{"id":2077,"date":"2020-05-01T10:18:13","date_gmt":"2020-05-01T08:18:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2077"},"modified":"2022-02-11T18:58:44","modified_gmt":"2022-02-11T17:58:44","slug":"case-ges-ca-l","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/05\/01\/case-ges-ca-l\/","title":{"rendered":"Case. Ges.Ca.L."},"content":{"rendered":"<p>Appena superando il Villaggio Aldisio, prendendo la lunga e tortuosa strada che giunge a \u201c<em>San Giovanello<\/em>\u201d subito a destra attira l\u2019attenzione un agglomerato di piccole palazzine aggregate secondo un curioso disegno ordinato, \u00e8 il quartiere delle \u201c<strong><em>Case Ges.Ca.L<\/em>.<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>Un piccolo rione fatto di piccoli blocchi edilizi a forma di parallelepipedi coperti con tetti a falde areati che si incastrano tra loro come tanti \u201ctetramini\u201d.<\/p>\n<p>Un \u201cTetris\u201d che produce un disegno urbanistico singolare dal quale derivano le strade e gli altri spazi interni ad un\u2019area di circa due ettari vagamente pentagonale che lambisce con uno dei suoi vertici il torrente Gazzi, oggi coperto dalla bretella autostradale che si propaga dalla tangenziale.<\/p>\n<p>Si tratta di piccole tipologie abitative economiche a tre elevazioni fuori terra pi\u00f9 piano seminterrato. Blocchi regolari da tre appartamenti messi in comunicazioni da interstiziali corpi scala di raccordo.<\/p>\n<p>Gli involucri esprimono la stessa concezione modulare del disegno urbano. Il telaio portante in cemento armato posto in evidenza disegna i prospetti suddividendoli in campate quadrate. Uno scheletro esterno tipico della cifra neorealista del secondo dopo guerra che ha caratterizzato tutta l\u2019architettura popolare italiana.<\/p>\n<p>La composizione dei prospetti e il ritmo dei pieni e dei vuoti sono declinati con il modulo del quadrato, che va dal sovra multiplo dell\u2019impronta in pianta al quadrato delle campate sino al sottomultiplo dei quadratini che disegnano le scacchiere dei corpi scala, dei parapetti delle finestre, di quelli dei balconi, interni al profilo dei prospetti, e dei pannelli a griglia che nascondono i locali di servizio. Le finestre incorniciate da esili paraste suddividono le campate in spazi sempre modulari. Tutti i campi pieni sono intonacati e colorati, almeno in origine, di giallo ocra, che insieme all\u2019azzurro delle tapparelle e alle regolari geometrie conferisce agli involucri un gradevole vago atteggiamento neoplasticista, De Stijl.<\/p>\n<p>Si tratta della tipologia che caratterizza gran parte degli interventi della <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> in territorio nazionale, concepita come modello e cifra tipica dell\u2019istituto dall\u2019arch. <strong><em>Michele Valori<\/em><\/strong>, figura preminente nel novero degli architetti neorealisti italiani. \u00a0Fu uno dei progettisti del <strong><em>Quartiere Tiburtino<\/em><\/strong> Ina Case <strong>di Roma<\/strong> insieme a <strong><em>Mario Ridolfi <\/em><\/strong>e<strong><em> Ludovico Quaroni<\/em><\/strong>, di cui fu uno dei pi\u00f9 significativi epigoni. Fu anche uno dei fondatori dell\u2019<strong><em>APAO<\/em><\/strong> (<em>l&#8217;<strong>A<\/strong>ssociazione <strong>P<\/strong>er l&#8217;<strong>A<\/strong>rchitettura <strong>O<\/strong>rganica<\/em>) capeggiata da <strong><em>Bruno Zevi,<\/em><\/strong> oltre ad essere il fratello della famosa attrice <em>Bice Valori<\/em>. A Messina progetto il <strong>villaggio U.R.R.A<\/strong>.. Di lui si sa che progett\u00f2 le case <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> <strong>di Catania<\/strong>, mentre di quelle di Messina, non avendo certezze ufficiali, possiamo solo dire che la tipologia \u00e8 quella da lui concepita e che in esse si intravede la sua mano e il suo estro minimalista ma attento nel disegno che aggrega i blocchi edilizi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il sottostante Villaggio Aldisio, come raccontato in una precedente occasione, fu uno dei pi\u00f9 significativi interventi di edilizia economica e popolare operati in Sicilia dall\u2019<strong><em>INA Casa <\/em><\/strong>nell\u2019ambito del <strong><em>Piano Fanfani<\/em><\/strong> intitolato, ad imperituro ringraziamento, all\u2019allora ministro dei Lavori Pubblici e leader della DC in Sicilia Salvatore Aldisio.