{"id":2380,"date":"2019-11-12T18:19:23","date_gmt":"2019-11-12T17:19:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2380"},"modified":"2022-02-15T18:24:35","modified_gmt":"2022-02-15T17:24:35","slug":"il-borgo-antico-di-castroreale-uno-scrigno-di-qualita-urbana-e-armonia-sociale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/11\/12\/il-borgo-antico-di-castroreale-uno-scrigno-di-qualita-urbana-e-armonia-sociale\/","title":{"rendered":"Il borgo antico di Castroreale: uno scrigno di significanti arabi e significati aragonesi"},"content":{"rendered":"<p>Il borgo antico di <strong><em>Castroreale<\/em> <\/strong>sorge disteso lungo i due bracci del crinale del colle Torace. Una piccola rocca, dei ponti Peloritani, ai cui fianchi scorrono, il fiume Patr\u00ec, ad ovest, e il fiume Longano, ad est. Il borgo si affaccia sul mar tirreno dominando ogni dettaglio delle Eolie, della penisola di Milazzo, dell\u2019istmo di Marinello e della \u201c<em>mite<\/em>\u201d Tindari. Da Castroreale le \u201c<em>isole dolci del dio<\/em>\u201d dei venti, sembrano galleggiare tra mare e nuvole e lo sguardo va oltre, navigando verso la penisola di Elea, verso l\u2019antica Paestum.<\/p>\n<p><strong>Castroreale, <em>Castrum Regale<\/em><\/strong>: Castello del Re. Il toponimo si deve a <em>Federico III d\u2019Aragona<\/em>, che riconoscendo la sua posizione strategica (gli fu molto utile per scorgere in anticipo le incursioni delle flotte angioine) la nomin\u00f2 <em>Citt\u00e0 Demaniale,<\/em> ordinando nel 1324 l\u2019erezione di un <em>Castello Reale<\/em> dove spesso soggiornava. Secondo i libri di carta questo fu il momento fondativo della citt\u00e0. E da quel momento segue tutta una narrazione ufficiale che racconta di spagnoli, sabaudi, austriaci, borbonici, piemontesi fino all\u2019attuale autonomia repubblicana. Ma a noi questo libro di pietra fatto di quiete urbana e di qualit\u00e0 umana ci racconta altro. La sua massa architettonica, fitta e affastellata, quasi sdrucciola, con le sue strade, che, viste dall\u2019alto, ricalcano l\u2019antico impianto arabo e si dipanano come lunghi filamenti ramificati che ricamano la sommit\u00e0 cornuta del monte sul quale si adagia, ci narrano storie che non abbiamo trovato nelle fonti ufficiali. Ci dicono di vestigia di un vecchio porto di epoca romana in prossimit\u00e0 della foce del fiume Patr\u00ec, che oggi affiorano tra un moderno abitato e la riva del fiume medesimo, in localit\u00e0 <em>Portosalvo<\/em>. Un fiorente porto fluviale attorno al quale in origine abitavano i castrensi e che furono costretti a lasciare a causa di una grave esondazione che distrusse porto e abitato costringendoli a ripetute migrazioni nell\u2019entro terra in cerca di sicurezza e risorse alimentari certe. \u00a0Per avere un\u2019altra citt\u00e0, forse, dovettero aspettare gli arabi tecnologizzati con i quali scalarono l\u2019alto colle Torace, per fondare sul quel curvo crinale un centro abitato confortevole. Gli Arabi sapevano catturare l\u2019acqua piovana nelle loro case cisterne (damusi) e su quel colle costruirono un raffinato sistema di raccolta (i catusi) di cui ancora si trova suggestiva traccia in quei cunicoli che attraversano la citt\u00e0 e si collegano con i fondi delle abitazioni. Poi con le loro tecniche di irrigazione e di coltivazione resero fiorenti le campagne. L\u2019antica Castroreale era una lussureggiante citt\u00e0 araba, laboriosa e laica. Con il Castello posto in posizione dominante rispetto al labirintico abitato, con le moschee, i minareti, le madrase (scuole), i bagni, etc&#8230; Insomma, una delle tante tipiche citt\u00e0 arabe del mediterraneo e della Sicilia del IX e X secolo d.c.. \u00a0A Castroreale, come in tutta la Sicilia, della citt\u00e0 araba non resta nulla. Tutto eliminato dai Normanni e dagli Svevi, esecutori militari del furore strategico della Chiesa cristiana, il cui obiettivo era che non restasse alcuna traccia dell\u2019Islam, tollerante ed emancipato. Ma, visitando il borgo si \u00e8, di continuo, attirati da inaspettati significanti arabi, tracce, segnali che disorientano il visitatore. Lungo le strade, negli edifici, nelle coperture delle chiese, nella concezione degli spazi urbani, ovunque, stilemi e segni arabi s\u2019impongono alla nostra attenzione. Come se un <em>genius loci<\/em> ribelle volesse dirci: <em>guarda che noi ci siamo stati, anche se ci hanno cancellato per non doverci raccontare<\/em>. \u00a0Il