L’architettura delle classi operaie

politiche sulle case popolari

Seminario sul tema:

L’architettura delle classi operaie”

Ciclo di incontri su politiche abitative e case popolari

 

Messina 13 febbraio 2015 – ore 17.30

La Casa Rossa – Messina

 

evento organizzato da:

Circolo Giovani Comunisti

Circolo Peppino Impastato

Rifondazione Comunista

 

Introduzione:

– Giada Galletta;

 

Relatore:

– arch. Carmelo Celona

 

 

I lavori sono stati centrati sulla concezione moderna dell’alloggio popolare, quando nasce e quali sono i presupposti ideologici che ne determinano la sua concezione.

 

La relazione dell’arch. Celona

Architettura domestica delle classi operaie in Europa ed in Italia agli inizi del XX secolo e le casette “ultra popolari” a Messina dopo il 1908: la casa negata, storia di un trattamento asimmetrico

illustra uno studio sull’architettura residenziale economica e popolare, a partire dalle grandi esposizioni del ‘800 che ne propongono i primi prototipi fino a tutta la manualistica che divulga le prime tipologia di architettura domestica per le classi lavoratrici. Quindi la relazione prosegue indagando i primi proto quartieri popolari e tutte le spinte progressiste e ideologiche applicate agli alloggi popolari. Un processo civile che ha origine dagli utopisti e dalle grandi idee del socialismo reale che attiva in tutta Europa il riconoscimento del diritto alla casa. In Italia il dibattito conduce alla Legge Luzzatti del 1902, la prima legge sull’edilizia economica e popolare per le classi lavoratrici e meno abbienti. Legge che darà il via in tutto il territorio nazionale ad una corsa alla realizzazione di alloggi economici e popolari in tutte le città della penisola. In questo scenario si consuma il dramma del terremoto di Messina del 1908 ove il nuovo Piano di Ricostruzione per soddisfare il bisogno di alloggi non attua la legge Luzzati ma offre spazio ad un feroce libero mercato edilizio che produrrà solo palazzetti signorili che saranno ad appannaggio di ricco personale esogeno, fornendo ai sinistrati autoctoni solo quartieri ultra popolari costituiti da improbabili casette totalmente insufficienti alle necessità demografiche e civili. Queste improprie tipologie presto verranno superfetate e si formeranno convulsi agglomerati (delle vere e proprie baraccopoli) dove allignerà ogni tipo di degrado sociale e ambientale favorendo una spietata speculazione politica basata su forti e inammissibili asimmetrie di trattamento: una vera e propria “fenomenologia della baracca” .