{"id":1657,"date":"2018-03-18T08:33:50","date_gmt":"2018-03-18T07:33:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1657"},"modified":"2022-01-09T08:45:44","modified_gmt":"2022-01-09T07:45:44","slug":"il-borgo-antico-di-castroreale-uno-scrigno-di-qualita-urbana-e-darmonia-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2018\/03\/18\/il-borgo-antico-di-castroreale-uno-scrigno-di-qualita-urbana-e-darmonia-sociale\/","title":{"rendered":"Il borgo antico di Castroreale: uno scrigno di qualit\u00e0 urbana e d\u2019armonia sociale"},"content":{"rendered":"<p><em>Tra significanti arabi e significati aragonesi: segni ai quali ispirarsi per una duratura riabilitazione sostenibile<\/em><\/p>\n<p>La crisi culturale, civile ed economica che stiamo attraversando impone con urgenza la prospettiva di concepire nuovi sistemi di aggregazione umana, nuovi modi di stare insieme in relazioni armoniche. A questa impellente necessit\u00e0, forse ormai non pi\u00f9 eludibile, occorre fornire risposte serie, soluzioni concrete, azioni che promuovono nuovi paradigmi. L\u2019attuale crisi provocata dalla globalizzazione, che con i suoi regimi tecnocratici e finanziari sta distruggendo i diritti dei popoli e degli individui, la qualit\u00e0 della vita e ogni equilibrio naturale ed ecologico, va contrastata con una visione altra, con un\u2019idea deformante, un\u2019idea che pu\u00f2 cambiare il corso di queste perniciose consuetudini. Il futuro \u00e8 troppo incerto, oscuro, inaffidabile e imprevedibile. La crisi culturale ha depotenziato ogni capacit\u00e0 critica e reattiva delle popolazioni e dei singoli individui, scatenando una visione solipsistica del mondo. Un individualismo che pian piano sta cancellando la prospettiva dello stare insieme, il senso comune, il <strong><em>Cum Unis<\/em><\/strong>. In questo scenario l\u2019idea del passato si trasforma in una condizione rassicurante e la sua riabilitazione \u00e8 l&#8217;unica prospettiva accettabile e sostenibile. Ma dove trovare l\u2019idea del passato nel presente? \u00a0Se si guarda il territorio le tracce pi\u00f9 visibili e pi\u00f9 concrete del passato sono i <em>Centri Storici<\/em> e i <em>Borghi Antichi<\/em>.\u00a0 Sono questi i luoghi dove \u00e8 ancora conservata, pi\u00f9 o meno integra, la forma della nostra storia e di quel che \u00e8 stata la nostra civilt\u00e0. Le citt\u00e0 non sono pi\u00f9 sicure e non svolgono pi\u00f9 funzioni che producono redditivit\u00e0 e benessere.\u00a0 Il loro residuo funzionale si basa soltanto sulla rendita urbana, sulle rendite di posizione e sui monopoli commerciali sempre pi\u00f9 in mano alle multinazionali e alla grande distribuzione, sull\u2019assistenzialismo e il clientelismo politico e sulle strutture burocratiche e tecnocratiche che ne calibrano i livelli d\u2019efficienza. Siamo alla ricerca di nuovi modelli esistenziali che soddisfino la dilagante domanda di fuga, il forte bisogno di mettersi al riparo dalla morsa cinica del capitalismo predatore e dalle nuove forme di schiavit\u00f9 sempre pi\u00f9 legalizzate. Si avverte un bisogno di quiete, di concretezza e di qualit\u00e0 di vita. Di una vita sicura, dall\u2019orizzonte certo e rassicurante, una sorta di riparo esistenziale, quieto e concreto. Un bisogno di luoghi in cui vivere in sicurezza esistenziale e in armonia sociale, dove praticare un nuovo rapporto con le cose, con il territorio, con la natura, con il tempo. Luoghi dove si possano costruire inedite forme di vita. Oggi questo pu\u00f2 avvenire solo nei borghi antichi, nei nuclei urbani di antica fondazione e nei loro territori rurali o marini. In questi luoghi si pu\u00f2 restaurare il senso di sicurezza perduto e si pu\u00f2 praticare il bisogno di riconciliazione con le nostre ataviche radici e con le nostre antiche identit\u00e0. Questa prospettiva oggi pu\u00f2 essere facilitata da quelle stesse tecnologie che hanno prodotto la crisi della post modernit\u00e0, facendo di esse un uso opportuno li si pu\u00f2 trasformare in strumenti fondamentali per una nuova armonia sociale sostenibile.<\/p>\n<p><strong><em><u>Il borgo antico di Castroreale<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questi giorni si sta imponendo all\u2019attenzione dei media, con giusto merito, il borgo antico di <strong><em>Castroreale<\/em> <\/strong>(candidato ad essere eletto tra i borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia).\u00a0 Sorge nella provincia di Messina, disteso lungo i due bracci del crinale del colle Torace. Una piccola rocca, dei ponti Peloritani, ai cui fianchi scorrono, il fiume Patr\u00ec, ad ovest, e il fiume Longano, ad est. Il borgo si affaccia sul mar tirreno dominando ogni dettaglio delle Eolie, della penisola di Milazzo, dell\u2019istmo di Marinello e della \u201c<em>mite<\/em>\u201d Tindari. Da Castroreale le \u201c<em>isole dolci del dio<\/em>\u201d dei venti, sembrano galleggiare tra mar e nuvole e lo sguardo va oltre, navigando verso la penisola di Elea, verso l\u2019antica Pestum.<\/p>\n<p><strong>Castroreale, <em>Castrum Regale<\/em><\/strong>: castello del re. Il toponimo si deve a Federico III d\u2019Aragona, che riconoscendo la sua posizione strategica (gli fu molto utile per scorgere in anticipo le incursioni delle flotte angioine) la nomin\u00f2 <em>Citt\u00e0 Demaniale,<\/em> ordinando nel 1324 l\u2019erezione di un <em>Castello Reale<\/em> dove spesso soggiornava. Secondo i libri di carta questo fu il momento fondativo della citt\u00e0. E da quel momento segue tutta una narrazione ufficiale che racconta di spagnoli, sabaudi, austriaci, borbonici, piemontesi fino all\u2019attuale autonomia repubblicana. Ma a noi questo libro di pietra fatto di quiete urbana e di rara qualit\u00e0 umana ci racconta altro. La sua massa architettonica, fitta e affastellata, quasi sdrucciola, con le sue strade, che, viste dall\u2019alto, ricalcano l\u2019antico impianto arabo e si dipanano come lunghi filamenti ramificati che ricamano la sommit\u00e0 cornuta del monte sul quale si adagia, ci narrano storie che non abbiamo trovato nelle fonti ufficiali. Ci dicono di vestigia di un vecchio porto di epoca romana in prossimit\u00e0 della foce del fiume Patr\u00ec, che oggi affiorano tra un moderno abitato e la riva del fiume medesimo, in localit\u00e0 <em>Portosalvo<\/em>. Un fiorente porto fluviale attorno al quale in origine abitavano i castrensi e che furono costretti a lasciare a causa di una grave esondazione che distrusse porto e abitato costringendoli a ripetute migrazioni nell\u2019entro terra in cerca di sicurezza e risorse alimentari certe. \u00a0Per avere un\u2019altra citt\u00e0, forse, dovettero aspettare gli arabi tecnologizzati con i quali scalarono l\u2019alto colle Torace, per fondare sul quel curvo crinale un centro abitato confortevole. Gli Arabi sapevano raccogliere l\u2019acqua piovane nelle loro case cisterne (damusi) e su quel colle costruirono un raffinato sistema di raccolta delle acque (i catusi) di cui ancora si trova suggestiva traccia in quei cunicoli che attraversano la citt\u00e0 e si collegano con i fondi delle abitazioni. Poi con le loro tecniche di irrigazione e di coltivazione resero fiorenti le campagne. L\u2019antica Castroreale era una lussureggiante citt\u00e0 araba, laboriosa e laica. Con il Castello posto in posizione dominante rispetto al labirintico abitato, con le moschee, i minareti, le madrase (scuole), i bagni, ecc&#8230; Insomma, una delle tante tipiche citt\u00e0 arabe del mediterraneo e della Sicilia del IX e X secolo d.c.. \u00a0A Castroreale, come in tutta la Sicilia, della citt\u00e0 araba non resta nulla. Tutto eliminato dai Normanni e dagli Svevi, esecutori militari del furore strategico della Chiesa cristiana, il cui obiettivo era che non restasse alcuna traccia dell\u2019Islam, tollerante ed emancipato. Ma, visitando il borgo si \u00e8 di continuo attirati da inaspettati significanti arabi, tracce, segnali che disorientano il visitatore. Lungo le strade, negli edifici, nelle coperture delle chiese, nella concezione degli spazi urbani, ovunque, stilemi e segni arabi s\u2019impongono alla nostra attenzione. Come se un <em>genius loci<\/em> ribelle volesse dirci: <em>guarda che noi ci siamo stati, anche se ci hanno cancellato per non doverci raccontare<\/em>. \u00a0Il Castello di <em>Federico III<\/em> sorge sui ruderi del Castello arabo distrutto dai Normanni. L\u2019arco dell\u2019antica Sinagoga, superstite alla cacciata degli ebrei dal borgo, \u00e8 un arco arabo. Altre tracce ci dicono che la sinagoga sorgeva dove prima vi era una