{"id":807,"date":"2016-10-13T21:58:43","date_gmt":"2016-10-13T19:58:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=807"},"modified":"2021-09-08T22:10:25","modified_gmt":"2021-09-08T20:10:25","slug":"architettura-e-forma-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2016\/10\/13\/architettura-e-forma-del-tempo\/","title":{"rendered":"Architettura e forma del tempo"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del XX secolo la scienza cominci\u00f2 a formulare le nuove leggi della fisica che porteranno alla <em>fisica nucleare<\/em>. Nel 1900 il fisico tedesco <em>Max Planke<\/em> elabor\u00f2 la <em>Teoria dei Quanti<\/em>. Nel 1905 Albert Einstein formul\u00f2 la prima versione della <em>Teoria della Relativit\u00e0. <\/em>Nel 1908 <em>Hermann Minkowski<\/em> interpret\u00f2 geometricamente le conclusioni sulla struttura del tempo e dello spazio di Einstein:&#8221;<em>il tempo \u00e8 continuit\u00e0 dello spazio mediante il movimento della materia&#8221;<\/em>. Il tempo \u00e8 la \u201c<em>Quarta Dimensione\u201d <\/em>ed ha una sua forma.<\/p>\n<p>Queste nuove concezioni scientifiche entrarono presto anche nella coscienza di artisti, letterati, filosofi. Le avanguardie artistiche cominciarono ad indagare e rappresentare questa nuova concezione spaziale della realt\u00e0. Nacque il <em>Cubismo<\/em>, un movimento artistico d\u2019avanguardia che cerc\u00f2 di rappresentare in pittura la continuit\u00e0 spazio tempo. Significativo il dipinto di Marcel Duchamp \u201c<em>Nudo che scende le scale<\/em>\u201d, del 1912, che interpreta la quarta dimensione e sancisce il passaggio dal <em>Cubismo<\/em> al <em>Futurismo<\/em>, altra avanguardia che caratterizzer\u00e0 l\u2019arte del XX secolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La nuova rappresentazione spazio temporale divenne fonte d\u2019ispirazione anche per l\u2019avanguardia architettonica praghese. Questa nuova scientifica concezione spaziale fu adottata dagli architetti praghesi come spunto per dare forma architettonica ad una nuova concessione di societ\u00e0 socialista. Nacque cos\u00ec <em>l\u2019Architettura Cubista<\/em>. Concepita da un movimento di architetti rivoluzionari che fecero di quelle inedite geometrie l&#8217;estetica della ribellione socialista alla dominazione austriaca. <em>l\u2019Architettura Cubista<\/em> divenne l\u2019elemento plastico di una rivoluzione sociale e politica che precorse la rivoluzione russa del 1917 e port\u00f2 finalmente alla Repubblica Socialista Indipendente della Cecoslovacchia.<\/h3>\n<p>L\u2019architetto italiano che pi\u00f9 di tutti, a quasi mezzo secolo di distanza, assorb\u00ec l\u2019ontologia del cubismo architettonico cecoslovacco, declinando in chiave neorealista i linguaggi degli architetti praghesi, fu <em>Mario Ridolfi<\/em>, un architetto romano (1904-1984) tra i maggiori interpreti dell\u2019architettura italiana del \u2018900, famoso per aver realizzato, nel 1933, il <em>Palazzo delle Poste <\/em>di Roma in piazza Bologna. Uno degli esempi pi\u00f9 rilevanti del razionalismo italiano.<\/p>\n<p>I Ridolfi erano una famiglia di esperti artigiani edili. Il capo stipite <em>Vincenzo Ridolfi<\/em>, nonno di Mario, famoso e abile \u201c<em>maestro di muro<\/em>\u201d pesarese, si trasfer\u00ec a Roma nel 1850, dove ebbe due figli, Pietro e Salvatore. Questi, nel loro tempo, furono figure di spicco nelle arti minori della capitale. Il primo famoso pittore e decoratore, il secondo, padre di Mario, prestigioso stuccatore.