{"id":3566,"date":"2020-06-27T19:04:32","date_gmt":"2020-06-27T17:04:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=3566"},"modified":"2025-07-20T12:02:16","modified_gmt":"2025-07-20T10:02:16","slug":"3566","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/06\/27\/3566\/","title":{"rendered":"Abuso edilizio vista mare, mille chilometri di spiaggia nel degrado"},"content":{"rendered":"<p>Mi mette a disagio la sottrazione di bellezza compiuta a discapito del paesaggio siciliano e della costa in particolare da parte di una feroce e dilagante edilizia, non solo abusiva. Un\u2019edilizia fatta in fretta, disarmonica espressione di un pragmatismo progettuale e un prosaicismo esecutivo oggettivamente irritante. Espressione di un\u2019insensibilit\u00e0 verso il paesaggio, verso il contesto ambientale. Un insulto all&#8217;integrit\u00e0 ecologica e alla bellezza compiuto da tutte le figure che hanno operato: pianificatori, \u00a0progettisti, committenti, imprese appaltatrici, Comuni che rilasciano le concessioni edilizie, Uffici del Genio Civile che approvano i calcoli statici, \u00a0Soprintendenze che esprimono il loro Nulla Osta, tutte le altre autorit\u00e0 che hanno competenza, intellettuali, critici, giornalisti, ecc\u2026 .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La fascia costiera sicula \u00e8 quello che tecnicamente i paesaggisti chiamano: \u201cpaesaggio lineare\u201d. Gli oltre 1000 km di costa siciliana sono un \u201cpaesaggio lineare\u201d di incommensurabile bellezza e di enorme valore culturale ed estetico.<\/p>\n<p>Dal punto di vista paesaggistico Il \u201cpaesaggio lineare\u201d non \u00e8 una linea astratta, n\u00e9 un vettore virtuale e geometrico. Il \u201cpaesaggio lineare\u201d \u00e8 un contesto che si sviluppa, senza soluzione di continuit\u00e0, esibendo una reale grandezza fisica, di notevole valore ecologico, naturalistico o antropico, lungo una linea o un margine di demarcazione che svolge una funzione territoriale, quale un fiume, una strada significativa, un confine nazionale, il limite di un bosco, di una pianura, una falesia, una costa. Elementi che per la loro marcata caratterizzazione del territorio posso assolvere il ruolo di elementi di rigenerazione territoriale. Assi attorno ai quali strutturare strategiche pianificazioni territoriali sostenibili che avvino i processi sociali, economici e culturali virtuosi.<\/p>\n<p>I \u201cpaesaggi lineari\u201d prendono corpo dalla profondit\u00e0 delle aree che si sviluppano lungo la loro linea. Aree cuscinetto tra l\u2019elemento di demarcazione, che quasi sempre ha caratteri di notevole bellezza e armonia, e il resto del territorio. \u00a0Il paesaggio ormai da tempo \u00e8 un concetto scientifico. fu il naturalista tedesco Alexander von Humboldt (1769-1859), gi\u00e0 agli inizi del IXX secolo, a concepire il paesaggio non solo come concetto estetico, dal significato romantico, ma anche come concetto geognostico dal significato ecologico.<\/p>\n<p>La costa siciliana da sempre ha assunto il ruolo di margine, di bordo di quella metafora che \u00e8 la Sicilia. Il confine di un arcipelago culturale che \u00e8 stato \u00e8 sar\u00e0 sempre soglia, confine, approdo, linea di partenza.<\/p>\n<p>Un margine che non \u00e8 una semplice linea di demarcazione tra un elemento solido (la terra), e un elemento liquido (il mare), come accade nelle comuni localit\u00e0 rivierasche. La costa siciliana \u00e8 un margine su cui sono avvenuti millanta sbarchi, di infinite occupazioni. Un bordo dal quale ha avuto inizio e fine ogni civilt\u00e0, ogni conquista, ognuno dei poteri che nell\u2019isola si sono susseguiti, combattuti e che ancora si susseguono e si combattono. \u00a0La costa siciliana \u00e8 un elemento impalpabile che separa la <strong><em>Storia<\/em><\/strong> dal <strong><em>Mito<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lungo le coste della Sicilia vige un vincolo a tutela dell\u2019integrit\u00e0 paesaggistica e ambientale di quel margine che divide l\u2019isola dal mito, che risale al 1976 (art.15 L.R. 78\/76 e tutta la barbarie di successive modifiche e integrazioni, circolari esplicative &#8211; che non esplicano nulla-, ecc..).