{"id":1009,"date":"2017-11-16T20:42:21","date_gmt":"2017-11-16T19:42:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1009"},"modified":"2021-09-11T21:03:45","modified_gmt":"2021-09-11T19:03:45","slug":"larchitettura-dellinclusione-s-maria-di-mili-s-pietro-di-itala-ss-pietro-e-paolo-dagro-le-matrici-di-una-grande-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2017\/11\/16\/larchitettura-dellinclusione-s-maria-di-mili-s-pietro-di-itala-ss-pietro-e-paolo-dagro-le-matrici-di-una-grande-bellezza\/","title":{"rendered":"L&#8217;architettura dell&#8217;inclusione"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>S. Maria di Mili, S. Pietro di Itala, SS. Pietro e Paolo d&#8217;Agr\u00f2, le matrici di una grande bellezza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c<strong><em>In citt\u00e0 si sentiva la campana di una chiesa novella, il salmeggiare dei monaci di un nuovo convento, il grido che dai minareti alzava il Muezzin, chiamando alla preghiera i credenti. Presso il culto latino, modificato secondo le norme della liturgia gallicana, vigevano i riti e le cerimonie dei greci; ed insieme le discipline e i precetti della legge mosaica. Le strade, le piazze, i mercati offrivano una singolare mescolanza di costumi e di fogge: il turbante orientale, il bianco mantello degli Arabi, la ferrea maglia dei cavalieri normanni, il corto saio italiano, la lunga tunica greca; differenza d\u2019inclinazioni, abitudini, feste, esercizi, spettacoli: contrapposti infiniti e continui<\/em><\/strong>.\u201d Cos\u00ec ci racconta la Sicilia normanna <strong><em>Isidoro La Lumia<\/em><\/strong> nella sua: \u201c<em>Storia della Sicilia sotto Guglielmo il Buono\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Da questa integrazione multietnica nacque in Sicilia una cultura unica, ricca e complessa che ebbe la sua espressione pi\u00f9 significativa nell\u2019arte e soprattutto nell\u2019architettura. I Normanni, erano dei cavalieri erranti senza un vero e proprio radicamento culturale. La loro identit\u00e0 fu l\u2019elaborazione e l&#8217;assorbimento del meglio di tutte le culture dei territori che furono in loro dominio. Regnarono nell&#8217;isola per un periodo relativamente breve (1061-1189). In soli 128 anni riuscirono a dare alla Sicilia un volto nuovo (anche in senso genetico: mischiando occhi neri con improbabili occhi azzurri, capigliature corvine con inverosimili capigliature bionde) e una nuova estetica che divenne l&#8217;archetipo pi\u00f9 marcato dei siciliani. I &#8220;Northmen&#8221;, ovvero gli &#8220;uomini del nord&#8221;, svilupparono in Sicilia un linguaggio architettonico di universale valore artistico e culturale. Una cifra stilistica scaturita dalla necessit\u00e0 di includere nel loro patrimonio espressivo tutti i segni e i verbi delle culture che li avevano preceduti e che scaturiva da un lessico che si \u00e8 formato man mano che questi guerrieri procedevano nel loro percorso di conquista, dal nord Europa fino al cuore del mediterraneo: a Palermo, dove raggiunger\u00e0 il suo apogeo. Un verbo che durante un cammino verso sud fatto di battaglie, di scontri politici e militari, si riempie e si svuota, si contamina di tutto ci\u00f2 che trova nei luoghi e nelle aree geografiche che il contingente militare normanno occupa.<\/p>\n<p>L\u2019 <strong><em>Architettura Arabo Siculo Normanna <\/em><\/strong>\u00e8 l\u2019espressione di una conquista militare, che traduce i termini di una bellezza rapita, conquistata con le armi, sottratta con la forza, contrattata con l\u2019abilit\u00e0 politica e con la negoziazione. Una bellezza assorbita e manipolata per rappresentare un nuovo potere militare con linguaggio nuovo, fatto di parole conosciute e comprensibili. Una ieraticit\u00e0 marziale che si ingentilisce per essere accettata e per integrarsi nelle radici culturali dell\u2019isola. L\u2019architettura dei Normanni in Sicilia rappresenta un\u2019evoluzione linguistica che raggiunse una semantica di valore artistico universale, tramutandosi nell\u2019espressione icastica di un\u2019aggregazione che man mano che la campagna bellica svolge il suo percorso geografico, evolve arricchendosi di contenuti