{"id":2408,"date":"2019-11-21T18:55:44","date_gmt":"2019-11-21T17:55:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2408"},"modified":"2022-02-15T18:56:05","modified_gmt":"2022-02-15T17:56:05","slug":"tortorici-citta-ribelle-che-si-riscatta-dalla-schiavitu-feudale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/11\/21\/tortorici-citta-ribelle-che-si-riscatta-dalla-schiavitu-feudale\/","title":{"rendered":"Tortorici:  citt\u00e0 ribelle che si riscatta dalla schiavit\u00f9 feudale."},"content":{"rendered":"<p>La leggenda riferisce di una principessa di nome Orice, esule dalla sua Cartaginese occupata dagli arabi tra il 695 e il 698, che ripara sui Nebrodi e fonda la citt\u00e0. Ma l\u2019insediamento urbano \u00e8 molto antecedente all\u2019epoca cui fa riferimento la leggenda. L\u2018abitato che sorge sulla rocca acclive dell\u2019attuale Tortorici ha certamente pi\u00f9 lontane origini. Fu da sempre luogo strategico ai cui piedi convergevano quattro bacini (Un tempo i fiumi erano le uniche strade che consentivano di valicare i rilievi della Sicilia) e Tortorici era una sorta di crocevia. In epoca Romana, sicuramente fu importante punto di posta: una <em>Staziones<\/em> e\/o un <em>Mansiones <\/em>romana.<\/p>\n<p>La struttura urbana attuale si presenta con un nucleo originale fitto dall\u2019impianto inequivocabilmente arabo a giudicare dalla struttura <em>policertica<\/em>: un circuito murario di matrice araba, molto ricorrente in Sicilia caratterizzato da una fitta e labirintica trama di <em>vanedd\u00ec <\/em>e da una articolata massa architettonica dal lampante significante arabo<em>. \u00a0<\/em>Un centro storico che polarizza una costellazione di borgate, settantadue, ognuna con la propria identit\u00e0 formale e spesso culturale, dove capita, da un borgo all\u2019altro, di sentire idiomi diversi. Un magnifico territorio che esprime ovunque una marcata specificit\u00e0.<\/p>\n<p>Le prime fonti certe risalgono al XIV-XV. Epoca che ha segnato il destinato di questo luogo e ha definito il carattere della comunit\u00e0. Nel 1600 a Tortorici avvennero due trasformazioni epocali: una sociale ed una fisica. La prima dovuta al passaggio da terra di feudo a citt\u00e0 demaniale. La seconda causata da una devastante alluvione avvenuta nel 1682.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Riscatto <\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 dal 1580 il popolo inizio la sua ribellione contro le angherie del barone <em>Federico Moncada<\/em> che esercitava in modo feroce il <em>Mero e Misto Imperio<\/em>: il diritto non solo su terre e beni immobili, ma anche sulle persone, amministrando a sua discrezione autorit\u00e0 di polizia e di giustizia civile e penale. Che nei fatti si traduceva nel diritto di vita e di morte che egli praticava attraverso i suoi campieri e gabellotti, visto che risedeva costantemente in Palermo.<\/p>\n<p>Davanti a questi soprusi la citt\u00e0 \u00e8 il contado insorsero. Le rivolte si susseguirono con periodicit\u00e0 costante fino al 1623, anno in cui la comunit\u00e0 ottenne il definitivo <strong><em>Riscatto<\/em><\/strong> dalla Baronia. Le dure lotte furono affiancate da una impensabile vertenza giudiziaria. Il 04 giugno del 1583 i tortoriciani ricorsero, addirittura, alla Regia Gran Corte, denunciando il barone despota e chiedendo di essere integrati nel Regio Demanio. Nel 1590 ottennero quanto richiesto a condizione che pagassero una cauzione al Re. Insomma, se volevano la libert\u00e0 avrebbero dovuto comprarla. Intanto il furbo Moncada cedette le terre al barone Mastrilli, il quale incurante della sentenza prese possesso del feudo e struttur\u00f2 una nuova baronia. Scoppiarono nuove rivolte e fu avanzato un ulteriore ricorso alla Gran Corte che nel 1598 con sentenza inappellabile dichiar\u00f2 lo <strong><em>Jure Retractus<\/em><\/strong>: Tortorici divenne definitivamente <em>Citt\u00e0 Regia<\/em>, impegnandosi al pagamento di una somma di 12.000 scudi, da versare al Re: un <em>Riscatto<\/em> che avrebbe dovuto risarcire i baroni e garantire la Corona.<\/p>\n<p>Ma i baroni avvalendosi delle immaginabili compiacenze amministrative e giuridiche riuscirono a tardare il pagamento del Riscatto e la messa in possesso della citt\u00e0 ai cittadini fino al 1623. Solo da quell\u2019anno i tortoriciani furono liberi dal giogo della baronia, non senza difficolt\u00e0 e sacrifici. Il pi\u00f9 grande ostacolo fu reperire l\u2019ingente somma che secondo l\u2019ultima sentenza doveva essere versata al Re entro un anno. Nessuna Banca fu disposta a prestare quel denaro. Cos\u00ec ricorsero ad un losco finanziere genovese, tale Camillo Pallavicino, l\u2019unico che si dichiar\u00f2 disponibile a fare credito.