2019arte scultoria di <em>Giacomo Serpotta<\/em>, <strong>era cinicamente basata sullo sfruttamento del lavoro minorile.<\/strong><\/p>\n<p>Come in altre spietate realt\u00e0 anche a Gesso i lavori pi\u00f9 faticosi e stremanti, per abbattere i costi di produzione, venivano affidati ai bambini, esseri viventi che meno degli altri potevano sopportare la fatica, minandone la salute per sempre.<\/p>\n<p>Quante ricchezze si sono fondate sul sacrificio di quelle innocenti creature? Di quale romantica civilt\u00e0 contadina oggi si parla? Di quali tradizioni ci vantiamo?<\/p>\n<p>Forse \u00e8 venuto il momento di fare i conti veri con un passato che per certi versi \u00e8 stato atroce per via di un feudalesimo schiavista fino a ieri irrisolto e oggi molto spesso esaltato.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 il caso di raccontare certe condizioni sociali cos\u00ec crudeli che oggi fanno spavento, innalzando monumenti a quella infanzia negata e violata che tanto ci ricorda gli schiavi bambini delle solfatare.<\/p>\n<p>A noi dopo aver scoperto questa storia ci piace pensare che i famosi <em>Angeli del Serpotta<\/em> hanno visto la luce grazie ad altri angeli sconosciuti, disumanamente sfruttati, il cui sacrificio ha fornito il materiale con il quale lo scultore panormita ha realizzato eccelsa bellezza.<\/p>\n<p><strong>Ci piace pensare che quei straordinari<\/strong> \u201c<strong><em>bambini di gesso<\/em>\u201d<\/strong> di Santa Cita e di S. Lorenzo <strong>sono stati realizzati grazie anche al sacrificio di altri \u201c<em>bambini di Gesso<\/em>\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Solo pensandoli artefici involontari di tanto splendore possiamo rendergli omaggio.<\/strong><\/p>\n<p>Ma una comunit\u00e0 per secoli cos\u00ec soggiogata tutto questo forse non lo sa \u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>30.09.2020<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/perche-i-luoghi-di-messina-si-chiamano-cosi-gesso\/\">Perch\u00e9 i luoghi di Messina si chiamano cos\u00ec: Gesso (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(villaggio collinare ricadente all\u2019interno del territorio comunale, che sorge sul versante nord dei Monti Peloritani e si affaccia sul Mar Tirreno) &nbsp; CaSO4\u00b72(H2O) \u00e8 la formula chimica di un minerale,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2121,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2091"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2091"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2091\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2123,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2091\/revisions\/2123"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2121"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2091"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2091"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2091"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}