Castello di <em>Federico III<\/em> sorge sui ruderi del Castello arabo distrutto dai Normanni. L\u2019arco dell\u2019antica Sinagoga, superstite alla cacciata degli ebrei dal borgo, \u00e8 un arco arabo. Altre tracce ci dicono che la sinagoga sorgeva dove prima vi era una moschea. Il singolare sacrato affiancato alla cattedrale, che predilige l\u2019osservazione strategica a discapito della socializzazione dei fedeli \u00e8 tipico di certe citt\u00e0 arabe (citt\u00e0 chiuse, arroccate, inespugnabili con un balcone di vedetta). E poi le cupole rosate che emergono solenni dalla massa architettonica: quella elegante della <em>Chiesa della Candelora<\/em> e quella della Chiesa del <em>SS. Salvatore<\/em>. Questi due inconsueti elementi ci raccontano di una raffinata tradizione muratoria (importata in Sicilia dagli arabi) che si impose nelle fabbriche del culto cristiano. Le cupole rosate sono la cifra distintiva pi\u00f9 raffinata del borgo. Sono un pregevole elemento di unicit\u00e0. Un marchio arabo, che si \u00e8 fatto archetipo. Un archetipo cos\u00ec forte che quando la calotta della cupola rosata del S.S. Salvatore \u00e8 crollata, non essendoci pi\u00f9 le abilit\u00e0 artigiane per ricostruirla, invece di abbatterla venne riparata, sovrapponendo, in chiave, un\u2019improbabile raggera di tegole. Un gesto commovente, espressione del tentativo estremo di conservare, a tutti i costi, una forma che si riteneva preziosa, una forma che si sentiva essere identitaria. Oggi quella cupola rattoppata \u00e8 uno degli elementi architettonici pi\u00f9 raffinati e pregevoli del patrimonio artistico e culturale del borgo, sicuramente il pi\u00f9 caratteristico, certamente il pi\u00f9 poetico.<\/p>\n<p>Unici ed inimitabili i <strong><em>Biscotti della Badessa<\/em><\/strong> e il <strong><em>Riso Nero<\/em><\/strong>. \u00a0I primi (prodotti in origine dal convento delle suore di clausura) caratterizzati da un sapiente insieme di spezie aromatiche (cannella, chiodi di garofano e finocchietto selvatico) che nobilita e specializza una normale pasta brioche. Il secondo un gustosissimo e prelibato risotto dolce, color nero di seppia. Questa particolarit\u00e0 cromatica \u00e8 dovuto ad una speciale tostatura e abbrustolimento di mandorle che insieme alla cannella e altre spezie ne costituiscono gli ingredienti. Questo riso probabilmente si deve agli arabi, come agli arabi si deve la millenaria presenza di una comunit\u00e0 ebraica (furono loro ad insediare in Sicilia massicce comunit\u00e0 giudaiche provenienti dall\u2019area arabo-magrebina). \u00a0Una comunit\u00e0 che ebbe per secoli un ruolo preminente nella struttura sociale della citt\u00e0, al punto che, dopo L\u2019Editto di Isabella di Castiglia del 1492 che espulse gli ebrei dai domini spagnoli, molti di loro, ebrei ortodossi, si convertirono al cristianesimo, rischiando il tribunale dell\u2019Inquisizione pur di continuare a gestire la loro grande mole d\u2019affari centrata sul governo di gran parte dell\u2019economia agraria. Loro era la gestione del <em>Monte di Piet\u00e0<\/em>, oggi <em>Palazzo Peculio<\/em>, sede del Comune. Di ci\u00f2 parla la fontana che si trova all\u2019ingresso della piazza antistate al Municipio (un tempo ad esso addossata) nella cui cornice decorata con inequivocabili simboli giudaici \u00e8 scolpito, in latino, un distico elegiaco che dice: \u201c<em>Qui i nostri avi costruirono il Monte di Piet\u00e0. Quello vi tolga la fame quest\u2019acqua vi possa dissetare<\/em>\u201d. Di questa falsa conversione ci parlano alcune cantine delle case dell\u2019antico Ghetto, nella zona est del borgo, nell\u2019area che si affaccia sul Longano, dove ancor oggi vi sono le tracce di piccole sinagoghe clandestine.<\/p>\n<p>Castroreale \u00e8 un luogo, incantato, dove ad ogni angolo appaiono miraggi che ci parlano del passato, incantesimi che evocano moschee e minareti, dove si sente l\u2019odore e si gusta il sapore di grandi civilt\u00e0 pregresse.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>05.11.2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/castroreale-patrimonio-archeologico-tradizioni.html\">Il borgo antico di Castroreale, uno scrigno di significanti arabi e significati aragonesi &#8211; Blog (messinatoday.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il borgo antico di Castroreale sorge disteso lungo i due bracci del crinale del colle Torace. 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