<\/p>\n<p><em><u>\u00a0<\/u><\/em><\/p>\n<p><em><u>Un popolo sotto usura<\/u><\/em><\/p>\n<p>Chi era Camillo Pallavicino? Un usuraio che faceva il prete, o meglio un prete che faceva l\u2019usuraio. Un capitalista genovese che sbarcato a Palermo per affari, ebbe una strana crisi mistica e prese i voti. Un personaggio che lo storico Sebastiano Franchina cos\u00ec definisce: \u201c<em>Usuraio d\u2019istinto e di professione, perci\u00f2 convinto che potessero coesistere in un uomo il genio dello strozzinaggio senza limiti ed il pio desiderio di santificarsi<\/em>\u201d. Con questi la citt\u00e0, il 6 maggio del 1628, fu costretta a contrarre un mutuo intriso di tantissime salvaguardie capestro. Ma conoscendo il fatto loro i tortoriciani non si curarono dei termini d\u2019usura, si rimboccarono le maniche e dettero prova della loro grande forza comunitaria. Si avvi\u00f2 cos\u00ec una straordinaria rinascita: le terre cominciarono a produrre grani speciali e i mulini lavorano alacremente. Si cominci\u00f2 a produrre e commercializzare castagne, uva, nocciole, gelsi e lino. Con il lino nacquero alcun industrie tessili. Presto la pastorizia e l\u2019artigianato divennero fiorenti. Si cominci\u00f2 a produrre ferro battuto di alta qualit\u00e0, argento e stagno. Molte furono le falegnamerie che lavoravano il pregiato legno dei boschi. Sorsero fabbriche di cera e candele e si avvi\u00f2 la produzione della famosa <em>acqua di rosa<\/em>: prodotti raffinati destinati ai mercati nazionali e internazionali. Forse dall\u2019esigenza di armarsi per difendere la libert\u00e0 conquistata nacquero anche fabbriche di polvere da sparo, di archibugi e di scopette. Tortorici si specializz\u00f2 nella fusione del bronzo, dando vita alla pi\u00f9 fiorente delle industrie: la fabbrica delle Campane. Le Campane tortoriciane sono rinomate ancora oggi in tutta la Sicilia e in Calabria, dove non vi \u00e8 chiesa che non vanti le campane di Tortorici.<\/p>\n<p>La rinascita non fu solo economica, spinta dal bisogno di fare economie per onorare il debito, ma il riscatto fu soprattutto civile. Grazie ad una nuova evoluta visione sociale Tortorici ebbe strutture assistenziali notevoli come: il \u201c<em>Rabaco dei poveri<\/em> \u201c; l\u2019\u201d<em>Hospedale pauperum<\/em>\u201d; il <em>Monte di Piet\u00e0; etc.<\/em>. Questa operosit\u00e0 fu premiata, e <em>Tortorici Citt\u00e0 Reale<\/em> venne decorata con i titoli \u201c<em>Victoriosa<\/em>\u201d, \u201cFidelis\u201d e \u201cAmata\u201d. I suoi rappresentanti entrarono a far parte del braccio demaniale del Parlamento Siciliano. La citt\u00e0 divenne <em>Capo Comarca<\/em>: una sorta di Capoluogo di Provincia dell\u2019epoca. Con questo titolo presidiava le terre di: <em>Ucria, Raccuia, Sinagra, Naso, Castania, San Salvatore, Galati, Longi, Frazzan\u00f2, Mirto, Caprileone, San Marco, Alcara, Militello.<\/em><\/p>\n<p><strong><em><u>La Pittima<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>I tortoriciani sentivano forte la consapevolezza che onorare il debito era <em>conditio sine qua non<\/em> per mantenere la libert\u00e0 dalla sottomissione feudale. Ci\u00f2 li aiut\u00f2 a sviluppare nuovi forti valori comuni che presto diventano valori culturali che ormai identificano il loro carattere, come: la seriet\u00e0 professionale, la capacit\u00e0 applicativa fuori dal comune, l\u2019alta soglia di sopportazione del sacrificio, l\u2019autodeterminazione, l\u2019affidabilit\u00e0. Soprattutto quella nell\u2019onorare i debiti. Cos\u00ec tra le tante nuove figure professionali nate da quella grande trasformazione sociale si registra anche quella della <strong><em>Pittima<\/em><\/strong>, unica in Sicilia, verosimilmente introdotta dal Pallavicino.<\/p>\n<p>La <em>Pittima<\/em> era un soggetto pagato dai creditori per ricordare in modo costante e ossessivo il debito contratto, soprattutto in prossimit\u00e0 della scadenza, sollecitando pubblicamente il debitore fino a provocandogli imbarazzo. La professione della <em>Pittima<\/em> fu tipica delle repubbliche marinare di Venezia e di Genova, guarda caso. A Genova, la <em>Pittima<\/em> aveva il compito di pedinare il debitore fino a quando non saldava il conto al creditore, dal quale ovviamente riceveva una percentuale. La figura e magistralmente cantata da Fabrizio De Andre nella sua opera musicale \u201c<em>Creuza de ma\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>La <em>Pittima<\/em> a Tortorici assunse un ruolo socio-morale. Fu uno strumento di deterrenza per affermare un valore essenziale al mantenimento della libert\u00e0, quello di onorare i debiti.