<\/p>\n<p>Nel 1962 venne emanata dal parlamento italiano la legge 167, una delle leggi pi\u00f9 umanistiche della repubblica, che incentivava la realizzazione di quartieri di edilizia economica e popolare attrezzati di standard urbanistici efficienti. Standard che hanno anticipato quelli dettati dal D.M. 1444 del 1968 che riguardano ogni espansione urbana.<\/p>\n<p>La nuova norma obbligava i Comuni a realizzare dei piani attuativi specifici, denominati P.d.Z. (Piani di Zona), con i quali avrebbero dovuto disegnare, nel dettaglio, i nuovi quartieri delle citt\u00e0, prevedendo oltre che agli edifici residenziali tutte le necessarie urbanizzazioni primarie e secondarie per un\u2019organica espansione dell\u2019abitato, con particolare riguardo agli edifici scolastici, ai servizi sociali e al verde pubblico.<\/p>\n<p>Essi dovevano contenere dal 40% al 70% dell\u2019edilizia residenziale dimensionata dai P.R.G.. Queste prescrizioni erano sostenute da una efficace disciplina sull\u2019esproprio di aree private per fini pubblici, quali la realizzazione dei suddetti dei Piani di Zona. Con questa struttura la legge imponeva una visione socialista di quello che oggi chiameremmo, con lessico urbanistico nuovo, \u201cgoverno del territorio\u201d, e rafforzava il principio base della scienza urbanistica per il quale il P.R.G. e tutti i sui strumenti derivati sono finalizzati a far prevalere l\u2019interesse pubblico su quello privato, per uno sviluppo armonico della societ\u00e0 e per la tutela degli equilibri ecologici.<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo l\u2019<strong><em>I.N.A. Casa<\/em><\/strong>, venne liquidato con la Legge 60\/1963. La stessa legge, in sostituzione del <strong><em>Piano Fanfani<\/em><\/strong>, introdusse un nuovo programma di costruzioni di alloggi per lavoratori di durata decennale le cui risorse economiche erano attinte da un fondo all\u2019uopo istituito che fu denominato con l\u2019acronimo <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> (<strong>GES<\/strong>tione <strong>CA<\/strong>se per i <strong>L<\/strong>avoratori). La Finalit\u00e0 di questo fondo era di: \u201c<em>Costruire, gestire e dare in affitto o in vendita a riscatto a prezzi modici e modalit\u00e0 agevolate, case per i lavoratori<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il fondo si autofinanziava prelevando direttamente una quota dagli emolumenti di tutti i dipendenti italiani pubblici e privati (0,35%) e dai profitti delle imprese (0,70%). Le quote venivano integrate da contributi governativi.<\/p>\n<p>La <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong>, finanziava la realizzazione di quartieri per lavoratori dipendenti da enti statali, quartieri per dipendi di aziende private, cooperative di lavoratori autonomi ed elargiva mutui per la ristrutturazione o la realizzazione di singole case per lavoratori che gi\u00e0 disponevano di beni ed aree edificabili di propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Era un\u2019istituzione bicefala che operava attraverso due organismi direttivi: il \u201c<em>Consiglio d\u2019Amministrazione<\/em>\u201d che era nominato dal partito di maggioranza (La D.C.) e il \u201c<em>Comitato Centrale<\/em>\u201d nominato dai partiti d\u2019opposizione (P.C.I. e P.S.I.).\u00a0 Di fatto fu un organismo di gestione politica che apr\u00ec la strada alla stagione delle cooperative edilizie gestite dai partiti.<\/p>\n<p>La <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> operer\u00e0 all\u2019interno dei P.d.z. fino al 1973, anno in cui verr\u00e0 soppressa. Ma nonostante la soppressione il contributo continu\u00f2 ad essere prelevato dagli stipendi dei lavoratori, inspiegabilmente, fino al 1992.<\/p>\n<p>Al 31 dicembre 1998 ammontavano a pi\u00f9 di 200 miliardi di lire. Una piccola parte fu stornata a favore delle strutture di recupero per tossicodipendenti, la gran parte fin\u00ec nei meandri della Cassa Depositi e Prestiti e nella disponibilit\u00e0 delle Regioni di cui si ignora l\u2019utilizzo. Da qualche parte, quindi, ci dovrebbe essere un tesoretto dormiente, che farebbe molto comodo all\u2019impellente bisogno di nuovi alloggi per il risanamento delle aree urbane degradate, specie a Messina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Quartiere <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> di Messina disattende tutti i principi della L.167\/62, riguardo agli standard urbanistici.