{"id":828,"date":"2016-11-13T19:56:13","date_gmt":"2016-11-13T18:56:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=828"},"modified":"2021-09-09T20:03:24","modified_gmt":"2021-09-09T18:03:24","slug":"la-torre-civica-con-lorologio-dellupim-tra-medio-evo-e-modernita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2016\/11\/13\/la-torre-civica-con-lorologio-dellupim-tra-medio-evo-e-modernita\/","title":{"rendered":"La Torre Civica con l\u2019orologio dell\u2019Upim: tra Medio Evo e modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Quando nel V secolo d.c. cominci\u00f2 il declino dell\u2019antica Roma si ebbe una progressiva decadenza urbana. Le citt\u00e0 non pi\u00f9 amministrate e difese, oggetto di frequenti incursioni barbariche e depredazioni piratesche, divennero malsane. Era impossibile restare a vivere in quei luoghi senza esporsi al rischio di pestilenze, malattie, lordume e assenza di cibo. Cos\u00ec la gente ritorn\u00f2 alla vita rurale fuggendo nelle campagne dove avrebbe potuto trovare liberamente fonti di energia, cibo e materiali da costruzione.<\/p>\n<p>Questo fenomeno ben presto fu organizzato dalla nuova chiesa cristiana che cominci\u00f2 ad offrire ai romiti strutture fisiche organizzate e operative dove vivere in comunione: nacque cos\u00ec il <strong><em>Cenobio<\/em><\/strong>. In queste strutture si svilupp\u00f2 un radicale nuovo sistema di vita: <em>il <strong>Monachesimo<\/strong><\/em>. La citt\u00e0 di pietra, l\u2019<strong><em>Urbe<\/em><\/strong>, distrutta dal furore barbarico e dal fanatismo cristiano lasci\u00f2 il posto alla <strong><em>Citt\u00e0 Celeste<\/em><\/strong>: il <strong>Monastero<\/strong>.<\/p>\n<p>Il <strong><em>Monastero<\/em><\/strong> fu una struttura autosufficiente: una vera e propria piccola citt\u00e0, ispirata al modello della \u201c<strong><em>Gerusalemme Celeste<\/em><\/strong>\u201d del libro dell\u2019Apocalisse di <strong><em>Giovanni da Patmos<\/em><\/strong> e in seguito alla \u201c<strong><em>Citt\u00e0 di Dio<\/em><\/strong>\u201d teorizzata da <strong><em>Agostino d\u2019Ippona<\/em><\/strong>.\u00a0 <strong><em>Il Cenobio<\/em><\/strong> fu un\u2019isola felice, di serenit\u00e0, ordine e giustizia: un \u201c<strong><em>Paradiso Claustralis<\/em><\/strong>\u201d come amava definirlo <strong><em>Bernardo da Norcia<\/em><\/strong>. Un luogo dello spirito, della cultura, della scienza e della tecnologia.\u00a0 Nel <strong><em>Monastero<\/em><\/strong> si svilupp\u00f2 una nuova struttura sociale basata su un\u2019economia chiusa, autarchica: un\u2019economia senza <em>mercato<\/em>, antitesi autentica del capitalismo. Il <strong><em>Cenobio<\/em><\/strong> fu una nuova citt\u00e0 dove il <strong><em>Tempio<\/em><\/strong> divenne <strong><em>Basilica<\/em><\/strong> e la <strong><em>Piazza <\/em><\/strong>divenuta pi\u00f9 intima, si trasform\u00f2 in un silenzioso e placido <strong><em>Chiostro<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Questi nuovi luoghi esigevano una nuova organizzazione delle attivit\u00e0 umane. Cos\u00ec fu concepita la <strong><em>Regola monastica<\/em><\/strong>. Un complesso di norme comportamentali che organizzarono i ritmi della nuova vita prevedendo nuovi sistemi di gestione del tempo civile come: l\u2019orario di lavoro, la divisione della giornata in frazioni di tempo, il calendario, ecc\u2026 (concezioni che resteranno immutate fino ai giorni nostri). Il tutto scandito dai riti religiosi. Lo strumento con il quale applicare