{"id":4576,"date":"2020-09-19T16:02:06","date_gmt":"2020-09-19T14:02:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2025\/07\/20\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy\/"},"modified":"2025-07-20T16:08:17","modified_gmt":"2025-07-20T14:08:17","slug":"teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/09\/19\/teatro-antico-di-tindari-se-il-covid-uccide-anche-la-magia-delle-notti-estive-del-mito-copy-copy-copy\/","title":{"rendered":"I cortili negati"},"content":{"rendered":"<p>A guardare dall\u2019alto la trama della citt\u00e0 disegnata dal <em>Piano Borz\u00ec<\/em> saltano all\u2019occhio molte incongruenze e tanti anacronismi. Ma tra le tante dissonanze si resta attirati da un brandello urbano, che presenta una piacevole armonia geometrica. Una scacchiera urbana ricamata con pieni e vuoti articolati in variegati e creativi disegni regolari che esprime l\u2019idea di una buona funzionalit\u00e0 urbana e civile. Essa \u00e8 compresa tra la via S. Cosimo e viale Europa, contenuta a Nord da via Giolitti e piazza Dante e a sud dalla via La Farina.<\/p>\n<p>Si tratta di isolati circoscritti da organismi architettonici di edilizia economica e popolare dal linguaggio semplice con al centro ampie corti. Edifici, quasi sempre a tre piani, che non hanno accesso diretto dalla pubblica via (tranne qualche rara bottega). Sulla strada gli alloggi affacciano solo con vani di rappresentanza mentre quelli di servizio \u00a0(bagni, cucina, ripostigli e vani minori) danno sul cortile interno, dove sono ubicati anche i corpi scala. Si tratta di classiche \u201ctipologie in linea\u201d affiancate in modo articolato, la cui impronta non supera 1\/5 della superficie dell\u2019intero isolato. Il cortile interno solitamente \u00e8 uno spazio comune attrezzato e vissuto come esclusivo spazio di socializzazione condominiale al quale si accede da sontuosi cancelli che spesso esprimono, in antitesi alla semplicit\u00e0 dei prospetti, un\u2019elegante semantica (pilastri bugnati sormontati da timpani, volute barocche, cornici spezzate, etc\u2026).<\/p>\n<p>Visitando quel quartiere si vive una dimensione urbana intima, quieta, rassicurante, quasi metafisica, pur trovandosi paradossalmente a poche centinaia di metri dalla zona pi\u00f9 frequentata e commerciale della citt\u00e0: il viale S. Martino.<\/p>\n<p>Persino una delle strade principali, la via Reggio Calabria, interrotta in pi\u00f9 punti da finti ingressi con tanto di cornici, colonne, pilastri e nicchie, d\u00e0 l\u2019impressione di una corte esclusiva, che soggeziona gli automobilisti che l\u2019attraversano, i quali hanno la sensazione di trovarsi per errore all\u2019interno di un cortile condominiale e sentendosi intrusi placano il clamore roboante delle loro auto vetture: un classico esempio di come gli spazi modellati bene dall\u2019architettura possano offrire benessere a chi li vive ed assumere compiti pedagogici.<\/p>\n<p>Entrare in quei cortili \u00e8 come tuffarsi in una vita fatta solo di relazioni positive, di gente sana, di quiete domestica dove tutto \u00e8 in equilibrio nella sua essenzialit\u00e0. I cancelli che separano il cortile dalla strada sono uno iato che che conduce dal rumore cittadino al silenzio dell\u2019intimit\u00e0, sembra che all\u2019improvviso \u00a0qualcuno spenga l\u2019audio. Giunti dentro si prova quell\u2019armonia di un mondo gi\u00e0 vissuto, di qualcosa di buono e consolante che arriva dal passato. Sembra di essere in una descrizione gucciniana: \u201c<em>Gente anni &#8217;50 gi\u00e0 veduta, tuffato in una vita ritrovata, vera e vissuta, come entrare a caso in un portone di fresco, scale e odori abituali, posar la giacca, fare colazione e ritrovarsi in giorni e volti uguali.