{"id":1150,"date":"2020-01-12T19:22:24","date_gmt":"2020-01-12T18:22:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1150"},"modified":"2021-09-12T19:27:08","modified_gmt":"2021-09-12T17:27:08","slug":"villaggio-c-e-p","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/01\/12\/villaggio-c-e-p\/","title":{"rendered":"Villaggio C.E.P.- Messina"},"content":{"rendered":"<p>(Quartiere periferico posto sulla sponda sinistra del Torrente S. Filippo a monte della Strada Statale 114 e compreso tra la medesima ed il Palazzetto dello Sport. Contenuto ai lati dalla sponda del Torrente ed un breve altipiano)<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>CEP \u00e8 un acronimo (C.E.P.), sta per Coordinamento di Edilizia Popolare.<\/p>\n<p>Fu istituito da una legge del 1954 che aveva come finalit\u00e0 quella di mettere ordine alla realizzazione inconsulta di case economiche e popolari sul territorio italiano, dovuta alla moltitudine di istituti per le case popolati che nella corsa alla ricostruzione dell\u2019Italia uscita dalla seconda guerra mondiale operavano a compartimenti stagni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A quell\u2019epoca in tutte le citt\u00e0 sorgevano vaste espansioni di case popolari, spesso improprie, che rischiavano di diventare quartieri periferici vanificando l\u2019enorme lavoro di ricostruzione del tessuto sociale devastato dal recente conflitto bellico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019assunto programmatico della legge era il seguente:<\/p>\n<p>\u201c<strong><em>Che la casa non resti avulsa dalla citt\u00e0 e dal centro di lavoro<\/em> <em>e che i quartieri\u00a0 si inseriscano nel corpo vivo della citt\u00e0 economico e urbano<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo del C.E.P. era quello di attuare programmi che garantissero una ergonomica distribuzione sul territorio di centrali e vivibili quartieri popolari, aggregando tutti gli istituti che in quel momento operavano in Italia:<em> I.A.C.P.<\/em> (Istituto Autonomo per le Case Popolari); <em>U.N.R.R.A.<\/em> (United Nations Relief and Rehabilitation Administration); <em>I.N.C.I.S.<\/em> (Istituto Nazionale per le Case degli Impiegati Statali); <em>I.N.A. Casa<\/em> (Istituto Nazionale delle Assicurazioni sezione Case per gli operai).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Compito era quello di coordinare tutta l\u2019attivit\u00e0 di Edilizia Popolare ed Economica in Italia al fine di evitare la frammentazione degli interventi nella realizzazione di case popolari. Esso avrebbe dovuto progettare quartieri con lo scopo di integrare i vari ceti sociali che avevano diritto o erano destinatari di alloggi popolari o economici o di enti statali, con l\u2019intento primario che questi quartieri fossero integrati nelle citt\u00e0 per favorire una necessaria nuova aggregazione umana. La logica era quella di operare trasformazioni urbane armoniche sia dal punto di vista fisico che da quello civile.<\/p>\n<p>I C.E.P. sorsero in quasi tutte le citt\u00e0 italiane e in molti casi furono esempio paradigmatico di crescita urbanistica ragionata ed equilibrata. Tutti questi quartieri erano integrati agli abitati preesistenti e dotati di tutti i servizi necessari a garantire un\u2019ottima qualit\u00e0 di vita sociale: asili, scuole, farmacia, presidi sanitari, centri sociali, mercati, impianti sportivi, chiese, servizi amministrativi, attivit\u00e0 commerciali, botteghe artigiane, etc.. Tutto immerso nel verde.<\/p>\n<p>Un esempio su tutti il quartiere C.E.P. di Bologna, conosciuto anche come il quartiere Barca, noto come uno dei pi\u00f9 importanti interventi urbanistici del dopoguerra: un insediamento di circa 40.000 abitanti pienamente integrato nel tessuto urbano felsineo. Un esempio di urbanistica ideale di case economiche e popolari caratterizzato anche da originali soluzioni tipologiche come il \u201cTreno\u201d: un edificio curvo lunghissimo, a due piani, destinato ad abitazioni e negozi, che oggi polarizza tutta l\u2019area urbana divenuta di pregio.