la <strong><em>Regola<\/em><\/strong> del tempo, prima con le sue campane e poi con l\u2019orologio, fu il Campanile. \u00a0(foto di un monastero con campanile)<\/p>\n<p><em><u>La citta medievale e le torri dell\u2019orologio<\/u><\/em><\/p>\n<p>La citt\u00e0 nel medio evo risorge sulle rovine dell\u2019<strong><em>Urbe<\/em><\/strong>. Protetta da possenti cinte murarie quasi sempre erette sulle vestigia delle antiche mura romane. La sua origine risalire alla necessit\u00e0 sia dell\u2019Abate (titolare del monastero) che del Feudatario (titolare del Castello) di avere un luogo protetto e localizzato in modo strategico dove poter scambiare in sicurezza beni e merci, prodotti nei loro possedimenti, con altri feudatari o con altri monasteri.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 medievale all\u2019inizio fu un mercato protetto da mura inespugnabili, mura al cui intero si situarono per primi gli edifici di rappresentanza del potere spirituale (la Chiesa e il Campanile) e del potere temporale (Il palazzo signorile e la torre civica).<\/p>\n<p>Pian Piano questo spazio circoscritto si and\u00f2 densificando di altre funzioni (residenze, botteghe, laboratori, tribunali, uffici, banchi, ecc..) \u00e8 divent\u00f2 citt\u00e0. Riadattando e rielaborando strutture, materiali e tipologie di epoca romana, sviluppando un nuovo linguaggio architettonico che fu la cifra stilistica di molte citt\u00e0 medievali: lo <strong><em>stile romanico<\/em><\/strong>, cio\u00e8, alla maniera del <strong><em>classicismo romano<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 medievale fu un luogo di pace assoluta finalizzata al benessere delle attivit\u00e0 commerciali, prima ancora di quelle civili. Un luogo di quiete che tutti (cavalieri e alti prelati, artigiani e commercianti, banchieri e mercanti, burocrati e soldati) avevano l\u2019interesse di non violare (come oggi si fa con la Svizzera).<\/p>\n<p>Nel nuovo spazio urbano quasi inespugnabile le comunit\u00e0 laiche cominciano ad aggregarsi dando vita, al suo interno, a nuove istituzioni: nascono i <strong><em>Comuni<\/em><\/strong>. Nascono le consorterie delle arti e dei mestieri, degli artigiani, dei cavalieri, dei mercanti, ecc. Nascono le due piaghe della modernit\u00e0: la borghesia e la burocrazia. Tutto questo fu la palingenesi di tutti i <strong><em>borghi medievali.<\/em><\/strong> E l\u2019<strong><em>Urbe<\/em><\/strong> si trasform\u00f2 in <strong><em>Civitas<\/em><\/strong>.\u00a0 E i Comuni cominciano a rivendicare la loro identit\u00e0 laica facendo nascere un nuovo \u00a0sentimento di comunit\u00e0. Nacque quello che noi oggi chiamiamo \u201d<strong><em>senso civico<\/em><\/strong>\u201d. Nasce la categoria dei beni comuni, dei servizi comuni, degli spazi pubblici, ecc. Riemergono vecchi <strong><em>genius loci<\/em><\/strong> e se ne affermano di nuovi. Si sviluppano forti sensi di appartenenza alla comunit\u00e0 di riferimento e forti processi d\u2019identificazioni con le citt\u00e0 e le architetture che le popolano. L\u2019elemento che qualifica le citt\u00e0 \u00e8 sempre la torre civica o il campanile, a secondo di quale potere ha pi\u00f9 forza contrattuale nelle citt\u00e0, se quello della chiesa o quello della signoria..