<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Ecco, quei cortili ci riportano, almeno a quelli della mia generazione, a qualcosa di gi\u00e0 beatamente vissuto, come quando, davanti ad una ottima sontuosa colazione con squisiti croissant, consumata alla buvette di un\u2019elegante caff\u00e8, ci prende quella piacevole nostalgia del caff\u00e8latte preparato dalla mamma nel quale intingevamo solo pane con il burro e marmellata.<\/p>\n<p>Sono la forma di una vita domestica limpida, semplice ma sicura. Un luogo dove la vita famigliare e quella condominiale vivono in un\u2019osmosi perenne fatta di voci di bimbi, richiami di mamme, liti, amori, afrori intensi del rag\u00f9 domenicale che si espande per quei cortili attrezzati a giardino, dove le massaie si incontrano e gli uomini si trattengono in discussione dopo il lavoro. Quei cortili erano i luoghi dei bimbi e dei primi amori. Erano un autentico baby parking dove ognuno aveva il ruolo di baby sitter. Gli adolescenti erano liberi di giocare fino a notte fonda purch\u00e8 non passassero il cancello. Quel cancello che era una vera e propria linea di frontiera, tra il sicuro e l\u2019incerto.<\/p>\n<p>Un mondo di storie famigliari sapute da tutti, dove le intimit\u00e0 erano in vetrina, ma la solidariet\u00e0 non mancava, e non si aveva traccia della solitudine. Gli anziani erano i veri guardiani del cortile e vivevano in simbiosi con i bimbi contribuendo al loro divenire uomini e donne.<\/p>\n<p>Ogni alloggio era una finestra sul mondo di una comunit\u00e0 dove il cortile era il luogo comune, dove si condivideva la gioia, il dolore, la morte, la nascita, la vita comunitaria con i suoi conflitti e le sue dinamiche relazionali. Un mondo proletario che attorno al cortile costruiva la propria cultura, storia e costumi. Un mondo equilibrato, paritario, interpretazione di un\u2019idea socialista alla quale contribuivano molto quelle forme articolate delle corti comuni. Spazi dove si sviluppava il senso dell\u2019altruismo e il senso della solidariet\u00e0 e si formava la coscienza di esseri sociali, di cittadini, dove si allenava un forte senso della cooperazione e della condivisione.<\/p>\n<p>Piccoli alloggi essenziali costruiti attorno a un cortile pensato per ricostruire le comunit\u00e0. Spazio che ha assunto un ruolo nevralgico nel ripristino di quel tessuto sociale lacerato dal terremoto, consentendo ad alcuni messinesi, affranti dal dramma, di reimpostare una vita dignitosa, vivendo collettivamente spazi che gli hanno evitato l\u2019alienazione. In quei casamenti, cos\u00ec concepiti, famiglie modeste hanno avuto modo di vivere vite decorose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La legge Luzzatti che ha concepito cortili e tipologie edilizie<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Quegli isolati sono la forma di un riconoscimento, seppur molto tardivo, di un diritto sancito dalla legge gi\u00e0 dal 1903. Quando il 31 maggio venne approvata la L. 254 , detta \u201cLegge Luzzatti\u201d.<\/p>\n<p>Lugi Luzzatti fu un giurista ed economista veneziano, Presidente del Consiglio nel 1910 e pi\u00f9 volte Ministro, cos\u00ec motiva in parlamento la sua proposta di Legge: \u201c<em>Bisogna risolvere, annullare, cancellare l\u2019esistenza\u00a0 dei quartieri infimi nelle grandi citt\u00e0, che rappresentano degrado civile e svantaggi socio-culturali a chi li vive\u2026\u2026 \u2026 La vita di migliaia di famiglie si svolge in una promiscuit\u00e0 immorale.<\/em> \u201c<\/p>\n<p>La legge 254\/1903 sanciva il diritto alla casa affermando che la casa dell\u2019operaio doveva soddisfare 3 principi generali non negoziabili: 1) essere vicina al posto di lavoro; 2) avere un costo mite, la pigione non doveva superare 1\/6 del salario; 3) essere salubre.