formali e tecnici. Un grande risultato che deve attribuirsi alla qualit\u00e0 degli ingredienti preesistenti ma sopratutto alla capacit\u00e0 di un potere militare di assorbire, riplasmare e restituire questi ingredienti come un nuovo patrimonio culturale e segnico in cui il popolo immediatamente si riconosce. Fu una delle pi\u00f9 riuscite operazioni strategiche finalizzata al radicamento veloce e accettato di un potere estraneo al luogo conquistato, l\u00e0 dove il luogo aveva forti e radicate identit\u00e0 formali. Lo stile Normanno giunge in Sicilia gi\u00e0 contaminato dalle esperienze campane, pugliesi e calabre, dove il suo portato romanico fu gi\u00e0 contaminato da spunti arabi e influenze bizantine. I Normanni portarono in Sicilia una identit\u00e0 linguistica consolidata nelle Cattedrali di Trani, Bari, Gerace, nel chiostro di Amalfi, ecc., che mutava strada facendo attraverso un lento processo evolutivo, di perfezionamento e di implementazione. Un processo semantico che in ogni tappa, di un epico cammino lungo tutta l\u2019Italia meridionale, espresse particolarit\u00e0 uniche e al tempo stesso declin\u00f2 ovunque la categoria dell&#8217;inclusione.<\/p>\n<p><strong><em><u>\u00a0<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em><u>L\u2019architettura inclusiva<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ogni architettura rispetto al luogo in cui si insedia pu\u00f2 assumere tre tipi di significante: <strong>un atteggiamento integrativo<\/strong> (di assoluta integrazione al sistema vigente rispettando i codici locali e riproponendo integri i segni conosciuti); <strong>un atteggiamento eversivo <\/strong>(di rottura con il contesto e con la tradizione del luogo imponendo forme e funzioni che chi vive quei luoghi non riconosce); <strong>un atteggiamento inclusivo<\/strong> (offrendo cifre che fondono nuovi linguaggi con i codici locali in modo da non determinare fratture con la tradizione ma evolvendo il preesistente). Quest&#8217;ultimo fu l\u2019atteggiamento delle architetture normanne in Sicilia. Assorbirono la tradizione greca, quella bizantina, quella araba, fondendole con il romanico di provenienza, raggiungendo semantiche architettoniche che restano ancor oggi insuperate. Uno stile singolare, ieratico e dinamico al tempo stesso. Una marca che adatta segni di eterogenea estrazione multiculturale al nuovo costume cristiano. I Normanni cancellarono la concezione spirituale dei segni precedenti, ma non quella fisica: quasi sempre fu mantenuta l\u2019ubicazione dei luoghi di culto e ovunque furono riproposti i precedenti stilemi, ma in versione cristiana. In Sicilia non \u00e8 rimasta traccia di nessuna moschea. Solo a Palermo ne furono distrutte 300. L\u2019estetica dei normanni, in Sicilia fece da filtro con le culture che l\u2019hanno anticipata: oggi diremmo che fu un perfetto &#8220;mediatore culturale&#8221;.<\/p>\n<p>Ormai da secoli l&#8217;<em>Architettura Arabo Siculo Norma<\/em>nna \u00e8 l&#8217;archetipo pi\u00f9 forte della Sicilia, ed \u00e8 un archetipo multiculturale. I suoi segni, alcune sue forme, sono il significante pi\u00f9 forte dell&#8217;identit\u00e0 isolana. \u00c8, indiscutibilmente, il marchio dell\u2019identit\u00e0 culturale della Sicilia. Ancor pi\u00f9 dell&#8217;anacronistico e reazionario \u201cBarocco Siciliano\u201d che nel &#8216;700 contribu\u00ec in modo significativo a spegnere le spinte relativiste nell&#8217;isola. Questo verbo ha marcato pi\u00f9 di ogni altro linguaggio il territorio divenendone la cifra multiculturale distintiva, l\u2019icona culturale. Un\u2019icona dalla semantica multi linguistica che ancora oggi, dopo millenni, rappresenta la sintesi plastica della millenaria cultura siciliana. Uno stile, che con la sua espressivit\u00e0 segnica inclusiva va oltre il senso dell\u2019architettura: equilibrio perfetto tra forma e funzione, armonia degli spazi e proporzione tra i suoi elementi. Si spinge verso l&#8217;interpretazione di sentimenti etici alti. Fattori sui quali si fonda il suo grande valore artistico e culturale universalmente riconosciuto. l<em>&#8216;Architettura Arabo Siculo Normanna <\/em>\u00e8 innovazione e al tempo stesso comprensione. Innovazione \u00e8 non novit\u00e0 (evoluzione dell\u2019esistente). Comprensione \u00e8 non nuovo senso. \u00c8 l&#8217;espressione pi\u00f9 icastica di una secolare multiculturalit\u00e0: che \u00e8 l\u2019essenza della Sicilia.