{"id":1213,"date":"2020-01-29T19:47:46","date_gmt":"2020-01-29T18:47:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/?p=1213"},"modified":"2021-09-13T19:51:51","modified_gmt":"2021-09-13T17:51:51","slug":"le-architetture-della-globalizzazione-involucri-impermeabili-allidentita-dei-luoghi-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/2020\/01\/29\/le-architetture-della-globalizzazione-involucri-impermeabili-allidentita-dei-luoghi-2\/","title":{"rendered":"Le architetture della globalizzazione, Involucri impermeabili all\u2019identit\u00e0 dei luoghi"},"content":{"rendered":"<p>Il senso di solitudine e di smarrimento ci coglie quando non abbiamo riferimenti e oggetti fisici che richiamano la nostra identit\u00e0, il nostro passato, che ci consolano evocando i ricordi.<\/p>\n<p>L\u2019architettura \u00e8 un grande elemento evocatore, personale e collettivo, perch\u00e9 definisce gli spazi urbani e li rende luoghi riconoscibili, distinguibili, insomma li connota.<\/p>\n<p>Se queste connotazioni sono di buona qualit\u00e0 estetica e culturale, armoniose ed equilibrate, chi li abita, chi vi nasce, chi \u00e8 costretto a viverli facilmente s\u2019identifica in essi e comincer\u00e0 a sentirli suoi, li elegger\u00e0 simbolo della sua appartenenza al luogo, gli prester\u00e0 attenzione, li curer\u00e0 e si adoperer\u00e0 per valorizzarli (<em>Piazza della Signoria<\/em> a Firenze o <em>Piazza di San Pietro<\/em> a Roma sono luoghi che attivano nei fiorentini e nei romani forti processi d\u2019identificazione). Viceversa se questa connotazione \u00e8 disarmonica, degradante e senza riferimenti culturali, chi vive o \u00e8 costretto a vivere in luoghi siffatti far\u00e0 fatica e non attiver\u00e0 alcun processo d\u2019identificazione, anzi, chi vive i luoghi nel degrado, tranne rari esempi di resilienza (vedi il caso del Cavaliere Cammarata a Maregrosso), d\u2019istinto e portato a disconoscerli, a violarli, a non prestargli cura e attenzione, ad aggiungere degrado al degrado.<\/p>\n<p>Da molto tempo si assiste ad una progressiva sottrazione dell\u2019identit\u00e0 simbolica delle citt\u00e0. Esse stanno perdendo via via le loro caratterizzazioni specifiche, conquistate da aliene caratterizzazioni architettoniche, soprattutto nelle nuove espansioni (spesso anche nei centri storici), cio\u00e8 in quelle aree che avrebbero dovuto essere o che saranno i centri storici di domani. Questo fenomeno dipende molto dalla dilagante diffusione di certe architetture che si caratterizzano ovunque per i loro lessici omologati e omologanti, per i loro linguaggi la cui cifra \u00e8 caratterizzata da un\u2019assoluta povert\u00e0 espressiva. Sono architetture dalla semantica priva di note specifiche e di riferimenti gerarchici.<\/p>\n<p>La globalizzazione ha generato i suoi linguaggi architettonici, autentici interpreti di questa categoria. Organismi edilizi che ne plasticizzano in modo icastico i significati. Si tratta di un\u2019architettura senza simboli, la cui localizzazione sul territorio \u00e8 di solito poco ergonomica ed ultronea al contesto: un\u2019invasione aliena. Sono architetture che esercitano il ruolo di veri e propri forzanti attrattori antropici che impongono sacrificio a chi \u00e8 indotto a fruirli. Si tratta d\u2019involucri che non trasmettono mai l\u2019idea della loro funzione. Linguaggi che non anticipano la loro destinazione, il loro uso, che non esternano in modo esplicito la funzione che in essi si svolge. Gli edifici della postmodernit\u00e0 sono omologati: uffici, residenze, palazzi istituzionali, tribunali, ecc.., sono tutti caratterizzati da un magma linguistico carente di simboli.<\/p>\n<p>Sono architetture che inducono frustrazioni inconsce a chi le vive, proprio per la mancanza di espressioni simboliche. All\u2019interno dei loro involucri amorfi ci si pu\u00f2 trovare, parimenti, una caserma militare come un placido condominio, gli uffici di un ministero come una fabbrica di mattonelle. E nulla da fuori accenna a queste specificit\u00e0. Sono strutture edilizie non specializzate, i loro interni sono flessibili adattabili ad ogni cambio di destinazione, una flessibilit\u00e0 funzionale alla massimizzazione della rendita fondiaria. Sono la lucida metafora plastica della flessibilit\u00e0 sociale, della flessibilit\u00e0 del lavoro, che impone il neoliberismo. Invece, il simbolo \u00e8 importante per la psiche umana, toglie forza agli effetti perniciosi dell\u2019omologazione poich\u00e9 alimenta le emozioni che si vivono negli spazi modellati dall\u2019architettura, evoca la memoria e attiva quei processi d\u2019identificazione di cui si \u00e8 detto in precedenza, determinando <em>Genius loci<\/em> e carattere collettivo.<\/p>\n<p>Queste architetture, invece, presentano un\u2019assenza inquietante di simboli, sono un magma linguistico inespressivo che non trasmette pi\u00f9 significati e significanti identitari o di senso. Una scuola, un ospedale,\u00a0 ufficio postale, sono, tra loro, indistinguibili. In queste opere si confondono i segni, non si percepisce la loro identit\u00e0, non si afferra la loro funzione, non s\u2019intuisce il loro scopo sociale. Esse negano la loro appartenenza a qualsiasi categoria facilmente riconoscibile o riconducibile a un codice comune di significati e significanti appartenenti al territorio. Non hanno codici che possono essere compresi o comprensibili (nel senso latino del termine \u201c<em>comprehend\u0115re<\/em>\u201d: prendere con s\u00e9 assorbire, abbracciare, racchiudere, adottare, prima ancora che capire).