<\/p>\n<p>La <strong><em>Civitas<\/em><\/strong> s\u2019identifica con un elemento fisico nuovo, la <strong><em>Torre Civica<\/em><\/strong>, la torre municipale, sulla quale campeggia uno strumento nuovo che ha contribuito notevolmente al processo di laicizzazione in trattazione: l\u2019<strong><em>Orologio Meccanico<\/em><\/strong>. (uno degli esempi pi\u00f9 illustri \u00e8 la <strong><em>Torre di Palazzo Vecchio<\/em><\/strong> che da secoli \u00e8 l\u2019archetipo di Firenze). La <strong><em>Torre Civica<\/em><\/strong> con l\u2019orologio diventa il significante della laicit\u00e0. Un forte segno d\u2019identificazione sociale. Cos\u00ec presto anche i Campanili delle chiese si dotarono di orologi meccanici facendosi paradossalmente latori del nuovo uso prosaico del tempo.\u00a0 Questo ci deve ricordare che l\u2019orologio meccanico su un campanile di una chiesa \u00e8 un ossimoro: o le campane o l\u2019orologio.<\/p>\n<p><em><u>L\u2019orologio meccanico<\/u><\/em><\/p>\n<p>L\u2019invenzione dell\u2019orologio meccanico, sembra sia dovuta all\u2019Arcidiacono di Verona <strong><em>Salomone Ireneo Pacifico<\/em><\/strong> (778-845). Uomo erudito e di grande ingegno al quale si deve una delle architetture pi\u00f9 esemplari del Romanico Italiano: La <strong><em>Cattedrale di San Zeno<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 celeste (il <strong><em>Cenobio<\/em><\/strong>) il padrone del tempo era la chiesa, perch\u00e9 padrone delle campane. Il tempo cominciava e finiva quando la chiesa azionava le campane, ed era solo il tempo del lavoro nei campi della preghiera, del riposo e della festa. Era un tempo che si contava dall\u2019alba al tramonto e dividendolo in ore che non erano mai uguali, dipendevano dalle stagioni che accorciavano e allungavano le giornate e dalla pigrizia o distrazione del campanaro.<\/p>\n<p>Nella Civitas il padrone del tempo \u00e8 il mercato. Lo strumento che lo misura non \u00e8 pi\u00f9 la campana, ma l\u2019orologio meccanico, che campeggia in cima alle torri comunali.<\/p>\n<p>L\u2019orologio meccanico, nella citt\u00e0 medievale assunse subito un ruolo fondamentale per il suo sviluppo, divenendo strumento indispensabile finalizzato alle attivit\u00e0 cittadine, che non sono pi\u00f9 quelle del <strong><em>Ora et Labora<\/em><\/strong> del Cenobio bens\u00ec quelle di attivit\u00e0 prosaiche indirizzate al profitto e ai commerci o alla politica amministrativa. \u00c8 il momento, nella storia, in cui per la prima volta si concepisce la categoria del capitale.<\/p>\n<p>L\u2019avvento dell\u2019orologio meccanico inaugura il tempo del denaro. Un tempo che ha ore esatte, tutte uguali per ogni stagione. Un tempo omologato, inesorabile, che non sgarra mai, perch\u00e9: Il tempo \u00e8 denaro!<\/p>\n<p>E\u2019 un tempo che non dipende pi\u00f9 dall\u2019uomo bens\u00ec ora \u00e8 l\u2019uomo che comincia a dipendere dal tempo, e il \u00a0padrone del tempo \u00e8 il mercato. Esattamente come nell\u2019attuale societ\u00e0 capitalistica, dove per arricchirsi\u00a0 bisogna\u00a0 rubare il tempo e diventare i padroni del tempo altrui\u00a0 Per sottomettere i popoli non serve pi\u00f9 la spada basta rubargli il tempo: Il tempo per la riflessione, il tempo per il riposo, il tempo per lo svago, il tempo per il piacere\u2026 e lasciargli solo il tempo per lavorare e quello per consumare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nella citt\u00e0 medievale al tempo ciclico dettato della Chiesa si sostitu\u00ec il tempo circolare dettato dai commerci.