{"id":1501,"date":"2017-12-12T21:02:09","date_gmt":"2017-12-12T20:02:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1501"},"modified":"2021-11-12T21:03:14","modified_gmt":"2021-11-12T20:03:14","slug":"giovanni-cammarata-e-gli-outsider-artists","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2017\/12\/12\/giovanni-cammarata-e-gli-outsider-artists\/","title":{"rendered":"Giovanni Cammarata e gli Outsider Artists"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Il cementiere ribelle che con la sua baracca conquist\u00f2 il mondo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nella distratta citt\u00e0 di Messina, fino al 2002, ogni Natale vi era un presepio di vero valore artistico e culturale. Un presepe negletto, allestito puntualmente, con cortese caparbiet\u00e0 e con dolce ostinazione, da un uomo che si era ribellato, in un modo forte e inconsueto, ad una grande ingiustizia sociale: la sottrazione violenta di un lavoro con il quale sostenere i suoi cinque figli e la privazione di una casa dove far vivere in modo dignitoso la sua numerosa famiglia. Un mancato riconoscimento di diritti sacrosanti e inalienabili ad uno delle decine di migliaia di messinesi lasciti ai margini della societ\u00e0 peloritana allo scopo di farne una riserva di clientela politica e un grande serbatoio di consenso elettorale. Un uomo, forse l\u2019unica vittima della feroce <strong><em>fenomenologia della baracca<\/em><\/strong>, capace di reagire. Unica voce in un luogo deserto di coscienze umane e civili, affollato solo da prede e predatori.<\/p>\n<p>Il presepe era quello di via <em>Maregrosso<\/em>, l\u2019uomo Giovanni Cammarata, retrospettivamente indicato come uno dei pi\u00f9 significativi \u201c<strong><em>outsider artist<\/em><\/strong>\u201d al mondo. La sua esperienza espressiva fu riconosciuta negli ambienti pi\u00f9 autorevoli della critica d\u2019arte contemporanea internazionale gi\u00e0 dal 1996, quando<strong> John Maizels<\/strong> (forse il pi\u00f9 autorevole critico di <strong>Outsider Art<\/strong>, tra i primi al mondo ad occuparsi dei geni sconosciuti dell\u2019arte e degli artisti autodidatti) \u00a0inser\u00ec \u00a0\u201c<strong><em>La casa delle meraviglie del Cavaliere Cammarata<\/em><\/strong>\u201d (la sua baracca) tra le prime 100 case fantastiche del mondo, pubblicandola nella monografia \u201c<strong><em>The Fantastic Wold<\/em><\/strong>\u201c della casa editrice tedesca \u201c<strong><em>Taschen<\/em>\u201d. <\/strong>Da quel momento Messina ebbe un vero artista di statura internazionale, ma non se ne accorse o non se ne volle accorgere, come fa puntualmente con le poche eccellenze che resilienti ancora nascono nel suo arrido terreno civile e culturale. Nel tempo che trascorre tra il 1996, anno della sua consacrazione, e il 2002, anno della sua morte, non successe nulla. Tutto si mosse dopo la sua morte. Ma non si mossero processi di valorizzazione o celebrazione retrospettiva della sua opera, come spesso accade con gli artisti incompresi, ma le ruspe. Le ruspe ciniche del capitalismo predatore che cancella ogni identit\u00e0 pur di costruire i centri commerciali dell\u2019omologazione globalizzante. La <strong><em>Casa delle Meraviglie <\/em><\/strong>del Cavaliere, riconosciuta in ambito internazionale, venne rasa al suolo e ricoperta con l\u2019asfalto di un desolante e desolato parcheggio di un ipermercato. Oggi restano solo le vestigia di ci\u00f2 che egli, fortunatamente, aveva abusivamente realizzato sul suolo pubblico, dove le ruspe della legittimit\u00e0 si sono guardate bene dall\u2019intervenire. Un paradosso ricorrente a certe latitudini, dove gli obbrobri sono a norma di legge e la creativit\u00e0 per esprimersi deve commettere abusi e reati.