{"id":1121,"date":"2019-12-22T13:46:09","date_gmt":"2019-12-22T12:46:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1121"},"modified":"2021-09-12T13:57:47","modified_gmt":"2021-09-12T11:57:47","slug":"villaggio-u-n-r-r-a-messina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/12\/22\/villaggio-u-n-r-r-a-messina\/","title":{"rendered":"Villaggio U.N.R.R.A. , Messina"},"content":{"rendered":"<p>(area prossima al mare compresa tra la foce del torrente S. Filippo a sud e la parte bassa di via Contesse a nord. Ad ovest la via Calispera e ad ovest dalla linea ferrata che corre lungo il mare)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cQuella infelice citt\u00e0 appariva ridotta in condizione quasi simile a quella in cui fu ridotta dal terremoto del 1908\u201d: <\/em>questo \u00e8 quanto si legge nel rapporto degli storici della R.A.F. (Royal Air Force), in riferimento agli esiti dei bombardamenti che le forze alleate operarono sulla citt\u00e0 di Messina nell\u2019estate del 1943.<\/p>\n<p>Si chiamava<strong> B-24 Liberator<\/strong>! Era un bombardiere quadrimotore che lanciava bombe da 3600 kg a lungo raggio di cui l\u2019aviazione americana si serv\u00ec, per bombardare pi\u00f9 che gli occupanti la popolazione da liberare, quando si dice la forza dell\u2019eufemismo.<\/p>\n<p>In soli 19 giorni (dal 29 luglio al 19 agosto del 1943) la citt\u00e0 fu oggetto di <em>2805 bombardamenti<\/em> aerei. L\u2019obbiettivo dichiarato era quello di colpire tutte le strutture militari e le infrastrutture civili che potessero essere utili all\u2019armata tedesca per attraversare lo <em>Stretto<\/em> e risalire lo <em>Stivale<\/em>. La strategia era di fare di Messina un <em>cul de sac <\/em>per nazisti e fascisti che battevano in ritirata<em>. <\/em><\/p>\n<p>Un po&#8217; eccessivo per colpire i pochi presidi militari, i pochi ponti di periferia e le strutture di ormeggio. Per avere un\u2019idea leggiamo a casa il bollettino di uno di questi giorni: il 5 agosto il cielo venne coperto da 400 di questi <em>Liberatori <\/em>(Liberator B-24) che sganciarono per tutto il giorno migliaia di bombe di grossissimo calibro sul centro della citt\u00e0 e sui quartieri di Giostra, Dazio Ritiro e Muricello, dove non c\u2019era nessun obiettivo militare. Questo avveniva quasi ogni giorno. Danni incalcolabili e miglia di morti tra i civili: un\u2019ecatombe!! Operata dal fuoco amico e liberatore.<\/p>\n<p>La tipica e tutt\u2019oggi abusata strategia militare degli americani: bombardare a tappeto le citt\u00e0 da soccorrere distruggendo come e vite per avere una facile conquista via terra con il vantaggio di operare la successiva ricostruzione dei luoghi distrutti, colonizzandoli meglio in assenza di segni e forme della tradizione locale. La guerra \u00e8 sempre un grande affare!!<\/p>\n<p>Per questa immane tragedia \u00e8 il caso di dire, parafrasando Shakespeare: tanti morti e distruzione per nulla. I tedeschi in citt\u00e0 non c\u2019erano e l\u2019armata tedesca proveniente da Palermo nell\u2019attraversare lo Stretto ebbe pochissime perdite di uomini e mezzi, toccando quasi integra la sponda calabra. Le truppe tedesche anticipati dai reparti pontisti giunsero da Palermo dalle vie di crinale dei Monti Peloritani, scesero a valle da Villafranca e alcuni dalla via Palermo porandosi subito a Capo Peloro, dove le avanguardie avevano predisposto grosse reti metalliche sull\u2019arenile consentendo ai mezzi anfibi di salpare facilmente. Durante l\u2019attraversata l\u2019aviazione americana non riusc\u00ec a colpire nessuno dei bersagli natanti tedeschi perch\u00e9 questi erano dotati di \u201c<em>palloni frenanti<\/em>\u201d (grandi paracaduti sospesi in alto nel cielo, come dei enormi aquiloni che impedivano agli aerei nemici di scendere alla quota giusta per poter colpire. Sotto la quota dei palloni sarebbero stati facile bersaglio dei mitragliatori antiaereo a 4 canne che tutti i mezzi tedeschi avevano. Cos\u00ec i nemici tedeschi ebbero