<\/p>\n<p>Un vincolo che impone l\u2019inedificabilit\u00e0 assoluta lungo una fascia di costa profonda 150 metri misurati dalla linea (sempre mutevole) della battigia. Fascia di rispetto di analoga profondit\u00e0 vale anche per le rive dei fiumi e dei laghi, per i margini dei boschi e per le aree prossime ai parchi archeologici.<\/p>\n<p>Una disciplina sacrosanta, la cui ontologia \u00e8 senza dubbio la tutela di queste bellezze e della loro integrit\u00e0 ed unicit\u00e0 ecologica, naturale, paesaggistica, artistica e culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma Oggi, a quarant\u2019anni dall\u2019entrata in vigore di quel regime di tutela, purtroppo, ci tocca constatare, senza timore di essere smentiti, che l\u2019inedificabilit\u00e0 assoluta prevista dalla norma si \u00e8 trasformata, nella maggioranza dei casi, in una paralisi assoluta. L\u2019attivit\u00e0 di gestione del vincolo non ha attivato alcuna azione di valorizzazione, fruizione e promozione di quelle bellezze costiere che la legge stessa intendeva tutelare.<\/p>\n<p>Rare sono state le azioni finalizzate a promuovere, per tempo, opportuni piani di sviluppo paesaggistico, piani attuativi per la valorizzazione delle coste e delle spiagge.<\/p>\n<p>Oggi possiamo affermare che le coste siciliane, questi, veri e propri, giacimenti culturali, sono stati lasciati al loro destino, senza alcuna progettualit\u00e0 finalizzata a generare un equilibrato sviluppo territoriale sostenibile basato sulla necessit\u00e0 di valorizzare, promuovere e fruire le bellezze vincolate, rispondendo alle reali e ineludibili istanze antropiche con strategie di governo del territorio programmate per attivare \u00a0nuovi equilibri ecologici, rafforzare quelli esistenti e recuperare quelli perduti. Strategie di pianificazione capaci di avviare uno sviluppo territoriale sostenibile che determinasse equit\u00e0 sociale, integrit\u00e0 ecologica naturale e formale, valorizzasse l\u2019unicit\u00e0 culturale di queste bellezze e producesse una strutturata efficienza economica. \u00a0Sottolineo efficienza economica e non sviluppo economico, cio\u00e8 un\u2019economia che non abbia come fine il denaro, sul cui altare \u00e8 consentita ogni speculazione possibile a discapito dell\u2019ambiente e dei beni culturali, bens\u00ec un\u2019economia che guarda alle esigenze reali dell\u2019uomo basata pi\u00f9 sull\u2019etica e sull\u2019ecologia. Un\u2019economia che valorizzando le vocazioni pi\u00f9 proprie e sostenibili dei territori oggetto di tutela distribuisca opportunit\u00e0 e diritti in maniera perequata. Lo scempio in analisi si deve proprio all\u2019inconsulta corsa verso lo sviluppo economico, che dalle nostre parti e in questo contesto storico significa solo e soltanto, fare soldi. Fare soldi ad ogni costo, su ogni cosa: uomini e natura compresi; violando tutti i sacri tab\u00f9 etici e morali che sono stati negli ultimi secoli il fondamento della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Il vincolo ope legis (art.15 L.R. 78\/76) si \u00e8 trasformato di fatto in una fatale eterogenesi dei fini. L\u2019azione di tutela (non vi \u00e8 tutela senza azione) si \u00e8 trasformata in una immobilit\u00e0 che invece di migliorare le condizioni delle bellezze d\u2019insieme vincolate, in moltissimi casi, ne ha decretato l\u2019inesorabile declino.<\/p>\n<p>Lo status quo ci fa pensare che in certi casi sarebbe stato meglio una contaminazione viva del paesaggio che un\u2019integrit\u00e0 morta. Pastoie burocratiche e rigidit\u00e0 valutative, hanno bloccato anche le soluzioni virtuose facendo si che in questa paralisi germogliassero, gioco forza, processi di gestione deformati, che approfittando di ritardi, occhi di riguardo, incertezze interpretative, eccessivi formalismi, autorit\u00e0 senza sensibilit\u00e0 e competenza che o favorisce o inibisce, hanno avvantaggiato il torbido pantano del clientelismo e delle speculazioni.