{"id":2267,"date":"2019-08-17T18:40:49","date_gmt":"2019-08-17T16:40:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=2267"},"modified":"2022-02-13T18:55:21","modified_gmt":"2022-02-13T17:55:21","slug":"la-strana-storia-di-ennio-salvo-il-sindacalista-che-invento-il-cimitero","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2019\/08\/17\/la-strana-storia-di-ennio-salvo-il-sindacalista-che-invento-il-cimitero\/","title":{"rendered":"La strana storia di Ennio Salvo il sindacalista che \u201cinvent\u00f2 il cimitero\u201d"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019hanno definita: <strong><em>\u201cl\u2019invenzione del cimitero\u201d<\/em><\/strong>. Un eufemismo per mitigare la portata ideale di una grande azione eversiva contro lo schiacciante potere baronale. Si tratt\u00f2 di un coraggioso esproprio per pubblica utilit\u00e0, di terre ancora in possesso dei baroni, commesso ai tempi in cui in Sicilia il movimento sindacale lottava per ottenere terre e diritti per i lavoratori, commesso da cittadini. Una rivendicazione concreta di diritti elementari, non solo per dare dignit\u00e0 ai vivi, ma per onorare i morti.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><em><u>Il cimitero<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Percorrendo la S.S. 113, in direzione Messina nel tratto che sorvola la localit\u00e0 balneare di S. Giorgio, nel territorio del Comune di Gioiosa Marea, poco prima di raggiungere il palazzo dei Conti Ruffo, una stradella scende verso valle e conduce al cimitero della comunit\u00e0 sangiorgese. Disteso su una dolce collina, il camposanto, domina la baia antistante e si affaccia sul panorama suggestivo del <em>Golfo di Patti<\/em>, con all\u2019estrema destra <em>Capo Tindari<\/em>, all\u2019estrema sinistra <em>Capo Calav\u00e0<\/em>, in fondo le galleggianti isole del dio dei venti ed in mezzo all\u2019azzurro mare lo ieratico Scoglio di Patti. Sulle prime sembra un cimitero come tanti, con un viale alberato centrale che distribuisce le tombe gentilizie e le cappelle di borghesi e commercianti. I loculi dove \u00e8 sepolta la povera gente, pescatori e contadini, sono tutti addossati ai muri di confine di destra e di sinistra. Ma, l\u2019epigrafe posta all\u2019ingresso, che qui di seguito riportiamo, smentisce la prima sensazione:<\/p>\n<p>\u201c<em>Per non dimenticare coloro che nel 1948, facendosi interpreti di una sentita esigenza del paese, con decisa volont\u00e0 e con spirito di dedizione, riuscirono a superare intralci burocratici e ogni genere di difficolt\u00e0 per l\u2019edificazione di questo cimitero<\/em>: <strong><em>Ennio Salvo, Carmela Accordino, Nicola Garito, Nino Danz\u00ec, Giuseppe Alibrandi, Biagio Scibilia, Salvatore Canfora, Carmelo Cicirello, Tindaro Agati, Francesco Spinella, Antonino Alibrandi, Giovanni Russo, Rocco Russo, Nunzia Russo\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><u>L\u2019invenzione<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>All\u2019epoca dei fatti S. Giorgio era un vasto arenile sul quale sorgeva il manfraggio di una delle tonnare pi\u00f9 importanti della costa tirrenica, attorno ad essa un piccolo e povero borgo marinaro fatto di strade di sabbia, casette terranee, chiesa, e cannizzi (canneti spontanei). Luogo di fatica senza prospettive di civilt\u00e0 e democrazia. Una comunit\u00e0 che lavorava solo cinque mesi l\u2019anno: da aprile ad agosto, il periodo della pesca e della lavorazione dei tonni, e per i restanti mesi viveva di stenti, di povert\u00e0 e di sottomissione alle angherie dei padroni delle terre e della tonnara. Un luogo ubertoso che produceva ricchezza di mare e ricchezza di terra che si traduceva in misera per chi concretamente questa ricchezza la creava: