Il Restauro degli elefanti di Cammarata

Recupero degli elefanti di Cammarata e il loro restauro

Restauro a cura di: Dott. Merlo Roberto

Con la collaborazione dei maestri:

Marco   Militti e Tindaro  Merlo

con la supervisione del  prof. Demetrio Scopelliti

Direzione dei lavori:  arch. Carmelo Celona

 

Si tratta di due poetiche sculture in amalgama di cemento con struttura centrale armata in tondini d’acciaio raffiguranti due elefanti di colore giallo al galoppo con la proboscide issata, uno caratterizzato da una superficie rugosa, l’altro da una superficie liscia. I due pachidermi che hanno rispettivamente le seguenti dimensioni: 230 cm di lunghezza, 160 cm di altezza e 70 cm di larghezza; 200 cm. di lunghezza, 160 cm di altezza e 60 cm di larghezza;

Queste opera oggi si possono ammirare al Palacultura visitando la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Messina, grazie alla sensibilità culturale del compianto Geom. Santino Silvio Biancuzzo, che conosceva bene il Cammarata, il quale per conto della società “Immobiliare  2R”, proprietaria del terreno cui questi giacevano sepolti, ha consentito il loro prelevamento e la donazione al Comune di Messina, a condizione che le opere venissero restaurate e donate alla città esponendoli alla G.A.M.M., affinché venisse rispettato il monito del Cavaliere: “Non toccate le opere, sono onore e vanto della città e del Sindaco“.

Così il Servizio Valorizzazione del Patrimonio Culturale e Monumentale della Città di Messina si è attivato nel tentativo di recuperare gli elefanti segnalati dai membri di Zonacammarata inserendo l’operazione nel PON FESR SICILIA 2007/2013 – ASSE III Linea d’intervento 3.1.3.3 – Progetto Centro di Competenza per lo sviluppo di servizi culturali e turistici nel campo dell’arte e dell’architettura contemporanea – Codice SI_1_11994.

Così Il 26 marzo 2015 una squadra di operai del servizio pronto intervento del Comune coordinati in maniera brillante dalla dott.ssa Maria Grazia Gemelli, avvalendosi di mezzi e uomini dell’Autoparco Municipale coordinati dall’efficace geom. Marco Mancuso, alla presenza del sottoscritto e del geom Biancuzzo sono riusciti nella difficile operazione di disseppellimento e prelievo dei due pachidermi cammaratiani.  Accertata la buona riuscita dell’operazione e sottoscritto il verbale di consegna e d’impegno con il rappresentante della “Immobiliare 2R” i reperti sono stati trasportati al Palacultura, nei cui cantinati, intanto, era stato allestito uno spazio laboratorio, dove qualche giorno dopo comunicarono i lavori di restauro delle opere.

Con la super visione dello storico docente del Liceo Artistico Ernesto Basile, il prof. Demetrio Scopelliti, noto artista e riconosciuto maestro di numerose generazioni di artisti messinesi e con la collaborazione tecnica del maestro Marco Militti, anch’esso noto artista, Il dott. Roberto Merlo valente restauratore, laureato in restauro e conservazione all’università di Urbino, specializzato in arte contemporanea, attualmente impegnato a Parigi nel restauro della Chancellerie d’Orlèans e della Galleria d’Hercule (una delle eccellenze cittadine richieste all’estero) coadiuvato dal maestro Tindaro Merlo, ha restituito alla cittadinanza gli elefanti di Giovanni Cammarata.

Ultimati il 17 maggio, gli elefanti restaurati sono stati adagiati all’interno di due cassoni mobili realizzati della ditta EcoLab di signor Giuseppe Basile per essere il 29 giugno, grazie all’impegno dell’ing. Antonio Cardia dirigente del Dipartimento di Protezione Civile e dell’Autoparco Municipale, che nonostante le notevoli difficoltà operative ha fornito i necessari mezzi meccanici e una esperta squadra di operai che coordinata dal geom. Marco Mancuso hanno prelevato e condotto le opere, all’interno della G.A.M.M., dopo le verifiche statiche operate dall’ing. Rosario D’Andrea.

I due esemplari facevano parte di un trittico di pachidermi che il Cavaliere ha realizzato in otto anni, dal 1983 e il 1991. Il terzo mancante, di dimensioni maggiori, andato perduto, era corazzato, bardato e decorato. Attrezzato sul dorso da una piccola torre coperta a capanna. Secondo l’artista era la rappresentazione di un elefante analogo a quelli con i quali Annibale attraversò le Alpi, dallo stesso definito: “Elefante da combattimento che prendeva i feriti nella battaglia e li portava nelle retrovie“.