<\/p>\n<p>Questi atteggiamenti hanno reso le coste una terra di nessuno cui vige altra sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>La cui gestione ordinaria \u00e8 stata demandata a norme e leggi di ordine generale incapaci di governare le peculiarit\u00e0 e le specificit\u00e0 di ognuno di questi preziosi beni. Piani paesaggistici redatti con troppo ritardo, e di cui molti di loro sono ancora in fase di approvazione, comuni che non hanno redatto piani specifici di gestione delle coste, e delle aree speciali, P.R.G. che nella maggioranza dei casi si sono limitati a riportare la perimetrazione del vincolo all\u2019interno del Piano stesso rimandando la loro disciplina a futuri, quanto improbabili piani attuativi, senza predisporre indirizzi specifici di complementariet\u00e0 territoriale tra i suoli disciplinati e quelli stralciati a causa del vincolo.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha reso le coste come terre. Vere e proprie terre straniere dove impera ogni tipo di speculazione, politica, amministrativa, economica e sociale.<\/p>\n<p>Dopo quarant\u2019anni di vincolo e tutela, le coste sono vere e proprie terre straniere totalmente inflazionate dalla presenza endemica di case abusive, quasi sempre incomplete, e di case regolari che esprimono linguaggi decontestualizzati turbando fortemente il paesaggio costiero. Le coste della Sicilia sono nella migliore delle ipotesi abbandonate a se stesse, al degrado, impraticabili, e devastate dall\u2019abusivismo di ogni sorta, e da grandi operazioni legittime ma del tutto inopportune, evidente espressione di momenti in cui democrazia e legalit\u00e0 sono state sospese. Questo perch\u00e9 al vincolo di inedificabilit\u00e0 assoluta non ha fatto seguito mai un piano regionale strategico di valorizzazione delle coste. I comuni non hanno provveduto ai piani delle spiagge. Un vincolo che paralizza un territorio \u00e8 innaturale come una imposizione di castit\u00e0, non pu\u00f2 che far aumentare morbosamente il desiderio della trasgressione e nutrire ogni latente perversione e ogni tipo di devianza.<\/p>\n<p>D\u2019estate, nelle poche spiagge dove \u00e8 possibile una fruizione turistica e balneare della costa, impera una straripante quantit\u00e0 di lidi e strutture turistico\/recettive improvvisati, senza logica e senso estetico, precari, posticci e disorganici. Risultato finale: degrado d\u2019estate e abbandono d\u2019inverno.<\/p>\n<p>A scanso di equivoci, \u00e8 lungi da chi scrive, fare l\u2019apologia dell\u2019assenza di vincoli di tutela, ma \u00e8 solo il voler sottolineare che<\/p>\n<p>Un vincolo che paralizza un territorio \u00e8 innaturale come una imposizione di castit\u00e0, non pu\u00f2 che far aumentare morbosamente il desiderio della trasgressione e nutrire ogni latente perversione e ogni tipo di devianza.<\/p>\n<p>Quando nella fascia di 150 metri dalla battigia vediamo una villa o una costruzione quella o \u00e8 stata costruita prima del 1978 e quindi \u00e8 un privilegio o \u00e8 stata realizzata abusivamente quindi \u00e8 una violazione di legge. Queste ultime si caratterizzano per la loro precariet\u00e0, per il loro stato d\u2019abbandono e hanno l\u2019estetica della fretta e dell\u2019essenziale. Una terza ipotesi \u00e8 costituita da una singolare fenomenologia: manufatti fatiscenti abbandonati, incompleti, scheletri di strutture in cemento armato di costruzioni iniziate prima dell\u2019entrata in vigore della legge (1976) con regolari licenze edilizie che sono state revocate in corso d\u2019opera, per poi non essere mai pi\u00f9 demolite per inefficienze procedurali. Infine un\u2019ultima tipologia, gli \u201cecomostri\u201d: costruzioni incongrue fortemente impattanti ma regolari, previste dagli strumenti urbanistici e approvate dalle autorit\u00e0 competenti, i cui lavori vengono sospesi in forza della vibrata protesta, che trova eco mediatico, di cittadini sensibili di ambientalisti indignati. Cos\u00ec i lavori vengono fermati e i permessi revocati causa impopolarit\u00e0, della serie: \u201cci abbiamo provato\u201d. Cos\u00ec le coste siciliane sono deturpate da scheletri da abbattere che le amministrazioni non hanno mai abbattuto, per inefficienza, per mancanza di mezzi, di fondi, per complicit\u00e0 clientelare, o perch\u00e9 nella maggioranza dei casi (\u00e8 il caso soprattutto degli \u201cecomostri\u201d) si sono aperti contenziosi legali infiniti, che nessuno degli attori ha interesse a concludere.