pochissime perdite mentre gli amici messinesi innumerevoli. Di questo nessuno si cur\u00f2 tanto gli americani avrebbero latamente risarcito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infatti, qualche mese dopo, il 09 novembre 1943 veniva fondata l\u2019\u201d<strong><em>&#8216;United Nations Relief and Rehabilitation Administration<\/em><\/strong><em>\u201d pi\u00f9 nota con l\u2019acronimo U.N.R.R.A. <\/em>Un&#8217;organizzazione internazionale con sede a Washington, finalizzata al \u201c<em>sollievo\u201d<\/em> e alla \u201c<em>riabilitazione<\/em>\u201d delle popolazioni uscite gravemente danneggiati dalla guerra.\u00a0 Una delle prime associazioni umanitarie che gestiva i soldi delle potenze vincitrici per dare <em>ristoro economico e civile<\/em> ai paesi alleati.<\/p>\n<p>In Italia l\u2019U.N.R.R.A. cominci\u00f2 ad operare nel 1946 nel campo dell\u2019assistenza sociale e industriale. Alla fine del 1947, il 19 dicembre, venne istituito anche il settore edilizio: l&#8217;U.N.R.R.A.-C.A.S.A.S.. Il secondo acronimo stava per: <strong><em>Comitato Autonomo <\/em><\/strong>di<strong><em> Soccorso Ai Senzatetto<\/em><\/strong>. Un Comitato che si sarebbe dovuto occupare della realizzazione di alloggi per coloro che avevano perduto la casa a seguito dei bombardamenti. Questo Comitato era presieduto dal Ministro dei Lavori Pubblici e diretto da funzionari statunitensi e funzionari italiani del CNR.\u00a0 Nel 1951 venne nominato vicepresidente Adriano Olivetti, il padre dell\u2019urbanistica italiana e dell\u2019architettura neo realista. L\u2019illuminato imprenditore promosse la realizzazione di una moltitudine di Villaggi U.N.R.R.A. in tutta Italia, alcuni dei quali assunsero un ruolo paradigmatico nel panorama della Edilizia Popolare italiana dell\u2019epoca, riconosciuti di notevole pregio sperimentale, come il Quartiere di S. Basilio a Roma e il villaggio U.N.R.R.A. di Matera.<\/p>\n<p>L\u2019UNRRA-CASAS interviene anche a Messina, per <em>ristorare<\/em> i cittadini dai danni bellici progettando un quartiere di 210 alloggi ubicato a valle della zona di \u201cContesse\u201d, compresa tra la linea ferrata che costeggia il mare e l\u2019antica via del Dromo.<\/p>\n<p>Il progetto venne affidato all\u2019architetto <em>Michele Valori<\/em>, una delle figure pi\u00f9 significative dell\u2019architettura neorealista italiana. Docente universitario, allievo di Mario Ridolfi e Ludovico Quaroni, con il primo collabor\u00f2 alla realizzazione del <em>Quartiere Tiburtino Ina Case<\/em> di Roma e con il secondo al <em>Quartiere Rurale della Martella a Matera<\/em>. Fratello della famosa Bice Valori, compagna di vita e d\u2019arte dell\u2019attore Paolo Panelli.<\/p>\n<p>Valori \u00e8 noto per aver redatto, insieme a Luigi Piccinato, Mario Fiorentino ed altri, il Piano Regolatore di Roma del 1965. Membro dell&#8217;APAO, l&#8217;Associazione Per l&#8217;Architettura Organica, fondata da Bruno Zevi, in Sicilia realizz\u00f2 il quartiere UNRRA-CASAS di Catania. Fu colui che progetto le tipologie di alloggi di edilizia economica e popolare della G.E.S.C.A.L. diffuse in tutta italia.<\/p>\n<p>I lavori del quartiere messinese ebbero inizio nel 1949-50 ed i primi alloggi furono consegnati a partire dal 1960. Il nuovo rione risent\u00ec molto di taluni modelli dell\u2019urbanistica americana del \u2018900, declinati in chiave neo-realista dall\u2019architetto romano.