<\/p>\n<p>Altri significativi C.E.P. furono: quello di Bari, di Cagliari, di Genova, di Pisa, di Mestre, di Campobasso, etc. tutti originali nell\u2019impianto e nelle tipologie edilizie ed ergonomici dal punto di vista urbanistico.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 dei C.E.P. ebbero fine con l\u2019entrata in vigore nel 1962 della L. 167 che istitu\u00ec lo strumento attuativo dei <em>Piani di Zona<\/em> per l\u2019Edilizia Economica e Popolare, strumento che si integrava nella pianificazione territoriale generale dei comuni.<\/p>\n<p>Anche a Messina, seppur in modo tardivo venne realizzato un quartiere C.E.P.. I lavori cominciarono alla fine degli cinquanta e gli ultimi alloggi furono consegnati nel 1966. Il quartiere venne realizzato in posizione molto periferica rispetto alla citt\u00e0, disattendendo il principio d\u2019integrazione territoriale che era lo scopo primario dei C.E.P..<\/p>\n<p>Per la sua realizzazione fu scelta un\u2019area sulla sponda sinistra del torrente San Filippo, in prossimit\u00e0 della S.S. 114. Area che negli anni 60 del XX secolo era un lussureggiante agrumeto sulle sponde del torrente San. Filippo e forniva la materia prima per la famosa fabbrica di essenze agrumarie che si trovava poco distante. L\u2019antica ubertosa vocazione agrumaria dell\u2019area \u00e8 chiaramente evocata dalla toponomastica del quartiere: <em>via degli agrumi<\/em> <em>e via William Sanderson<\/em>. Si tratta di quell\u2019inglese, capitano della marina britannica, che nel 1817 colpito dalla qualit\u00e0 e dalla produttivit\u00e0 degli agrumeti della zona ivi fond\u00f2 la famosa \u201c<em>W. Sanderson e Sons<\/em>\u201d. Una fabbrica che produceva e commercializzava in tutto il mondo oli essenziali, acido citrico naturale, scorse di agrumi per l\u2019industria dolciaria, etc.. Un\u2019industria che ancora oggi, pur versando in stato di assoluto degrado ed abbandono totale, rappresenta uno dei <em>Genius loci<\/em> pi\u00f9 permanenti dell\u2019intera dell\u2019area essendo stata forte elemento identitario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019impianto urbano del quartiere \u00e8 abbastanza articolato e singolare, vi sono tre strade principali interne, due strade diagonali e una diritta in lieve salita, che formano una sorta di y rovesciata che divide in tre grandi settori quel trapezio di territorio dentro il quale \u00e8 inscritto l\u2019intero abitato. Un trapezio con la base maggiore rivolta in basso verso la S.S.114. In ognuno di questi settori si trova un disegno regolare di lunghe stecche di palazzine costituite tutte da tipologie edilizie di \u201ccase in linea\u201d (palazzine con un vano scala centrale che distribuisce per ogni piano due o pi\u00f9 unit\u00e0 abitative, edifici facili da affiancare in linea, da qui la denominazione tipologica). Queste lunghe stecche posizionate nei lotti quasi a formare un disegno di incastri come una sorta di <em>Tetris urbano<\/em> modellano la geometria di tutti gli altri spazi pubblici.<\/p>\n<p>Il quartiere oggi \u00e8 attrezzato di molti servizi essenziali ed ha una buona funzionalit\u00e0 urbana potenziata dalla immediata adiacenza alla bretella che dalla Strada Statale conduce all\u2019autostrada (il neo svincolo di San Filippo). Risulta quietamente appartato, pur essendo limitrofo alla convulsa S.S. 114 e ai suoi caotici centri commerciali e allo stadio. E\u2019 dotato di scuola dell\u2019infanzia, scuole primaria, impianti sportivi, chiesa, parrocchia e spazi verdi dalla geometria triangolare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se la tipologia edilizia \u00e8 unica i linguaggi architettonici sono differenziati ed esprimono i verbi tipici dei vari istituti che hanno operato la realizzazione degli alloggi.