{"id":2799,"date":"2020-03-15T19:10:35","date_gmt":"2020-03-15T18:10:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2799"},"modified":"2023-12-31T18:50:29","modified_gmt":"2023-12-31T17:50:29","slug":"2799","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/03\/15\/2799\/","title":{"rendered":"Le cupole rosse della chiesa di San Giuliano, un falso storico che diventa identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La capitozzatura feroce degli alberi cittadini ci restituisce inedite cartoline a colori della Messina risorta dopo il 1908, della quale tutti conserviamo l\u2019immagine in bianco e nero o seppiata delle foto d\u2019epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Falcidiati i platani di via Garibaldi appare in tutta la sua ridondanza l\u2019involucro del tempio di S. Giuliano.<\/p>\n<p>Un miscuglio di verbi architettonici eterogeneo, compulsivo, quasi psichedelico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 di tutto: accenni di alti transetti romanici con copertura a capanna, bifore e trifore ad ogiva, pinnacoli, improbabili portali gotici alla Notre Dame, torri campanarie inglobate in un susseguirsi insensato di volumi e di forme di eterogenea natura, merlature e merletti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Singolare \u00e8 la sequenza di parallelepipedi che affiancano l\u2019ingresso di via Garibaldi i cui volumi<\/p>\n<p>sormontati da singole cupolette, alla maniera araba, alludono molto a S. Giovanni degli Eremiti, di Palermo, mentre la snella trifora racchiusa in una cornice a capanna, ostenta sulla lunetta una strana croce greca (forse copta). Questi elementi conferiscono un atteggiamento da chiesa ortodossa, una di quelle chiese dell\u2019est europeo che si ispirano alla tradizione ortodossa. Un lessico molto lontano dalla tradizione cristiana richiamata dalla croce latina che campeggia sul timpano d\u2019ingresso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec il taglio degli alberi scopre un edificio affollato di volumi e di segni sul quale spicca la bollosit\u00e0 di cupole e cupolette semisferiche rosse che contrastano con il grigio che omologa il resto della fabbrica, quasi a celebrare quel cemento, materia facilmente plasmabile, che ha consentito quel \u00a0pastiche linguistico e che gli conferisce un atteggiamento tetro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una polisemia che esprime un citazionismo sconclusionato che travalica ogni eclettismo, anche quello pi\u00f9 indifferentista e speculativo, e si fa autentico esempio di eclettismo folcloristico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Imbarazza la grottesca enfasi della rappresentazione del falso storico delle cupolette rosse. Un falso di quel falso storico che la Sicilia deve all\u2019architetto panormita Giovanni Patricolo (restauratore e teorico del restauro ricostruttivo) che nel 1880 durante il restauro di S. Giovanni degli Eremiti, intervenendo sulle cupole trov\u00f2 uno strato di copertura di colore rosso che egli scambi\u00f2 per colore. Essendo un\u2019autorit\u00e0 dell\u2019epoca nel campo del restauro, decret\u00f2 che i normanni coloravano le cupolette di rosso alla maniera araba. Cos\u00ec tinse di rosso tutte le cupole della citt\u00e0 divenute oggi icone turistiche di Palermo e della Sicilia.\u00a0 Si trattava di un semplice impasto di calce, sabbia e \u201ccoccio pesto\u201d (un trito di laterizio), che gli arabi usavano come strato impermeabilizzante (Il coccio pesto ha potere idrofobo), che conferiva alle copertura un colore lievemente rosato.<\/p>\n<p>Le nostre cupole sono perfettamente sferiche, senza tamburo d\u2019imposta, grazie al cemento armato, e con il loro colore sembrano il detrusore di certe pompette lassative. Viceversa la loro incalzante presenza fa percepire l\u2019opera come un vassoio di dolci dove spiccano tanti bab\u00e0.<\/p>\n<p>Visione questa che ha uno stretto legame lessicale con le chiese di culto ortodosso e con le tante cupole che le caratterizzano, rifacendosi al prototipo della Chiesa di S. Sofia ad Istanbul.<\/p>\n<p>Il Bab\u00e0 ha una stretta attinenza con la forma delle cupole di S. Sofia. Ad esse era emotivamente legato il Re di Polonia e Duca di Lituania Stanis\u0142aw Leszczy\u0144ski (1677-1766). Ghiotto di dolci, ordin\u00f2 al pasticciere di corte Nicolas Stohrer di inventare un nuovo dolce diverso dal tradizionale Gugelhupf, invitandolo ad ispirare la sua forma alle cupole della cattedrale turca.<\/p>\n<p>Nacque cos\u00ec la forma del bab\u00e0 che in origine era un impasto assorbente imbibito di vino madera che venne chiamato: Babka Ponczowa. In seguito il nuovo dolce venne importato in Francia dalla figlia del re Maria Leszczy\u0144ska che spos\u00f2 Luigi XV.\u00a0 In Francia la ricetta fu modificata dal grande gastronomo Anthelme Brillat Savarin che invent\u00f2 un nuovo punch ed aggiunse una farcitura di crema e macedonia di frutta, nacque il Bab\u00e0 Savarin. Presto fu il dolce prediletto da Maria Antonietta e dalla sorella Maria Carolina che spos\u00f2 Ferdinando IV Borbone. Questa trasferitasi a Napoli mal si adattava ai dolci napoletani, (sfogliatelle e pastiere) che riteneva poco raffinati. Cos\u00ec costrinse Ferdinando ad inviare a Parigi alcuni pasticcieri napoletani con il compito di vagliare i dolci francesi. Tra i tanti importarono solo il Bab\u00e0 Saverin, che interpretarono subito nella versione partenopea: impasto soffice e alveolato imbibito con quella bagna al Rum che lo caratterizzer\u00e0 per sempre, e per esaltare la forma lucidarono la caratteristica cupola con una glassa di marmellata.<\/p>\n<p>Solo questa lettura pu\u00f2 rendere dolce quel grigiore affastellato di bolle rosse aliene, intriso di segni e simboli confusi che raccontano in modo grottesco altre identit\u00e0 e che rappresentano l\u2019incipit di un provincialismo estetico che ha censurato ogni identit\u00e0 con l\u2019enfasi eclatante di un esotico improbabile.<\/p>\n<p>Un\u2019estetica mendace, fatta di falsi di falsi. Il falso che diventa identit\u00e0.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>15.03.2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/chiesa-san-giuliano-cupole-rosse-falso-storico.html\">Le cupole rosse della chiesa di San Giuliano, un falso storico che diventa identit\u00e0 &#8211; Blog (messinatoday.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La capitozzatura feroce degli alberi cittadini ci restituisce inedite cartoline a colori della Messina risorta dopo il 1908, della quale tutti conserviamo l\u2019immagine in bianco e nero o seppiata delle<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2823,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2799"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2799"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2799\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3541,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2799\/revisions\/3541"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2823"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2799"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2799"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2799"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}