{"id":298,"date":"2019-08-02T12:45:39","date_gmt":"2019-08-02T10:45:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=298"},"modified":"2021-08-14T16:39:42","modified_gmt":"2021-08-14T14:39:42","slug":"messina-citta-dal-mare-negato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/08\/02\/messina-citta-dal-mare-negato\/","title":{"rendered":"Messina: citt\u00e0 dal mare negato"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>La censura del Mito e dell\u2019Identit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Messina \u00e8 una \u201ccitt\u00e0 lunga\u201d: una struttura urbana schiacciata sul mare dai Monti Peloritani, che conta circa 54 km di costa. Una delle citt\u00e0 pi\u00f9 a contatto con il mare della penisola, certamente la pi\u00f9 bagnata dal mare della Sicilia.<\/p>\n<p>Le altre grandi citt\u00e0 isolane hanno coste di lunghezza molto inferiore: Palermo 28 km; Trapani 30 km; Marsala 25 km; Agrigento 15 Km; Siracusa 27; Catania 18. Nessuna di queste presenta uno sviluppo cos\u00ec intenso e continuo dell\u2019abitato sulla costa. Su 55 km oltre 40 sono antropizzati senza soluzione di continuit\u00e0. Praticamente 40 km di citt\u00e0 che corre adiacente al mare. Una vera \u00e8 propria citt\u00e0 a diretto contatto con il mare! E\u2019 invece no! Da Tremestieri fino a Capo Peloro, (<em>la parte pi\u00f9 pregiata dal punto di vista paesaggistico dei 54 km di costa, quella che si affaccia sul sublime scenario dello Stretto<\/em>) il contatto diretto con il mare \u00e8 materialmente impedito, in molti casi persino sottratto alla vista. Cos\u00ec come \u00e8 in gran parte impedito l\u2019accesso al Mare dal Mortelle a Ortoliuzzo, per via dei mancati accessi a mare.<\/p>\n<p>Dal confine sud (Giampilieri) fino all\u2019istmo della falce del porto il contatto con il mare, da oltre un secolo e mezzo \u00e8 censurato dal rilevato ferroviario, da e per Catania e Palermo: una linea ferrata protetta che costituisce una barriera fisica invalicabile impedendo il contatto e la visione di uno dei pi\u00f9 bei paesaggi marini del Mediterraneo. Dalla parte interna del rilevato ferroviario vige il degrado di quartieri baraccati, di ex zone industriali, di zone militari abbandonate, di scali ferroviari dismessi, di obsolescenze urbane di ogni genere. Paradigmatica \u00e8 la zona di <em>Maregrosso<\/em>, il cui toponimo \u00e8 un ossimoro: il mare \u00e8 grosso ma non si vede, eppure da l\u00ec il punto di vista sul mare sarebbe un incanto.<\/p>\n<p>Dal Porto, chiuso e inaccessibile, fino a Torre Faro si compulsa senza soluzione di continuit\u00e0: fiere, gasometri, imbarcaderi, circoli, baby park, parcheggi, lidi, rimessaggi, kartodromi, alti muri di recinzione, archeologia industriale, piscine, etc.. Tutti elementi che costituiscono una vera e propria barriera che impedisce il contatto fisico con il mare. Tutti luoghi dalla forte identit\u00e0 perduta, contaminata, insultata. \u00a0Luoghi un tempo a contatto con l\u2019archetipo principe della citt\u00e0: lo Stretto. Luoghi blasonati oggi negletti, sudici, disordinati, depressi dal punto di vista civile e sociale prima ancora che fisico ed estetico.<\/p>\n<p>Da tempo si parla della <em>Via del Mare, <\/em>verso sud, e verso nord di <em>Affaccio al Mare<\/em>, eufemisticamente chiamato <em>Water Front:<\/em> uno stucchevole anglicismo che spaccia come avveniristica la scontata realizzazione di un normale lungomare, rendendo chimerica la naturale restituzione alla citt\u00e0 della sua pi\u00f9 grande risorsa paesaggistica, facendo dimenticare quella che fu, ed \u00e8 ancora, una ferale sottrazione: Messina \u00e8 l\u2019unica \u201c<em>citt\u00e0 di mare\u201d<\/em> italiana che non ha un lungomare degno di questo nome. Il mare a Messina c\u2019\u00e8 ma non si vede, e l\u00e0 dove si vede non lo si pu\u00f2 raggiungere. \u00c8 sar\u00e0 cos\u00ec per molto tempo ancora.