<\/p>\n<p>E\u2019 privo di servizi essenziali come scuole e centri d\u2019assistenza sociale, niente attivit\u00e0 commerciali, niente verde, niente spazi di socializzazione, niente asili nido, niente casa per anziani, nessun bar, nessuno spazio di relazione, nessuna piazza.<\/p>\n<p>La piazza \u00e8 il giornalaio e la fermata dell\u2019autobus. Le botteghe, solo un chiosco emporio, sorto in un\u2019area di sfrido, che vende pochi generi di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 solo un giardinetto impervio, poveramente attrezzato con un campo di bocce, qualche misero gioco per bimbi e due tavoli fissi in cemento che aspettano un\u2019improbabile partita a briscola da parte degli anziani. \u00a0Ha l\u2019aria di essere nato dalla solerzia di qualche abitante che poi ha abbandonato l\u2019impresa o di essere qualche svogliata operazione preelettorale, lasciata ovviamente a consenso raggiunto e consegnata presto all\u2019incuria e al degrado.<\/p>\n<p>Di altro c\u2019\u00e8 un brullo e superato campo di calcio di recente realizzazione, poco frequentato.<\/p>\n<p>Il quartiere e tranquillo ma privo di spazi comuni. Chi ha disegnato quel Tetris si \u00e8 scordato di disegnare una piazza.<\/p>\n<p>I pochi spazi determinati dalla geometria urbana presto sono stato privatizzati, annessi agli aderenti alloggi ai piani rialzati e straformati in garage, giardini e orti privati.<\/p>\n<p>Interrogando chi ha vissuto o vive il quartiere non emerge nessun <em>genius loci<\/em> strutturato, nessuna storia comune, solo un quartiere di transito, quieto, fatto di gente laboriosa e tranquilla, ma chiusa in casa e senza una forte identit\u00e0 comune.<\/p>\n<p>I destinatari degli alloggi furono lavoratori operai di enti statali, che poterono col tempo riscattare gli alloggi.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 un quartiere dove chi vi abita si trova nella perenne condizione di essere esule di quel luogo.<\/p>\n<p>Un quartiere alieno, all\u2019interno di una popolosa periferia, un quartiere dormitorio che vive la sua vita sociale da sempre o in parrocchia o altrove.<\/p>\n<p>Una vita trascorsa sull\u2019autobus.<\/p>\n<p>Una vita ad aspettare l\u2019autobus. Una vita di tempi morti che sono la vera fatica del vivere, che abbattono ogni processo motivazionale. Chi abita e chi ha abitato quel quartiere \u00e8 un vero eroe sociale. Un cristo che si \u00e8 sopportato e si sopporta la croce degli inganni di una sedicente democrazia avara di uguaglianza.<\/p>\n<p>Ragazzi per cui la scuola, lo sport, lo svago, il tempo libero, la socializzazione costa il triplo della fatica dei loro coetanei meglio ubicati sul territorio. Per loro tutto non pu\u00f2 che avvenire altrove.<\/p>\n<p>Il quartiere <em>Ges.Ca.L.<\/em> \u00e8 un universo di cittadini, operai, oggi in gran parte pensionati, ai quali, a suo tempo, \u00e8 stato riconosciuto il diritto alla casa ma non quello alla socializzazione.<\/p>\n<p>Le case <strong><em>Ges.Ca.L.<\/em><\/strong> di Messina sono il riconoscimento di un diritto che \u00e8 costato, e costa fatica. Sono il rischio di un\u2019alienazione che al tempo del digitale accentua i suoi effetti negativi su coloro che vi abitano.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>01\/05\/2020.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/perche-i-luoghi-di-messina-si-chiamano-cosi-gescal\/\">Perch\u00e9 i luoghi di Messina si chiamano cos\u00ec: Gescal (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena superando il Villaggio Aldisio, prendendo la lunga e tortuosa strada che giunge a \u201cSan Giovanello\u201d subito a destra attira l\u2019attenzione un agglomerato di piccole palazzine aggregate secondo un curioso<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2080,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2077"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2077"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2077\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2090,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2077\/revisions\/2090"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2080"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}