i pescatori e i contadini. Una comunit\u00e0 a vocazione marinara, come tante in Sicilia, controllata dalla chiesa, da qualche ricco commerciante o dal rais, uomo di fiducia dei baroni. Ma a S. Giorgio oltre alle tante angherie e soprusi comuni con molte altre realt\u00e0 si pativa un\u2019altra atroce sofferenza: l\u2019impossibilit\u00e0 di dare degna sepoltura ai morti. In quel luogo, di rara bellezza, non era duro solo guadagnarsi da vivere, ma era duro anche morire. Piangere i propri cari costava fatica. Quando moriva un membro della comunit\u00e0 toccava prenderlo in spalla e scalare l\u2019impervia alta Rocca di Galbato, lo stesso per portare un fiore. Possibile che tutto intorno non c\u2019era un terreno che il feudatario poteva caritatevolmente mettere a disposizione per un cimitero?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 lo scenario che si prospetta al sindacalista <strong>Ennio Salvo D\u2019Andria<\/strong> quando comincia a frequentare la comunit\u00e0 dei pescatori di S. Giorgio. Originario di Patti, dove nacque nel 1915, di famiglia borghese, presto si trasfer\u00ec a Firenze dove gi\u00e0 a 19 anni esord\u00ec come scrittore impegnato. Il suo orientamento ideologico era chiaro gi\u00e0 dai primi scritti: \u201c<strong><em>I baroni usano i contadini e i pescatori a guisa d\u2019attrezzi<\/em><\/strong>\u201d. <em>Ennio Salvo<\/em> fu un raffinato intellettuale, scrittore, poeta, anticonformista, antifascista, socialdemocratico e sindacalista militante. Giunto a S. Giorgio si adoper\u00f2 subito ad organizzare le prime cooperative di pescatori, si batt\u00e9 per portare una delegazione municipale nel borgo, lott\u00f2 per far riconoscere i diritti sindacali ai tonnaroti e il sostegno alle loro famiglie. Tra le tante lotte, nel 1948, come Antigone, sfid\u00f2 le leggi di \u201cCreonte\u201d per dare degna sepoltura ai tanti tonnaroti che come Polinice non ne avevano diritto. Lo fece occupando abusivamente una terra del barone posta sulle colline prossime al borgo. La recinse e cominci\u00f2 a seppellire i morti. Un vero e proprio atto eversivo che fece giustizia di un secolare sopruso. Cos\u00ec la comunit\u00e0 finalmente ottenne il suo cimitero. Ma il Pretore di Patti lo condann\u00f2 per violazioni alle leggi sanitarie e con lui furono condannati anche i suoi compagni. Alcuni si dettero alla macchia, <em>Ennio Salvo<\/em> scont\u00f2 la pena in carcere per oltre un anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><u>Ennio Salvo ad Oliveri<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Uscito di galera, l\u2019indomito intellettuale corse in aiuto dei tonnaroti di Oliveri, ed ivi, per scardinare la secolare complicit\u00e0 tra amministratori pubblici e padroni, seguendo l\u2019esempio di altri sindacalisti siciliani, si candid\u00f2 a Sindaco, e venne eletto, con ampio suffragio, il 23\/12\/1949. \u201c<strong><em>Barbitta<\/em><\/strong>\u201d, cos\u00ec era chiamato dagli olivaroti, per via di una barba bionda che gli copriva il mento, in cinque anni di governo cambi\u00f2 radicalmente il misero borgo. Lavor\u00f2 intensamente per il riscatto dei tonnatori e dei contadini ai quali restitu\u00ec la dignit\u00e0 di persone prima ancora che di lavoratori. \u00a0<strong>Elimin\u00f2 le fogne a cielo aperto<\/strong>, le strade in terra battuta, costru\u00ec strade carrabili e impianto fognario, dot\u00f2 l\u2019abitato di rete idrica e tutte le case ebbero l\u2019acqua corrente potabile. <strong>Apr\u00ec una farmacia comunale<\/strong>. Impose ai padroni della tonnara la riduzione degli orari di lavoro, il riconoscimento dei diritti sindacali, gli assegni famigliari, e organizz\u00f2 i pescatori e i contadini in cooperative. Ma presto la sua azione eversiva