{"id":5125,"date":"2020-12-25T12:09:38","date_gmt":"2020-12-25T11:09:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2025\/08\/03\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2-copy-copy-copy-copy\/"},"modified":"2025-08-03T12:17:30","modified_gmt":"2025-08-03T10:17:30","slug":"teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2-copy-copy-copy-copy","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/12\/25\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2-copy-copy-copy-copy\/","title":{"rendered":"L&#8217;Arabite di S. Piero Patti modello di citt\u00e0 araba"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<em>Arabite<\/em> di San Piero Patti \u00e8 un piccolo aggregato urbano che d\u00e0 l\u2019idea di quello che furono le citt\u00e0 arabe in Sicilia e in tutto il Mediterraneo.<\/p>\n<p>La trama si presenta integra e nonostante le stratificazioni in alzato la massa architettonica riferisce pienamente l\u2019atteggiamento originale: un piccolo prezioso esempio di urbanistica araba, un frammento di quella <em>Sicilia musulmana<\/em> che \u00e8 una delle pi\u00f9 forti cifre distintive della cultura siciliana.<\/p>\n<p>Guardando il borgo, dalla <em>Strada Provinciale 139<\/em>, che da San Piero Patti conduce a Racccuja, si pu\u00f2 ammirare un aggregato urbano compatto che copre tutto il versante meridione della rocca ove sorgeva il Castello (oggi restaurato e destinato a centro culturale) che verso nord domina tutto il percorso del fiume <em>Timeto<\/em> fino alla foce di Mongiove.<\/p>\n<p>Questa massa architettonica ha il significante arabo ancora intatto, non c\u2019\u00e8 bisogno di analisi d\u2019archeologia urbana, basta una semplice lettura delle forme e del tessuto per avere chiara l\u2019origine del toponimo: <em>Arabite<\/em>.<\/p>\n<p>Povere case affastellate che sembra vogliano montare le une sulle spalle delle altre. Un ergersi fitto di parallelepipedi taciturni dall\u2019atteggiamento metafisico che sono la forma di un silenzio storico espresso in modo inebetito dalle orbite vuote di centinaia di finestre. Una convulsione di case mute che sembrano una moderna necropoli, lucida metafora di quella morte sociale che ha svuotato quegli involucri di una vita che ormai \u00e8 altrove. Vite che per la fame, indotta da una riforma agraria cinicamente fasulla, hanno abbandonato quell\u2019intimit\u00e0 sociale per andare a vivere aliene nelle metropoli industriali d\u2019Europa o del Nord Italia e prima ancora oltre oceano.<\/p>\n<p>Nei labirintici vicoli vuoti si trovano ancora tracce di antiche pavimentazioni in acciottolato dove la toponomastica con amara icasticit\u00e0, ci racconta il perch\u00e9 di quelle perdite demografiche da emigrazione irreversibile: <em>vicolo America<\/em>.<\/p>\n<p>Quell\u2019abitato fatto sorgere opportunamente a mezzogiorno, sempre soleggiato, un tempo aveva ai suoi piedi un ruscellante corso d\u2019acqua che solcava la stretta valle ubertosa e stava nascosto allo sguardo di eventuali invasori provenienti dalla costa, protetto dal presidio militare sovrastante che si ergeva in cima alla rocca sul cui versante sud il borgo si arrampica. La rocca sin da epoca ellenico-romana era chiamata <em>Petra<\/em>. In essa sorgeva una piccola colonia greca che faceva riferimento alla vicina Tindari. Quando l\u2019isola venne latinizzata il suo nome fu trasformato in <em>Sanctus Petrus<\/em>, S. Pietro, in seguito indicata come <em>Sanctipetri supra Pactas<\/em> (San Pietro sopra Patti). Da qui il nome del Comune di San Piero Patti.<\/p>\n<p><u>La citt\u00e0 araba<\/u><\/p>\n<p>L\u2019<em>Arabite, <\/em>quartiere fantasma di San Piero Patti, \u00e8 un esempio prezioso di urbanistica araba. Conserva intatta quella concezione spaziale radicalmente opposta a quella della polis ellenica, dell\u2019urbe romana e della citt\u00e0 occidentale in genere. Questo nucleo antichissimo urbano in origine era suddiviso in tre settori: in alto il quartiere militare con il castello di guardia; sul versante sud della rocca il quartiere residenziale con il suo disegno concentrico attraversato da una strada sinuosa che un tempo univa i due ingressi alla citt\u00e0; un terzo ambito ad est verosimilmente destinato delle attivit\u00e0 produttive e artigianali la cui vocazione ancora si mantiene.<\/p>\n<p>Le differenze tra la forma della citt\u00e0 araba e quella delle citt\u00e0 occidentali coincidono con la forma mentis delle due civilt\u00e0, radicalmente opposte. La polis \u00e8 l\u2019urbe non potevano prescindere da una griglia di base la cui regolarit\u00e0 geometrica era ritenuta indispensabile per la loro funzionalit\u00e0. La forma della citt\u00e0 araba, viceversa, poneva come imprescindibile il rispetto del fattore geomorfologico evitando di alterare l\u2019orografia dei luoghi dove si insediava senza piegare la natura alle esigenze di un disegno astratto preventivamente concepito.