<\/p>\n<p>Unit\u00e0 immobiliari dalla tipologia essenziale, forse troppo: casette a schiera dalla forma rigidamente regolare, veri e propri piccoli cubi, affiancati in stecche da 4 o 5 unit\u00e0. La schietta composizione dei prospetti si limitava a riferire la semplicit\u00e0 della distribuzione interna. Ogni modulo abitativo era costituito da saletta, cucina e servizi al piano terra e da due camere al primo piano raggiungibili da una scala interna. Davanti ad ogni alloggio un ampio patio e nel retro una striscia di terreno vegetale per l\u2019orto. Una sorta di architettura sociale dell\u2019auto sufficienza alimentare di concezione <em>oweniana<\/em>. La fisionomia generale del quartiere era armonica ed estensiva: un piccolo brano di citt\u00e0 da provincia americana, singolare nel contrasto tra disegno urbano sinuoso di sapore <em>olmstediano<\/em> e la rigida cifra neorealista dal verbo spartano, severo, misurato, troppo misurato, come si riveler\u00e0 in seguito. Il quartiere era attrezzato di chiesa, piazza, uno spazio per lo sport e uno per l\u2019istruzione, ed in posizione baricentrica un mercato. Tutto secondo il canone ideale americano ed in anticipo sugli standard urbanistici italiani del 1968.<\/p>\n<p>Ma l\u2019ergonomia interna degli alloggi era tragicamente insufficiente, tanto che dopo poco tempo gli orti furono superati, pi\u00f9 che dal boom economico imposto dello stesso modello imperialista americano, dalle concrete esigenze di spazio residenziale dei destinatari degli alloggi e divennero terreni edificabil, dove realizzare le \u201c<em>comodit\u00e0<\/em>\u201d domestiche: l\u2019essenziale stanza in pi\u00f9 per alleggerire l\u2019eccessiva promiscuit\u00e0 famigliare, la cucina abitabile per un decente desinare, \u00a0il garage per l\u2019automobile, la lavanderia e il ripostiglio mancanti, pi\u00f9 ampi servizi igienici, etc.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l\u2019armonico quartiere si trasform\u00f2 in una bolgia di ampliamenti, superfetazioni, barachette, \u2026 tutte abusive\u2026 che sostituirono ogni metro quadrato di verde previsto. Di quell\u2019ordine socialista, deficitario in superficie utile per gli alloggi, per via dei pochi fondi messi a disposizione della associazione umanitaria taccagna, finanziata da quegli stati che qualche anno prima non avevano badato a spese nello sganciare le bombe, salvo poi fare la cresta al momento del \u201csollievo\u201d e della \u201criabilitazione\u201d, non \u00e8 rimasto nulla.<\/p>\n<p>La fisionomia dell\u2019urbanistica estensiva di marca americana \u00e8 stata assorbita dalla fisionomia fatale dell\u2019abusivismo di necessit\u00e0. L\u2019armonia dell\u2019urbanistica organica a stelle e strisce importata per riparare i danni bellici \u00e8 stata fagocitata dalla <strong><em>fenomenologia della baracca messinese<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Le case UNRRA, come le casette dei villaggi ultrapopolari post terremoto, sono risultati del tutto incompatibili con le esigenze antropometriche dei destinatari, basti osservare l\u2019altezza ridotta delle seconde elevazioni, inspiegabile se non col la logica di fare la cresta ove possibile. Il problema di sempre alle nostre latitudini: qualcuno ha speculato, riducendo all\u2019osso il diritto abitativo, fingendo di non sapere che \u00e8 l\u2019uomo la misura di tutte le cose, e che l\u2019esigenza degli spazi prima o poi esplode e si afferma comunque, producendo inevitabilmente disordine urbano, architettonico, e soprattutto degrado civile e sociale. E\u2019 la fenomenologia della baracca messinese, bellezza!!<\/p>\n<p>Ancora oggi, per chi non lo sapesse, l\u2019 U.N.R.R.A. mette a disposizione fondi per proposte progettuali. Nella logica dei finanziamenti neoliberisti di cui ogni bisogno sociale \u00e8 afflitto di questi tempi.\u00a0 E\u2019 stato istituito il Fondo UNRRA, per chi volesse provare, nella babele degli enti finanziatori, che sfugge ed impedisce ogni logica di programmazione coerente, a provare l\u2019ennesima lotteria per una riqualificazione della zona, Una sorta di risarcimento retrospettivo stavolta non del danno ma della beffa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>22.12.2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/perche-i-luoghi-di-messina-si-chiamano-cosi-u-n-r-r-a\/\">Perch\u00e9 i luoghi di Messina si chiamano cos\u00ec: U.N.R.R.A. (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(area prossima al mare compresa tra la foce del torrente S. 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