moschea. Il singolare sacrato affiancato alla cattedrale, che predilige l\u2019osservazione strategica a discapito della socializzazione dei fedeli origina dall\u2019impianto arabo (citt\u00e0 chiusa, arroccata, inespugnabile con un balcone di vedetta). E poi le cupole rosate che emergono solenni dalla massa architettonica: quella elegante della <em>Chiesa della Candelora<\/em> e quella della Chiesa del <em>SS. Salvatore<\/em>. Questi due inconsueti elementi ci raccontano di una raffinata tradizione muratoria (importata dagli arabi) che si impose nelle fabbriche del culto cristiano. Le cupole rosate sono la cifra distintiva pi\u00f9 raffinata del borgo. Sono un pregevole elemento di unicit\u00e0. Uno stilema arabo, incancellabile, perch\u00e9 si \u00e8 fatto archetipo. Un archetipo cos\u00ec forte che quando la calotta della cupola rosata del S.S. Salvatore \u00e8 crollata, non essendoci pi\u00f9 le abilit\u00e0 artigiane per ricostruirla, invece di abbatterla venne riparata, sovrapponendo, in chiave, un\u2019improbabile raggera di tegole. Un gesto commovente, espressione del tentativo estremo di conservare, a tutti i costi, una forma che si riteneva preziosa, una forma che si sentiva essere identitaria. Oggi quella cupola rattoppata \u00e8 uno degli elementi architettonici pi\u00f9 raffinati e pregevoli del patrimonio artistico e culturale del borgo, sicuramente il pi\u00f9 caratteristico. Ma gli arabi si segnalano ancora in certi toponimi, in alcune sfumature dialettali e nelle specialit\u00e0 gastronomiche. Uniche ed inimitabili: i biscotti della badessa e il riso nero. I primi (prodotti in origine dal convento delle suore di clausura) caratterizzati da un sapiente insieme di spezie aromatiche (cannella, chiodi di garofano e finocchietto selvatico) che nobilita e specializza una normale pasta brioche. Il secondo un gustosissimo e prelibato risotto dolce, color nero di seppia. Questa particolarit\u00e0 cromatica \u00e8 dovuto ad una speciale tostatura e abbrustolimento di mandorle che insieme alla cannella e altre spezie ne costituiscono gli ingredienti. Probabilmente si deve agli arabi anche la presenza secolare di una comunit\u00e0 ebraica (furono loro ad insediare in Sicilia massicce comunit\u00e0 giudaiche provenienti dall\u2019area arabo-magrebina). La zona est del borgo, che si affaccia sul Longano, per secoli fu il Ghetto ebraico. Questa comunit\u00e0 presto assunse una posizione preminente nella struttura sociale della citt\u00e0, al punto che, dopo gli editti di Isabella di Castiglia che espelleva gli ebrei dai suoi domini, molti di loro \u201cP<em>er interessi economici non da poco\u201c, <\/em>come direbbe <em>Paolo Faranda<\/em>, raffinato cultore di Storia Patria ed esperto conoscitore del patrimonio culturale del borgo antico, furono costretti a convertirsi al cristianesimo. Si tratt\u00f2 di false conversioni per non rinunciare a una grande mole d\u2019affari. Essi gi\u00e0 a quel tempo, oltre a gestire molti latifondi e la gran parte dell\u2019economia agraria, gestivano il <em>Monte di Piet\u00e0<\/em>, oggi <em>Palazzo Peculio<\/em>, sede del Comune. Per capire come andavano i processi economici a quel tempo basta osservare la fontana che si trova all\u2019ingresso della piazza antistate Palazzo Peculio (un tempo ad esso addossata) nella cui cornice decorata con inequivocabili simboli giudaici \u00e8 scolpito, in latino, un distico elegiaco che dice: \u201c<em>Qui i nostri avi costruirono il Monte di Piet\u00e0. Quello vi tolga la fame quest\u2019acqua vi possa dissetare<\/em>\u201d. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 spiegare il carattere operoso e operativo dei castrensi, pragmatici, determinati ma al tempo stesso generosi ed ospitali. Ed \u00e8 con questo carattere che stanno resistendo all\u2019attuale grave crisi che fa registrare nel borgo un notevole calo demografico, una perniciosa diaspora di giovani, l\u2019obsolescenza di tante funzioni un tempo attive: bar, ristoranti, caserme, conventi, funzioni urbane e i luoghi di aggregazione, palazzi signorili abbandonati, l\u2019Ostello della Giovent\u00f9, attrattore antropico di scala internazionale, ormai da anni chiuso. Persino la famigerata rassegna di \u201c<em>Castroreale Jazz<\/em>\u201d, che richiamava pubblico da tutta la Sicilia, sta perdendo pezzi: quest\u2019anno si \u00e8 divisa tra il borgo e Milazzo. Un\u2019altra grave mutilazione operata dalle leggi di mercato. Queste sottrazioni sono espressione di una afasia progettuale della politica che pur amministrando un giacimento culturale come questo incantevole borgo non riesce a produrre un palinsesto culturale e civile che protegga la comunit\u00e0 dal rischio di un fatale tracollo sociale.