<\/p>\n<p>Per questo la citt\u00e0 araba era priva di disegno urbano, esso era dettato dal luogo e dalle regole della natura che man mano, senza traumi, aggrega gli edifici senza creare dissesti.<\/p>\n<p>Guardando i tessuti delle citt\u00e0 arabe, quello che oggi ci appare caos \u00e8 semplicemente il rispetto della geometria della natura. L\u2019urbanistica araba non regolarizzava i luoghi ma ne riproponeva le sinuosit\u00e0. La citt\u00e0 araba, talvolta difficile da leggere, non era affatto &#8220;anarchica&#8221;, era semplicemente inconfrontabile con la concezione dello spazio urbano occidentale: le citt\u00e0 sono la forma dei valori delle civilt\u00e0 che le producono.<\/p>\n<p>Le strutture urbane arabe irregolari erano aggregati compatti ad alta densit\u00e0 antropica, con scarsi elementi architettonici di spicco, non organizzati attorno a luoghi pubblici, bens\u00ec a luoghi intimi, quasi privati, frequentati da gruppi di famiglie, spazi quasi tribali. Il flessuoso spazio urbano arabo non aveva gerarchie ed era quasi sempre suddiviso in settori: quartieri specializzati dove si svolgevano specifiche funzioni, artigianali, commerciali, amministrative, militari.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di uno spazio di relazione collettivo si giustifica con la sovrapposizione assoluta tra lo spazio di relazione laico e quello spirituale. Nella citt\u00e0 araba lo spazio del potere temporale e lo spazio del potere spirituale coincidevano. Lo spazio civico di relazione corrispondeva con la Moschea, che assumeva funzione religiosa, didattica e sociale. Nelle grandi citt\u00e0 vi era la <em>Madrasa<\/em> (la scuola) e tutte le citt\u00e0 avevano la <em>Hamm\u0101m<\/em> (le terme: i bagni per le abluzioni). Per garantire quest\u2019ultima funzione le citt\u00e0 erano tutte dotate di un sistema di distribuzione idrica che serviva fontane e lavatoi pubblici ed ogni utenza (tutte le case della Palermo araba avevano acqua corrente, come oggi le nostre).<\/p>\n<p>I tracciati viari erano quelli che ricamano il disegno della citt\u00e0. Irregolari, spezzettati, tortuosi, talvolta in diagonale o curvilinei, a volte ad albero, spesso senza sbocco. Dedali apparentemente confusi, frutto di un rifiuto dell\u2019urbanesimo che comunque aveva una precisa gerarchia viaria codificata:<\/p>\n<p>&#8211; le \u201c<em>Shari<\/em>\u2019\u201d, strade principali che attraversano l\u2019abitato mettendo in comunicazione le porte della citt\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; le \u201c<em>Adarves<\/em>\u201d, strade secondarie che suddividevano gli abitati in settori o quartieri. In Sicilia erano chiamati \u201c<em>Darby<\/em>\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; le \u201c<em>Aziqqa<\/em>\u2019\u201d, un intrico di stretti vicoli, veri e propri corridoi, spesso coperti. Stradelle di penetrazione che raggiungono i cortili e i piccoli spazi pubblici;<\/p>\n<p>&#8211; i \u201c<em>Bahah<\/em>\u201d, corti o bagli, spazi pubblici chiusi, ciechi, funzionali a pochi nuclei famigliari.<\/p>\n<p>Le misure delle strade erano ergonomiche al transito con animali da basto (cammelli, asini, muli). Il traffico non si svolgeva quasi mai con i carri poich\u00e9 il rispetto dell\u2019orografia li rendeva incompatibili con strade in forte salita, spesso a gradoni.<\/p>\n<p>Le tipologie edilizie erano poche: edifici religiosi, edifici commerciali, terme, strutture difensive e case di abitazione. \u00a0Le case erano tutte cellule unifamiliari di dimensioni ridotte, quasi sempre ad un solo piano, con giardino e orto interno. All\u2019esterno non esprimevano particolare architettura. Erano edifici aperti verso l&#8217;interno e chiusi all\u2019esterno da semplici muri. Esse costituivano l&#8217;elemento generatore del tessuto urbano.<\/p>\n<p>Il sistema di difesa, nei piccoli centri era di natura <em>policertica<\/em>: le mura della citt\u00e0 erano costituite dal corpo stesso del costruito: i muri esterni degli ultimi edifici, quasi sempre ad andamento circolare, fungevano da baluardo. Solo le citt\u00e0 reali avevano grandi mura e si distinguevano dalle citt\u00e0 borghesi, commerciali ed artigianali, per i loro apparati di difesa: il castello, gli accampamenti militari, le torri, etc.. In esse si imponeva una grande moschea e svettava il minareto.