<\/p>\n<p>Il credito doveva essere difeso nel buon nome del Riscatto. E per questo che a Tortorici si trova un\u2019altra singolarit\u00e0: La <em>Pietra della Pittima,<\/em> l\u2019equivalente della <em>Pietra della Vergogna<\/em> che riscontriamo a Genova a Venezia e in alcune citt\u00e0 commerciali del nord Italia. Si tratta di una lastra di pietra dove colui che non riusciva ad onorare i debiti, incalzato dalla Pittima, era costretto a denudarsi le terga e sbatterle pubblicamente per tre volte sulla pietra. Solo cos\u00ec i suoi creditori non potevano pi\u00f9 vantare il debito a discapito della sua onorabilit\u00e0 e affidabilit\u00e0. Un\u2019autentica gogna, una vera \u00e8 propria esecuzione pubblica che annientava la dignit\u00e0 dell\u2019insolvente e decretava la morte civile per i falliti! \u00a0Da qui deriva il modo di dire: \u201c<em>restare con il culo per terra\u201d,<\/em> \u201ccalarsi le braghe\u201d, etc..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><u>Il\u00a0 Diluvio<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>La prosperit\u00e0 della Tortorici riscattata fu breve. Nel 1682, arriv\u00f2 una devastante alluvione che distrusse la citt\u00e0. L\u2019acqua caduta in poche ore, raccolta dai bacini limitrofi, fu talmente tanta che convogliando nel punto in cui i 4 fiumi si uniscono in uno e si avviano verso il mare, essa stessa fece da tappo sollevandosi \u00a0e risalendo a ritroso invadendo l\u2019abitato: \u201c<em>U ciumi, unni av\u00eca a jiri pi pinninu, J\u00eca pi muntata, e fac\u00eca munti \u2018n chianu, Fici di chiazza,e chiazza lu caminu\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Questo disastro compromise seriamente tutta la capacit\u00e0 produttiva di questo popolo che aveva osato pagarsi la libert\u00e0 puntando solo sulle proprie capacit\u00e0 resilienti, rivendicando il diritto di autogestire le proprie risorse naturali. Cos\u00ec venne meno la possibilit\u00e0 di pagare il debito. Inutili furono i tentativi di transigere con il nuovo titolare del credito: il \u201c<em>Monte di prestito e pegni Pallavicino<\/em>\u201d gestito dai Frati Filippini della Congregazione di Carit\u00e0 di Palermo, ai quali il Pallavicino aveva devoluto ogni suo bene.\u00a0 I Frati Filippini furono inflessibili, nonostante la tragedia, pretesero comunque l\u2019impossibile pagamento. Quindi si appropriarono del feudo che rivendettero cinicamente alla famiglia Moncada, i quali non mollarono la baronia nemmeno dopo le leggi anti feudali del 1812, resistendo di giudizio in giudizio fine al 1935.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una brutta storia comune a tutta la Sicilia per l\u2019ordinaria sottomissione di un popolo ma rara per la riscossa del medesimo che non si piega ai soprusi e alle angherie dei Gattopardi: quel gruppo sparuto di uomini che per secoli e secoli ha tenuto e ancora tiene in una schiavit\u00f9 infinita la popolazione isolana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I tortoriciani popolo ribelle o semplicemente fiero e dignitoso? \u00a0Certamente alacre, reattivo e capace. Un popolo che ha dimostrato alle altre comunit\u00e0, che viceversa sono rimaste sottomesse al giogo della baronia, che un popolo se vuole pu\u00f2 alzarsi e combattere per la libert\u00e0 e la dignit\u00e0 collettiva. Basta fare fronte comune. Il <em>dividi et impera<\/em> con i tortoriciani non ha funzionato!<\/p>\n<p>In quell\u2019epoca di Vicer\u00e8 spagnoli i tortoriciani hanno dimostrato che \u201c<em>Il pueblo unido jamas sera vencido<\/em>\u201d, e non ci sono usurai, preti e baroni che tengono! &#8230;&#8230;fino a quando non ci si mette il destino con le alluvioni, i terremoti, etc.<\/p>\n<p>Spesso le catastrofi sono fenomeni naturali che favoriscono la cattiveria degli uomini\u2026 sar\u00e0 naturale pure questo!?<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>19.11.2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/tortorici-ribelle-riscatto-schiavitu-feudale-leggende-storia.html\">Tortorici, viaggio nella citt\u00e0 ribelle &#8211; Blog (messinatoday.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La leggenda riferisce di una principessa di nome Orice, esule dalla sua Cartaginese occupata dagli arabi tra il 695 e il 698, che ripara sui Nebrodi e fonda la citt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2412,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2408"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2408"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2408\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2421,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2408\/revisions\/2421"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2412"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}