Falsari della Memoria
Convegno sul tema:
“L’architettura di un simbolo”
Palazzo Zanca 1914-2014
Messina 27 Settembre 2014 – ore 17.30
Salone delle Bandiere –Palazzo Zanca
evento organizzato da:
Comune di Messina
Legambiente dei Peloritani
Ordine degli Architetti di Messina
Ordine degli ingegneri di Messina
Introduzione:
– dott. Gianfranco Zanna (Presidente Legambiente Sicilia);
Relatori:
– arch. Carmelo Celona
– arch. Nino Principato
interventi:
– prof. Tonino Perna (Assessore alla Cultura del Comune di Messina);
– Giuseppe De Domenico (Ordine Architetti Messina);
– ing. Giampaolo Nicocia (Ordine Ingegneri Messina);
– ing. Vincenzo Colavecchio ( Presidente Legambiente dei Peloritani).
I lavori celebrano il centenario del Palazzo Comunale denominato Palazzo Zanca, intitolato al progettista. Durante i quali l’arch. Nino Principato con la sua relazione “Palazzo Zanca: L’architettura di un simbolo” illustra tutta la vicenda progettuale, quella burocratica e approfondisce quella esecutiva.
La relazione dell’arch. Celona
“Il Piano Borzì e l’estetica della città risorta: capitalismo predatore e falsari della Memoria”
illustra uno studio tutta la vicenda della ricostruzione della città di Messina dopo il terremoto del 1908 indagando tutte le sottrazioni di spazi e diritti a discapito dei cittadini attivati dallo strumento urbanistico di ricostruzione redatto dall’ing. Luigi Borzì, ingegnere capo del Comune, con il sostegno e secondo le direttive dei commissari e del Ministero dei lavori pubblici, che lo hanno etero diretto facendogli compiere scelte perniciose per la città.
Il PRG consegna una città coloniale, anacronistica. Offrendo ampio spazio ad ogni genere di speculazione edilizia. L’operazione di ricostruzione si è configurata come uno dei primissimi esempi di economia del disastro. Una sorta di shock economy voluto da un capitalismo predatore che ha fatto della città di Messina una fruttuosa terra di rapina. Questo fenomeno ha generato asimmetrie di trattamento sociale ancor irrisolto che appare in tutta la sua evidenza nella fenomenologia della Baracca.
Tutto questo è stato camuffato da una spietata operazione semiotica di un mendace recupero della memoria attraverso la riproposizione di segni di un passato del tutto ultroneo alla secolare tradizione peloritana e siciliana. Per questa operazione il nuovo potere si è avvalso di architetti eclettici, autentici falsari della memoria, che hanno proposto segni di un passato estraneo, il loro passato. Insomma un passato di seconda mano che ha disorientato del tutto i messinesi nella ricerca di segni propri che avrebbero evocato la millenaria identità. Un taglio netto delle radici che ha consegnato un popolo gregario e senza reattività, sottomesso al nuovo potere che da quel momento si è insediato in un a città mai stata sua.