<\/p>\n<p><strong><em><u>\u00a0<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em><u>Le matrici di una grande bellezza<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Questa esperienza espressiva, unica, ebbe inizio con lo sbarco in Sicilia del 1061, dove i Normanni trovarono un vasto patrimonio stilistico, da coniugare al loro bagaglio estetico, che si era, via via, formato lungo il meridione d\u2019Italia. \u00a0Il percorso di conquista dell\u2019isola di <em>Ruggero I <\/em>part\u00ec da Messina verso due direzioni: una verso Catania e la Val di Noto e\u00a0 l\u2019altra verso la Valdemone, Palermo e la Val di Mazzara. Le prime opere di <em>Architettura Arabo Siculo Normann<\/em>a furono realizzate durante l\u2019avanzata prudente del <em>Conte Ruggero<\/em> e sono espressione di un primo momento di comprensione e di adattamento alle culture locali e di una cauta affermazione su di esse. \u00a0Dal punto di vista lessicale rappresentano un\u2019espressione prototipa, una vera e propria palingenesi, di quello che sar\u00e0 la sofisticazione panormita di questo stile. Le opere che <em>Ruggero I<\/em> realizz\u00f2 nell\u2019attuale provincia di Messina rappresentano un autentico laboratorio sperimentale che si specializz\u00f2 nella realizzazione di una serie di abbazie politicamente strategiche. Senza questa sperimentazione forse non avremmo avuto la magnificenza stilistica della Cattedrale di Cefal\u00f9, di Monreale e di Palermo e di tutte le fantastiche <strong><em>ecclesie munite<\/em><\/strong> di cui Palermo e la Val di Mazzara sono inflazionate.<\/p>\n<p>Le architetture della prima fase, erette nel territorio messinese, rappresentano la matrice austera, il prototipo tecnico dello <em>Stile Arabo Siculo Normanno<\/em>. Tesori architettonici di grande abilit\u00e0 artigiana e grande valore artistico come: la chiesa dell&#8217;abbazia di <strong><em>San Pi<\/em>etro <\/strong>a Itala che rappresenta l\u2019apice di una evoluzione tecnica, che successivamente sar\u00e0 raffinata, ingentilita, abbellita, ma mai pi\u00f9 superata; la chiesa dell&#8217;abbazia di <strong><em>San Pietro e Paolo d\u2019Agr\u00f2 <\/em><\/strong>a Casalvecchio con la sua ansiosa e ritmica policromia che interpreta, in modo marziale, tutti i canoni del romanico in chiave arabo bizantina, imponendosi come una delle architetture pi\u00f9 importanti di tutta la Sicilia, non solo normanna; i prototipi della chiesa dell&#8217;abbazia di <strong><em>San Maria di Mili <\/em><\/strong>e dell&#8217; Abbazia di <strong><em>S.Filippo da Fragal\u00e0 <\/em><\/strong>a Frazzan\u00f2. Quest\u2019ultima, severa struttura fortificata dominante i Nebrodi e il mar Tirreno, al cui interno si conservano ancora simboli cavallereschi, la cui monofora posta all&#8217;ingresso, con arco sopraciliare, di incantevole bellezza, rappresenta il primo esempio conosciuto di quello che sar\u00e0 il repertorio caratteristico di tantissime delle architetture maggiori del grande stile siciliano.\u00a0 La chiesa di <strong><em>San Maria di Mili <\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 un&#8217;architettura che commuove e intenerisce per il suo essere embrione di tutto il campionario stilistico che l\u2019intero stile decliner\u00e0 nella sua evoluzione. Un&#8217;opera che racchiude in s\u00e9 tutta la cifra de &#8220;<strong>la bellezza dell\u2019idea originale<\/strong>&#8220;. Una bellezza da troppo tempo nel degrado e nell&#8217;abbandono, nonostante l&#8217;attenzione sensibile di cittadini e studiosi, vittima della distrazione incolta degli amministratori.