{"id":4600,"date":"2020-10-03T17:49:20","date_gmt":"2020-10-03T15:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2025\/07\/20\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy\/"},"modified":"2025-07-20T17:56:48","modified_gmt":"2025-07-20T15:56:48","slug":"teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/10\/03\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy-copy-copy\/","title":{"rendered":"L&#8217;asilo di Palazzo Zanca"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019improbabile cancellata circoscrive, anzi recinge, una delle rientranze dell\u2019articolato profilo del palazzo Municipale. Uno spazio stranamente chiuso ormai ridotto ad un ricettacolo di lordume, dove la natura in forma di sterpaglia sta riprendendosi il proprio spazio.<\/p>\n<p>Qualche anno fa venne alterata malamente una delle finestre che danno su via Consolato del Mare per ricavare una porta d\u2019ingresso esterna, mettendo in contatto la strada con alcuni locali del palazzo che avrebbero dovuto ospitare un asilo nido aziendale per i figli in fasce delle lavoratrici dell\u2019Ente.\u00a0 La nuova porta \u00e8 servita da un piano inclinato in metallo con ringhiera passamano dall\u2019intradosso reso inaccessibile da una banale rete metallica, che abbatte la barriera architettonica costituita dall\u2019eccessivo salto di quota. Lo spazio arretrato rispetto al ciglio stradale \u00e8 stato chiuso da una cancellata e la superficie reclusa pavimentata in gomma. Tutto quanto presenta un\u2019espressivit\u00e0 aliena al partito architettonico del monumento alterando in modo improprio l\u2019andamento originale del perimetro.<\/p>\n<p>All\u2019interno dell\u2019area recintata tutto vige in stato di totale abbandono. Le opere descritte hanno l\u2019atteggiamento tipico di quelle che non sono mai state usate. \u00a0Quanto descritto grava fortemente sul decoro urbano e rappresenta <strong>la forma delle funzioni improbabili<\/strong>.<\/p>\n<p>Rientra in una fenomenologia di gestione e realizzazione di funzioni ed opere pubbliche poco virtuosa che, in Italia, ormai si perpetua senza prospettive risolutorie da molti decenni. Nessuna opera pubblica \u00e8 pi\u00f9 programmabile con criterio dagli amministratori locali, tutto decide l\u2019Europa. Tra pareggi di bilancio in Costituzione e patti di stabilit\u00e0, gli enti locali non hanno molta possibilit\u00e0 di spesa finalizzata ad insediare nuovi servizi e nuove funzioni necessarie alle comunit\u00e0 che amministrano.<\/p>\n<p>Quindi? Ci sono i soldi per un improbabile asilo nido da realizzare a Palazzo Zanca, intercettiamoli! \u00a0Almeno ricaviamo qualche risorsa economica da spendere per ristorare le corti del consenso.<\/p>\n<p>Probabilmente si sar\u00e0 trattato di uno di quei bandi facili dove l\u2019amministrazione poteva teoricamente porsi in coerenza con le condizioni dettate. Certo, quanti altri comuni siciliani, tutti in bancarotta, e con il personale vetusto e ridotto al lumicino, avrebbero potuto partecipare, privandosi di locali necessari per svolgere le attivit\u00e0 amministrative? Cos\u00ec subito si impronta un progetto, della cui efficacia non interessa niente a nessuno, poich\u00e9 quello non \u00e8 l\u2019obiettivo, si sa in partenza che l\u2019opera non servir\u00e0 a nulla.