<\/p>\n<p>Ecco come la gestione di un sacrosanto vincolo si \u00e8 trasformata in una mera gestione di potere. Secondo il solito modo di amministrare la cosa pubblica, che determina scientemente disagi e bisogni, per catturare meglio e pi\u00f9 facilmente il consenso. Questa \u00e8 la <em>forma mentis<\/em> di chi fa le leggi e di chi le fa applicare.<\/p>\n<p>Cosa bisogna fare? Riformare la materia \u00e8 certo necessario. Ma chi la fa? Con quale categoria di pensiero? \u00a0Con la stessa mentalit\u00e0 riformista attuale che in ogni circostanza genera solo e sempre perverse l\u2019eterogenesi dei fini: riforme per favorire il lavoro che tolgono il diritto al lavoro, riforme della scuola che eliminano il diritto allo studio, ecc.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Per il recupero del paesaggio costiero in Sicilia serve una profonda riflessione sui concetti di\u00a0 valorizzazione, promozione, fruizione e tutela dei beni culturali. Una visone strategica che guardi ad un progetto generale di riordino che risemantizzi questo inestimabile \u201cpaesaggio lineare\u201d. Un Piano che preveda una sequenze di azioni materiali e immateriali che assumano efficaci ed efficienti funzioni di tutela, gestione e valorizzazione dei contesti. Una soluzione che abbia una strategia di grande scala che rafforzi le fragilit\u00e0 e le carenze infrastrutturali in modo da facilitare processi di fruizione armonica della costa, nella consapevolezza che una fruizione costante (affiancata da capillari politiche di promozione) fa anche da \u201dazione\u201d di tutela.<\/p>\n<p>Insomma serve un nuovo paradigma. Con il quale cominciare a riconsiderare e rileggere la costa siciliana come un \u201cpaesaggio lineare\u201d da recuperare in termini di &#8220;connettivit\u00e0&#8221; e &#8220;contestualizzazione&#8221; rispetto agli altri elementi finitimi, il mare e l\u2019entroterra. Servono nuove procedure vincolistiche che abbiano carattere progettuale e gestionale. Bisogna cominciare a pensare di valorizzare e gestire altrimenti. Bisogna capire che riqualificare il margine della nostra isola significa anche ricostruire i bordi della nostra identit\u00e0 e riprendersi una buna parte dell\u2019estetica perduta.\u00a0 Valorizzare i \u201cpaesaggi lineari\u201d rappresenta sempre l\u2019occasione di ricostruire un rinnovato senso estetico dei luoghi e un nuovo significato culturale sulle forme di ieri.<\/p>\n<p>Se non si interviene questo margine posto tra la nostra storia e i nostri miti perder\u00e0 per sempre il suo significante archetipo cronicizzandosi in quella che ormai \u00e8: una <em>terra di nessuno<\/em>, dove lo squallore \u00e8 norma e il degrado \u00e8 legge.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Quella cifra alessica \u00e8 l\u2019espressione di una concessione fintamente emancipata che sfrutta ancora una volta i servi della gleba, che restano teli nonostante il suffragio universale e la riforma agraria. Quest\u2019ultima fallita\u00a0\u00a0 manu militari usando i campieri e la mafia. (56 sindacalisti morti dopo l\u2019approvazione della legge Gullo) .<\/p>\n<p>Servi della gleba, costretti a migrare invece di vedere riconosciuto il diritto a prendere le terre fertili e finalmente prosperare, l\u00e0 dove avevano prosperato per secoli i padroni, abbandonati da uno stato che nell\u2019isola non riusc\u00ec a imporre le sue leggi e la sua nuova costituzione, alla politica locale, che intanto aveva assorbito molti dei vecchi padroni.\u00a0 Rappresentanti politici, regionali e nazionali che\u00a0 invece di sostenere le riforme le hanno osteggiate con ogni mezzo, stragi comprese, preferendo la diaspora alla perdita concreta dei privilegi e del latifondo.<\/p>\n<p>Costoro al ritorno dell\u2019emigrante arricchito hanno usurpato la ricchezza faticosamente accumulata, con umiliante e bestiale sacrificio, nelle miniere del nord europa o nelel fabbriche del nord itallia o nel busines americano,\u00a0 estorcendogli il consenso di una licenza edilizia a basso costo. Una diritto svenduto come favore, come sempre. Sempre loro.