<\/p>\n<p>Nondimeno, in questo luogo, che sembra incantato, dove ad ogni angolo appaiono miraggi che ci parlano del passato, incantesimi che evocano moschee e minareti e dove si sente l\u2019odore di grandi civilt\u00e0 pregresse, scopriamo due presenze inaspettate. Due eccellenze dell\u2019attualit\u00e0 castrense. Apprendiamo che nel borgo vi \u00e8 un <strong><em>Planetario Astronomico Digitale<\/em><\/strong>, unico della provincia di Messina, curato dall\u2019associazione astrofila \u201d<em>Andromeda<\/em>\u201d presieduta dall\u2019ing. <strong><em>Paolo Faranda<\/em><\/strong>. Una struttura che attira studiosi e studenti da ogni dove, registrando una presenza media di centinaia di visitatori al mese. Altra mirabile sorpresa \u00e8 il <strong><em>Museo delle Moto d\u2019Epoca<\/em><\/strong>. Unico in tutta l\u2019Italia meridionale. Si tratta di una sbalorditiva collezione scientifica e dinamica: ogni esemplare esposto oltre a rappresentare un\u2019epoca, una specifica concezione meccanica, uno stile e una cifra artistica \u00e8 in perfetta efficienza, pronto ad essere messo su strada e ad intraprendere lunghi viaggi. Nel libro dei visitatori, di questo museo, ormai da tempo inserito nel circuito dei musei d\u2019eccellenza segnalato dall\u2019Assessorato Regionale alla Cultura e al Turismo, diretto e curato dall\u2019impareggiabile esperto <strong><em>Enrico Munaf\u00f2<\/em><\/strong><em>, <\/em>negli ultimi quattro mesi si leggono oltre 4000 firme (mille visitatori al mese).Queste due eccellenze sono gli unici efficientissimi attrattori antropici del luogo, in grado di muovere verso il borgo masse di visitatori in ogni stagione. Sono un esempio lampante di come le specializzazioni funzionali dei borghi e dei centri storici determinano salutari flussi turistici. La loro attivit\u00e0, presto, dovr\u00e0 essere strutturata e supportata da un piano strategico di sviluppo culturale che valorizzi in modo sostenibile l\u2019intero borgo e le sue unicit\u00e0 e sostenga queste iniziative d\u2019eccellenza, le quali basate solo ed esclusivamente sullo slancio volontario di alcuni, potrebbero rischiare cadute motivazionali.<\/p>\n<p>Questo borgo ha tutte le risorse per potersi riabilitare, per tornare in salute. Servono idee e soluzioni efficaci che facciano del medesimo un contenitore di vita. Di vita di qualit\u00e0. Un luogo dove si sviluppino processi sociali armoniosi attivi all\u2019attualit\u00e0 ed interpreti del futuro. Il borgo va rifunzionalizzato affinch\u00e9 diventi un attrattore antropico permanente attrezzato e senza rischi di sterilit\u00e0 di ritorno. Va valorizzata l\u2019alta qualit\u00e0 della vocazione agricola e di quella culturale, portando non la modernit\u00e0 nel passato ma il passato nella modernit\u00e0. Il borgo pu\u00f2 essere il luogo dove cominciare la nuova quieta vita che cerchiamo.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>14.03.2018<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra significanti arabi e significati aragonesi: segni ai quali ispirarsi per una duratura riabilitazione sostenibile La crisi culturale, civile ed economica che stiamo attraversando impone con urgenza la prospettiva di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1659,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1657"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1657"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1657\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1674,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1657\/revisions\/1674"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1659"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1657"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1657"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1657"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}