<\/p>\n<p>Il Cavaliere \u00e8 un autorevole <strong><em>Outsider Artist<\/em><\/strong>, perch\u00e9 la sua esperienza espressiva \u00e8 \u201c<em>fuori<\/em>\u201d da ogni grammatica stilistica, \u00e8 \u201c<em>oltre<\/em>\u201d: \u201c<em>oltre<\/em>\u201d ogni regola, <em>\u201coltre<\/em>\u201d ogni schema, \u201c<em>oltre<\/em>\u201d ogni categoria, persino la pi\u00f9 ribelle, la pi\u00f9 avanguardista. La sua cifra \u00e8 estranea sia al contesto territoriale che a quello sociale ed estetico ma al tempo si scopre essere universalmente comprensibile. Ecco perch\u00e8 egli \u00e8 un \u201c<em>Irregolare<\/em>\u201d.\u00a0 Perch\u00e9 come tutti gli \u201cIrregolari\u201d il suo verbo \u00e8 immediato, la sua semantica \u00e8 universale. Gli <em>Outsider <\/em>sono fuori da qualsiasi ambiente culturale, sono \u201c<em>oltre<\/em>\u201d, sono: <em>outsider<\/em>. Sono il frutto di un\u2019energia che si scatena dalla confluenza di circostanze eterogenee che hanno tutte un filo conduttore che non sta nella produzione formale bens\u00ec negli stessi atteggiamenti espressivi, nelle stesse categorie di ribellione, scomposte, irreggimentabili, sfuggenti, irraggiungibili, imprevedibili, non valutabili, difficili da analizzare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><u>Ma chi sono gli \u201cOutsider Artist\u201d<\/u><\/em><\/p>\n<p>Come si annoverano gli artisti <strong><em>outsider<\/em><\/strong>? come si classifica una categoria cos\u00ec sfuggente ad ogni spiegazione e al tempo stesso aperta ad ogni definizione? La critica si affanna a negargli qualsiasi classe, qualsiasi riferimento stilistico. Loro &#8220;<em>non sono<\/em>&#8220;. Ma anche quel &#8220;<em>non essere<\/em>&#8221; automaticamente diviene una categoria essa stessa, una classe. Cos\u00ec gli \u201c<em>irregolari<\/em>\u201d, appena li si denomina smettono di essere irregolari e diventano una regola. Appena la loro eterogeneit\u00e0 e la loro unicit\u00e0 la si compara con altre esperienze anch&#8217;esse irregolari (<strong><em>Cammarata <\/em><\/strong>come <strong><em>Sam Rodia<\/em><\/strong>), poich\u00e8 se ne intuiscono delle assonanze, ecco che diventano una categoria.<\/p>\n<p>Ormai sono dei veri e propri artisti, sono una vera \u00e8 propria categoria espressiva. Qualcosa, anche se non ancora messa bene a fuoco, li lega. Il fatto stesso di essere riconosciuti come inclassificabili li classifica. Resta da capire quale sia quel fattore che li unisce nel farli riconoscere &#8220;<em>non unici<\/em>&#8220;. Insomma cosa lega questa &#8220;non categoria&#8221;? \u00a0Molto spesso l&#8217;attivit\u00e0 irrequieta di certi critici alla ricerca di nuove categorie espressive, non tanto per furore scientifico quanto per il bisogno professionale di trovare ad ogni costo nuove frontiera dell&#8217;arte dove essere specialisti incontrastati, e questo \u00e8 un ambito che pu\u00f2 offrire buoni sbocchi professionali, visto che dove si &#8220;criticano&#8221; gli artisti maggiori i posti sono gi\u00e0 tutti occupati, e non ci sono orizzonti futuri per chi non ha proprio il talento di Federico Zeri. Nondimeno, osservando con il distacco di chi ha un punto di vista diverso, del &#8220;tengo famiglia&#8221; e non \u00e8 alla ricerca di nuovi dogmi, appare evidente che un filo rosso impalpabile che li unisce c&#8217;\u00e8. Un impercettibile legame casuale simile a quello che si riscontra in tutte le fenomenologie, \u00e8 gli <strong><em>outsider<\/em><\/strong> sono una fenomenologia.