<\/p>\n<p>Vi sono le palazzine dello IACP, essenziali, intonaco bianco, bucature semplici senza cornici, copertura orizzontale senza terrazzo praticabile e senza parapetto di gronda. L\u2019unico elemento architettonico che li caratterizza sono i tipici balconi accoppiati, semi chiusi, schermati da pannelli alveolati in laterizio che consentono di dissimulare le lavanderie esterne.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 la chiara schietta architettura dell\u2019INA Casa, involucri che palesano i telai portanti in cemento armato, travi e pilastri tutti a faccia vista, con i muri di tompagno (i muri esterni) realizzati con semplice, ma precisissima, muratura in mattoni pieni, senza alcuna traccia d\u2019intonaco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Architetture nude di gradevole bellezza. Che esprimono un autentico linguaggio popolare. Un verbo semplice, essenziale, pragmatico come le necessit\u00e0 del tempo imponevano. Un linguaggio di forte carattere e di seria dignit\u00e0 compositiva privo di ogni retorica decorativa che assume grande valore culturale ed ideologico per il fatto che i suoi segni richiamano gli stilemi dell\u2019architettura socialista italiana.<\/p>\n<p>Vi sono alcune di queste architetture che presentano delle contaminazioni, come quelli che hanno i campi delle pareti terminali delle stecche rivestiti di intonaco rosso, altre che pur palesando il telaio portante hanno tutte le campate ricoperte da intonaco, forse per la sopravvenuta esigenza di fare economia sostituendo i muri esterni in mattoni pieni con i pi\u00f9 economici mattoni forati. Non mancano originali composizioni come quelle delle stecche pi\u00f9 in basso, dove si possono notare finestre circoscritte da singolari cornici capovolte ed elementi in cemento armato che ritmano le finestre a nastro dei vani scala conferendo all\u2019involucro un vago atteggiamento da architettura razionalista dotta. Per finire c\u2019\u00e8 la versione posticcia di una geometrizzazione epidermica disegnata all\u2019interno delle campiture articolate in un intreccio di fasce perpendicolari di vago sapore neoplastico.<\/p>\n<p>Sorprende, nell\u2019ultima stecca in alto, il rigore del ritmo costante delle bucature uguali di un <em>Piano Attico che conferisce a quest\u2019ultima una sfumatura solenne.<\/em><\/p>\n<p>Insomma osservando bene questo quartiere si possono scoprire tracce di stilemi architettonici che si rifanno agli esempi maggiori dell\u2019architettura dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Tutto il quartiere \u00e8 espressione di uno sforzo di adattamento agli esempi C.E.P. italiani pi\u00f9 riusciti.<\/p>\n<p>La sua realizzazione tardiva ne ha depotenziato la bont\u00e0 progettuale.<\/p>\n<p>L\u2019errata localizzazione lo ha reso per molto tempo periferico, facendogli patire l\u2019attecchimento di depressioni e asimmetrie sociali. Questo non certo per la mancanza di servizi o infrastrutture, per quanto la loro realizzazione \u00e8 avvenuta in modo asincronico, quanto per la mancata integrazione territoriale. L\u2019esatta antitesi degli scopi per i quali era nato il C.E.P.: <em>evitare di isolare i quartieri dal resto della citt\u00e0 per evitare l\u2019isolamento culturale e l\u2019emarginazione sociale<\/em>.<\/p>\n<p>Poi l\u2019espansione selvaggia a vocazione <em>ipercommerciale<\/em> della zona sud della citt\u00e0 lo ha del tutto inglobato.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>Messina 12.01.2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/perche-i-luoghi-di-messina-si-chiamano-cosi-c-e-p\/\">Perch\u00e9 i luoghi di Messina si chiamano cos\u00ec: C.E.P. (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Quartiere periferico posto sulla sponda sinistra del Torrente S. Filippo a monte della Strada Statale 114 e compreso tra la medesima ed il Palazzetto dello Sport. 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