{"id":4684,"date":"2020-11-22T18:45:55","date_gmt":"2020-11-22T17:45:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2025\/07\/20\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2\/"},"modified":"2025-07-20T18:52:53","modified_gmt":"2025-07-20T16:52:53","slug":"teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/11\/22\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-copy-2\/","title":{"rendered":"Il Sacrario di Cristo Re, la forma di una colonizzazione formale"},"content":{"rendered":"<p>Il Sacrario di Cristo Re, ha uno stretto legame con Palazzo Zanca.<\/p>\n<p>Erano quattro i membri della Commissione del Concorso Nazionale per la ricostruzione del Palazzo Municipale della citt\u00e0 di Messina bandito nel 1910, che assegnarono la vittoria al monumentale progetto\u00a0 di Gugliemo Calderini denominato ossimoricamente \u201cSemplicit\u00e0\u201d: <strong><em>Pio Piacentini<\/em><\/strong>, padre del pi\u00f9 celebre <em>Marcello<\/em>; <strong><em>Anselmo Ciappi<\/em><\/strong>, i<em>ngegnere, deputato, docente universitario, padre della<\/em> legge che nel 1922 istitu\u00ec gli ordini degli architetti e ingegneri; <strong><em>Crescentino Caselli<\/em><\/strong><u>,<\/u> accademico, allievo di <em>Alessandro Antonelli<\/em> e <strong><em>Giovanni Battista Milani.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo, personalit\u00e0 decisamente allineata al dettato dell\u2019<em>Accademia di Brera <\/em>e del suo direttore <em>Camillo Boito<\/em>. Figura minore nel panorama degli architetti del tempo, fu docente presso la Regia Scuola di ingegneria e la Scuola di architettura di Roma. Fu accademico di San Luca, insegn\u00f2 all&#8217;Accademia Raffaello di Urbino e in quella delle Belle Arti di Perugia. Fu anche membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.<\/p>\n<p>Apparteneva a quella schiera di architetti che avevano il compito di diffondere lo stile architettonico del nuovo Stato Unitario. A loro venivano affidate le progettazioni degli edifici pubblici e di rappresentanza con il mandato di omologare i vari regionalismi attraverso linguaggi manieristi che offrivano la suggestione di radici storiche unitarie mai esistite. Il loro verbo, prevalentemente neo-classico, suggestionava per il fasto degli stilemi e forniva l\u2019idea di passati blasoni comuni. Un\u2019architettura prevalentemente solenne ma misurata, senza slanci innovativi, tranne in rari casi.<\/p>\n<p>Nasce nella capitale nel 1876 e ivi muore nel 1940. Nella Roma di Nathan costruisce scuole e dimore per la comunit\u00e0 ebraica, chiese e conventi per i frati cappuccini e case economiche per il Comune. Le sue opere pi\u00f9 significative nella citt\u00e0 eterna sono: <em>Villino Nicolini<\/em>, <em>Villino Campos<\/em>, <em>Villa Coen<\/em>, <em>l\u2019Edificio della Facolt\u00e0 di Ingegneria dell\u2019Universit\u00e0 la Sapienza<\/em>. Fuori dalla capitale, su mandato governativo, realizza la <em>Banca d\u2019Italia<\/em> di Cosenza, l\u2019<em>Ospedale Psichiatrico <\/em>di Rieti e il <em>Sacrario di Cristo Re<\/em> a Messina.<\/p>\n<p>Autore di manuali di architettura classica il suo stile fu misuratamente citazionista. Le uniche opere che si allontanarono della regola boitiana furono: il <em>Lido di Ostia<\/em> e la <em>Stazione di Margellina<\/em>, architetture in cui riprese l\u2019estro di Guglielmo Calderini, di cui fu allievo e con il quale collabor\u00f2 alla realizzazione del <em>Palazzo di Giustizia<\/em> di Roma (il palazzaccio), occupandosi degli arredi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In riva allo Stretto, dopo la rocambolesca e oscura vicenda del Concorso per il Palazzo Municipale, gli viene affidato il progetto di un monumento da ergersi in uno dei luoghi pi\u00f9 significativi ed identitari della citt\u00e0: il <em>Colle della Rocca Guelfonia<\/em>, rimasto fuori dal perimetro della citt\u00e0 tracciato dal <em>Piano Borz\u00ec<\/em> con la sua strada di circonvallazione.