<\/p>\n<p><em><u>Castanea delle Furie<\/u><\/em><\/p>\n<p>A Messina, posto sulla parte acromiale del crinale dei Monti Peloritani vi \u00e8 un ameno paesino collinare a vocazione rurale (prediletto da molte dimore di villeggiatura estiva della borghesia cittadina) dall\u2019incerta origine toponomastica: <em>Castanea delle Furie. <\/em>Il piccolo villaggio si adagia su una lieve sella orografica dalla quale si dipanano le strade per <em>Messina<\/em>, per le <em>Masse<\/em>, per <em>Spart\u00e0<\/em> e per <em>Rodia<\/em>. Ai suoi piedi si formano due compluvi, entrambi sfocianti sul Mar Tirreno: uno pi\u00f9 stretto che giunge nella localit\u00e0 costiera di Spart\u00e0 e l\u2019altro pi\u00f9 ampio e disteso che giunge sulla spiaggia di Rodia. Quest\u2019ultimo \u00e8 stato per molto tempo la via di comunicazione pi\u00f9 importante del villaggio, poich\u00e9 lo metteva pi\u00f9 rapidamente in contatto con la costa.<\/p>\n<p>Osservando il suo impianto urbano, la sua massa architettonica e i suoi elementi costruiti, emergono evidenti stratificazioni e alcuni elementi di rilevante interesse storico artistico, non solo nel tessuto, ma anche nei singoli organismi architettonici, come il notevole pregio dell\u2019antica chiesa di origini normanne e del suo campanile: la prima, ormai contaminata da disgustose formalit\u00e0 all\u2019uso barocco e da discutibili attivit\u00e0 di restauro; il secondo insultato alla sommit\u00e0 da un\u2019improbabile superfetazione merlata. La parte inferiore di quest\u2019ultimo conserva quasi intatta la sua struttura medievale. La chiesa e il campanile sorgono su un pianoro che funge da ampio sacrato e dominano la parte pi\u00f9 antica del paese, quella che declina verso il compluvio che giunge a Rodia, guardando all\u2019orizzonte il Mar tirreno. Sul campanile, un orologio meccanico, strumento, visibile da ogni punto del paese e da ogni contado, con il quale in epoca antica la comunit\u00e0 misurava il suo tempo ed organizzava le sue attivit\u00e0.<\/p>\n<p><em><u>La piazza senza orologio<\/u><\/em><\/p>\n<p>Con l\u2019arrivo della modernit\u00e0 e grazie alla realizzazione della Strada Provinciale n. 50, che consent\u00ec agevolmente di raggiungere Spart\u00e0 o andare e venire da Messina, l\u2019organismo urbano si espanse in direzione Sud, inglobando un tratto della strada provinciale medesima. Fu cos\u00ec che si form\u00f2 la zona \u201cmoderna\u201d dell\u2019attuale abitato. In questa zona d\u2019espansione, in prossimit\u00e0 dell\u2019incrocio di tutte le strade, nuove e vecchie, fu ricavato un nuovo spazio urbano di socializzazione, localizzato in posizione strategica rispetto alla nuova strada. Un luogo di scambi di merci e d\u2019incontri d\u2019affari rurali e commerciali: un\u2019altra piazza. La nuova piazza, anche se rialzata e recinta rispetto alla strada e in lieve pendenza, sottrasse comunque la centralit\u00e0 urbana al vecchio sacrato, ormai troppo alto e distante dal nuovo transito stradale.<\/p>\n<p>In posizione dominante rispetto al nuovo spazio urbano, nella prima met\u00e0 del novecento fu eretta una nuova chiesa madre. Il potere spirituale prendeva posto nel nuovo centro cittadino con un\u2019architettura tipica di quell\u2019afasico tardo neoeclettismo, che a quel tempo infettava Messina e dintorni, e che nella fattispecie non riusc\u00ec ad esprimere altro se non emulare lo stile neoromanico con un banale esercizio di scuola, proponendo in maniera scontata, pacchianamente in cemento armato e in pietre artificiali, alcuni repertori dello <strong><em>Stile Romanico<\/em><\/strong>: dal rosone agli archetti pendenti sulle linee inclinate della facciata a capanna, al protiro radente che incornicia uno scontato portarle d\u2019ingresso con lunetta superiore.