<\/p>\n<p>Sembra unirli un gioco di incastri eterogenei che svela sorprendentemente l&#8217;esistenza di un universo ultroneo. Di un altro mondo, che va ancora esplorato con rigore e attenzione, sperando che gli \u201caddetti ai lavori\u201d risparmino a questi onesti ribelli, il trattamento compiaciuto e ipocrita che spesso riservano agli artisti autoreferenziali o accreditati, facendo credere a certi afasici imbrattatele di essere il nuovo <em>Jakson Pollock<\/em>, a certi alessici concettuali di esprimere l&#8217;impegno ideologico di un nuovo <em>Marcel Duchamp<\/em> e a certi inebetiti informali di avere la sensibilit\u00e0 di <em>Alberto Burri<\/em>, pur di essere il loro critico di riferimento, pur di celebrare loro stessi.<\/p>\n<p>Se guardiamo bene appare evidente che il filo che li unisce non attiene soltanto ai profili psicologici, bens\u00ec \u00e8 di natura prettamente formale. Invisibili evidenti sfumature, inconsapevoli caratteri evanescenti concordano ad atteggiamenti d&#8217;insieme che li connotano in una simiglianza. A legarli sono certe sfumature ricorrenti nell&#8217;espressivit\u00e0 delle loro opere, nei caratteri, nei particolari, nei linguaggi: una sorta di gramelot, come un linguaggio onomatopeico dai toni universali, li unisce.<\/p>\n<p>Cifre frequenti, atteggiamenti espressivi similari che di volta in volta si evidenziano: nell&#8217;uso dei materiali poveri come pietre, sassi di fiumi, cocci di bottiglie, ecc.; nelle tecniche semplici e immediate, tipiche di chi non ha sviluppato evoluzioni ed esperienze tecniche; nei colori vivaci e forti, quasi mai sfumati; nei marcati contrasti cromatici, tipici di chi non ha evolute tecniche pittoriche. Cos\u00ec i loro linguaggi sono quasi sempre accumunati dalla povert\u00e0 dei materiali e da una ricorrente semplicit\u00e0 applicativa che non sente il bisogno della perfezione esecutiva quanto quello di un&#8217;impellente incontenibile esternazione. Ci\u00f2 rende icastici i loro verbi, seppur espressi senza alcuna grammatica, senza alcuna sintassi, senza alcuna regola. Tutto questo conduce le loro semantiche da una dimensione esclusivamente personale ad una universale. Sono privi d&#8217;influenze artistiche e condizionamenti di gusto, di riferimenti culturali specifici. Non citano quasi mai, sono sempre originali, poich\u00e8 non sono la prosecuzione di nessuna evoluzione artistica. Loro non hanno n\u00e9 un prima n\u00e8 un dopo. Tutti termini propri di chi reagisce ad un disagio con espressioni scomposte ed istintive. Di chi sente il bisogno di esprimere la sua denuncia contro ingiustizie e soprusi in forma plateale. Di solito sono personaggi scomodi, capaci di lucide denunce metaforiche esclusivamente individuali. La loro opera quasi sempre scaturisce da un\u2019epifania artistica attivata da un trauma, da un evento esistenziale che ha scatenato un bisogno di ribellione praticato in forma artistica. Sono visionari. E il sogno \u00e8 una condizione universale.<\/p>\n<p><em><u>La ribellione di Cammarata<\/u><\/em><\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ricorre pienamente anche nell\u2019opera di Giovanni Cammarata e lo proietta in una dimensione artistica internazionale. Tra i tanti Cammarata che nel mondo declinano lo stesso atteggiamento artistico, sgrammaticato ma poetico, producendo ognuno linguaggi diversi, Cammarata \u00e8 uno di loro. Lui sta a pieno titolo nell\u2019Olimpo degli \u201c<em>artisti senza patente<\/em>\u201d, dei geni creativi che vivono in un universo parallelo, in una realt\u00e0 estetica ultronea a quella riconosciuta. La loro cifra stilistica si forma su una folgorazione, esito di un dramma. Nella maggioranza dei casi la risposta ad un\u2019ingiustizia, ad una asimmetria di trattamento, ad una condizione di disagio.