{"id":2330,"date":"2019-09-24T19:21:23","date_gmt":"2019-09-24T17:21:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2330"},"modified":"2022-02-14T19:25:46","modified_gmt":"2022-02-14T18:25:46","slug":"il-jolly-hotel-e-la-rottura-di-un-ritmo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/09\/24\/il-jolly-hotel-e-la-rottura-di-un-ritmo\/","title":{"rendered":"Il Jolly Hotel e la rottura di un ritmo\u2026."},"content":{"rendered":"<p>La forma in architettura \u00e8 anche espressione delle necessit\u00e0 dettate dalle ergonomie interne finalizzate a migliorare il pi\u00f9 possibile l\u2019uso per il quale l\u2019organismo architettonico \u00e8 destinato. I cambi di destinazione d\u2019uso delle architetture nelle citt\u00e0 sono questione nevralgica, spesso sottovalutata dagli strumenti urbanistici e dai pianificatori. Il fenomeno, se non regolamentato, causa carichi urbanistici difficili da recepire dalle gi\u00e0 dimensionate infrastrutture preesistenti (strade, reti di servizi, parcheggi, etc.). Ci\u00f2 spiega taluni caos urbani che nuocciono fortemente alla qualit\u00e0 della vita cittadina. Mutare la destinazione d\u2019uso espone anche a delle trasformazioni degli involucri architettonici che incidono fortemente sulla loro espressivit\u00e0. Producono squilibri compositivi e turbano l\u2019armonia dei prospetti, e cosa pi\u00f9 grave, possono compromettere anche la visione dell\u2019ambiente urbano. Sulle architetture di pregio, pu\u00f2 verificarsi non solo la trasformazione della forma e dei volumi, ma gravi distorsioni del loro valore culturale, storico, artistico e documentario, causando sottrazioni di memoria collettiva o l\u2019insulto di stereotipi estetici nei quali generazioni di cittadini, nel tempo, si sono riconosciuti.<\/p>\n<p>E\u2019 il caso del Jolly hotel di Messina: Oggi il prospetto laterale lato sud, al piano primo, ha subito l\u2019incauto insulto di un ampliamento dettato da una nuova esigenza ergonomica interna: \u00e8 stato aggiunto un corpo, che in origine non c\u2019era. Sono state praticate bucature e altre superfetazioni che hanno violato fortemente l\u2019involucro architettonico e la sua espressivit\u00e0. \u00a0Alterando la sagoma del Jolly Hotel non si \u00e8 alterato solo un organismo architettonico che aveva una sua ferrea definizione, un suo equilibrio perfetto e una palese armonia geometrica, coerente e poetica, si \u00e8 alterata soprattutto una visione urbana, si \u00e8 rotto il ritmo del razionalismo messinese.<\/p>\n<p>Si \u00e8 rotto il passo della nuova palazzata, e ora la percezione inciampa e restituisce dolorose sgradevoli sensazioni.<\/p>\n<p><strong><u>La nuova palazzata<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Era il 28 agosto del 1930 quando fu bandita la gara d\u2019idee denominata: <em>\u201cConcorso per una facciata tipo verso il mare della nuova Palazzata\u201d. \u00a0<\/em>La citt\u00e0 era rimasta a lungo senza potersi specchiare sulle acque del suo porto, come aveva fatto per secoli.\u00a0 Il tema richiam\u00f2 molti grandi architetti italiani. Parteciparono 29 gruppi di progettisti con altrettanti progetti. Uno di questi gruppi era composto, persino, da <em>Adalberto Libera<\/em> e <em>Mario Ridolfi<\/em>, due maggiori del <em>razionalismo italiano<\/em>: il primo famoso per aver realizzato il <strong><em>Palazzo dei Congressi<\/em><\/strong> dell\u2019<em>Eur <\/em>a Roma e la <strong><em>Villa Malaparte<\/em><\/strong> a Capri; il secondo per il <strong><em>Palazzo Delle Poste <\/em><\/strong>di piazza Bologna a Roma e per aver dettato la cifra stilistica delle case popolari realizzate, nel secondo dopo guerra, in tutta Italia, dall\u2019<em>Ina Case <\/em>nell\u2019ambito del famoso <strong><em>Piano Fanfani<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>A vincere fu un gruppo di progettisti eterogeneo, cos\u00ec come eterogenea era la loro proposta: una sequenza di undici blocchi regolari distanziati da spazi uguali. Il motto del progetto era: <strong><em>Post fata resurgo<\/em><\/strong>. La cifra stilistica non era del tutto razionalista, risentiva delle esperienze e della formazione degli elementi del gruppo: <em>Camillo Autore<\/em>, discepolo di Ernesto Basile; <em>Guido Viola<\/em>, <em>Giuseppe Samon\u00e0<\/em>, <em>Raffaele Leone<\/em> ed <em>Enrico Calandra<\/em>.