<\/p>\n<p>Quella cifra alessica \u00e8 l\u2019espressione di una concessione fintamente emancipata che sfrutta ancora una volta i servi della gleba, i quali dal 1946 hanno diritto al voto, e che dopo aver fatto fallire la riforma agraria, manu militari, della mafia e dei campieri ( 56 sindacalisti morti dopo l\u2019approvazione della legge Gullo) .<\/p>\n<p>Servi della gleba che bisognava irretire, che invece di prendere le terre e finalmente prosperare in assenza di padroni abbandonati dalla politica, quella politica che avrebbe dovuto attivare politiche di sviluppo economico quale volano della produzione agraria nell\u2019isola fertile e bella, li ha fatti emigrare e ridursi in schiavit\u00f9 all\u2019estero, l\u00e0 dove c\u2019\u00e8rano le industrie e dove si era compiuta la rivoluzione e lo sviluppo industriale frenato al sud, per poi sfruttare la ricchezza da loro prodotta e accumulata con il sacrificio dell\u2019emigrazione, estorcendogli il consenso di una licenza edilizia a basso costo. Una diritto svenduto come favore, come sempre. Sempre loro.<\/p>\n<p>Coloro\u00a0 che per secoli dagli arabi in poi hanno prosperato, sempre sul bisogno dei poveri, dei pi\u00f9 deboli, dei diseredati, che hanno creato e gestito per secoli, per mantenere feroci privilegi, loro e i loro avi.,<\/p>\n<p>E\u2019 su questo ciglio che oggi appare un&#8217;edilizia prosaica, espressione di un pragmatismo spietato, legittimato\u00a0 da strumenti urbanistici, leggi e regole che hanno favorito un sistema di gestione corrotto e ignorante, la cui cifra afasica \u00e8 quella di una alessia di linguaggio che a partire dal secondo dopo guerra ha infettato una delle coste pi\u00f9 belle del Mediterraneo. Finiti gli ultimi echi della stagione del Liberty, del Floreale e del neo eclettismo (spenti anche i fuochi razionalisti del periodo fascista) che avevano caratterizzato il gusto architettonico siciliano fin dai primi anni del \u2018900, alla ripartenza democratica si impone ovunque nell\u2019isola e anche lungo le coste, una cifra estetica prosaica, senza alcun orizzonte culturale, che ha devastato la visione di ogni citt\u00e0 e di ogni paesaggio isolano.<\/p>\n<p>Lungo la costa a partire dagli anni 60 del secolo scorso s\u2019impone un&#8217;estetica il cui significante \u00e8 quello della compiacenza di pianificatori, architetti, comuni, soprintendenze, sindaci, politici, intellettuali, giornalisti, ecc.. Insomma uno scempio attraverso il quale, tutti coloro che hanno amministrato e operato,\u00a0 a vario titolo, hanno contribuito, chi pi\u00f9 chi meno, con l\u2019obbiettivo di intercettare consensi, radicare il potere e arricchirsi facilmente: interpretazione distorta della neo nata democrazia, declinata, come sempre, in Sicilia, in modo gattopardiano. Atteggiamento rapace tipico e perpetuo delle classi dominanti dell\u2019isola che\u00a0 anche in quella circostanza sono stati capaci di camuffare, sotto le sembianze democratiche di un nuovo stato repubblicano il loro potere feudale mai sconfitto e superato. Un potere baronale che al nascere di riforme agrarie e boom economici, che avrebbero emancipato la Sicilia e i siciliani,\u00a0 frenarono questi cambiamenti culturali costringendo i braccianti e i pescatori dell\u2019isola (la maggioranza della classe operaria) ad emigrare.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>27.06.2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi mette a disagio la sottrazione di bellezza compiuta a discapito del paesaggio siciliano e della costa in particolare da parte di una feroce e dilagante edilizia, non solo abusiva.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3567,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3566"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3566"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3566\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4522,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3566\/revisions\/4522"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3567"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3566"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3566"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}