<\/p>\n<p>Imponeva a progettisti e costruttori, al fine di evitare speculazioni, l\u2019onere di: a) affittare ogni alloggio ad un prezzo inferiore a \u00a3 100 ; b) proibizione assoluta al costruttore di abitare o vendere in tutto o in parte l\u2019edificio; c) <u>dare ai cortili ampiezza non inferiore ad 1\/5 della superficie coperta dei fabbricati eretti<\/u>; d) non costruire pi\u00f9 di 3 piani oltre il piano terra.<\/p>\n<p><u>Questi obblighi spiegano l\u2019ampiezza di quei cortili<\/u>\u00a0 e l\u2019essenzialit\u00e0 degli alloggi.<\/p>\n<p>Infine dettava i seguenti standard minimi di funzionalit\u00e0 che doveva avere ogni alloggio: 1) essere fornito di tutti gli elementi necessari allo svolgimento della vita fisica e morale; 2) avere aria, luce, acqua, pulizia, difesa dalle intemperie e tutte le comodit\u00e0 essenziali che contribuiscono ad una serena vita famigliare; 3) distogliere dal vizio l\u2019operaio e indurlo alla cura dei suoi doveri di cittadino, di capo famiglia e al miglioramento della sua salute fisica, morale ed intellettuale; 4) essere dotato di un numero di vani sufficiente al fine di non determinare occasioni di promiscuit\u00e0 igienica e morale.<\/p>\n<p>La legge ha le sue matrici nell\u2019urbanistica moderna e nel socialismo reale, fattori che cambiarono tutte le citt\u00e0 europee tra la met\u00e0 dell\u2019800 e gli inizi del \u2018900. Essa, figlia di un grande percorso culturale progressista, a Messina, dopo il 1908 fu platealmente disattesa, pur garantendo una maggiore densit\u00e0 abitativa e una migliore sicurezza antisismica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019anima mancata della citt\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Quei cortili di case economiche e popolari, dove furono alloggiati in posizione periferica solo una parte dei terremotati, e solo a partire dal 1923, quando ormai il centro storico era stato occupato da palazzetti signorili (acquistati in libero mercato da personale in prevalenza esogeno, grazie alla politica speculativa dei comparti), si sono trasformati nella forma di un privilegio. Un privilegio paradossale se si fa riferimento a quei 50.000 messinesi a cui \u00e8 toccata solo una casetta con un vano pluriuso in uno dei tanti villaggi extra popolari, presto trasformati in quelle baraccopoli di cui la citt\u00e0 ancor oggi soffre.<\/p>\n<p>Quei cortili sono la forma dell\u2019avvio tardivo di un processo civile comunque rimasto irrisolto.<\/p>\n<p>Sono la forma delle case popolari lasciate perniciosamente fuori dal centro della citt\u00e0, l\u2019anima mancata del Centro Storico di Messina.\u00a0 Italo Calvino sosteneva che \u201c<em>le case popolari sono l\u2019anima dei centri storici<\/em>\u201d. E non possiamo che dargli ragione se pensiamo a Palermo, Catania, Roma, Firenze, Milano, Torino, ect., \u00a0solo per restare in Italia.<\/p>\n<p>Messina dunque \u00e8 una citt\u00e0 senz\u2019anima perch\u00e9 dal suo centro storico, dopo il 1908, \u00e8 stato enucleato il popolo.<\/p>\n<p>Quel brano di citt\u00e0 d\u00e0 la chiara idea di come sarebbe dovuta essere la citt\u00e0 risorta e quei cortili sono la forma di come sarebbe stata l\u2019anima della nuova Messina se non si fosse messa in atto una feroce rapina a danno dei messinesi disastrati.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>19.09.2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A guardare dall\u2019alto la trama della citt\u00e0 disegnata dal Piano Borz\u00ec saltano all\u2019occhio molte incongruenze e tanti anacronismi. 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