<\/p>\n<p>Ovunque si \u00e8 diffusa un\u2019architettura amorfa, anonima, uniforme, insipida, senza identit\u00e0, senza carattere, inteso proprio senza caratteristiche, cio\u00e8 senza connotati riconoscibili. Senza quei <em>particolari architettonici<\/em>, <em>repertori stilistici<\/em>, che da sempre ci aiutano a distinguere gli stili architettonici (Il rosone dello <em>stile romanico<\/em>; l\u2019arco rampante dello <em>stile gotico<\/em>; il colpo di frustra dello <em>stile liberty<\/em>; le superfici schiette del <em>purismo<\/em>, ecc.), quegli elementi che ci fanno leggere l\u2019architettura e i suoi simboli come i connotati (capelli ricci e pelle scura dei popoli africani, capelli biondi e occhi azzurri dei popoli nordici, bassa statura e occhi a mandorla dei popoli asiatici, ecc.) ci aiutano a distinguere l\u2019appartenenza degli uomini alle varie etnie.<\/p>\n<p>Ovunque, in ogni citt\u00e0, sorgono architetture senza identit\u00e0. Sono le architetture delle pareti vetrate. Le architetture a specchio. Sono architetture che non comunicano con l\u2019esterno. Sono edifici impermeabili, espulsivi, riflettenti. Architetture che non assorbono il <em>Genius loci<\/em> e che non dialogano con il contesto che le accoglie. Le loro facciate riflettono l\u2019ambiente circostante restando neutrali, quasi a volere prendere le distanze con quanto le circonda, come quelli che non vogliono avere a che fare con il dirimpettaio e lo manifestano attivando dispositivi di distinzione e di allontanamento. Sono come quel nuovo vicino di casa che quando ci incontra non ci saluta, altero, tira dritto manifestando chiaramente l\u2019intenzione di non voler avere\u00a0 rapporti umani. Lui non ha ereditato l\u2019appartamento dai genitori, non ha vissuto il cortile quando era bambino, lui \u00e8 nuovo, lui \u00e8 un nuovo acquirente, lui non viene mai alle riunioni di condominio, lui, semmai,\u00a0 \u00a0scrive direttamente all\u2019amministratore, lui formalizza i rapporti di vicinato e rivendica solo i suoi diritti citando con propriet\u00e0 leguleia la norma di legge che glieli riconosce.<\/p>\n<p>Queste sono architetture sempre nocive ai luoghi in cui s\u2019insediano. Se l\u2019ambiente e degradato amplificano il degrado, se l\u2019ambiente \u00e8 bello si vestono malamente della sua bellezza deformandola in modo grottesco sulle loro superfici riflettenti a seconda della luce e dell\u2019ora della giornata, \u00a0praticamente la scimmiottano e la ridicolizzano. Hanno la dirompente forza di rendere irreali realt\u00e0 urbane secolari (basti pensare a quel che sarebbe un palazzo a specchi davanti al Colosseo: la <em>via dei Fori Imperiali<\/em> diverrebbe una marmellata di riflessi di frammenti scomposti, un blob psichedelico di realt\u00e0 e antichit\u00e0).<\/p>\n<p>Sono come quelle persone che indossano gli occhiali da sole per nascondere gli occhi, l\u2019identit\u00e0, l\u2019anima. Impedendo a chiunque d\u2019indagare la loro fisiognomica, giacch\u00e9 gli occhiali a specchio riflettono chi guarda. Sono edifici mimetici, architetture che si nascondono, riflettendo pienamente la categoria di pensiero che li ha concepiti: una categoria basata sulla frode (quella dell\u2019aziendalismo, della commercializzazione, del marketing, delle banche, ecc.. ). Comunque sono espressione di una categoria che ha qualcosa da nascondere. Fanno tornare alla mente Franco Battiato che cantava: <em>c\u2019\u00e8 chi si mette gli occhiali da sole per avere pi\u00f9 carisma e sintomatico mistero<\/em>.<\/p>\n<p>Sono architetture che dissimulano, che non raccontano la verit\u00e0. Sono le architetture della post-verit\u00e0. Sono la plasticizzazione di quella categoria di pensiero che non vede la verit\u00e0 come un valore ma come uno strumento flessibile da adattare a seconda dello scopo.<\/p>\n<p>Carmelo Celona<\/p>\n<p>29.01.2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraemme.it\/di-specchi-e-architetture-che-dissimulano-che-non-raccontano-la-verita\/\">Di specchi e architetture che dissimulano. Che non raccontano la verit\u00e0 (letteraemme.it)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il senso di solitudine e di smarrimento ci coglie quando non abbiamo riferimenti e oggetti fisici che richiamano la nostra identit\u00e0, il nostro passato, che ci consolano evocando i ricordi.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1222,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1213"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1213"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1213\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1227,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1213\/revisions\/1227"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1222"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1213"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1213"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.carmelocelona.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1213"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}