Quest’opera è stata cercata in sito avvalendosi di un’analisi archeologica dalla dott.ssa Giordana Marletta, operata attraverso un piccolo breve e superficiale sondaggio sulla porzione di terreno cui esso giaceva, posizione individuata attraverso una ricostruzione topografica che si è avvalsa della documentazione fotografica disponibile e dei riferimenti fisici ancora superstiti. Da questo studio sono emerse due probabili ipotesi:

La prima è che l’opera sia stata prelevata nonostante la sua notevole dimensione e pesantezza durante le operazioni di demolizione della “casa delle meraviglie” per realizzare dell’attuale parcheggio;

La seconda è che l’opera, giacente al momento delle operazioni di rimozione del giardino di Cammarata, prossima ad uno scavo di fondazione presente sul posto ormai dagli anni novanta (come testimonia il Cavaliere durante l’intervista data alla Rai nel 1991 a seguito della demolizione di un fabbricato adiacente alla casa del cementiere) sia stata facilmente fatta precipitare dentro detto scavo e poi ricoperta.

Per esplorare questa ipotesi, accertata la disponibilità della società “Immobiliare 2R”, si è già preso contatto con l’istituto di geofisica dell’università di Catania per l’esecuzione di una prospezione geognostica sull’area di parcheggio.

Con i due Elefanti risorti ed esposti alla G.A.M.M. oggi si avvera il desiderio del Cavaliere Giovanni Cammarata, “famous outsider artist“: “Per favore aiutatemi a salvare le mie opere. Non voglio niente per me, non ho mai voluto vendere uno dei miei pezzi. Tutto questo è ormai la mia vita, il mio sogno e il mio testamento alla città”.  A vederli nella Galleria D’arte Moderna e contemporanea non si può fare a meno di ricordare quando mostrando fiero i suoi meravigliosi elefanti che galoppavano nel suo fantastico giardino diceva: “Mi aspettavo che da un momento all’altro il Comune se ne sarebbe accorto e avrebbe detto, prendiamoli e mettiamoli in una piazzetta al coperto… Non hanno cuore, non hanno amore per la loro città…Non capiscono l’arte a Messina, non la capiscono!!“.

Adesso è giunto il momento in cui è la città ad essere onorata di accogliere le sue opere nella casa di tutti, realizzando, anche se tardivamente, quel suo sogno. Cammarata aveva ragione! Era un grande artista, …. Ma questo ce l’hanno dovuto spiegare gli stranieri, quasi troppo tardi.

Il 31 maggio del 2015 esponendo gli elefanti alla G.A.M.M. finalmente, questa città distratta ripara l’oltraggio del 2002 e gli rende onore, accogliendo il suo “dono” ritrovato e gli tributa il dovuto riconoscimento. La città finalmente comprende e partecipa, retrospettivamente, al dramma esistenziale di un uomo onesto e per bene, insultato da una grave ingiustizia, che lo costrinse a vivere di stenti nel degradato al quale si ribellò senza alcuna violenza inventando un’espressione artistica che oggi qualifica l’intera città.

Carmelo Celona

 

Breve Relazione Tecnica

DESCRIZIONE DELL’OPERA

Le due statue realizzate dal Cavaliere Cammarata rappresentano due elefanti in procinto di marciare.

La struttura interna è costituita da mattoni pieni, sovrapposti con l’impiego di cemento. Questa struttura risulta, successivamente, ricoperta con uno strato di cemento e sabbia. Per uno dei due elefanti, che per brevità chiameremo “Elefante B”, tale ultimo strato di cemento è stato lavorato e reso liscio; al contrario, per Elefante A”, tale operazione non è avvenuta, mantenendo una finitura grossolana e rugosa.

La pellicola pittorica di entrambe le statue si presenta di colore giallo scuro, costituita probabilmente da colori acrilici (si usa il condizionale poiche i tempi operativi ristretti non hanno consentito analisi chimiche) sopra il quale è stato applicato un secondo strato di rifinitura di colore giallo chiaro.

Le zampe e gli occhi presentano dei particolari decorativi di colore verde, bianco e rosso.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

 Le opere, giunte nel laboratorio allestito al piano garage del  Palacultura di Messina, presentavano uno stato di conservazione alquanto compromesso. La lunga esposizione agli agenti atmosferici quali pioggia, vento e inquinanti, hanno accelerato il naturale degrado del materiale costitutivo. Tra i danni più visibili, la mancanza della proboscide in entrambe le opere.

ELEFANTE A

L’opera in esame non presentava particolari problematiche strutturali che potessero pregiudicarne l’integrità. Evidente invece, come accennato precedentemente, era la mancanza della proboscide andata perduta.