fu fermata con il consueto trucco della falsa legalit\u00e0. L\u2019ambiente reazionario asservito agli interessi del barone lo accus\u00f2 di quello che oggi si definirebbe abuso d\u2019ufficio, prospettando l\u2019infamante versione secondo la quale egli avrebbe compiuto un illegale favoritismo (<em>i professionisti del favore sanno accusare bene di favoritismo, visto che \u00e8 la loro specialit\u00e0<\/em>). Raccontano i testimoni dell\u2019epoca che dovette darsi alla fuga per evitare le manette dei carabinieri che erano venuti ad arrestarlo, per aver distratto dei fondi pubblici. Un\u2019accusa infamante. Il <em>casus belli<\/em> che lo trascin\u00f2 nei tribunali neutralizzandone l\u2019azione politica (vero scopo dei detrattori), riguard\u00f2 l\u2019ennesimo suo atto d\u2019umanit\u00e0 a sostegno dei diseredati: dovendo elargire soldi pubblici per sostenere le famiglie numerose egli, secondo l\u2019accusa, avrebbe favorito una povera vedova che aveva 4 figlioli ma che ospitava e sfamava anche 4 nipoti rimasti orfani, riconoscendogli lo status di famiglia numerosa. Formalmente costei non avrebbe avuto diritto, ma vista la grave indigenza cui versava Salvo gli liquid\u00f2 il sussidio. <strong>Dopo molti anni di processo venne totalmente assolto da ogni addebito<\/strong>. Gli uomini giusti si abbattono manipolando la giustizia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><u>Era uno di loro<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Valutando il contesto storico, la figura di <strong><em>Ennio Salvo<\/em><\/strong> va inserita nel novero di quei sindacalisti militanti, che in Sicilia, nel secondo dopo guerra, furono protagonisti della tragica stagione delle lotte per i diritti dei lavoratori e per l\u2019applicazione della riforma agraria contenuta nei \u201cdecreti Gullo\u201d emanati nel 1944, che prevedevano la cessione delle terre ai contadini e la perdita dei privilegi per i latifondisti. In Sicilia in quell\u2019anno il 99% delle terre era ancora detenuto dell\u20191% della popolazione. La riforma agraria nell\u2019isola fu oggetto di una feroce controffensiva reazionaria. I baroni servendosi del braccio armato della mafia (i campieri), della complicit\u00e0 di chiesa e politica e della connivenza degli apparati dello Stato, avviarono una stagione di sangue nel tentativo di non restituire terre e privilegi. Fu una vera e propria mattanza. Dal 1944 al 1960 vennero uccisi ben 36 sindacalisti tutti impegnati nella lotta per il riconoscimento dei diritti sanciti dalla riforma agraria. Tra questi ricordiamo i pi\u00f9 noti: <strong>Accursio Miraglia<\/strong> (ucciso a Sciacca il 4 gennaio 1947), che muore eroicamente gridando ai suoi assassini il celebre motto di <em>Emiliano Zapata<\/em>: \u201c<em>Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio<\/em>\u201d; <strong>Placido Rizzotto<\/strong> (ucciso a Corleone il 10 marzo 1948) dal campiere <em>Luciano Liggio<\/em>; <strong>Salvatore Carnevale<\/strong> (ucciso a Sciarra il 16 maggio del 1955). La cui generosit\u00e0 e impegno civile vennero epicamente cantati dal grande poeta socialista <em>Ignazio Butitta <\/em>nell\u2019ode \u201c<strong><em>Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali<\/em><\/strong>\u201d. Le sue gesta vennero ritratte da <em>Renato Guttuso<\/em> nel quadro \u201c<strong><em>Uccisione di un capolega<\/em><\/strong>\u201d e narrate dai <em>Fratelli Taviani<\/em> nel film \u201c<strong><em>Un uomo da bruciare<\/em><\/strong>\u201d interpretato da <em>GianMaria Volont\u00e8<\/em>.<\/p>\n<p>Ennio Salvo era uno di loro, un sindacalista che proprio in quel tragico periodo combatt\u00e8 per i diritti delle classi sottomesse e in particolare per i pescatori sfruttati nelle tonnare di S. Giorgio e di Oliveri. Ma le sue imprese eroiche in difesa di quelle comunit\u00e0 angariate sorprendentemente sono cadute nell\u2019oblio.