{"id":281,"date":"2019-07-08T11:39:14","date_gmt":"2019-07-08T09:39:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=281"},"modified":"2021-08-14T16:42:57","modified_gmt":"2021-08-14T14:42:57","slug":"il-tempio-di-s-giovanni-a-messina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/07\/08\/il-tempio-di-s-giovanni-a-messina\/","title":{"rendered":"Il Tempio di S. Giovanni di Malta"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Il Tempio di San Giovanni di Malta a Messina\u00a0<\/strong><strong>e la burla di Michelangelo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il <strong><em>Manierismo<\/em><\/strong> fa riferimento ad uno stile di transito tra l\u2019architettura rinascimentale e quella barocca. Un\u2019esperienza espressiva che nasce da alcuni grandi architetti italiani ai quali il canone rinascimentale cominciava a stare stretto. Grandi artisti dalla creativit\u00e0 sfrenata che sentirono il bisogno di derogare i canoni classici con nuove suggestioni e nuove dimensioni emotive vincendo la sterilit\u00e0 del mero esercizio esecutivo del classicismo. Maestri capaci di improvvisare in modo magistrale sui sacri canoni classici, facendo come quando i grandi jazzisti improvvisano con la musica classica. Un rifiuto che si caratterizz\u00f2 con un forte contrasto tra la norma e la deroga. Il Manierismo (alla maniera di\u2026.), in Italia produsse autentici capolavori dell\u2019architettura universale come: la <strong><em>Galleria degli Uffici <\/em><\/strong>di Firenze (Giorgio Vasari); <strong><em>la Basilica <\/em><\/strong>di Vicenza (Andrea Palladio); <strong><em>Palazzo Te<\/em><\/strong> a Mantova (Giulio Romano); <strong><em>Palazzo Massimo alle Colonne<\/em><\/strong> di Roma (Baldassare Peruzzi); <strong><em>La Loggia del Campanile di San Marco<\/em><\/strong> a Venezia (Jacopo Tatti detto il Sansovino); <strong><em>Palazzo Farnese<\/em><\/strong> a Caprarola (Jacopo Barozzi detto il Vignola); ecc.\u00a0 Su tutte queste opere spiccano quelle di Michelangelo Buonarroti, che si pu\u00f2 considerare il genio del Manierismo italiano: <strong><em>la Biblioteca Laurenziana <\/em><\/strong>e <strong><em>la Sacrestia Nuova di San Lorenzo<\/em><\/strong> a Firenze; <strong><em>Piazza del Campidoglio<\/em><\/strong>, <strong><em>Palazzo Farnese<\/em><\/strong>, <strong><em>la Cupola di San Pietro<\/em><\/strong> e in ultimo <strong><em>Porta Pia<\/em><\/strong> (quella della famosa breccia) a Roma.<\/p>\n<p><strong>Porta Pia <\/strong><\/p>\n<p>Porta Pia, realizzata tra il 1561 e il 1565, fu una delle ultime architetture del Buonarroti, un\u2019opera che rappresenta la sintesi pi\u00f9 lucida ed equilibrata del <strong><em>Manierismo Romano<\/em><\/strong>.\u00a0 Nel 1560 Papa Pio IV, ripensando ad un nuovo riassetto urbano della citt\u00e0, previde di aprire una nuova porta a Nord-Est lungo le <em>Mura Aureliane<\/em>, in sostituzione della ormai vecchia <em>Porta Nomentana<\/em>, affidando l\u2019incarico ad un Michelangelo ormai vecchio (aveva 85 anni e morir\u00e0 tre anni dopo l\u2019inizio dei lavori). Il grande architetto toscano propose al Papa tre progetti: due celebrativi, fastosi e di notevole valore artistico ed uno di ripiego, pi\u00f9 povero ed economico. Il Papa scelse, non certo per motivi economici, il progetto pi\u00f9 semplice, dando cos\u00ec prova di non essere in grado di capire il valore dei progetti scartati. La scelta al ribasso e la mancanza di sensibilit\u00e0 artistica di Pio IV contrariarono molto Michelangelo. Contrariet\u00e0 che fu aggravata dalla pretesa, di cattivo gusto, che sulla porta campeggiasse un gruppo marmoreo con lo <em>Stemma Mediceo<\/em>, per sottolineare e celebrare l\u2019appartenenza del pontefice ad un casato cos\u00ec nobile e illustre. \u00a0Michelangelo plasticizz\u00f2 la sua irritazione aggiungendo nel prospetto rivolto verso la citt\u00e0, un modello decorativo inedito, totalmente nuovo nella forma e nei suoi elementi. Un modello che rester\u00e0 unico nella produzione michelangiolesca e che mai pi\u00f9 sar\u00e0 usato in architettura: un tondo circondato da una fascia pendente con al centro un piccolo parallelepipedo. Pio IV, al secolo, <strong>Giovanni Angelo Medici di Marignano, <\/strong>milanese, vantava di appartenere al casato dei Medici. La circostanza non garbava molto al talento fiorentino, poich\u00e9 era noto a tutti che il ramo mediceo milanese avesse come capo stipite un avo del Papa, di fatto un barbiere, che con uno stratagemma riusc\u00ec ad acquisire il titolo nobiliare e l\u2019appartenenza al blasone mediceo.