Presenti erano invece numerose fessure e fratture in corrispondenza della zona posteriore, della proboscide e delle zampe. Inoltre, una delle due basi in pietra e cemento si presentava distaccata dalla struttura.

La pellicola pittorica presentava, su tutta la superficie, uno strato di depositi coerenti e incoerenti con numerose abrasioni le quali compromettevano visibilmente la leggibilità dell’opera. Inoltre, numerosi erano i sollevamenti in corrispondenza dell’orecchio destro a causa della presenza di efflorescenze saline.

In ultimo, lo strato di rifinitura giallo chiaro si presentava del tutto incoerente con un grave fenomeno di spolvero.

Anche in corrispondenza degli occhi e delle zampe le decorazioni non erano quasi più visibili a causa delle numerose carenze di colore.

 ELEFANE B

 L’opera presentava  le stesse alterazioni dell’”Elefante A”,:

– diffuse cadute di pellicola pittorica;

– abrasioni;

– decoesione e deadesione della pellicola pittorica;

– deposito di materiale coerente e incoerente;

– mancanza della proboscide.

– distacco di una delle due basi;

– fessure e fratture;

 

OPERAZIONI DI RESTAURO

 La prima operazione di restauro è stata la totale spolveratura delle opere, in modo da rimuovere lo strato di sporco incoerente. Quest’operazione è avvenuta tramite l’impiego di pennellesse a setola morbida, rigida, e spugne umide accompagnate da aspiratore. La dove lo strato di sporco si presentava coerente e di maggiore spessore, questo è stato rimosso con l’aiuto di bisturi e spatole rigide.

Successivamente, visto il grave stato di conservazione e l’eccessiva decoesione e spolvero della pellicola pittorica, è stato realizzato un trattamento totale di consolidamento con una resina acrilica in dispersione acquosa quale “ACRIL 33” al 3%.

Le efflorescenze saline presenti sul viso dell’”Elefante A” sono stati inizialmente aspirati mediante l’applicazione di kleenex e Carbonato d’Ammonio in soluzione satura, con tempo di contatto 5 minuti. Una volta terminata questa prima fase di rimozione, i residui dei sali più spessi e coesi sono stati trattati successivamente con la stessa soluzione satura di carbonato d’ammonio applicato con l’aiuto di spazzole rigide, le quali agivano anche da mezzo abrasivo.

Terminata la pulitura degli elefanti, si è operato sulle basi in pietra distaccate in entrambe le opere. Queste sono state riposizionate nella posizione corretta attraverso l’impiego di barre in ferro filettate, inserite all’interno della struttura e passanti per tutta la base. Una volta inserite e bloccate con l’uso di una resina bicomponente indicata per l’adesione del ferro al cemento, è stata inserita la base all’interno dei perni e bloccata mediante rondelle e dadi.

Per quanto riguarda invece le proboscidi, in entrambe i casi, sono state ricostruite in polistirolo. La scelta di tale materiale è stata suggerita dall’elevata facilità di lavorazione di questo materiale e alla sua particolare leggerezza. In tal modo, si è reso possibile non gravare con ulteriore peso sull’intera struttura, garantendo inoltre  una totale reversibilità dell’intervento.

Inizialmente, l’originaria armatura conservatasi in ferro è stata trattata con un prodotto antiruggine e, successivamente, ricoperta con un sottile strato di cemento in modo da isolare ulteriormente il materiale.

Una volta terminate queste operazioni, sono state ricostruite le forme delle proboscidi, tramite la sovrapposizione di elementi a forma di listelli di polistirolo. L’incollaggio è avvenuto tramite l’uso di colla vinilica e, una volta asciugato, il materiale è stato sagomato con strumenti idonei al taglio.

Per poter ricreare la materia rugosa del cemento, la superficie delle proboscidi sono state trattate con uno strato sottile di cemento e sabbia, in modo da ricreare al materia originale.

Tale riproposizione degli elementi è stata possibile grazie alla documentazione fotografica reperita, la quale ha permesso di identificare la forma originale delle due proboscidi in modo da poterle riproporre correttamente.

Successivamente, le lacune della superficie sono state risanate con l’impiego di cemento e sabbia sottile, rispettando così il materiali originali. Sull'”Elefante A” è stato effettuato, al termine del risanamento, un trattamento di superficie in modo da ricreare quell’effetto disomogeneo della materia originale.

L’ultima operazione del restauro ha interessato il trattamento estetico delle lacune e delle superfici pittoriche. A tal proposito, come per la ricostruzione delle proboscidi, grazie alla documentazione fotografica reperita è stato possibile ricreare le forme e i colori originali degli occhi e delle zampe. Per tale intervento sono stati impiegati dei colori a base acrilica con l’aggiunta di un protettivo UV.e

 

Dott. Roberto Merlo