<\/p>\n<p>Il 28 febbraio del 1949, in Italia, fu emanata la legge n. 43. Una legge umanista che prevedeva: un \u201c<em>Piano d\u2019intervento per la realizzazione di Edilizia Pubblica su tutto il territorio italiano<\/em>\u201d, meglio conosciuto come \u201c<em>Piano Fanfani<\/em>\u201d dal nome del suo ideatore. Il \u201c<em>Piano Fanfani<\/em>\u201d attiv\u00f2 nell\u2019intera penisola uno dei processi sociali tra i pi\u00f9 importanti del secondo dopo guerra. Le finalit\u00e0 della legge erano di: \u201c<em>Incrementare l\u2019occupazione operaia agevolando la costruzione di case per i lavoratori\u201d. G<\/em>razie a questo<em> Piano <\/em>la ricostruzione dell\u2019Italia e degli italiani si realizz\u00f2 attraverso la costruzione di case e quartieri popolari, che furono efficaci collanti sociali e identitari. L\u2019attuazione del <em>Piano <\/em>fu affidata all\u2019I.N.A. (Istituto Nazionale Assicurazioni), che per l\u2019occasione istitu\u00ec una sezione specifica: l\u2019\u201c<em>INA CASE<\/em>\u201d. Il programma d\u2019interventi previsto dalla legge and\u00f2 subito a regime e gi\u00e0 nel 1956 gli italiani a cui fu assegnata una casa popolare superavano il milione e mezzo.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito di questo processo l\u2019\u201c<em>INA CASE<\/em>\u201d di Terni, nel 1949, affid\u00f2 a Mario Ridolfi la realizzazione del primo quartiere popolare del capoluogo umbro, che fu chiamato <em>Villaggio Italia<\/em>. Un quartiere che, da subito, sorprese per la singolarit\u00e0 del linguaggio architettonico, rispetto all\u2019architettura tipica dell\u2019\u201c<em>INA CASE<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>Villaggio Italia <\/em>\u00e8 il quartiere che pi\u00f9 spicca nel panorama degli interventi del <em>Piano Fanfani<\/em>, gi\u00e0 molto qualificato grazie all\u2019impegno dei pi\u00f9 grandi architetti italiani dell\u2019epoca, \u00a0<em>Franco Albini<\/em>, <em>Ignazio Gardella<\/em>, <em>Ludovico Quaroni,<\/em> <em>Carlo Aymonino<\/em>, <em>Giovanni Astengo<\/em>, <em>Luigi Figini<\/em> e <em>Gino Pollini<\/em>. Grandi protagonisti della stagione razionalista che si misurarono anche con l\u2019architettura delle classi lavoratrici e del terziario, dando vita ad un grande movimento architettonico di notevole qualit\u00e0 artistica: <em>l\u2019architettura neorealista<\/em>. Costoro, Ridolfi in testa, ebbero la capacit\u00e0 e l\u2019estro di coniugare magistralmente lessici colti con quelli popolari, creando una nuova semantica architettonica di alto valore culturale che divenne la cifra della ricostruzione della nazione.<\/p>\n<p>In questo scenario, il linguaggio del quartiere ternano attir\u00f2 l\u2019interesse della critica per la sua specificit\u00e0 caratteriale, interprete di una cifra spartana, essenziale, che ancor oggi colpisce per la sua semplicit\u00e0 onesta e rassicurante. Un\u2019essenzialit\u00e0 di linguaggio che esprime chiaramente una visione socialista, che all\u2019epoca cattur\u00f2 molto l\u2019ambiente degli intellettuali.<\/p>\n<p>L\u2019architetto romano nel <em>Villaggio Italia <\/em>propose un verbo che si distaccava molto dalle declinazioni correnti dell\u2019architettura popolare. La marca ridolfiana, pur restando nei limiti delle prerogative essenziali che richiede la produzione diffusa del bene casa (soluzioni architettoniche che contengano i costi di realizzazione), \u00e8 caratterizzata da geometrie inedite che presto influenzeranno molte realt\u00e0 italiane e non pochi architetti.