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><em><u>Perch\u00e9 l\u2019oblio<\/u><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per spiegare le ragioni di questo oblio bisogna tornare alla \u201d<strong><em>Invenzione del cimitero<\/em><\/strong>\u201d. La storia di questa azione di <strong>lotta per i diritti essenziali della povera gente<\/strong> oggi \u00e8 rappresentata quasi come una zingarata di un gruppo di buontemponi. La sua narrazione invece di esaltare le gesta coraggiose del sindacalista e dei suoi sodali tende stranamente a sottolineare in modo encomiastico la magnanimit\u00e0 dei Conti Ruffo, i quali, clementi, non si sarebbero costituiti in giudizio, diversamente le pene sarebbero state pi\u00f9 gravi: occupazione di propriet\u00e0 privata, lesione del diritto di propriet\u00e0, etc..\u00a0\u00a0 Una narrazione che distrae dal contesto storico in cui accade il fatto e minimizza i termini eversivi del gesto e il loro portato paradigmatico. Ennio Salvo con quella azione dimostr\u00f2 che bastava un po&#8217; di coraggio per fare ed ottenere giustizia. Dette la prova provata che su quelle terre, ormai, i baroni non avevano pi\u00f9 diritto, per questo non si costituirono. Dimostr\u00f2 ai poveri tonnaroti che se avessero trovato il coraggio di alzare la testa avrebbero visto il re nudo! Dette ai pescatori e ai contadini un esempio tangibile di come era facile riscattarsi dalla schiavit\u00f9 dei baroni, bastava rivendicare con determinazione quello che ormai era previsto dalla legge. \u00a0In questa narrazione distorta nessuno si chiede perch\u00e9 mai i Conti non furono magnanimi prima, perch\u00e9 non misero a disposizione di loro sponte un pezzo di terra per far seppellire i morti di quella povera gente vedendo gli sforzi che facevano per commemorare i loro cari.<\/p>\n<p>Ecco come un grande esempio di coraggio civile viene, col trucco dell\u2019eufemismo minimizzante, declassato a goliardata e liquidato con oltraggiosa ironia come: \u201c<strong>l\u2019invenzione del cimitero\u201d. <\/strong>Siamo di fronte ad un classico <strong><em>svuotamento semantico<\/em><\/strong>, attraverso l\u2019uso dell\u2019eufemismo, che da secoli suborna le coscienze dei siciliani. Si deforma il significato delle azioni. Un esempio illustre: nella lingua siciliana per descrivere una azione tra le pi\u00f9 efferate come la strage si usa il vezzeggiativo: \u201c<em>ammazzatina<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La minimizzazione semantica nel definire questa storia spiega lucidamente le mancate celebrazioni retrospettive della figura di <em>Ennio Salvo<\/em>. Spiega, soprattutto, lo stato in cui giacciono le sue spoglie, che riposano all\u2019interno della sua \u201cinvenzione\u201d. <strong>Per lui<\/strong> nessuna cappella gentilizia, nessuna tomba, ma <strong>solo un loculo tra i pi\u00f9 negletti<\/strong>, in mezzo ai pi\u00f9 poveri, tra quelli dei pescatori e della povera gente. E tra questi il suo \u00e8 il pi\u00f9 anonimo, posto in alto in alto dove \u00e8 difficile scorgerlo. Sulla tavola sono riportati, in caratteri comuni, solo il suo nome, Ennio Salvo (senza il blasone d\u2019Andria) e le date di nascita e di morte. Non vi \u00e8 altro. Un lumino spento e davanti un piccolo calice che contiene il fossile di un piccolo mazzolino di fiori. E\u2019 l\u2019unico loculo a non avere una foto commemorativa. Ci piace immaginare che, almeno questo oblio cimiteriale, sia frutto della sua volont\u00e0, per sublimare i suoi principi di uguaglianza e democrazia, e non l\u2019effetto dell\u2019eufemismo.