<\/p>\n<p>Ultimata la fabbrica, tirati gi\u00f9 i ponteggi, sul prospetto verso la citt\u00e0, sopra il gruppo marmoreo con lo stemma papale che sovrasta lo scudo mediceo a sei palle, sostenuto da due figure alate, apparve uno strano particolare architettonico: un tondo cavo, circondato da una fascia pendente fronzuta, con al centro un piccolo blocchetto. Un significante che rimanda in maniera lampante all\u2019idea di una bacinella per la barba con attorno un\u2019asciugamani con frangia e al centro una saponetta. Una burla con la quale Michelangelo scolp\u00ec, ad imperitura memoria, il suo sdegno verso il papa, dicendogli: \u201c<em>altro che papa mediceo, ricordati che sei nipote di un barbiere! <\/em>\u201d. I geni, sono geni anche per questo.<\/p>\n<p>Durante i lavori Michelangelo si avvalse della collaborazione del suo amato ed unico discepolo: l\u2019architetto <strong><em>Jacopo del Duca<\/em><\/strong>, al quale, dopo la sua morte, tocc\u00f2 di completare l\u2019opera. <em>Jacopo<\/em>, nato a Cefal\u00f9 nel 1520, fu l\u2019unico interprete dell\u2019autentica cifra michelangiolesca realizzando opere come: <strong><em>Porta di San Giovanni<\/em><\/strong>, <strong><em>Santa Maria in Trivio<\/em><\/strong>, <strong><em>Santa Maria di Loreto<\/em><\/strong>, <strong><em>Palazzo Cornaro Pamphilj <\/em><\/strong>a Roma; <strong><em>San Giovanni di Malta <\/em><\/strong>a Venezia e il <strong><em>Tempio di San Giovanni di Malta<\/em><\/strong> a Messina. Quest\u2019ultima opera oggi \u00e8 ubicata a fianco del palazzo della Prefettura. L\u2019edificio sorge sulle vestigia di un\u2019antica abazia benedettina. <em>Jacopo il siciliano<\/em> a Messina realizzer\u00f2 anche due grandi opere che qualificarono l\u2019architettura della citt\u00e0 per quasi due secoli: <strong><em>La Loggia dei Mercanti<\/em><\/strong> e la <strong><em>Porta della Loggia<\/em><\/strong>, entrambe distrutte dal terremoto del 1783.<\/p>\n<p><strong>San Giovanni di Malta a Messina <\/strong><\/p>\n<p>La chiesa di <strong><em>San Giovanni di Malta<\/em><\/strong>, consacrata nel 1591, \u00e8 un autentico gioiello architettonico, caratterizzato da una semantica, che declina i chiari verbi del manierismo michelangiolesco. Ad un attento osservatore non pu\u00f2 sfuggire come l\u2019ordine superiore, le nicchie, il tessuto in laterizio, le proporzioni del prospetto e molti degli stilemi usati, riconducono inequivocabilmente ai linguaggi delle opere del grande fiorentino, cifre assorbite dall\u2019architetto cefaludese. Restando in tema di assonanze, in quest\u2019opera si riscontra uno stilema che caratterizza in modo univoco la chiesa messinese. Si tratta dell\u2019interpretazione di quel particolare architettonico che rest\u00f2 unico nel repertorio del Buonarroti, applicato solamente su <strong><em>Porta Pia<\/em><\/strong>, con il quale il maestro si fece beffa del papa. Un modello unico ed irripetibile, che Jacopo evoca nel partito architettonico del prospetto absidale di <strong><em>San Giovanni di Malta<\/em><\/strong>. La campitura centrale, che fa da asse di simmetria, si caratterizza con una nicchia maggiore balaustrata, che fa da perno all\u2019intera composizione del prospetto, la cui cornice \u00e8 circondata da una fascia pendente, fronzuta, che richiama molto quella del modello di <strong><em>Porta Pia<\/em><\/strong>, ed in fondo alla nicchia vi \u00e8 un tondo bordato, come un basso bacile. Un chiaro segno che ha una forte assonanza lessicale con il singolare modello che Michelangelo adott\u00f2 nella Porta romana. Questa assonanza arricchisce di ulteriore valore storico il gi\u00e0 notevole valore artistico e culturale del tempio messinese. Un elemento architettonico che altro non \u00e8 che la plasticizzazione del pensiero di Michelangelo. Insomma, un frammento della grande storia dell\u2019arte che finisce a Messina.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>08.07.2019<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/simbolo-insulto-michelangelo-papa-porta-pia-san-giovanni-malta-messina.html\">Il Tempio di San Giovanni di Malta a Messina e la burla di Michelangelo &#8211; Blog (messinatoday.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Tempio di San Giovanni di Malta a Messina\u00a0e la burla di Michelangelo &nbsp; Il Manierismo fa riferimento ad uno stile di transito tra l\u2019architettura rinascimentale e quella barocca. 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