<\/p>\n<p>Le forme e i linguaggi delle architetture di Ridolfi rimandano a qualcosa di misteriosamente significativo. Sono il significante di un processo che ha segnato la storia moderna. Un\u2019efficace interpretazione simbolica della modernit\u00e0 e della sua secolarizzazione. La sua cifra interpreta ed esprime la tranquillit\u00e0 di pulite atmosfere domestiche. Le sue sono architetture che sembrano fatte apposta per vivere atmosfere abitative ideali. Un linguaggio che sembra avere il compito ideologico di mettere ordine in un paese martoriato dalla guerra e ancora immerso nelle sue macerie.<\/p>\n<p>Nel 1950, sulle ali del successo ternano, Ridolfi insieme a Quaroni ed Aymonino progetta e realizza il \u00a0Quartiere Tiburtino a Roma. Nel 1952 il quartiere Case INA di Cerignola. Il suo stile attrae anche la ricca committenza privata. Negli anni 1952 e 1953 realizza due autentici capolavori di architettura borghese: la <em>Casa Fognoli<\/em> e il <em>Palazzo Chitarrini<\/em> a Terni. Qualche anno dopo si misurer\u00e0 anche con il tema delle tipologie intensive delle \u201ccase a torre\u201d, prima a Napoli nel quartiere \u201c<em>INA CASE\u201d <\/em>di via Tiglio e poi a Roma in quello di via Etiopia, creando anche in queste occasioni dei paradigmi stilistici.<\/p>\n<p>Le palazzine popolari di Ridolfi sembrano fatte apposta per gente felice e tranquilla. Sono edifici dal linguaggio schietto che risponde pienamente a quel bisogno di purezza, di pulizia, di ordine che si ha dopo aver subito un trauma, dopo essere stati colpiti da un lutto. Ambienti e architetture poeticamente semplici. Spazi interni ed esterni che danno la sensazione che in essi vive un mondo fatto di relazioni positive basato sul buon senso e sull\u2019equit\u00e0. Le sue architetture forniscono l\u2019idea di essere la soluzione pratica ai problemi della ricostruzione fisica e civile dell\u2019Italia. Danno l\u2019idea di essere quel rifugio nella quiete tanto desiderato, dopo aver vissuto le atrocit\u00e0 della guerra.<\/p>\n<p>L\u2019\u201d<em>INA CASE<\/em>\u201d non fu l\u2019unico istituto di case popolari o economiche con il quale Ridolfi collabor\u00f2.<\/p>\n<p>In quegli anni vi furono altri tre istituti pubblici che operarono alla realizzazione di alloggi per le classi lavoratrici: lo <em>I.A.C.P.<\/em> (Istituto Autonomo Case Popolari ); <em>U.N.R.R.A.<\/em>(United\u00a0 Nations ReliefRehabilitation\u00a0 Administration &#8211; un\u2019associazione umanitaria internazionale) e l\u2019<em>I.N.C.S. <\/em>(Istituto Nazionale Case Impiegati Statali). Per quest\u2019ultimo istituto Mario Ridolfi realizz\u00f2 un edificio a Messina.<\/p>\n<p>Era l\u2019inizio del 1952 quando nella centrale via Tommaso Cannizzaro della citt\u00e0 dello Stretto, tolti i ponteggi, apparve un edificio di originale bellezza ultronea. Un <em>Palazzo a corte<\/em>, a quattro elevazioni f.t., destinato ad alloggi per gli impiegati statali che operavano in citt\u00e0, pi\u00f9 botteghe al piano terra. L\u2019organismo architettonico occupava l\u2019intera superficie dell\u2019\u201c<em>Isolato 276<\/em>\u201d affacciandosi con il prospetto principale sulla gi\u00e0 citata via Cannizzaro e con gli altri prospetti sulle vie U. Bassi, del Vespro e Natoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Palazzo, alieno al contesto, con la sua semantica totalmente inedita affront\u00f2 subito l\u2019inappropriato rinascimento fiorentino del dirimpettaio <em>Palazzo Costarelli<\/em>, la pedante esuberanza decorativa del <em>Palazzo della Camera di Commercio e <\/em>il marziale neoclassicismo della<em> Caserma della Guardia di Finanza<\/em> contrapponendosi a questi con una nuova categoria linguistica che esprimeva pi\u00f9 i valori dell\u2019uguaglianza che quelli dell\u2019ostentazione dei privilegi e del