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 quello che verosimilmente da anni succede in tutta Italia. \u00a0Quasi sempre pur di intercettare risorse economiche si fa quello che non sarebbe propriamente necessario tralasciando spesso di fare l\u2019impellente. Quello che serve non lo stabiliscono le comunit\u00e0 e i loro diretti rappresentanti, ma lo stabilisce l\u2019Europa che ha in mano da decenni i cordoni della borsa ed elargisce risorse secondo regole insensate e schizofreniche, snaturando ogni esigenza concreta delle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 locali non decidono pi\u00f9 il loro destino. Ci\u00f2 che serve alle comunit\u00e0 lo dice l\u2019Europa, dettando linee avanzate, prospettive innovative, senza risolvere prima l\u2019arretratezza di alcune aree dove andrebbero preventivamente consolidati altri paradigmi. Linee che confliggono con le strutture sociali, gli usi, i costumi, le tradizioni, l\u2019assenza di infrastrutture, la secolare inadeguatezza di strumenti operativi dei territori destinatari dei finanziamenti.<\/p>\n<p>Le povere amministrazioni se vogliono far circolare risorse economiche debbono adeguarsi a questo balordo sistema comunitario. Cos\u00ec si fa l\u2019inutile ed il superfluo lasciando marcire quel che necessita e tutto si trasforma in una colossale eterogenesi dei fini che crea piccole cattedrali nel deserto.<\/p>\n<p>Si sprecano risorse che se spese con specifica propriet\u00e0 servirebbero a far risorgere le condizioni civili e democratiche del nostro paese ormai ridotte ai minimi termini. Invece si va avanti per puntuali e inconsulti micro interventi quando viceversa servirebbero infrastrutturazioni di grande scala e l\u2019insediamento di nuove funzioni strategiche atte a determinare efficienze economiche, sviluppo culturale e civile, equit\u00e0 sociale e recuperare degli equilibri ecologici e ambientali perduti che espongono tutti ad altissimi livelli di rischio di ogni genere. Ma per fare ci\u00f2 servono politiche olistiche di governo del territorio, in modo che le opere pubbliche, le funzioni sociali e i servizi essenziali siano in simbiosi con la vita dei cittadini.<\/p>\n<p>Nessuna amministrazione pu\u00f2 fare una vera programmazione strategica di opere pubbliche realizzando opere pubbliche necessarie in coerenza con lo sviluppo urbano, con le esigenze sociali\u00a0 non avendo soldi e\u00a0 giuste ed aggiornate competenze. Tutto resta in capo ai <em>Piani Triennali delle Opere Pubbliche<\/em> che sono patetici contenitori privi di risorse e dunque non osano grandi progetti strutturali. L\u2019unico efficace strumento attuativo furono <em>Piani Pluriennali d\u2019Attuazione<\/em> che Giovanni Astengo aveva introdotto nel testo della L. 10 del 1977 da tempo abrogati. Restano solo i Masterplan: patetico attacco alla diligenza dove, quasi sempre, c\u2019\u00e8 poco da rapinare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec senza un orizzonte di senso, senza la valutazione delle necessit\u00e0 specifiche, l\u2019Europa emette i suoi bandi, che regalano pettini ai calvi e rasoi ai barbudos. Dando il via alle ridde sgomitanti degli infeudati che si affannano ad arrivare per primi ad accaparrarsi i soldi banditi come tanti cani che si contendano un solo osso. Tutto questo triviale spettacolo serve per fare cosa? \u00a0In questo scenario l\u2019utilit\u00e0 \u00e8 un dettaglio marginale. In una crisi economica devastante come quella che stiamo vivendo, ogni piccolo finanziamento per i destinatari \u00e8 il famoso fegatino di mosca. Tutto si traduce nella abilit\u00e0 di rendicontare le spese, nel mettere le carte apposto, nel fingere formalmente che si stia costruendo un mondo migliore, pi\u00f9 emancipato, pi\u00f9 europeo usando a sproposito e in modo urtante quest\u2019aggettivo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sono nate nuove figure professionali di cui spesso sfugge il senso che pian piano sono diventate centrali e indispensabili nella realizzazione di opere pubbliche, pi\u00f9 dei progettisti che forniscono l\u2019idea risolutiva, pi\u00f9 dei tecnici che forniscono la competenza, pi\u00f9 delle imprese che eseguono i lavori, perch\u00e8 essi sono coloro che possono intercettare i soldi, coloro che si sanno muovere in quei labirintici ed enciclopedici bandi\u00a0 esoterici che chi sa maneggiar quelle grida \u00e8 visto come un guru, come un sacerdote di un dio, Il dio denaro.