{"id":1970,"date":"2018-05-10T15:46:06","date_gmt":"2018-05-10T13:46:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1970"},"modified":"2022-02-10T15:52:51","modified_gmt":"2022-02-10T14:52:51","slug":"fenomenologia-della-brutto-architettonico-una-perdita-della-sua-dimensione-etica-e-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2018\/05\/10\/fenomenologia-della-brutto-architettonico-una-perdita-della-sua-dimensione-etica-e-morale\/","title":{"rendered":"Fenomenologia della \u201cBrutto Architettonico\u201d: una perdita della sua dimensione etica e morale"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si arresta l\u2019avanzata della <em>brutta architettura<\/em>, anzi dilaga. Da molti decenni, in Italia, l\u2019architettura afasica \u00e8 endemica. Ovunque architetture di dubbia qualit\u00e0 e di altrettanto dubbia funzione, classificabili indiscutibilmente nella categoria del brutto invadono le nostre citt\u00e0. Sono il paradigma di un processo di negazione dell\u2019architettura. Opere Commissionate dagli apparati pubblici e politici, o da grandi imprese private, ormai da decenni non rispondono pi\u00f9 ai requisiti minimi di qualit\u00e0 formale e funzionale che anche la pi\u00f9 semplice architettura dovrebbe avere. Questo fenomeno trova le sue radici in processi di ordine meramente prosaico che nulla hanno a che vedere con quel vecchio, e ormai obsoleto, processo ideativo e costruttivo che era l\u2019architettura. La fenomenologia del <strong><em>\u201cbrutto architettonico\u201d<\/em><\/strong>, oltre a non appartenere a nessuna categoria di pensiero, a non avere alcuna cornice di senso, ha pochissimi punti di contatto con i due elementi che sono l\u2019essenza dell\u2019architettura: la funzione e la forma. Una funzione senza la forma non \u00e8 un\u2019architettura ma un utensile. Una forma senza funzione non \u00e8 un\u2019architettura bens\u00ec una scultura. La bella architettura \u00e8 il perfetto equilibrio tra i contenuti della forma (che assume valore espressivo) e quelli della funzione (che assumono valore di utilit\u00e0). Si pensi alla perfezione funzionale e geometrica del <em>Teatro di Epidauro<\/em> o di <em>Piazza di San Pietro<\/em> a Roma.<\/p>\n<p>Oggi la funzione di certe architetture amorfe \u00e8 quella di essere funzionali solo a speculazioni edilizie e commerciali. Di essere funzionali alla corruttela dilagante, alla spartizione politica di incarichi pubblici, ad alimentare il consenso e a rinforzare le gi\u00e0 nutrite schiere dei cortigiani del potere politico ed economico. <em>Le Corbusier<\/em> diceva che in architettura: \u201c<em>dietro ogni segno vi \u00e8 un\u2019idea<\/em>\u201d, una vicenda, una storia, un senso, un pensiero, una categoria di pensiero. L\u2019architettura \u00e8 pensiero. \u00c8 un processo tecnico\/creativo che plasticizza i processi culturali ed etici del tempo in cui nasce, esprimendo l\u2019etica, la morale, di chi l\u2019ha commissionata e di chi la concepisce. Il \u201c<strong><em>brutto architettonico<\/em><\/strong>\u201d non contiene elementi di senso culturale, ideologico, artistico, storico e civile. Esso \u00e8 rigidamente costretta nei binari dei processi pragmatici della speculazione edilizia, economica e politica. E\u2019 un linguaggio architettonico che ha perduto i suoi contenuti morali. Una bella estetica architettonica, prima ancora di essere un fatto formale \u00e8 una categoria dello spirito che esprime una sua dimensione etica e morale. Un\u2019architettura che non esprime significanti etici e morali non pu\u00f2 che trovare la sua ontologia solo nell\u2019ambito di taluni rapporti affaristico-politici e speculativi, veicolati da architetti che sacrificano il senso dell\u2019architettura sull\u2019altare dell\u2019utilit\u00e0. Questo malcostume stravolge non solo il senso stesso dell\u2019architettura ma deforma anche il ruolo pedagogico dell\u2019architetto. Architetti come Michelangelo, Bernini, Gaud\u00ec, Le Corbusier, Gropius, ecc\u2026, sono stati uomini che hanno sublimato le loro esistenze nella realizzazione delle loro opere. L\u2019emolumento non era certo il loro scopo primario, n\u00e9 in alcun modo dava senso al loro lavoro. Erano le loro opere che gli rendeva dignit\u00e0 sociale, non la loro ricchezza, che nobilitavano la loro identit\u00e0 nel contesto sociale in cui vivevano. La ricchezza economica era solo un effetto collaterale del successo delle loro opere: l\u2019architettura un tempo aveva valore meta economico.