<\/p>\n<p>Sono state formulate molte soluzioni di qualificazione e rigenerazione urbana della costa finalizzate alla riconquista del mare e del suo paesaggio, ma spesso si sono prospettate e si prospettano ancora come l\u2019ennesima speculazione ai danni di un territorio ormai troppo martoriato, di un tessuto urbano esausto e un tessuto sociale esangue. Atteggiamento che si ripete costante nella storia \u201cmoderna\u201d della citt\u00e0. In quella citt\u00e0 che un tempo vantava \u201c<em>il teatro a Mare<\/em>\u201d: <strong><em>La Palazzata, <\/em><\/strong>grande esempio di esaltazione del rapporto tra mare \u00e8 citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo il 1908 ogni intervento sulla costa, a partire dal nefasto \u201c<em>Piano Borz\u00ec<\/em>\u201d, non ha mai tenuto conto del grande valore culturale di questo margine territoriale intriso di grandi suggestioni, insultandolo in modo irreversibile. Chi ha operato le scelte urbanistiche lungo la costa, nel passato remoto e nel passato recente, ha sempre girato le spalle alla bellezza, all\u2019identit\u00e0 e al Mito, non riuscendo ad entrare in risonanza emotiva con esso.<\/p>\n<p>Messina \u00e8 stata trattata come una qualunque cittadina rivierasca, dove la linea di costa \u00e8 il semplice confine tra un elemento solido e una massa liquida, un qualunque confine tra terra e mare.\u00a0 Disattendendo un lampate dato di fatto: a Messina la linea di costa rappresenta quel margine impalpabile che divide la storia dal mito: dai miti omerici di <strong><em>Ulisse e le Sirene e di Scilla e Cariddi<\/em><\/strong>; da quello leggendario di <strong><em>Colapesce<\/em><\/strong>; da\u00a0 quello epico di <strong><em>\u2018Ndria Cambria<\/em><\/strong>, il protagonista dell\u2019<em>Horcynus Orca<\/em> di <em>Stefano D\u2019Arrigo<\/em>, uno dei pi\u00f9 grandi capolavori letterari del novecento. Cos\u00ec su quel margine dal valore culturale universale impera il degrado, i non luoghi, l\u2019obsolescenza, la disarmonia, l\u2019abusivismo, la mancanza di programmazione, l\u2019assenza di una visione strategica che costruisca il futuro.<\/p>\n<p>E\u2019 difficile rassegnarsi a questa grave sottrazione d\u2019identit\u00e0 collettiva, alla mortificazione di un archetipo ridotto a folklore, ad una indebita appropriazione che priva la collettivit\u00e0 messinese della fruizione armonica di quel mare che ha suggestionato la Storia. E\u2019 difficile rassegnarsi all\u2019idea di questo uso improprio di una costa dove sorgono localit\u00e0 i cui toponimi raccontano meglio di qualsiasi descrizione, la sua bellezza paesaggistica. Localit\u00e0 che da secoli si chiamano: <strong><em>Paradiso<\/em><\/strong>, <strong><em>Pace<\/em><\/strong>, <strong><em>Contemplazione<\/em><\/strong>.\u00a0 In localit\u00e0 <strong><em>Paradiso<\/em><\/strong>, se si si riesce a raggiungere la battigia lasciandosi dietro le spalle tutta la parte antropica, che contamina la vista, si capisce chiaramente che per quel luogo non poteva esserci toponimo pi\u00f9 appropriato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ai messinesi \u00e8 stato censurato <em>l\u2019accesso al Paradiso<\/em>, inviandoli nella bolgia infernale dei carnai di Rometta, Portorosa, etc.: falansteri su un mare insipido senza <em>Luntri<\/em> che catturano pescespada, senza la <em>Fata Morgana<\/em> all\u2019aurora, senza la luna che di notte si specchia su un lago circoscritto dalle coste illuminate. Un mare che di notte si perde nell\u2019angoscia di un buio profondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>02\/08\/2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La censura del Mito e dell\u2019Identit\u00e0 &nbsp; Messina \u00e8 una \u201ccitt\u00e0 lunga\u201d: una struttura urbana schiacciata sul mare dai Monti Peloritani, che conta circa 54 km di costa. 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