<\/p>\n<p>Un quadro sconsolante dove la volont\u00e0 e l\u2019autodeterminazione delle popolazioni \u00e8 una chimera, la democrazia diretta un inutile strumento, Il mandato popolare una farsa, e chi gestisce i finanziamenti fa il bello e il cattivo tempo ed ha assunto il vero potere.<\/p>\n<p>Questi nuovi messia si chiamano facilitatori (che sa tanto di unguento lubrificante). Sono i soli, santoni di un nuovo credo, che pur non avendo conoscenze scientifiche o abilit\u00e0 tecniche o amministrative, si sanno muovere nei meandri imperscrutabili che portano alla cassaforte.<\/p>\n<p>A cosa serve tutto questo? Serve a sostenere e ristorare i progettisti, i fornitori dei materiali, gli esecutori, i politici, i funzionari ed i facilitatori, raramente serve ai cittadini.<\/p>\n<p>Come l\u2019asilo nido finanziato al Comune di Messina che appartiene pienamente alla fenomenologia sopra descritta.<\/p>\n<p>Un asilo nido nei posti di lavoro \u00e8 senza dubbio un indicatore di efficienza ed emancipazione sindacale e sociale. Nelle nazioni nord europee le pubbliche amministrazioni si dotano di asili nido, e anche di mense, per tutelare le lavoratrici, le \u00a0donne e la maternit\u00e0. Ma si tratta di nazioni che assumono le giovani generazioni nella pubblica amministrazione e che non sono obbligate dall\u2019Europa allo scellerato blocco del tornover.<\/p>\n<p>Ed ecco il grande cortocircuito: l\u2019Europa, secondo la ratio emancipata di cui sopra, finanzia gli asili nido nelle pubbliche amministrazione per supportare le giovani classi lavoratrici, senza verificare che nazioni come l\u2019Italia a causa delle politiche austere imposte da essa stessa non pu\u00f2 applicare il tornover e dunque non ha giovani generazioni impiegate che possono essere i fruitori dei servizi finanziati.<\/p>\n<p>L\u2019Europa non sa che, grazie ai suoi vincoli, nella Pubblica Amministrazione italiana l\u2019et\u00e0 media del personale \u00e8 di 50,7 anni, con il il 17 % dei dipendenti supera che 62 anni e solo il 2,9% sotto i 30 anni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa 1,5 giovani donne potenzialmente madri ogni 100 lavoratori. Verosimilmente il dato va dimezzato ad una giovane mamma che necessita di un asilo nido ogni 200 lavoratori.<\/p>\n<p>A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglesi, il 70% di quelli tedeschi). I pensionati pubblici sono gi\u00e0 3 milioni, quasi quanti quelli in servizio.<\/p>\n<p>Con questi dati come si pu\u00f2 pensare di finanziare asili nido nella pubblica amministrazione Italiana se non prima si finanzia l\u2019ingresso delle giovani generazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con questi dati, che proiettati nella realt\u00e0 messinese si confermano pienamente, con qualche aggravante, come si pu\u00f2 finanziare un Asilo Nido ad un comune senza prevedere lo svecchiamento del personale? \u00a0Se l\u2019Europa ci impone il blocco del turnover, nei comuni dovrebbe finanziare in alternativa agli asili nido dei giovevoli presidi di assistenza geriatrica aziendale, i quali essendo una funzione sicuramente fruita (ci sono ampiamente i numeri) avrebbero evitato quelle vergognosa incuria da abbandono che turba il decoro del centro storico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>03.10.2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019improbabile cancellata circoscrive, anzi recinge, una delle rientranze dell\u2019articolato profilo del palazzo Municipale. 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