<\/p>\n<p>Cammarata con il suo giardino delle meraviglie improbabili \u00e8 un \u201c<em>outsider artist<\/em>\u201d che mette in imbarazzo il contesto culturale che lo ospita. I termini estetici della sua denunzia, teneramente incisivi, poeticamente plateali, sono perci\u00f2 politicamente scomodi ed emotivamente pungenti. La sua espressivit\u00e0 anarcoide grida al contesto sociale ed urbano, con la sua \u201c<strong>bellezza altra\u201d<\/strong>, la denuncia di una mancata armonia sociale. La sua estetica alternativa \u00e8 radicalmente critica verso il degrado civile ed urbano in cui \u00e8 stato costretto a vivere, lui come tantissimi altri suoi concittadini.<\/p>\n<p>Lui, con la sua resilienza artistica, in un contesto disumano, ha attivato un forte processo di \u201c<em>semiosi popolare<\/em>\u201d (La semiosi \u00e8 un processo dove il valore del segno supera quello della parola) gravandosi dell\u2019onere di sviluppare un \u201c<em>lessico altro<\/em>\u201d che assume il valore di segno eversivo. Cosi il segno ribelle di Cammarata denunzia la decadenza sociale del quartiere <em>Maregrosso<\/em> e interpreta il bisogno collettivo di bellezza e di civilt\u00e0 di chi \u00e8 costretto ad abitarlo. Inventa a questo scopo una grammatica mai vista, un gergo mai sentito, che interpreta il bisogno inconsulto e irrazionale di possedere una forma di bellezza, che fornisca a quella comunit\u00e0 dimenticata la dignit\u00e0 perduta e un\u2019identit\u00e0 civile e formale.<\/p>\n<p>Un tempo in questi giorni di feste natalizie il suo presepe arricchiva ancor di pi\u00f9 la <strong><em>Casa delle Meraviglie. <\/em><\/strong><em>Il presepe di Cammarata<\/em> <em>a Maregrosso<\/em> lo si poteva andare a visitare accolti dal Cavaliere che si faceva immortalare ieratico accanto al suo presepe (come nella foto 1), eroico combattente con l\u2019arma della bellezza contro consuetudini conservatrici, rassegnazioni civili, fatalismi sociali. Se ne stava l\u00ec fiero come i suoi elefanti da combattimento, due dei quali per fortuna sono stati recuperati e sottratti l\u2019oblio, restaurati e oggi si posso ammirare esposti alla <em>Galleria D\u2019arte Moderna e Contemporanea del Comune di Messina<\/em>, dove al galoppo ci spiegano la bellezza della sua eresia e avverano il sogno del Cavaliere che ambiva affinch\u00e8 le sue opere fossero \u201c<strong><em>un onore per la citt\u00e0 e per il Sindaco<\/em><\/strong>\u201d. \u00a0Un sogno per il quale ha combattuto per tutta la vita subendo ogni tipo l\u2019oltraggio, dall\u2019incomprensione all\u2019indifferenza di una citt\u00e0 che flagella chi la ama e compiace, servile, chi la opprime.<\/p>\n<p>Non so dire se l\u2019opera di Cammarata sia bella o no, quel che \u00e8 certo che l&#8217;opera del Cavaliere commuove. Commuovono i termini della sua ribellione e della sua forte denuncia. Commuove la sua onesta, la sua schietta indignazione contro le condizioni incivili e le cause immorali che sono all\u2019origine della metafora deteriore di <em>Maregrosso<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cementiere ribelle che con la sua baracca conquist\u00f2 il mondo Nella distratta citt\u00e0 di Messina, fino al 2002, ogni Natale vi era un presepio di vero valore artistico e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1511,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1501"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1501"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1501\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1513,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1501\/revisions\/1513"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1511"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}