<\/p>\n<p>Oggi vediamo ricchi e prolifici professionisti misconosciuti, la cui fama non va mai oltre la soglia delle segreterie politiche.\u00a0 In alcuni casi si tratta persino di un anonimato strategico, visto che la qualit\u00e0 delle loro opere e inversamente proporzionata agli ingenti guadagni. La qualit\u00e0 in architettura si raggiunge quando essa esprime armonia ed equilibrio, sintomi sconosciuti al pragmatismo. L\u2019armonia \u00e8 l\u2019evidente espressione della passione profusa da chi ha progettato l\u2019opera. L\u2019equilibrio \u00e8 la chiara manifestazione delle capacit\u00e0 professionali, dell\u2019impegno culturale, dell\u2019architetto. In architettura, come nell\u2019arte, l\u2019armonia e l\u2019equilibrio sono i veri genitori della bellezza.<\/p>\n<p>L\u2019aggravante della fenomenologia del \u201c<strong><em>brutto architettonico<\/em><\/strong>\u201d \u00e8 il suo divenire elemento che caratterizza e determina la fisionomia dei luoghi che invade, delle citt\u00e0, condizionando l\u2019estetica dell\u2019ambiente in cui viviamo, che ogni giorno abitiamo o siamo costretti a frequentare. Ci\u00f2 condiziona inevitabilmente il nostro gusto e deforma quello collettivo. Incide sulla percezione subliminale e orienta il senso estetico verso categorie di pensiero regressive. Le architetture brutte che hanno devastato e continuano a devastare le citt\u00e0 italiane denunciano chiaramente, con il loro non senso e il loro amorfismo, una condizione afasica della creativit\u00e0 progettuale. Alessia architettonica con la quale il progettista camuffa gli scopi manifestamente speculative e amorali del committente.<\/p>\n<p>Queste opere, se le si osserva bene, esprimono solo il disperato tentativo di dissimulare i processi prosaici che le determinano e ai quali debbono obbedire. L\u2019involucro di questi manufatti esprime quasi sempre incoerenza formale, squilibri e disarmonie, metafore degli squallidi compromessi che condizionano tutte le fasi progettuali e quelle esecutive. Questo perch\u00e9 difficilmente chi mente \u00e8 armonico. Difficilmente chi nasconde l\u2019inconfessabile \u00e8 equilibrato. Se la bellezza \u00e8 figlia dell\u2019armonia e dell\u2019equilibrio, la bruttezza non pu\u00f2 che essere il suo contrario. Quando il rapporto tra l\u2019opera e il suo creatore \u00e8 caratterizzato da contenuti prevalentemente, se non esclusivamente speculativi, il risultato non pu\u00f2 che essere sciatto e privo di qualsiasi senso e di qualsiasi significato. L\u2019unico significato \u00e8 quello di un sconcio mercimonio tra l\u2019ideatore e il suo committente, entrambi complici di un sistema clientelare perverso. Questa \u00e8 l\u2019esegesi del brutto architettonico contemporaneo in Italia: un significante che riferisce chiaramente un significato ancora pi\u00f9 brutto della forma stessa. Il \u201c<em>brutto architettonico<\/em>\u201d \u00e8 la tragica narrazione e la lucida metafora di tutti quei processi di valorizzazione dell\u2019incompetenza e della mediocrit\u00e0 che da molti anni hanno alterato la convivenza civile e democratica in questo paese, attraverso una corruzione culturale, e non solo, che ormai ammorba ogni occasione della vita pubblica, sacrificando tutto sull\u2019altare del dio denaro.<\/p>\n<p>Siano nella <strong><em>Brutta Epoque,<\/em><\/strong> ove si assiste ad una allarmante regressione del gusto e del senso estetico collettivo, al trionfo del banale quale inevitabile prezzo da pagare ai miti del pensiero economico dominante. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per quella bellezza architettonica, un tempo veicolo icastico di contenuti etici e morali. La morale \u00e8 l\u2019etica, ormai sono diventati dei disvalori, elementi di intralcio all\u2019incessante procedere di una fattivit\u00e0 paladina di un progresso di cui ormai nessuno pi\u00f9 si chiede il senso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>10 maggio 2018<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non si arresta l\u2019avanzata della brutta architettura, anzi dilaga. Da molti decenni, in Italia, l\u2019architettura afasica \u00e8 endemica. 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