<\/p>\n<p>Nonostante lo sforzo evocatore della tipica cattedrale dei borghi medievali del nord Italia, l\u2019emulazione posticcia risulta parziale. Manca, per completare l\u2019esercizio citazionista, il campanile. Come ogni chiesa e come ogni sacrato che si rispetti. Questa carenza probabilmente fu dovuta ad una mancanza di spazio, poich\u00e9 a sinistra della facciata passa la strada provinciale e a destra sorge un palazzetto a due elevazioni fuori terra con il quale la chiesa condivide il dominio della piazza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La piazza \u00e8 uno spazio urbano quieto per quanto articolato in ampi gradoni \u00e8 un poco in pendenza. \u00c8 attrezzato con comode panchine ed \u00e8 fittamente alberato ai margini da una sequenza di frondosi platani che offrono una ristorante ombra a vi sosta.<\/p>\n<p>Uno spazio vissuto, che vanta un suo <em>genius loci<\/em>. Uno spazio che ispira nei cittadini un processo d\u2019identificazione ormai compiuto, insomma: la classica \u201c<em>chiazza du paisi<\/em>\u201d dove la comunit\u00e0 si incontra, si riconosce, si identifica ed esercita pienamente il suo campanilismo. Un campanilismo insolito: un campanilismo senza campanile e senza un orologio civico.<\/p>\n<p><em><u>Il signor C.G.<\/u><\/em><\/p>\n<p>Appena si giunge nella piazza d\u2019istinto ci si accorge di questa grave mancanza: non c\u2019\u00e8 il campanile, manca l\u2019orologio. Ma al contempo si coglie la stranezza che nonostante questa percepita assenza si respira una forte atmosfera carica d\u2019identit\u00e0, tipica di quei luoghi dove la comunit\u00e0 in essi si riconosce. Ed ecco che guardando bene ci si accorge che il campanile c\u2019\u00e8, la torre dell\u2019orologio c\u2019\u00e8, o almeno c\u2019\u00e8 il loro significante, \u00e8 questo basta!<\/p>\n<p>Qualcuno, sicuramente un personaggio che ha ricoperto e forse ricopre ancora un ruolo preminente all\u2019interno di quella comunit\u00e0 (cosi importante al punto da avere la forza di contendere alla chiesa il dominio di quello spazio urbano con un \u00a0palazzetto a due elevazioni fuori terra, sul cui timpano campeggiano le sue iniziali: <strong><em>C.G.<\/em><\/strong>), ha provveduto autonomamente a fornire la piazza di uno strumento per misurare il tempo.<\/p>\n<p>Il <strong>signor G.G.<\/strong> sulla facciata amorfa del suo palazzetto (che ha la patetica aspettativa di voler assomigliare ad un tempietto greco, senza rinunciare al balconcino a petto d\u2019oca dove far affacciare nobili dame e potenti per assistere all\u2019uscita del santo patrono, come fosse il primo palco della Scala), dove al piano primo ha lasciato che l\u2019agenzia di assicurazioni, a cui ha affittato la bottega sottostante (la rendita \u00e8 sempre la rendita) potesse meglio e pi\u00f9 palesemente pubblicizzarsi, ha montato un semplice grande orologio analogico di quelli che un tempo si compravano all\u2019UPIM. L\u2019orologio campeggia sulla piazza, chiaro e ben visibile, opportunamente protetto dalle intemperie con un obl\u00f2 circolare in metallo e vetro.<\/p>\n<p>Egli ha installato sul suo palazzo, finalmente, l\u2019orologio civico mancante, garantendone l\u2019efficienza e l\u2019efficacia, supplendo e denunciando meritoriamente l\u2019inefficienza di progettisti e amministratori.