<\/p>\n<p>Tutto questo garantiva una forte simbiosi sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>Il recupero dell\u2019<em>Arabite<\/em> e il distanziamento sociale<\/u><\/p>\n<p>Oggi l\u2019<em>Arabite<\/em> \u00e8 l\u2019esempio di una simbiosi sociale perduta, superata dalla modernit\u00e0 e messa in definitivo pericolo dalla postmodernit\u00e0 globlocal. Un tempo fu lo spazio della solidariet\u00e0, oggi merce rara. Per secoli \u00e8 rimasta a vivere quella forte intimit\u00e0 cittadina, concepita dagli arabi nel IX secolo, dentro quei vicoli stretti dove si confondevano gli odori e rumori, anche quelli dei gesti pi\u00f9 intimi. Un dedalo di relazioni umane solidali. Un luogo dove lo spazio urbano era spazio famigliare, dove non vi erano disagi sociali da solitudine e isolamento. Dove i bimbi non avevano bisogno di baby sitter e gli anziani di badanti, era la comunit\u00e0 che si prendeva cura di loro.<\/p>\n<p>Da tempo questo luogo dell\u2019intimit\u00e0 comunitaria aspetta muto e vuoto di essere riabilitato. Aspetta di poter offrire le sue prerogative ad una umanit\u00e0 solidale di ritorno che finalmente cominci ad apprezzare i valori perduti della quiete, della riflessione, della propriet\u00e0 del tempo, dei rapporti di vicinato, dell\u2019armonia sociale.<\/p>\n<p>Alla luce di questa svolta epocale che stiamo vivendo in questi giorni, dove una paradossale globalizzazione impone l\u2019isolamento sociale, quale potr\u00e0 essere la nuova civilt\u00e0 che potrebbe abitare questo borgo arabo?<\/p>\n<p>In questo tragico scenario l\u2019<em>Arabite<\/em> sembra essere luogo antitetico al distanziamento sociale.<\/p>\n<p>Eppure, con un\u2019opportuna strategia di riuso, potrebbe essere lo spazio giusto dove ricostruire quel ritorno alla coesione sociale che secondo gli esperti potrebbe essere il rimedio agli effetti alienanti della globalizzazione, senza bisogno di puntare, come tutti, all\u2019effimero obbiettivo del turismo. Potrebbe essere il luogo idoneo dove poter ricostruire nuovi stili di vita fondati sulla solidariet\u00e0, sulla cooperazione di vicinato, sulla interazione indispensabile delle persone, su quei valori antichi secondo i quali nessuno deve restare solo. Potrebbe essere il luogo dove riabilitare il senso della giustizia e quello dell\u2019equit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi questa chimera sar\u00e0 pi\u00f9 possibile? O ancora una volta il \u201cnuovo progresso\u201d lascer\u00e0 questo scrigno prezioso ai margini?<\/p>\n<p>Da domani come si potr\u00e0 far rivivere un aggregato urbano concepito per la relazione? Con quali standard urbanistici andrebbe concepito? Quanto dovrebbero stare lontani gli abitanti l\u2019uno dall\u2019altro? Potranno scambiarsi il sale tra vicini senza commettere reato penale o essere severamente sanzionati? Magari a seguito di denuncia foto documentata del vicino delatore sempre munito di ogni genere di conforto per non aver bisogno degli altri, per non farsi contagiare durante lo scambio di un barattolino di zucchero?<\/p>\n<p>Per i vicoli si potranno stendere i panni sui fili posti da finestra a finestra? i bimbi si potranno rincorrersi chiassosi, senza mascherina? Sar\u00e0 permesso alle massaie di ciarlare alla fontana pubblica? I vecchi potranno stare seduti sugli usci a intrattenere i passanti? E gli uomini negli spiazzi potranno discorrere del futuro?<\/p>\n<p>Nulla di tutto questo! tutti dentro casa, davanti ad un monitor, seduti comodi alla console, e se serve il sale lo si acquista su <em>Amazon<\/em>, pagando con carta di credito, e le banche lucreranno anche sullo scambio oblativo del prezzemolo e del sale.<\/p>\n<p>Eppure luoghi come l\u2019<em>Arabite<\/em> potrebbero essere gli spazi dove realizzare un modello di vita a scala umana eversivo rispetto al nuovo ordine sociale e spaziale che si prospetta all\u2019orizzonte.<\/p>\n<p>Basta solo che la ragione si svegli dal coma e guardi avanti con gli occhi dei propri bisogni e delle proprie emozioni, vincendo la paura.<\/p>\n<p>In questa \u201cdistanziata\u201d notte di Natale l\u2019<em>Arabite<\/em> \u00e8 illuminata che sembra viva, viva come una Betlemme da presepe. \u00a0Un\u2019immagine luogo comune della nascita di qualcosa, di qualcosa di nuovo e di rivoluzionario.<\/p>\n<p>Vederla cos\u00ec accesa sembra l\u2019augurio di un ritorno alla vita per tutti.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>25.12.2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Arabite di San Piero Patti \u00e8 un piccolo aggregato urbano che d\u00e0 l\u2019idea di quello che furono le citt\u00e0 arabe in Sicilia e in tutto il Mediterraneo. 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