potere economico e militare. L\u2019opera manifesta l\u2019intenzione di tenere pi\u00f9 alla salvaguardia dell\u2019individuo e a garantire un\u2019esistenza concreta e positiva a chi lo abita invece di fare sfoggio di lusso e opulenza. L\u2019articolato edificio \u00e8 un\u2019architettura che fornisce l\u2019idea di appaganti atmosfere domestiche. Visitando i suoi spazi si ha la sensazione piacevole di quando s\u2019indossa un abito comodo, anche se non propriamente elegante e costoso. Nel suo cortile si respira, come in tutte le architetture di Ridolfi, un umanesimo colmo di famigliarit\u00e0 e di sereno e perequato benessere. L\u2019edificio proietta nel fruitore un senso di comunit\u00e0 felice al cui interno non si vive alcuna alienazione o asimmetria sociale.<\/p>\n<p>Quest\u2019opera incanta per la sua forte espressivit\u00e0 rigidamente geometrica ma al contempo stranamente poetica, e affascina per il modo in cui s\u2019impone nel contesto cittadino con la sua schietta identit\u00e0 razionale, scientifica, seria, onesta, leale. Caratteri che mettono in imbarazzo l\u2019anacronistico e insensato neo eclettismo che la circonda.<\/p>\n<p>Sembra quasi che l\u2019edificio si assuma il compito di mettere ordine nella babele estetica di quella citt\u00e0 risorta senza identit\u00e0 dopo il terremoto del 1908 e ulteriormente violata dai devastanti bombardamenti del 1943 che l\u2019hanno ridotta ad essere il fantasma di se stessa.<\/p>\n<p>Questo palazzo ebbe la forza, tipica delle vere opere d\u2019arte, di essere il lievito che svilupp\u00f2 in riva allo <em>Stretto<\/em> un lessico neorealista autoctono di grande qualit\u00e0, pienamente interprete del fenomeno nazionale.<\/p>\n<p>L\u2019<em>Isolato 276<\/em> \u00e8 l\u2019organismo architettonico che pi\u00f9 di altri ha qualificato la stagione razionalista e neorealista messinese, nella quale la citt\u00e0 visse una vera rinascita civile, sociale, culturale e non solo artistica. E\u2019 un\u2019architettura che assume in s\u00e9 un forte valore didattico. E\u2019 l\u2019elemento palingenetico di quella pregevole corrente neorealista che negli anni cinquanta del secolo scorso vide operare architetti come Filippo Rovigo, ed altri, che offrirono alla citt\u00e0 di Messina un patrimonio architettonico (case popolari, piazza, fiere, cinema, stabilimenti balneari, ecc..) di grande qualit\u00e0 lessicale che in certe circostanze (<em>Piazza Castronovo<\/em>, Lido di Mortelle, <em>Cinema Olimpia<\/em>, ecc..), con struggente lirismo, ha raggiunto punte di elevata genialit\u00e0. Tutte architetture (che indagheremo in altra sede) non secondarie, semmai omologhe, a quelle che hanno qualificato le grandi citt\u00e0 italiane in quegli anni e che ancor oggi rappresentano i luoghi comuni della narrazione neorealista italiana del secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>L\u2019<em>Isolato 276 <\/em>\u00e8 stato ed \u00e8 un gioiello architettonico che ha avviato a Messina un processo di alto valore culturale: i suoi balconi a punta di diamante altro non sono che un legame con la grande avanguardia socialista europea, le sue geometrie declinano lo stesso verbo che fu il segno distintivo del socialismo dell\u2019est Europa e le sue forme attingono la loro origine ontologica dalla teoria della relativit\u00e0 di Einstein.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>13\/10\/2016<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019inizio del XX secolo la scienza cominci\u00f2 a formulare le nuove leggi della fisica che porteranno alla fisica nucleare. 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