<\/p>\n<p>Cos\u00ec quell\u2019orologio che sta a met\u00e0 strada tra la denuncia \u00e8 l\u2019ostentazione di un forte potere, conduce lo sguardo su quelle iniziali, ribadite leziosamente nella bandieruola d\u2019apice, che sottolineano con fermezza inequivocabile che quel edificio, seppur adiacente alla chiesa, (vicinanza che ci farebbe pensare ad una canonica o ad un edificio curiale) \u00e8 un edificio laico. Un edificio che rappresenta o ha rappresentato il potere temporale del luogo. Un potere prosaico di matrice feudataria, di una predominanza probabilmente economica, commerciale o latifondista, che nella piazza si \u00e8 conquistato una posizione dominante contrastando il potere spirituale al punto da impedirgli di espandersi con i suoi campanili le sue parrocchie.<\/p>\n<p>Quel palazzetto (simbolo icastico dei rapporti conflittuali tra chiesa e borghesia del luogo) \u00e8 espressione di un potere che, come un tempo, si contrappone a quello religioso e oggi incarna il ruolo di mediatore tra lo spazio urbano e l\u2019identit\u00e0 di chi lo frequenta. Oggi quel palazzo, o chi lo gestisce (forse qualche erede del <strong><em>signor C.G.<\/em><\/strong>) si \u00e8 fatto collante sociale, pi\u00f9 della chiesa e delle istituzioni pubbliche. Ha tenuto riunita la comunit\u00e0, mantenendo salda l\u2019identit\u00e0 collettiva provvedendo all\u2019occorrenza di un campanile e del suo orologio. Ha dato risposta al bisogno collettivo, conscio e inconscio, di avere uno strumento che misuri il tempo della comunit\u00e0 medesima.<\/p>\n<p>Il <strong>Signor C.G.<\/strong> oggi, si \u00e8 avallato, o forse si \u00e8 ripreso, il ruolo di essere il padrone del tempo. Del tempo moderno di chi abita e vive quei luoghi.<\/p>\n<p>Ha fornito la comunit\u00e0 di un orologio comune, che con il ticchettare delle sue lancette rappresenta il battito cardiaco di chi ha vissuto e vive la storia di quel luogo.<\/p>\n<p>Quell\u2019orologio del <strong><em>Signor C.G.<\/em><\/strong> \u00e8 ormai il luogo comune del tempo dei castanoti e la lucida metafora delle loro dinamiche sociali.<\/p>\n<p>Cos\u00ec chi scrive, sostando nella piazza, per consumare un panino ed una birra, durante una pausa di lavoro, in un caldo primo pomeriggio settembrino, ha potuto godersi la deliziosa fresca quiete di quelle panchine, senza l\u2019affanno compulsivo di controllare sul display del proprio Iphone l\u2019orario. Gli \u00e8 bastato alzare le ciglia e con un colpo d\u2019occhio verso il palazzo del\u00a0 <strong><em>Signor C.G.<\/em><\/strong> \u00a0verificare che si era fatta l\u2019ora di tornare a lavoro, cosi come un tempo facevano artigiani, contadini, operai e braccianti. Gesto che li faceva identificare con quel luogo e contribuiva a sviluppare un\u2019anima al luogo stesso: un Genius loci.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>13.11.2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nel V secolo d.c. cominci\u00f2 il declino dell\u2019antica Roma si ebbe una progressiva decadenza urbana. Le citt\u00e0 non pi\u00f9 amministrate e difese, oggetto di frequenti incursioni barbariche e depredazioni<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":832,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/828"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=828"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/828\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":843,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/828\/revisions\/843"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/832"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}