<\/p>\n<p><strong><em>San Maria di Mili <\/em><\/strong>\u00e8 la matrice traballante e imperfetta di quell\u2019esaltante straordinaria versione panormita che raggiunse l\u2019apogeo nell\u2019abside di Monreale, dove l\u2019intreccio degli archetti in varia scala rappresenta la metafora di un ordito di culture e tecniche eterogene che diversamente, da sole, non avrebbero prodotto mai una magnificenza simile. Archetti che si sovrappongono, si incastrano, dialogano vibranti, si assorbono l\u2019un l\u2019altro, in un gioco vorticoso e sublime che esprime in un ritmo armonico tutta la sua sublime bellezza e il suo immenso valore culturale. La sintesi plastica di una cultura secolare fatta di un intreccio perpetuo di popoli e culture diverse. Un intreccio di archi, dalle radici nel lontano mondo arabo, che viene rielaborato da uomini del nord Europa quasi ad alludere ad un bisogno di aggregazione e di dialogo, come quando per farci accettare in terra straniera usiamo gli idiomi del luogo.<\/p>\n<p>Indagando queste architetture &#8220;primitive&#8221; si comprende l\u2019inizio di un processo di grandissimo valore artistico. Questa percezione \u00e8 pi\u00f9 efficace e netta se si leggono i dettagli di queste opere, che rimandano chiaramente ad architetture pi\u00f9 illustri. Quei particolari (come gli archetti incrociati e le monofore) sono come quelle sfumature fisiognomiche che ci consentono di individuare il legame tra genitori e figli. Il commovente tremolare delle archeggiature di <strong><em>S. Maria di Mili<\/em><\/strong>, il ritmo perfetto e struggente degli archi incrociati di <strong><em>S. Pietro di Itala <\/em><\/strong>e quello ansioso e policromo di <strong><em>S. Pietro e Paolo d\u2019Agr\u00f2 <\/em><\/strong>additano manifestamente alla sublimazione trionfale dell\u2019abside del <strong><em>Duomo di Monreale<\/em><\/strong>. Queste architetture sono inestimabili cammei del <em>Genius loci <\/em>della Sicilia e i prototipi di un processo culturale ed estetico di valore universale che ci aiutano ad intuire la forma del passato dell&#8217;isola e di Messina e i suoi dintorni. A Messina, dopo il mitico Stretto e il suo mare, sono i pi\u00f9 forti archetipi del territorio. Sono l&#8217;emblema della secolare cultura inclusiva della citt\u00e0, rappresentano l&#8217;identit\u00e0 secolare pi\u00f9 autentica (l&#8217;unica che c&#8217;\u00e8 rimasta). Sono il segno dell&#8217;esordio incerto, intriso di complesse contraddizioni, di un processo culturale ed estetico di rara bellezza. I loro archetti incrociati ci raccontano di quel senso dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;integrazione, che ha sempre caratterizzato i siciliani, e che vediamo oggi essere mortificato dal cinismo speculativo con il quale si stanno gestendo i processi migratori in atto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che l&#8217;architettura \u00e8 un&#8217;idea che prende forma, forse \u00e8 il caso di recuperare l\u2019antica sensibilit\u00e0, ispirandosi alle chiese di Mili, Itala e Casalvecchio, proprio perch\u00e9 quegli archetti, altro non sono che un autentico e vero incrocio di popoli e di culture.<\/p>\n<p>Intrecci realizzati da una sapienza solidale e umana che un tempo avevamo nell&#8217;anima e che abbiamo scolpito nelle nostre pietre pi\u00f9 belle e che oggi non sappiamo pi\u00f9 ritrovare n\u00e9 dentro di noi n\u00e9 dentro le istituzioni che ci rappresentano. Evidentemente non siamo pi\u00f9 capaci di sentimenti cos\u00ec nobili. Evidentemente non siamo pi\u00f9 all&#8217;altezza dell&#8217;identit\u00e0 secolare di un&#8217;isola metafora della bellezza e della multiculturalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>16.11.2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S. Maria di Mili, S. Pietro di Itala, SS. Pietro e Paolo d&#8217;Agr\u00f2, le matrici di una grande bellezza &nbsp; \u201cIn citt\u00e0 si sentiva la campana di una chiesa novella,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1014,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1009"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1009"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1009\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1012,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1009\/revisions\/1012"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1014"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1009"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1009"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}