<\/p>\n<p>Comunque, <strong>a vedere quel loculo si \u00e8 assaliti da un senso dolorosa tristezza<\/strong>. Perch\u00e9 la coscienza collettiva considera questa storia come una storia minima? Come mai in tutti questi anni la comunit\u00e0 non ha trovato la forza o la possibilit\u00e0 di celebrarlo, almeno con una banale intitolazione toponomastica che possa minimamente evocarlo? Perfino l\u2019epigrafe all\u2019ingresso del cimitero \u00e8 equivoca, liquida la resistenza dei baroni a cedere le terre per gli usi civici con l\u2019eufemismo \u201c..<em>intralci burocratici\u201d <\/em>e la galera patita da Ennio e dai suoi, con<em>: \u201channo superato&#8230;.ogni genere di difficolt\u00e0 per l\u2019edificazione di questo cimitero\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 le coscienze dei testimoni del tempo sono venuti meno al loro dovere civile e morale? Non hanno capito? O non hanno voluto capire, per non sentire l\u2019obbligo di emulare? Cos\u00ec la storia di Ennio Salvo, eroe che combatte e in parte risolve la schiavit\u00f9 dei pescatori, viene obnubilata per cancellarne l\u2019esempio. Egli rispetto ai suoi colleghi di lotta (<em>Miraglia,<\/em> <em>Rizzotto, Carnevale<\/em>, etc..) era riuscito a mettere in pratica la ribellione facendo ottenere davvero i diritti ai vivi, e pure ai morti.<\/p>\n<p>A pensarci bene, una ribellione del genere se fosse stata sedata con la lupara avrebbe creato un eroe oggi sicuramente il suo esempio sarebbe divenuto un modello virtuoso di amministrazione della cosa pubblica e degli interessi concreti dei cittadini, mentre con un\u2019accusa ben ordita e lo svuotamento semantico dell\u2019eufemismo il suo esempio viene direttamente condotto all\u2019oblio rimuovendolo dalla memoria collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un eroe d\u2019intelletto e d\u2019azione<\/strong> \u00e8 meglio abbatterlo con i tribunali che con le pallottole. Bisogna abbatterlo facendo in modo che resti il dubbio sulla sua integrit\u00e0 morale e sulla legittimit\u00e0 delle sue azioni. Cosa che \u00e8 fuori discussione per martiri come <em>Rizzotto o Carnevale<\/em>. Per quelli come Salvo serve il venticello malevolo dell\u2019infamia che \u00e8 pi\u00f9 efficacie del martirio. L\u2019infamia neutralizza, giustifica le coscienze di chi non \u00e8 solidale. Una sentenza ingiusta, una condanna organizzata, attacca l\u2019esempio, dimostra che i fatti non erano giusti, giocando con quel trucco, abusato, che confonde la legge non \u00e8 la giustizia.<\/p>\n<p>Quanto ha fatto <em>Ennio Salvo<\/em> \u00e8 scomodo da ricordare per tutti: per il potere, perch\u00e9 ne mette a nudo la fragilit\u00e0 e la facile vulnerabilit\u00e0 senza rischio e per i sottomessi, perch\u00e9 scopre, implacabile, la loro vocazione gregaria.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 <strong>la storia dimenticata di Ennio Salvo<\/strong>, un uomo giusto! un Cristo\/Che Guevara di Oliveri e di S. Giorgio, pi\u00f9 volte pregiudicato dagli ingiusti e neutralizzato nell\u2019oblio, grazie ai testimoni muti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec oggi di lui non resta nemmeno una luce di lumino che illumini il suo ricordo. Questo \u00e8 un delitto perfetto!<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>17 agosto 2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>https:\/\/www.messinatoday.it\/blog\/la-forma-delle-idee\/storia-ennio-salvo-gioiosa-inventore-cimitero-san-giorgio-oliveri.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019hanno definita: \u201cl\u2019invenzione del cimitero\u201d. Un eufemismo per mitigare la portata ideale di una grande azione eversiva contro lo schiacciante potere baronale. 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