\u00a0 Furono premiati con la seguente motivazione: \u201c<em>Lo spirito di sobria e ritmata monumentalit\u00e0 e il ritmo architettonico generale informato ad una felice funzione di modernit\u00e0 di spirito come italianit\u00e0 tradizionale di forme basate su un\u2019alternanza di partiti verticali con partiti orizzontali molto felicemente tratta per evitare i pericoli di una monotonia lungo il fronte\u201d<\/em><\/p>\n<p>Una sequenza di palazzi, posti a cortina sul porto, che partendo da sud verso nord \u00e8 come un evolversi del modernismo classicista verso il razionalismo con al centro un elemento cerniera (l\u2019attuale Palazzo del Banco di Sicilia di Camillo Autore autentica metafore di questo passaggio). Il ritmo costante dei blocchi scandice il transito dal gusto monumentale dei blocchi di Guido Viola alla purezza quasi <strong><em>De Stil <\/em><\/strong>degli ultimi edifici. Nella loro veduta d\u2019insieme \u00e8 lampante il progredire da un modernismo ancora contaminato da stilemi classicisti verso la rottura totale di una architettura del tutto liberata dalla ridondanza e dell\u2019orpello che si fa neoplastica. Tra questi il <em>Jolly Hotel<\/em>.<\/p>\n<p>Una bellezza nuova che, sia pur con ritardo, ha portato la citt\u00e0 nel \u2018900. Una cifra razionalista che con la sua purezza creativa diviene un elemento di grande qualificazione identitaria e si propone in prima fila sul porto, mettendosi alle spalle il conservatorismo della stagione ecclettica. Il palazzo del Jolly Hotel, il numero 10, come il n\u00b0 4, 5, 6, 9 e 11, palesa la sua struttura portante, mette in mostra travi e pilastri conferendo loro il compito di dettare il ritmo del partito architettonico. Il prospetto \u00e8 scandito da regolarissime campiture costituite dalla ostentazione strutturale. Particolari fatti di multipli e sottomultipli di geometrie regolari. Materiali innovativi come i pannelli di tesserini in vetro colorate di giallo e di viola, modelli geometrici che si rifanno con estrema coerenza alla razionalit\u00e0 perfetta dei volumi e al passo uguale dell\u2019intera cortina che alterna costruito possente a brevi vuoti. Un atteggiamento rigoroso ma brillante al tempo stesso, che insieme a tutti gli altri palazzi si sostituisce alla bellezza convulsa dell\u2019antica palazzata dandoci un\u2019idea <em>altra<\/em> della modernit\u00e0 e della bellezza architettonica.<\/p>\n<p>La Nuova Palazzata \u00e8 la metafora di un miraggio razionalista sull\u2019acqua. Una suggestione fatta di semplicit\u00e0 di forme, schiette, chiare, dignitose, a volte autorevoli, come il palazzo dell\u2019INPS, di <em>Giuseppe Samon\u00e0<\/em>, (riconosciuto come autentico capolavoro dell\u2019architettura italiana del XX secolo).<\/p>\n<p>Un ritmo che non ammette dilatazioni o articolazioni volumetriche, pena la perdita del suo incanto!!<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>24.09.2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/albergo-jolly-hotel-cambio-architettura-ampliamento.html\">Jolly Hotel, quell&#8217;insulto architettonico che rompe il ritmo &#8211; Blog (messinatoday.it)<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La forma in architettura \u00e8 anche espressione delle necessit\u00e0 dettate dalle ergonomie interne finalizzate a migliorare il pi\u00f9 possibile l\u2019uso per il quale l\u2019organismo architettonico \u00e8 destinato. 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