<\/p>\n<p>Su quella che fu l\u2019acropoli dell\u2019antica <em>Zancle<\/em> sorgevano le vestigia di un\u2019antica fortificazione normanna e di una <em>piazza forte<\/em> medievale e prima ancora araba. Un luogo dove ogni dominatore ha eretto i simboli del proprio dominio.<\/p>\n<p>Un progetto impegnativo che visto il valore paesaggistico e simbolico del luogo sarebbe divenuto comunque, uno dei simboli pi\u00f9 identitari della citt\u00e0. Una progettazione difficile ed impegnativa che esigeva attenzione alla storia del contesto ed estrema sensibilit\u00e0 verso la bellezza unica del paesaggio.<\/p>\n<p>Scartata l\u2019ipotesi di una restituzione, il pi\u00f9 possibile filologica, del preesistente ed esclusa quella di ergere un simbolo della modernit\u00e0 che intraprendesse un dialogo con il contesto, Milani si dette barbaramente alla propaganda politica di cui era latore operando una delle tante insensate colonizzazioni linguistiche del potere sabaudo: progett\u00f2 un edificio religioso celebrativo, una sorta di Pantheon. Propose un remake, in piccolo, della Basilica di Superga, realizzata da Filippo Juvarra nel 1716 sul colle che domina la citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n<p>Un esercizio citazionista riduttivo e per certi versi patetico, una citazione scontata e sussidiaria.<\/p>\n<p>La sua proposta fu la riproposizione di un simbolo altrui, teso a sottolineare il banale nesso tra Torino e Messina: Filippo Juvarra.<\/p>\n<p>Il luogo imponeva una solennit\u00e0 speciale, creativa e di alto profilo architettonico. Ma l\u2019architetto di regime, insensibile alla straordinariet\u00e0 del luogo, non fece alcuno sforzo creativo, giocando con la similitudine dell\u2019altura e il legame della citt\u00e0 con colui che fece di Torino una delle pi\u00f9 fastose capitali europee del XVIII secolo, propose una miniatura del solenne monumento torinese.<\/p>\n<p>Cos\u00ec un plateale <em>non sense <\/em>si staglia nel cielo messinese e affronta l\u2019impegnativo Panorama dello Stretto con la sua riproposizione pacchiana, al risparmio, di un archetipo altrui.<\/p>\n<p>Questa architettura che celebra il legame tra la grande Torino e Messina, tramite il fatto casuale di aver dato i natali al genio del tardo barocco \u00e8 la forma di quella tipica autoreferenzialit\u00e0 sociale che si compiace di aver dato i natali al nonno della nuova first lady americana, sorvolando sul fatto che il pover\u2019uomo (un ibbisoto) fu disperatamente costretto a fuggire da una citt\u00e0 che ora come allora non lascia prospettiva, nemmeno se sei Filippo Juvarra.<\/p>\n<p>Cos\u00ec i messinesi alzando gli occhi verso monte vedono l\u2019opera del solito stenterello sabaudo che dopo il 1908 ha rifilato alla citt\u00e0 un\u2019altra crosta come quelle di Vittorio Mariani (palazzo delle Poste), Gino Peresutti (palazzo INPS), Alessandro Giunta (palazzo delle Provincia), Antonio Zanca (Palazzo Municipale), Camillo Puglisi Allegra (Galleria Vittorio Emanuele), Cesare Balzani (palazzo del Governo), Giuseppe Botto (Universit\u00e0) etc..<\/p>\n<p>Figure che delineato il volto della nuova citt\u00e0 dopo il 1908, non avendo nel loro bagaglio nessuna spinta creativa che andasse oltre la maniera. \u00a0Citazionisti di professione politicamente allineati, artigiani della riproposizione e dell\u2019assembramento di stilemi conservatori capaci di fare solo esercizi di stile.<\/p>\n<p>Architetti neo-eclettici indifferentisti distanti anni luce dalla visione innovativa dei modernisti come Ernesto Basile e dall\u2019avanguardia europea che interpret\u00f2 la grande rivoluzione culturale del \u2018900. Non avevano nemmeno la stoffa visionaria dei Calderini, Copped\u00e8, D\u2019aronco, Arata, Moretti, Sammaruga, che per quanto discutibilmente anacronistici hanno sempre caratterizzato con singolarit\u00e0 i contesti in cui sono intervenuti.<\/p>\n<p>Una congerie di mediocri che ha avviato quel processo architettonico afasico di cui la citt\u00e0 ancora porta lo stigma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>22.11.2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Sacrario di Cristo Re, ha uno stretto legame con Palazzo Zanca. 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